martedì 9 gennaio 2018

Pianeta terra per colazione pranzo e cena






Stiamo viaggiando con i conti in rosso, consumiamo più risorse di quelle che la natura fornisce in modo rinnovabile. Ci stiamo mangiando il capitale biologico accumulato in oltre tre miliardi di anni di evoluzione della vita: nemmeno un super intervento come quello del governo degli Stati Uniti per tappare i buchi delle banche americane basterebbe a riequilibrare il nostro rapporto con il pianeta. L'Earth Overshoot Day: l'ora della bancarotta ecologica è in agguato. Il giorno in cui il reddito annuale a nostra disposizione finisce e gli esseri umani viventi continuano a sopravvivere chiedendo un prestito al futuro, cioè togliendo ricchezza ai figli e ai nipoti. La data è stata calcolata dal Global Footprint Network, l'associazione che misura l'impronta ecologica, cioè il segno che ognuno di noi lascia sul pianeta prelevando ciò di cui ha bisogno per vivere ed eliminando ciò che non gli serve più, i rifiuti. Per millenni l'impatto dell'umanità, a livello globale, è stato trascurabile: un numero irrilevante rispetto all'azione prodotta dagli eventi naturali che hanno modellato il pianeta. Con la crescita della popolazione (il Novecento è cominciato con 1,6 miliardi di esseri umani e si è concluso con 6 miliardi di esseri umani) e con la crescita dei consumi (quelli energetici sono aumentati di 16 volte durante il secolo scorso) il quadro è cambiato in tempi che, dal punto di vista della storia geologica, rappresentano una frazione di secondo.
Nel 1961 metà della Terra era sufficiente per soddisfare le nostre necessità. Il primo anno in cui l'umanità ha utilizzato più risorse di quelle offerte dalla biocapacità del pianeta è stato il 1986, ma quella volta il cartellino rosso si alzò il 31 dicembre: il danno era ancora moderato.
Nel 1995 la fase del sovra consumo aveva già mangiato più di un mese di calendario: a partire dal 21 novembre la quantità di legname, fibre, animali, verdure divorati andava oltre la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi; il prelievo cominciava a divorare il capitale a disposizione, in un circuito vizioso che riduce gli utili a disposizione e costringe ad anticipare sempre più il momento del debito.
Nel 2005 l'Earth Overshoot Day è caduto il 2 ottobre: consumiamo quasi il 40 per cento in più di quello che la natura può offrirci senza impoverirsi. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, l'anno in cui - se non si prenderanno provvedimenti - il rosso scatterà il primo luglio sarà il 2050. Alla metà del secolo avremo bisogno di un secondo pianeta a disposizione.
E, visto che è difficile ipotizzare per quell'epoca un trasferimento planetario, bisognerà arginare il sovra consumo agendo su un doppio fronte: tecnologie e stili di vita. Lo sforzo innovativo dell'industria di punta ha prodotto un primo salto tecnologico rilevante: nel campo degli elettrodomestici, dell'illuminazione, del riscaldamento delle case, della fabbricazione di alcune merci i consumi si sono notevolmente ridotti.
Ma anche gli stili di vita giocano un ruolo rilevante. Per convincersene basta confrontare il debito ecologico di paesi in cui i livelli di benessere sono simili. Se il modello degli Stati Uniti venisse esteso a tutto il pianeta ci vorrebbero 5,4 Terre. Con lo stile Regno Unito si scende a 3,1 Terre. Con la Germania a 2,5. Con l'Italia a 2,2.
 "Abbiamo un debito ecologico pari a meno della metà di quello degli States anche per il nostro attaccamento alle radici della produzione tradizionale e per la leadership nel campo dell'agricoltura biologica, quella a minor impatto ambientale", spiega Roberto Brambilla, della rete Lilliput che, assieme al Wwf, cura la diffusione dei calcoli dell'impronta ecologica. "Ma anche per noi la strada verso l'obiettivo della sostenibilità è lunga: servono meno opere dannose.


43 commenti:

  1. Earth Overshoot Day, esaurite le risorse 2017 della Terra

    Dal 2 agosto il pianeta è sovrasfruttato dall'uomo.

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  2. Per questa ragione dovrebbero ringraziarmi se non faccio figli. O darmi un bonus.
    Anzi, darlo a tutti coloro che facciano altrettanto.
    E invece sempre a lamentarsi del calo demografico, mentre la Terra esplode.

