mercoledì 14 gennaio 2015

Le regole non hanno un cuore

 
 
 
 
 
 
 
 
Il vero dramma della Chiesa che ama definirsi moderna è il tentativo di correggere lo stupore dell'evento di Cristo con delle regole.
E' una mirabile frase di Giovanni Paolo I.
L'irruzione di qualcosa d'imprevedibile e di imprevisto desta innanzitutto stupore.
E lo stupore è l'inizio di un rispetto, di un'attenzione umile.
Come un bambino posto di fronte a una situazione nuova: in lui istintivamente si desta un senso di stupore.
Chi si sottrae allo stupore dell'avvenimento si fa inevitabilmente schiavo di regole.
Questo spiega molto bene la caratteristica del soggetto umano creato dalla mentalità moderna.
Un grumo di segmenti, di particelle e di brandelli.
Ognuno di questi brandelli sussiste e procede perché segue delle regole: le regole dell'ufficio, della famiglia, le regole anche dell'andare in parrocchia.
 


26 commenti:

  1. Immagine:

    abstract oil paintings

    Autore: sconosciuto

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    1. Il Potere per meglio manipolare l'uomo cerca di togliergli il desiderio e quindi la domanda.
      Grazie per la visita M.Luisa.
      Ciao.

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  3. Oggi, come notò Pascal, “nessuno sa più restare solo chiuso nella propria stanza”. Per momenti meditativi che rielaborino fantasie, percezioni, impressioni, ecc. Per revisionare la propria visione del mondo da cui discende il nostro gioire e soffrire che ci rendono vitali, per conoscere i propri modi conoscitivo-emozionali , per ridefinire e affinare quelli comunicativo-relazionali strumento essenziale della vita. Domina un parlare automatico e prevedibile e le questioni serie sono tabù. Non svendiamoci con tediosi affabulatori privi di humour e lievità e ci siano care le persone con cui è possibile sintonizzarci anche per un fugace incontro. Si teme il giudizio o di ammettere la nostra fragilità e il bisogno dell’altro. Una condivisione di emozioni e sentimenti pur avventurosa sarebbe vincente per una consapevolezza non elusa con evasioni e disimpegno.

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  4. La prerogativa e il dovere della forma umana è farsi domande altrimenti diventa una vita di animali che mangiano, dormono, si difendono, si accoppiano, si ammalano e muoiono con la sola differenza che gli animali lo fanno per strada e l'uomo in lussuosi appartamenti.
    Quando l'assurdo si fa norma e specchio della realtà che ti circonda, è difficile mantenersi integri. Si fa, certo, se si pensa, se si sente, ma si avverte una profondissima e immensa solitudine.
    La vera libertà qui, nel mondo materiale non esiste, perché questo contesto non ci appartiene, ci è estraneo perché noi siamo eterni e qui tutto è perituro, anche il ricordo, anche i pensieri, anche la mente (corpo, mente, intelligenza sono vestiti che indossiamo solo per un po’, poi si cambiano).
    Il nostro libero arbitrio in definitiva si riduce a due semplici scelte: o segui le leggi Divine o non segui le leggi Divine.
    Il resto sono due rotaie che ti sei costruito, due rotaie che dove viaggi pensando di guidare.
    Si dovrebbe capire che innanzi tutto si esce dal regno del polveroso dell'assurdo se ciascuno di noi riprende su di sé il mestiere di vivere, il mestiere duro di essere un uomo, quella ricerca del vero senza la quale l'uomo è condannato a una parvenza di incidenza, a una vita spezzata, una vita che non ha senso.

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  5. "Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"
    Mi sembra che questa frase esprima meglio di qualsiasi altra la vera questione davanti alla quale si trova ciascuno di noi, in questi tempi in modo particolare.
    E siccome l'abbiamo sentita tante volte, il rischio è che
    soprassediamo subito, considerandola un po' esagerata, una frase
    di Gesù che, tutto sommato, non ci riguarda, come dire: "Ma cosa c'entra
    propriamente con noi? Potrà valere per gli altri, miscredenti o agnostici.
    Ma perché noi?"
    E in questo modo archiviamo la questione prima di cominciare.
    Ma un richiamo ci indica che non ci conviene compiere
    questo tipo di ragionamento. Ha detto Benedetto XVI: "Capita ormai
    non di rado che i cristiani si diano maggiori preoccupazioni per
    le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno,
    continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio
    del vivere comune. In effetti, questo presupposto non solo non
    è più tale, ma spesso viene perfino negato.
    Nel passato era possibile riconoscere un tessuto culturale unitario,
    oggi non sembra più essere così in grandi settori della società,
    a motivo di una grande crisi di fede che ha toccato molte persone.
    Questa crisi sta provocando effetti sempre più palesi che
    rischiano così di diventare un deserto inospitale.

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  6. Attendo di essere stupito da Papa Francesco, ma devo imparare a stupirmi sempre io, per primo. Della mia sorpresa nell'osservare il mondo. E di parteciparvi.

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  7. Bergoglio non è Papa Luciani. Non può stupirti.

