venerdì 22 maggio 2020

Un cuore grande







La nostra è una società anaffettiva e priva di sentimenti che spingono all'amore, al rispetto e alla fiducia verso gli altri.
C'è sempre poi "l'imposizione" sbagliata secondo cui se non abbiamo una relazione con qualcuno e se non siamo al centro dell'attenzione non siamo nessuno... ma è poi così?
Io credo che prima dobbiamo amare noi stessi, e una volta ottenuta la consapevolezza che noi esistiamo perché meritiamo di esistere e che valiamo a prescindere dal resto del mondo, allora possiamo dare il nostro amore sicuri che in qualche modo (anche inatteso) esso tornerà di nuovo a noi.
La mancanza d'amore porta alla morte interiore e dell'anima della persona che agli occhi degli altri è trasparente come il vetro. L'isolamento, l'indifferenza verso il prossimo sono la piaga della nostra società, si ama e si è riamati solo se c'è una contropartita, non siamo più capaci di amare senza secondi fini, non siamo più capaci di accogliere l'altro senza egoismo, non siamo più capaci di dare e di darci senza aspettarci nulla in cambio.
Amore è non chiedere mai nulla, e non aver mai nulla da perdonare. Roba spaziale, per chi riesce davvero.
L’amore è un "alimento" indispensabile da quando siamo nella pancia della mamma fino all’ultimo nostro respiro.
Più non ricevi amore, più non sai darne.
E' stato dimostrato che il cervello è molto plastico fino ai 2 anni. E' nei primi due anni della nostra vita che si struttura la nostra personalità. I bambini negli orfanatrofi rumeni sotto Chauchesku che vivevano rinchiusi in gabbiette senza alcun contatto umano sin dalla nascita sviluppavano, nel tempo, ritardi nello sviluppo, malattie. Dopo i due anni, avrebbero riportato problemi nell'apprendimento o difficoltà a interpretare la realtà fino all'età adulta. Quindi l'amore è anche direttamente correlato alla c.d. "intelligenza".
Non si muore per mancanza di amore, ma per mancanza di amore si passa una vita insignificante, vuota e piena di inutile e sterile dolore.

27 commenti:


  1. La persona triste difficilmente riesce ad amare gli altri,
    ci vuole una grande forza interiore per staccarsi dal sé fisico
    e proiettarsi nello spirito.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pochi sanno accogliere senza riserve, possiamo solo dare ciò che abbiamo nel modo che sappiamo, e la felicità è solo una conseguenza.

      Elimina

    2. E’ nel nostro lato oscuro che si muovono i dubbi, i tormenti che salgono dal basso inquinano la nostra anima, nostra capacità di amare. Questo a qualsiasi livello, laico, e non.

      Elimina
    3. Ognuno ha bisogno di amore.
      Ognuno deve sapere di essere desiderato, di essere amato, e di essere importante per l'altro.

      Elimina
  2. Immagine:

    Alla ricerca dell'amore.

    RispondiElimina
  3. "C'è sempre poi l'imposizione sbagliata secondo cui se non abbiamo una relazione con qualcuno e se non siamo al centro dell'attenzione non siamo nessuno".
    Bravissimo Gus. E' una cosa che mi fa salire i nervi. Specie tra i ragazzi (anche ai tempi in cui io ero ragazzo) c'era questa tendenza a banalizzare l'amore. Era importante solo essere fidanzati, lo status sociale in sostanza. Alcuni miei compagni di classe si lamentavano che io non cercassi la mia anima gemella in discoteca. Ma tanto le poche volte che sono stato in discoteca facevo tappezzeria...

    Ora abbandoniamo sfighe adolescenziali e andiamo al succo del post.
    La mancanza di amore è una sofferenza atroce, per questo ognuno di noi deve comunque cercare di Amare (con la maiuscola voluta). Non solo perché l'amore genera una catena "positiva", ma anche perché Amare ci fa sentire meglio. Anche quando non siamo corrisposti.."Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce", diceva Pascal, una bella citazione che è stata pubblicata in un commento su un mio post recente.

    Unica "nota" sul perdono (gesto bellissimo): perdonare è una delle manifestazioni più belle dell'Amore.

    RispondiElimina
  4. Tantissimi ragazzi che avevano riguardo e rispetto per le ragazze, ma non sentivano affetto, sempre in attesa di un piccolo-grande amore, rimanevano isolati come se fossero degli incapaci. E' il tasto dolente della comitiva. L'amare cammina anche per conto suo con la speranza e la fantasia, ma non basta. Riky, perdona solo chi ama. Alza gli occhi verso il Cielo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tantissimi ragazzi che avevano riguardo e rispetto per le ragazze, ma non sentivano affetto, sempre in attesa di un piccolo-grande amore, rimanevano isolati come se fossero degli incapaci.