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    1. I bambini non mangiano il pianeta Terra, le industrie, sì :)
      La mattina guardo il TG di Sky e mi ha colpito l'immondizia di Roma. Pensa che a Brescia, dove abita Lisa, con l'immondizia hanno costruito un termovalorizzatore e l'acqua calda esce tranquillamente dai rubinetti e riscalda attraverso i termosifoni le case senza bisogno di caldaie.
      Parli troppo di bambini. Entro quest'anno ne avrai uno.

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    2. > I bambini non mangiano il pianeta Terra, le industrie, sì :)

      Le industrie non producono (che marginalmente) beni per industrie ma per persone che furono bambini.

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    3. Gus di bambini non parlo quasi mai. O se lo faccio, lo faccio come tutti. Spero di non averne uno entro l'anno, ma grazie per il pensiero :D
      Le industrie sono fatte di persone, persone che un tempo sono stati bambini, come dice Uomo. E se producono, lo fanno perché c'è richiesta, perché qualcuno compra e consuma. Siamo troppi: basta figliare come se fosse l'unico modo per realizzare se stessi o la coppia.

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    4. Il problema è un altro. Si producono troppe cose inutili, forse l'80%.
      Sviluppo sostenibile: produrre di meno, produrre meglio.

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    5. xl'uomoincammino:

      L'economista Herman Daly definisce lo sviluppo sostenibile come «... svilupparsi mantenendosi entro la capacità di carico degli ecosistemi» e quindi secondo le seguenti condizioni generali, concernenti l'uso delle risorse naturali da parte dell'uomo:
      il peso dell'impatto antropico sui sistemi naturali non deve superare la capacità di carico della natura;
      il tasso di utilizzo delle risorse rinnovabili non deve essere superiore alla loro velocità di rigenerazione;
      l'immissione di sostanze inquinanti e di scorie non deve superare la capacità di assorbimento dell'ambiente;
      il prelievo di risorse non rinnovabili deve essere compensato dalla produzione di una pari quantità di risorse rinnovabili, in grado di sostituirle.

      In tale definizione, viene introdotto anche un concetto di "equilibrio" auspicabile tra uomo ed ecosistema, alla base di un'idea di economia per la quale il consumo di una determinata risorsa non deve superare la sua produzione nello stesso periodo.

      Nel 1994, l'ICLEI (International Council for Local Environmental Initiatives) ha fornito un'ulteriore definizione di sviluppo sostenibile: «Sviluppo che offre servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare l'operabilità dei sistemi naturali, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi».

      Ciò significa che le tre dimensioni, economica, sociale e ambientale, sono strettamente correlate, e ogni intervento di programmazione deve tenere conto delle reciproche interrelazioni.

      L'ICLEI, infatti, definisce lo sviluppo sostenibile come lo sviluppo che fornisce elementi ecologici, sociali e opportunità economiche a tutti gli abitanti di una comunità, senza creare una minaccia alla vitalità del sistema naturale, urbano e sociale che da queste opportunità dipendono.

      Nel 2001, l'UNESCO ha ampliato il concetto di sviluppo sostenibile indicando che «...la diversità culturale è necessaria per l'umanità quanto la biodiversità per la natura (...) la diversità culturale è una delle radici dello sviluppo inteso non solo come crescita economica, ma anche come un mezzo per condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale». (Art 1 e 3, Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale, UNESCO, 2001). In questa visione, la diversità culturale diventa il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile, accanto al tradizionale equilibrio delle tre E.

      Il rapporto Brundtland dal 1987 ha ispirato alcune importanti conferenze delle Nazioni Unite, documenti di programmazione economica e legislazioni nazionali e internazionali.

      Per favorire lo sviluppo sostenibile sono in atto molteplici attività ricollegabili sia alle politiche ambientali dei singoli Stati e delle organizzazioni sovranazionali sia a specifiche attività collegate ai vari settori dell'ambiente naturale. In particolare, il nuovo concetto di sviluppo sostenibile proposto dall'UNESCO ha contribuito a generare approcci multidisciplinari sia nelle iniziative politiche sia nella ricerca.

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    6. > Sviluppo che offre servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità

      Questa dei "tutti" è un'aggiunta marxista che non ha nulla a che fare con l'ecologia.
      Gli effetti della diossina a Seveso, dal punto di vista ecologico, non cambiano di una virgola se si assume che siano stati subiti (o causati) da 10, 100, 1000 o 1M di persone.