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  8. Kierkegaard prende atto che la filosofia moderna parla del Dio in noi, del Dio in me. Così, i teologi ed esegeti parlano oggi volentieri del Dio in noi, traducendo il Vangelo esclusivamente in questi termini. Perché “Dio in noi”, “Dio in me”, può significare l’esaltazione del soggetto, l’affermazione dell’io. Ma poiché socialmente l’io è inconsistente, debole, la riduzione della presenza di Dio, alla interiorità dell’io coincide, più realisticamente, con la celebrazione dell’affermazione del potere. L’assoluto, dice ancora Kierkegaard, non è puramente dileguato ma è diventato per gli uomini una ridicolaggine, una esagerazione comica, qualcosa di donchisciottesco di cui ridirebbe se lo si riuscisse a vedere, ma non lo riesce a vedere perché è sparito dalla vita. L’Assoluto e la ragione si rapportano tra loro in senso inverso: dove c’è l’uno non c’è l’altro. Quando la ragione ha penetrato completamente tutto e tutti, allora l’in-sé-e-per-sé è completamente sparito. A questo punto invece di fede, sapere per ragioni. Invece di fiducia, garanzie. Invece di rischio, probabilità, calcolo prudente. Invece di azione, semplici cose che avvengono. Invece di Singolo, una combriccola. Invece di personalità, una oggettività impersonale.

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  9. Ciao,non sono una patita di teologia,oltre andare in chiesa quando ne ho bisogno,non ne so piu' nulla.Leggo le tue affermazioni con un po' di ignoranza all'appartenenza di esse stesse,ma tutto quello che dici,io me lo sento incollato addosso come se fosse stato detto per me,mi identifico.Mi chiedo come far rispondere il tuo prossimo vicino a tutto questo se nemmeno se ne accorge e tu sei inerme li' ad aspettare che succeda il miracolo.Grazie per l'attenzione che presterai ai miei dubbi,ne sono certa.Lisa

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    1. Il miracolo è la Grazia della Fede.
      Ciao Lisa.

      P.S.

      Hai sistemato la predisposizione dei commenti?

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  10. Le regole non hanno un cuore, ma sono necessarie. Non esigendo abbastanza dai nostri giovani, come affronteranno il domani? Io come genitore sono stata abbastanza severa anche nella religione. Come nonna sono tutta carezze e baci. Buonaserata Gus!

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    1. Le regole a partire dai Comandamenti hanno un cuore quando l'uomo le comprende e le applica.

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  11. Secondo me non e' vero che le regole non hanno un cuore.
    Dipende.
    Il problema e' quando le regole diventano un idolo e si sostituiscono a Dio.

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    1. "Il vero dramma della Chiesa che ama definirsi moderna è il tentativo di correggere lo stupore dell'evento di Cristo con delle regole.
      E' una mirabile frase di Giovanni Paolo I."


      Come vedi Singerfrapp sono parole di un Papa.
      Io concordo perché il cristianesimo non è in insieme di regole, precetti,dogmi. Il cristianesimo è Cristo.
      Tu sai che le regole le applicavano gli Scribi e i Farisei ma non entravano nel cuore delle leggi e contestavano a Cristo il miracolo di sabato, oppure erano pronti a lapidare.
      Ciao Singerfrapp.

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    2. So leggere, ho visto le parole del Papa...ma io sono d'accordo con le parole di questo fra l'altro grandissimo Papa e uomo, infatti quello che ho scritto non contraddice ciò detto dal Papa.

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    3. Allora non c'è problema.

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  12. Dio ci ha donato i Comandamenti perchè imparassimo a fare delle scelte sagge. Essere saggi significa saper scegliere tra il bene e il male, o almeno tra il male minore e il male maggiore, insomma saper discernere!
    Cristo ci ha donato le Beatitudini. Come amare e amarci. Sia i Comandamenti che le Beatitudini debbono essere il senso e lo scopo della nostra vita: cioè la vita stessa.
    Arrivederci.

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    1. Comandamenti e Beatitudini ci insegnano come vivere.
      Ciao Lucia.

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  13. E' sottinteso che nell'amare, la prima persona è Dio!
    Che dimenticanza!!! Adesso gli auguri di una serena notte tra le braccia di Maria che ha saputo dire un SI' divenendo Madre di Suo Figlio.

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    1. Grazie per la serena notte. In effetti i miei sogni sono un po' agitati.
      Vai tra le braccia di Gesù.

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  14. Ciao,grazie per il consiglio,ho provveduto ,tutto bene.A presto,Lisa.

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  15. Ho dato uno sguardo al tuo blog. Hai sistemato tutto anche se il Badge di Google+ non appare.
    Ciao.

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  16. Ciao,non mi ero accorta di quest,controllo grazie.

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    1. http://s13.postimg.org/an4wkaref/Cattura.png

      In questo link ci sino i suggerimenti per la configurazione del Badge.

      Ciao.

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  17. Ciao,devo studiarci un po',non sono un'esperta,grazie tanto ancora.

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