giovedì 11 gennaio 2018

La società senza memoria







Nei suoi ultimi lavori, Bauman ha tentato di spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida. Nei suoi libri sostiene che l'incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori. In particolare, egli lega tra loro concetti quali il consumismo e la creazione di rifiuti umani, la globalizzazione e l'industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa, e così via.
L'esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull'estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l'essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè non sentirsi accettato nel ruolo di consumatore. La critica alla mercificazione delle esistenze e all'omologazione planetaria si fa spietata soprattutto in Vite di scarto, Dentro la globalizzazione e Homo consumens.
"La memoria ci dà l'identità, ci definisce, ci aiuta a crescere in consapevolezza, ci insegna a distinguere il bene dal male, ci dà le radici da cui si svilupperà il nostro albero".
La nostra è una società senza memoria, una società che tende a nascondere tutto ciò che ci scomoda per non rimetterlo in discussione.




27 commenti:

  1. Giustissime riflessioni. Il consumismo dei decenni passati è ormai dimenticato: una volta il consumismo era avere cose che per qualcuno potevano anche essere superflue, come il videoregistratore, in passato addirittura lo stesso televisore. Con il passare degli anni, certe cose sono diventate indispensabili (tv, appunto), mentre il consumismo è diventato sempre più 'estremo': pensiamo alla vorticosità con cui la gente cambia telefono cellulare. E' una società molto materialistica e di apparenza, la nostra: chi è senza auto fiammente, cellulare e un certo tipo di look ad esempio faticherà ad attirare l'attenzione dell'altro sesso. E la memoria non serve in questa società dedita al consumo: "La memoria ci dà l'identità", ma oggi l'identità la danno gli accessori, l'apparenza, appunto.

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  2. Concordo, Riccardo. Viviamo nella società dell'apparenza:


    Per me apparenza significa mostrarsi per quello che non si è. Una violenza inaudita verso se stessi da fracassare il proprio io. Una maschera che finisce per diventare l'abito vero.
    Il "basta apparire" sostituisce valori e significati e sarà difficile, di certo anche doloroso per molti , tornare indietro, o meglio, andare avanti verso valori autentici e verità anche scomode.
    Saremo in grado di aiutare i nostri giovani?
    E' impossibile non avere una "apparenza", non recitare in un certo senso, un ruolo sociale, non avere una immagine di se stessi il problema è quando ci si identifica troppo in un ruolo.
    Il problema nasce anche da come ci vedono gli altri e da come il loro sguardo su di noi a volte sia una prigione.
    Forse, più che interessante, io direi che è più facile, più comodo fingere di essere ciò che non si è, piuttosto che essere ciò che si è.
    I danni causati a lungo andare dalla finzione, in realtà sono incalcolabili: ma nessuno se ne avvede, o se ne preoccupa, perché tanto "ciò che non si vede, non esiste".
    Inganniamo noi stessi, così facendo, ma quanto a lungo può sopravvivere un uomo, vivendo secondo imitazione e non secondo la propria reale natura?
    Ecco che originano da questo grande inganno tutti i disagi psichici, le depressioni, le ansie, le nevrosi e tutte le malattie della terrificante cultura dell'io.
    Ma io sono convinto che non si possa seguire a lungo una tale finzione, se non al costo (altissimo) della propria serenità mentale e psicofisica.
    La maschera a lungo andare produce delle crepe e un siffatto debole "io" finisce per spezzarsi.
    Non importa come ci vedono gli altri, in fondo, ciò che conta è come noi vediamo noi stessi: l'unica vera prigione che riconosco è quella creata da me stesso.

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    1. "Ecco che originano da questo grande inganno tutti i disagi psichici, le depressioni, le ansie, le nevrosi e tutte le malattie della terrificante cultura dell'io": esattamente, lo credo anche io. L'uomo finge di essere quello che non è, ma questa finzione produce proprio questo effetto: l'uomo cerca di trasformare la finzione in realtà e snatura se stesso.