      > la diversità culturale è necessaria per l'umanità quanto la biodiversità per la natura (...)

      Ecco, allora diciamo anche l'altra parte della verità: l'ecologia è fatta di diversità separate in ambienti separati e non comunicanti.
      Che è esattamente il contrario del miscuglione "tutti ovunque senza se e senza ma" dei sinistranti ugualisti.
      In ecologia uno dei problemi più gravi è infatti quello delle xenospecie.

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  3. > Se il modello degli Stati Uniti venisse esteso a tutto il pianeta

    In ecologia l'unica giustizia si chiama sostenibilità.
    Una popolazione è virtuosa se ha impronta ecologica sostenibile nel territorio che la ospita, è "viziosa" se ha impronta ecologica che NON è sostenibile nel territorio che la ospita.

    Purtroppo voi a sinistra pensate con il marxismo ugualista in testa, ma i sistemi biotici, come scrivevo, se ne fanno un pipo dell'ugualismo, delle "uguaglianze": i problemi li fanno le masse, non i riccastri.

    L'ecologia e i sistemi non ragionano con l'astrazione "pro capite".
    L'ecologia e i sistemi funzionano con i valori assoluti.

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    1. Il collegamento non si vede, è in "come scrivevo".

      I sistemi biotici, come scrivevo, se ne fanno un pipo dell'ugualismo

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    2. Sono le masse che fanno il lavoro sporco per la casta puzzolente dei ricchi.

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    3. Gus, "lavoro sporco" è un giudizio secondo una certa morale che non ha nulla a che fare con l'ecologia.

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    4. Nelle miniere ci vanno i morti di fame e non i ricchi. L'enfatizzazione del capitalismo cinico invece disprezza l'ecologia. Il ragionamento è semplice. Lo fa Trump. Inquiniamo con allegria tanto quando la terra avrà le stesse temperature di Venere io non ci sarò. E' l'unico che si oppone alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica e ha negato l'esistenza dell'effetto serra perché negli States, zona nord. c'era neve abbondante e temperature di -50 gradi.

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    5. L'ecologia è invisa a destra, sinistra, sopra, sotto, dietro, centro e avanti.
      Perché?
      Perché pone dei limiti.
      E non c'è nulla di più inviso agli Homo che i limiti.
      Voi religiosi monoteisti la hybris la indicate con il racconto della torre di Babele.

      Detto , il tipo di homo che combinano o non combinano certe cose, che vadano o non vadano in miniera è del tutto ortogonale all'ecologia.

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    6. L'argomento ha subito uno scapocchiamento verso destra e per questo mi sono adeguato utilizzando l'uomo nella miniera.
      Per gli ambientalistiche che l'hanno rilanciato verso gli anni settanta l'ecologia è la disciplina in grado di fornire una "guida" per le relazioni dell'uomo con il proprio ambiente.

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  4. Se per esempio riuscissimo a ridurre di un quarto le porzioni di patatine, cioccolatini, bibite e snack poco sani diminuirebbe di circa il 9 per cento l’introito calorico quotidiano, poco meno di 200 calorie; sostituire questi alimenti inutili con prodotti basilari per una dieta sana come frutta e verdura, latticini, cereali integrali o carni magre porterebbe a un risparmio calorico pari a circa la metà e si taglierebbero considerevolmente altre voci pericolose per il benessere come gli zuccheri aggiunti (che calerebbero addirittura del 20 per cento) o il sale (meno 4 per cento). Altrettanto utile dire addio alle bibite per passare alla semplice acqua o ad altre bevande senza calorie (come tè o tisane senza zucchero): l’apporto quotidiano di calorie scende di poco, appena il 3 per cento, ma quello di zuccheri aggiunti crolla di quasi il 30 per cento.

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  5. Concordo con te, Gus, il problema non è il numero delle persone, semmai è come queste persone usano di tutti i beni comuni. Buon pomeriggio.
    sinforosa

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    1. Negare il problema del numero delle persone è negare l'aritmetica.

      Certo che un mondo in cui si nega l'aritmetica delle scuole elementari...

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    2. Sì. In Italia tra 20 anni l'età media sarà di 60 anni. Un popolo di anziani.
      Ciao Sinforosa.