      O che provavano affetto, ma non ricambiato :)

      Parole sacrosante...

      Elimina
    2. A me questa esperienza è capitata un'estate al mare. La piccola comitiva, il mio grande amico e la sorella, Io avevo 16/17 anni e quella ragazzina mi piaceva un sacco, ma nella mia testa c'era la convinzione che corteggiarla sarebbe stato un atto sleale verso l'amico. E passò tutta l'estate....lei nel ballo si stringeva e io che facevo finta di niente e ero scortese con le altre ragazze.

      Elimina
  5. Nella società d'oggi tutto varia in un battito d'ali a secondo di come tira il vento.
    Si avvicinano piano piano con modi gentili, poi iniziano a raccontare episodi tale da apparire sempre vittime della società e sparlando/puntualizzando su errori o maniere altrui con un "cuore bambino" nascondo abilmente la loro vera indole di protagonismo. Vivono in un mondo pieno di parole e gesti che devono ruotare esclusivamente intorno a loro, "giocano" all'infinito e quando poi ti allontani silenziosamente sono i primi a urlare di essere stati traditi.

    RispondiElimina
  6. “Evitare le emozioni per non lasciarsi ferire: questa può essere, in estrema sintesi, la strategia che inconsapevolmente mette in atto una persona anaffettiva – afferma la dottoressa Chiara Baselli – Chi ha questo disturbo non prova né esprime i propri sentimenti, per cui risulta fredda, distaccata e distante. Nei casi più complessi, la persona evita il contatto fisico, anche al punto da accusare evidente disagio e imbarazzo quando viene toccata o abbracciata. Ben diverso è invece il problema di chi, pur provando emozioni e sentimenti, non riesce a esprimere le emozioni: in quest’ultimo caso, infatti, si parla di alessitimia, un deficit della consapevolezza emotiva che comporta l’incapacità di riconoscere ed esprimere verbalmente gli stati emotivi propri e altrui”.

    Individuare l’anaffettività, però, non è sempre facile, tuttavia è possibile riscontrare caratteristiche piuttosto ricorrenti, come:

    un’esagerata attenzione verso se stessi
    incapacità di accettare critiche e di essere autoironici
    incapacità di scherzare.

    S.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La nostra società diventa pericolosamente anaffettiva.
      Ciao S.

      Elimina
  7. A dire il vero si muore anche per mancanza di amore: i bimbi molto piccoli smettono di mangiare se non ricevono cure amorevoli, comunque non so se non siamo più o non siamo mai stati. L'uomo è uno strano animale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Onestamente
      non conosco nessuno a cui sia capitato
      non credo che sia frequente

      Elimina
    2. Romeo e Giulietta, forse sì.
      Inge, alla tua domanda non siamo più, non siamo mai stati, lo saremo domani ,oppure no, non lo so.
      Concordo sul fatto che siamo strani, oltre ad essere animali.

      Elimina
  8. La mancanza d'amore o meglio la scelta di non voler provare quel sentimento così speciale, alla lunga inaridisce l'anima di chi ha deciso di perseguire quella linea. Il vero amore però non può esistere, come hai giustamente evidenziato, senza l'amore verso se stessi. L'anaffettività poi spinge impietosamente ad un voler evitare, quasi dribblare anche con una triste e sconcertante facilità, questo sentimento ed ogni sentimento che richieda affetto da dare al prossimo. Hai infine ragione quando metti in risalto che i bambini da zero a due forse anche tre anni sono nel pieno della formazione del loro carattere futuro e quindi in quella fascia d'età è fondamentale che vivano serenamente e amando il prossimo proprio per evitare che comportamenti anaffettivi e vuoti possano essere da loro assimilati e poi riprodotti nelle relazioni con terze persone.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non sempre si vuol perseguire la linea del non amore, ma a volte si subisce. L'anaffettività è un disturbo della personalità che si espande senza che nessuno se ne preoccupi. La violenza sui bambini, venduti nei paesi poveri ai pedofili accade sotto i nostri occhi. Anche i viaggi verso il sesso pedofilo avvengono e nessuno protesta. E l'espianto dei reni ha solo un costo.
      Uno studio realizzato dal Journal of the American Medical Association nel 2002 su 305 persone che avevano venduto il loro rene nella zona di Chennai, in India, ha mostrato come a sei anni dall'operazione la loro condizione economica fosse mediamente peggiorata.
      Qualcuno ha proposto di condannare a lunghe pene detentive chi si fa illegalmente impiantare un organo all'estero, e sarebbe giusto.