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  3. Che questa sia una società basata sull'apparenza è ormai cosa nota e assodata. C'è chi ci si integra alla perfezione, chi soffre perché non riesce ad omologarsi abbastanza, chi cerca di districarsi senza mai riuscirci veramente.
    Tuttavia la società non è che il prodotto di ciò che siamo noi. Non è un ente astratto, non è un quadro dipinto da qualcun altro. Ognuno di noi contribuisce a formarne un puntolino e tanti puntolini messi insieme danno esattamente questo risultato. A meno che non si vada ad abitare in una landa desolata dove smettere di fruire di qualunque bene dato da questo fantomatico consumismo, ciascuno di noi fa la sua parte. Per questo penso che la critica fine a se stessa abbia poco spessore: perché a conti fatti tutti usiamo, tutti sfruttiamo, tutti compriamo più di quello che ci serve...e così via.

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    1. Chiaro che tutti noi contribuiamo al consumismo, anche se personalmente ho sempre cambiato il cellulare per esigenza e ho fatto lo smartphone tardissimo! Poi sì, noi nati negli anni '80 siamo stati le prime vittime del consumismo con cartoni animati che veicolavano giocattoli e viceversa. Quindi siamo diventati anche noi consumatori 'modello' (nel senso negativo del termine).

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    2. E' un fatto culturale. Le persone come te non partecipano al consumismo.

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    3. Sarà sempre peggio e allora questo mondo scoppierà.
      Ora c'è una minoranza che non butta i soldi per le cose futili. Le prossime generazioni si adegueranno
      a questo schifo e la maggioranza sarà vincente per poi godersi le temperature del pianeta Venere. 250 gradi rappresenta bene il caldo dell'Inferno. Ha vinto Satana. dio non esiste.

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  4. Grazie a te. Non solo la nostra società è senza memoria ma immobile ed immersa in un sonno profondo. Io amo molto Pasolini e purtroppo dove esiste una società di pecore là nasce una dittatura. Inoltre credo che ciascuno di noi dovrebbe far coincidere il proprio pensiero con l'agire. Per questo bisogna denudarsi dalle paure e osare dove la nostra mente è un limite per noi e gli altri. É la prima volta che percepisco il tuo postare per essere comunicativo ... ne sono felice. Una serena giornata

    Michaele

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    1. Pasolini, l'intellettuale, è l'unico che sapeva come sarebbe finita l'omologazione generalizzata.
      Ciao.

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  5. Parafrasando il titolo di un libro di Erich Fromm, che fece storia, "Avere o Essere", oggi si potrebbe dire "Apparire o Essere". Ciao Gus e buon pomeriggio.
    sinforosa

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    1. Per me apparenza significa mostrarsi per quello che non si è. Una violenza inaudita verso se stessi da fracassare il proprio io. Una maschera che finisce per diventare l'abito vero.
      Il "basta apparire" sostituisce valori e significati e sarà difficile, di certo anche doloroso per molti , tornare indietro, o meglio, andare avanti verso valori autentici e verità anche scomode.
      Saremo in grado di aiutare i nostri giovani?
      E' impossibile non avere una "apparenza", non recitare in un certo senso, un ruolo sociale, non avere una immagine di se stessi il problema è quando ci si identifica troppo in un ruolo.
      Il problema nasce anche da come ci vedono gli altri e da come il loro sguardo su di noi a volte sia una prigione.
      Forse, più che interessante, io direi che è più facile, più comodo fingere di essere ciò che non si è, piuttosto che essere ciò che si è.
      I danni causati a lungo andare dalla finzione, in realtà sono incalcolabili: ma nessuno se ne avvede, o se ne preoccupa, perché tanto "ciò che non si vede, non esiste".
      Inganniamo noi stessi, così facendo, ma quanto a lungo può sopravvivere un uomo, vivendo secondo imitazione e non secondo la propria reale natura?
      Ecco che originano da questo grande inganno tutti i disagi psichici, le depressioni, le ansie, le nevrosi e tutte le malattie della terrificante cultura dell'io.
      Ma io sono convinto che non si possa seguire a lungo una tale finzione, se non al costo (altissimo) della propria serenità mentale e psicofisica.
      La maschera a lungo andare produce delle crepe e un siffatto debole "io" finisce per spezzarsi.
      Non importa come ci vedono gli altri, in fondo, ciò che conta è come noi vediamo noi stessi: l'unica vera prigione che riconosco è quella creata da me stesso.