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    3. > Uomo, Sinforosa insegna matematica

      E' estremamente grave che una persona che dovrebbe avere una mentalità scientifica e insegnarla ai bambini faccia affermazioni che violino così brutalmente la logica e la scienza più semplici.

      Ho scritto (e ripeto) che, a parità di condizioni (ciò che vale in un ragionamento razionale)
      10 persone consumano e inquinano un centesimo di 1000 persone.

      Quindi scrivere "il problema non è il numero delle persone" è equivalente a rispondere ad, un problema di seconda elementare

      "per fare una torta per sei fette da 100g servono 6hg di farina, 3 uova, 300g di burro... : se avessimo a disposizione queste quantità potremmo preparare una torta affinché venti persone abbiano una fetta da 100g a testa"?

      "no, il problema non è la ventina di persone con 6hg di farina, 3 uova, 300g di burro...".

      Qui siamo a una insegnante
      o - che non riesce a risolvere questo problema
      o - o che lo saprebbe fare ma che usa il falso ideologico e risponde volutamente in mondo sbagliato.

      L'onestà intellettuale è la prima forma di onestà.
      Cosa c'è che non va?
      Io sono allibito.

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    4. Nel mare in tempesta il barcone zeppo di persone affonda prima di quello con poche persone, ma la causa del disastro non dipende dall'affollamento umano ma dalla tempesta.

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    5. > Nel mare in tempesta il barcone zeppo di persone affonda prima di quello con poche persone

      Sì.

      > ma la causa del disastro non dipende dall'affollamento umano ma dalla tempesta

      No.
      Nessun marinaio di minima intelligenza si metterebbe a sovraccaricare il proprio gozzo e poi a salpare con mare grosso ed previsioni di peggioramento.
      La tempesta non è affatto la causa, lo è il sovraffollamento, l'imperizia, l'arroganza e la protervia di chi ignora e disprezza i limiti.

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    6. Uomo, resto dell'idea che il disastro ambientale sia causato dal cinismo evidente del capitalismo che come sai non ha un etica, ma quello che conta sono solo i guadagni.

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    7. Gus, tu oltre che cristiano cattolico sei anche comunista e quindi non vuoi ragionare doppiamente.
      Come ho scritto, spiegato e dimostrato, i problemi ambientali NON sono dati dai riccastri parassiti, ma dalle masse.
      Osservate la parte sommitale della punta dell'iceberg e ignorate tutto il resto, compresa la parte sommersa.

      I capitalismo è un'astrazione dei marxisti che non ha senso.
      Sarebbe come accusare l'acqua di bagnatismo o di roventismo la metallurgia. La setta vegana parla di carnismo di coloro che non si sono distorti ad essere "ertbivori" contro natura.
      Il problema NON è il presunto capitalismo (il "normalismo" etologico nella gestione di risorse per il clan) ma la scala, il fatto che globalizzazione e tecnologia hanno distorto e amplificato come tutto anche il "normalismo" di specie.
      Solo che voi marxisti, voi cristiani (due religioni universalitste, ugualiste) non potete porre dei limiti alla globalizzazione perché è nel vostro DNA.
      Volete essere sì global solo per le cose che vi piacciono e non volete il resto.
      Non funziona.

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  6. Mi hai fatto venire in mente una frase di Terzani che sono andata a cercare e te la pubblico qui: "Oggi l'economia è fatta per costringere tanta gente a lavorare a ritmi spaventosi per produrre delle cose perlopiù inutili, che altri lavorano a ritmi spaventosi, per poter comprare, perché questo è ciò che dà soldi alle società multinazionali, alle grandi aziende, ma non dà felicità alla gente."
    Il problema della terra è il nostro consumismo.
    PS Devo far leggere questo fine commento di DamaBianca ai miei figli: "Siamo troppi: basta figliare come se fosse l'unico modo per realizzare se stessi o la coppia." In due anni mi hanno resa nonna per la quarta e quinta volta. A mio parere i bimbi sono belli e innocenti se trovano una terra maltrattata per colpa di noi adulti. Quindi figliate ma educateli nel rispetto della madre terra. Questo sì.
    Abbraccio a te

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    1. Certo, i bambini emettono anidride carbonica, inquinano i mari, producono l'effetto sera, deforestano a tutto spiano.
      Abbraccio Farfalla.

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  7. Uomo, Sinforosa insegna matematica.

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  8. Il punto di non ritorno ormai è stato superato. Adesso è solo questione di tempo ammesso e non concesso che chi è al potere metta da parte il proprio ego economico.