      Elimina
    2. Che si fa Daniele? Forse mi rileggo la tua poesia che hai postato oggi.

      Elimina
    3. Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
      e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
      Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
      Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
      le coincidenze, le prenotazioni,
      le trappole, gli scorni di chi crede
      che la realtà sia quella che si vede.

      Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
      non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
      Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
      le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
      erano le tue.


      Eugenio Montale

      Elimina
  9. Quanti spunti in questo post, dall’accudimento amorevole dei piccoli, indispensabile per ogni creatura, “all’andare oltre” al male ricevuto e quindi a non tenerne conto per amore.
    L’amore lo associo alla pace.
    La pace è quella sensazione che ti fa dire “ho fatto tutto ciò che era in mio potere fare per amare l’altro”, chiunque esso sia: “vicino-lontano”, “piccolo-grande”.
    Questa pace è il regalo più bello dell’aver amato, sempre e comunque, perché, per esempio, molte sono mamme e “fanno la mamma” ma ciò che fa la differenza e il “come” “sono e fanno le mamme” e “quel come” dipende da tutto ciò che ho detto prima.
    sinforosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quando uno fa tutto il possibile non può rimproverarsi per negligenza.
      Con il tempo tutto quello fatto darà i suoi frutti.

      Elimina
  10. C’è un'intimità che non si sa riconoscere, di cui non si ha consapevolezza, un'appartenenza naturale che resta sotto il livello della coscienza.
    Molti la chiamano 'distanza', prima del suo manifestarsi e della sua effettiva comprensione.
    Se esiste anche ciò di cui non si avverte esattamente l'esistenza e la natura, la tendenza è di invertirne a priori la sua qualità.
    Così come ciò che giace appena sotto la soglia della percezione appare spesso come un'affinità, un'intima comunione al nostro modo, rivela invece il suo grado reale di non-appartenenza, di distanza a volte incolmabile e determinante, una volta compresa appieno la sua ragione d'essere.
    Non si tratta in sé di equivoco o di falsa percezione quanto piuttosto di una conseguente miopia dovuta ad una originaria insufficiente capacità valutativa.
    Saper riconoscere (ed accettare) la qualità originale implica una funzionante struttura della percezione spogliata da ogni condizionamento deviante l'analisi e il giudizio.
    Alcuni messaggi, alcuni dati arrivano a noi direttamente, quasi ineluttabilmente; il nostro filtro spesso li maschera e ne dequalifica la natura, attribuendogli un valore spesso contrario a quello originario.
    Così si 'crea' artatamente il senso di vicinanza o distanza, di appartenenza o di non-appartenenza, nella predisposizione automatico-patologica a ridefinire la qualità originale di un dato in arrivo.
    La consapevolezza, lo studio e l'adozione di diverse forme di linguaggio possono aiutare a risolvere un gap comunicativo ma non curanole cause di un fenomeno che tende a far 'personalizzare' un dato X, un evento, un incontro, una causa, un ideale, un sentimento, una qualsiasi situazione di condivisione.
    Il carattere specifico di ciò che è in atto di scambio tanto più si dissolve strada facendo quanto più noi diamo fondo alla nostra incapacità di valutazione oggettiva, distorcendo quindi il nostro stesso processo di percezione.
    Una attribuzione fondata sul nostro proiettivo criterio di giudizio sarà così la nuova veste di un elemento destituito della sua qualità originale; un nuovo senso, fresco di personale significazione, sarà uno dei connotati assunti dal messaggio che sarà così divenuto altro, così truccato dalla abitudine compulsiva al non-riconoscimento.
    Relazioni falsate, basate sull'invalidamento alla fonte del senso originario; dinamiche pregiudiziali compromettenti l'autenticità di ogni rapporto.
    Su questo, e di tanto altro ancora, si riflette sorseggiando piano lo scuro e caldo caffè; di quanto appaia 'magico' il momento della rivelazione in sé compiuta, così potente.
    

    RispondiElimina
    Risposte
    1. An. se non si riconosce l'intimità è tutto perduto.
      Ciao.

      Elimina
  11. cuantas palabras tan ciertas, sobre todo la ultima frase, es tan real!!!

    RispondiElimina
  12. Bel post Gus,concordo con te.Buon fine settimana,OLga

    RispondiElimina
  13. Ciao Olga.
    Come stai con l'amore?

    RispondiElimina