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  6. Nell'arte si vede benisdimo questo cambiamento d'anima della società (da soluda a Livio ma a senso unico)
    Infatti l'arte prima era principalmente bibblica, poi l'uomo ha iniziato a diventare individuale e si staccato e abbandonato la bibblicità verso contesti più vicino a lui, fino a fossilizzarsi su di lui (in generale tutte le arti) e a trasformare il fisico in metafisico, Fino ad abbandonare del tutto il fisico ed esplorare l'empirico come a voler divenire solo anima. Purtroppo manca la parte in cui l'anima si ricongiunta al creatore (senza per forza essere compressa in storie bibblica ad oltranza) infondo Dio è molto di più un miliardo di volte. Questa indipendenza nella l'arte può ancge creare capolavori ma nella società (ovvero nel pratico) conduce al degrado e a tutti gli aspetti da voi menzionati.

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    1. Il degrado è dilagante.

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    2. Uomo, nella confusione è saltato un tuo commento.
      L'ho letto e se lo riscrivi lo pubblico.

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  7. Gus O.

    +Michaela MS
    Grazie.
    Ciao.

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    13 h


    Michaela MS
    +1
    +Gus O. Grazie a te. Non solo la nostra società è senza memoria ma immobile ed immersa in un sonno profondo. Io amo molto Pasolini e purtroppo dove esiste una società di pecore là nasce una dittatura. Inoltre credo che ciascuno di noi dovrebbe far coincidere il proprio pensiero con l'agire. Per questo bisogna denudarsi dalle paure e osare dove la nostra mente è un limite per noi e gli altri. É la prima volta che percepisco il tuo postare per essere comunicativo ... ne sono felice. Una serena giornata

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    13 h


    Gus O.
    +1
    +Andrea Di Bella
    Grazie.

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    5 h


    Gus O.

    +giulia Pignatelli
    Ciao.

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    5 h


    Gus O.

    +Marco Gabbianelli
    Grazie.

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    5 h


    Gus O.

    +Chompu Armad
    Grazie.
    Ciao.

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    5 h


    Gus O.

    +Andrej Stepanov
    Grazie.

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    5 h


    Gus O.

    +Patty
    Ciao.

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    5 h


    Gus O.
    +1
    +Roberto Troiani
    Grazie.

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    5 h


    Gus O.

    +Jennaro Astrologo
    Ciao.

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    4 h


    Gus O.

    +Andrzej Stasiak
    Ciao.

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    4 h

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  8. Sono gli amici di Google plus.

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  9. Non voglio chi scrive usando il Profilo.

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  10. Michaela MS, non sono pecore sane. Sono state infettate dal virus della omologazione.

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  11. Mi dispiace August, il tuo pensare è troppo pessimistico, io non riesco a seguirti più. Tu sei libero di scrivere ciò che vuoi, ma sicuramente non è una buona testimonianza. Ti lascio qui. Un abbraccio
    Dani

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  12. E soprattutto ci aiuta a non rifare gli stessi errori. Vado a cena e poi torno a leggere con più calma. Bauman mi piace. A più tardi

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    1. A Bauman fanno l'accusa di dire sempre le stesse cose. In realtà esamina tutti gli aspetti negativi della società liquida.
      Ciao Farfalla.

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    2. Ciao Gus
      Io mi trovo concorde nel primo commento di Riccardo Giannini ed ad un certo punto tu ti chiedi: "Saremo in grado di aiutare i nostri giovani?"
      Io personalmente non lo credo visto che siamo noi adulti ad averli educati in questa direzione. L'unica soluzione la dovrebbero trovare i giovani stessi.
      Abbraccio siempre

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    3. Farfalla, noi abbiamo educato. E' la generazione che segue la nostra che è stata travolta dall'onda nichilista del consumismo, dell'apparenza e si è appropriata del compito di educare i giovani. Guardali lì, al cinema, con gli aggeggi con le luci che sparano sms a ripetizione.

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