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    1. Cioè volevo dire che Anche se i capi smettessero all'istante di inquinare ormai è comunque troppo tardi. Il danno è inreversibile.

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    2. Abbondantemente superato e la goccia d'aqua che fa traboccare il bicchiere è in agguato.

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  9. Anna, penso che veramente il danno sia irreversibile. Il clima sta cambiando. L'Italia per esempio in estate dava spazio all'anticiclone delle Azzorre, ora la desertificazione dell'Africa ha reso più forte l'anticiclone dei deserti che a differenza del primo non presenta escursione termica e né di mattino, né di note si ha un minimo refrigerio.
    Bacio.

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  10. Purtroppo non è più facoltà dell'uomo poter aggiustare le cose. Cosa che i governi si guardano bene dal fare.

    Dobbiamo aspettarci di tutto ormai. I dolori di afflizione di cui parlava Gesù in Matteo 24:8 passano anche attraverso il clima e la natura.

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  11. Mi fa paura eppure vorrei essere presente alla fine del mondo.

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  12. Io invece non ho per niente paura. La terra non verrà affatto distrutta.
    Ce lo assicura la bibbia^^
    Ci saranno momenti difficilissimi per i cristiani, quello sì, sarà il momento di abbandonare blog e social e andare a nascondersi ma poi prima che i nemici Tocchino la pupilla del suo occhio Dio interverrà e scoppierà harmaghedon (nei cieli)) e con esso verrà la fine di questo sistema malvagio. Bisogna tenersi forte ed vere fede e speranza.

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  13. Temo che sia oramai quasi un processo irreversibile e cmq ormai solo parzialmente arrestabile o limitabile soprattutto visto che ci sono alcuni stati che sembrano non essere così attenti a questo pericolo.

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    1. Irreversibile a meni che l'uomo non scelga di tornare alle attività artigianali e smantellare le industria creando una disoccupazione mastodontica.

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    2. http://www.greenreport.it/news/clima/innalzamento-del-livello-degli-oceani-accelerato-8-centimetri-in-20-anni-video/

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  14. Uomo in Cammino, sono una maestra di scuola d'infanzia e, come dici tu, sono ignorante in materia, tuttavia più che il numero (ci pensano guerre, catastrofi naturali e causate dall'incuria dell'uomo, ci pensano leggi non a favore della vita a far diminuire il numero o a far aumentare il numero dei vecchi) io penso che l'uomo dovrebbe rispettare un poco di più tutto: ambiente, risorse, persone... Dopodiché accetto le tue osservazioni che sono senz'altro più pertinenti delle mie. Mi permetto di dirti, comunque, che non c'è bisogno di usare "quel" tono.
    sinforosa

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    1. > ci pensano leggi non a favore della vita a far diminuire il numero o a far aumentare il numero dei vecchi

      Leggi "non a favore della vita"?
      Quasi tutti i sistemi normativi e le teste delle persone sono alla pazzia della crescita demografica, pro culle piene, pro donne usate come fattrici e spingono in ogni modo possibile affinché la massa degli homo cresca, cresca, cresca ancora di più.
      Sono leggi a favore di un tumore (parlo come ecologista che osserva che gli homo sono una parte del tutto e quando una parte cresce a dismisura e in modo esponenziale a danno del resto essa è un TUMORE, le parole hanno un senso).
      Paradossalmente le leggi "a favore della vita" (più esseri umani, più nascite, etc.) sono proprio leggi "non a favore della vita".

      In una società che ha sofferto di boom demografico (come la follia degli anni Sessanta in Italia) e che deve decrescere, rientrare nell'alveo della sostenibilità, è del tutto opportuno, auspicabile e logico, direi salvifico che si passi per una fase in cui la popolazione è anziana. Gli anziani poi muoiono, la popolazione diminuisce e diminuisce l'insostenibilità, si va in direzione della vita, del selvatico. E la guarigione dal tumore.

      Come come scrivevo sopra, c'è
      o - un dovere morale (per un'insegnante) di essere capace di fare ragionamenti da seconda elementare,
      o - un dovere morale di essere intellettualmente onesti.

      Se una persona fa una robaccia non è che poi si può offendere per le reazioni a 'sta robaccia, no!?
      Se uno mi caca sulle scarpe, non è che può pretendere che gli astanti, nell'autobus, non usino "quei" toni.

      Prego notare che da tempo sono Africa e Asia i tumori del pianete ma non si può dire per i tabù sinistri del politicamente corretto, per i terzomondismi stupidi e fondamentalistici, per le pulsioni nichilistiche antieuropee, antiborghesi degli oppiomani di religioni vecchie (cattolici, islamici) e nuove (progressisti, marxisti, cocomeriani, etc.), i nuovi predicatori per masse tafazziane.

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    2. Chi fa figli deve avere la possibilità di mantenerli. E' un fatto di cultura che i disperati non osservano perché non hanno nemmeno i soldi per comprare i preservativi. Ma quando a non farli sono le giovani coppie che hanno lavoro e preferiscono ammazzare una speranza di vita ricorrendo all'aborto, questa è la cultura della morte.

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    3. > Chi fa figli deve avere la possibilità di mantenerli.

      Sì.
      Si chiama procreazione responsabile.

      > i disperati non osservano perché non hanno nemmeno i soldi per comprare i preservativi

      Questo è, in gran parte falso.
      Nel senso che il grosso delle masse del mondo, ha soldi per vari beni (televisore, telefonino, vestiario più o meno di moda) ma - attenzione - non per profilattici e altri anticoncezionali.
      Non è, per questa parte maggioritaria, nel 2018, problema di soldi ma di VOLONTA'.

      Non solo, riportava Marie Stopes International per l'Uganda (solo uno di mila casi), esistono stati e organizzazioni religiose (cattoliche e, ora, soprattutto islamiche) che si oppongono sistematicamente, con piani specifici, con organizzazione, etc. alla contraccezione e la boicottano in tutti i modi possibili.
      Quindi a parte una estremità della gaussiana numericamente ridotta sul totale, il resto della demografia NON è affatto casuale, imposta dalla miseria.

      Ad esempio, è noto che in Africa e Asia esistono innumerevoli famiglie che fanno molti figli per mandarli in Europa e ottenere un reddito.
      Spesso le famiglie sarebbero addirittura abbienti se avessero un numero di figli sostenibile.
      L'invaditrice Cecile Kyenge è uno di questi casi risultato di procreazione irresponsabile e manigolda scaricata su quei cretini di italiani (che devono essere insultati, derisi e sfruttati in sede europea dalla congolese razzista anti).

      Aggiungo che anche la tecnologia è usata in modo storto (io lo indico come il pattern "antibiotico sì e pillola no").
      Come osservava Sartre le persone non sono affatto ignoranti, conoscono bene le cose ma sono in MALAFEDE.

      Casi di miseria, abrutimento e crimine a parte che NON sono la maggioranza.

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  15. A me preoccupano molto i cambiamenti ambientali, che sono frutto appunto dell'uso che abbiamo fatto della natura, ma che riflettono anche, ad esempio, le scelte urbanistiche in fatto di cementificazione. Più cemento e meno verde producono i terribili picchi di temperature delle estati con cui dobbiamo giocoforza convivere. Il problema è che il condizionatore d'aria - anche io li ho installati in casa - è diventato indispensabile, ma esso genera ulteriore inquinamento e soprattutto getta nell'ambiente aria calda, aggravando la situazione. Così abbiamo questo aumento costante delle temperature - che ovviamente di inverno non costituisce in apparenza problema - e la piaga della siccità.

    Sembra una sciocchezza, ma comunque tenere di inverno il termostato di casa non troppo alto può essere un piccolo aiuto.

    Poi si, quelli che tengono 24 gradi e poi aprono le finestre, sinceramente tirerei loro le orecchie :)

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    1. Certamente se al posto del verde costruisci palazzine, oltre al fatto estetico negativo si aggiunge un danno ambientale.
      Uso il climatizzatore collocato nella camera da letto. E' un 12 BTU e rende vivibili anche le altre stanze. La sera lo spengo con una temperatura di 25 gradi, chiudo la porta e il fresco regge fino alla mattina, ache per il fatto che mi sveglio presto e corro farmi un caffè.

      Per il riscaldamento centralizzato con la termoregolazione posiziono la valvola nella sala da pranzo che è la stanza più fredda al valore 4 che corrisponde a circa 23 gradi. Nella stanza da letto non attivo il riscaldamento per evitare l'aria con poca umidità che danneggia la faringe. Per gli altri vani posiziono la temperatura a circa 21 gradi.

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