lunedì 25 gennaio 2016

Nei meandri incredibili della gioia

 
 
 




 
 
 

La letteratura cristiana ha creato indimenticabili personaggi

che incarnano con credibilità il mistero della beatitudine

nella sofferenza.

Così Mitia, nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij,

accetta una sofferenza ingiusta: "Sì, noi, i forzati, saremo

uomini sotterranei, privati della libertà, tenuti a catena, ma

nel nostro dolore risusciteremo alla gioia, senza la quale

un uomo non può vivere, né Dio esistere perché è Lui

che dona la gioia.

Così Violaine, nell 'Annuncio di Maria di Paul Claudel,

creata per essere felice e non per il male e non per

la pena, divenuta lebbrosa, per indicibile carità, confessa:

" Io l'ho pur conosciuta la gioia, or sono otto anni

e il mio cuore ne era rapito, tanto che domandai a

Dio che essa durasse e non cessasse mai, e Dio mi

ha esaudita".

Così Chantal, ne La Gioia di Bernanos, dopo aver dato

a Don Chevance la sua gioia di fanciulla, ne riceve

un'altra dalle vecchie mani legate alla morte e

penetra così, osservando l'amara agonia del

sacerdote morente, nel mistero di quella gioia crocifissa

che attende anche lei.



18 commenti:

  1. Non so se ho capito bene...assistere una persona morente può procurare gioia? Io dico di sì.
    Ciao Gus, buon Martedì!

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    1. La strada di Violaine è la più semplice, accanto a quella dolorosa di Pietro di Craon e a quella eccezionale di Anna Vercors. Queste pagine contengono l’ideale di tutto. Il loro tema è l’amore, cioè la concezione del proprio essere in funzione del disegno totale. Il disegno ha un nome, è un uomo, Cristo, di cui essere funzione, attraverso il dolore bruciante, l’eccezionale impeto di generosità, la normalità dell’obbedienza quotidiana (rappresentati dai tre protagonisti dell’opera). L’alternativa è la meschinità. Dobbiamo scegliere tutti i giorni tra le due radici: o la radice di Anna Vercors o la radice di Elisabetta(luigi Giussani).

      Ciao Pia.

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  2. Con questo tuo post, mi viene alla mente Clemente Rebora, un uomo dalla vita travagliata, sono bellissimi i suoi scritti, egli dice di aver trovato la gioia nella sua sofferenza e averla donata a Dio. Vale la pena leggerlo è edificante.
    L’amor di Cristo, se in cuor nostro regna,
    il patir si fa gioia e serve a Dio:
    e Lui servendo l’anima vien degna
    di unirsi all’Ogniben: non ti perda io,
    -Da canti dell’infermità.-
    Il messaggio cristiano si chiama ‘evangelo’, cioè ‘buona notizia’, un annuncio di GIOIA per tutto il popolo.
    Papa Francesco in occasione di un “Angelus” disse che la nostra GIOIA è Cristo, e il suo amore fedele è inesauribile. Perciò quando un cristiano diventa triste, vuol dire che si è allontanato da Lui, allora non bisogna lasciarlo solo, ma pregare per lui.

    Grazie August un abbraccio gioioso.
    Dani

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  3. L'abbraccio gioioso merita un ringraziamento.
    Il commento splendido un altro ancora.
    Ciao Dani.

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  4. Ho avuto la fortuna e anche la costanza (i Karamazov)di leggere i libri che hai citato e qui sulla scrivania ho un articolo che parla di Rebora il cui titolo è "In tutte le cose io sono andato sempre fino in fondo" e l'avrei postato uno di questi giorni.
    "Questa cara gioia sopra la quale ogni virtù si fonda..."In tutti gli esempi che hai portato alla gioia si contrappone la parola sacrificio. Perchè lo splendore supremo di un'amicizia, di un amore ha la forma di un sacrificio. La verità di un'affezione, di un amore sta nel sacrificio che noi abbracciamo per trovare la vera gioia.
    Quella cara gioia tanto più è grande, tanto più troveremo una ferita nel cuore.
    Gesù ci fa dono del suo Spirito che è sorgente di una gioia, di un conforto, di una pienezza che non potremmo conoscere se non amassimo Cristo (Nessuno ama tanto come colui che dà la vita per l'amico) E più passa il tempo, matura in noi la conoscenza dell'amore che Cristo ci dona e noi non viaggiamo verso la morte, ma verso la vita. Stando così i fatti, io sono più giovane di te, ragazzo mio gioioso. Arrivo dopo la Dani che ti abbraccia e io gioiosamente ti bacio. Embhè Buonanotte caro amico.

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    1. Nella vita terrena di ognuno di noi quello che si chiama sacrificio credo sia l'obbedienza alla propria coscienza.
      A volte la propria coscienza detta percorsi duri da seguire, ai quali certamente si ovvierebbe, potendo (e con potendo intendo dire se si fosse singoli, individui non legati ad altri). Ma laddove si comprende l'utilità del sacrificio, la propria responsabile risposta al richiamo, ecco che il sacrificio assume una pesantezza giustificata.
      Perché va oltre la fatica del gesto chiamato sacrificio.
      Il sacrificio diventa amore per Cristo.
      Grandi o piccoli , l'esistenza è fatta di sacrifici: senza di essi non si può crescere davvero.
      La vita ,secondo me, è un perfetto equilibrio fra opposti, gioia e dolore, fra zone di luce e zone d'ombra...non può mancare uno dei due fattori, per poter dire di aver vissuto veramente.
      Bacio.

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  5. Caro Gus, condivido appieno, l'ultima frase del tuo commento qui sopra.
    Sai come la penso, e credo che sofferenza, portata come vessillo per la beatitudine non esista, ci deve essere un'equilibrio in tutto.
    Un caro saluto, amico mio.

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  6. C'è differenza tra sofferenza e sacrificio.
    La sofferenza è fine a se stessa, il Sacrificio è un dono all'altro.
    Ciao Fiorella.

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    1. Sai Gus, la parola "sacrificio" si scritto in minuscolo che in maiuscolo, non mi piace molto, cioè, sebbene anche io l'abbia usata molte volte, mi sento di dire che per me sacrificio, se e' un dono, non puo' essere un sacrificio, anzi...
      Non so se mi sono spiegata, io, nel "sacrificarmi" nel badare ai miei cari nel cammino del,a sofferenza e della morte non e' stato un sacrificio, anzi...nel "sacrificarmi" per dare il meglio a mio figlio, e' stata una gioia...nel fare....
      E questo, e' una cosa che mi tengo, per me, per non dare aditi a discussioni, e' una bellezza e gioia, non sacrificio.
      Non so se mi sono spiegata, ma lo sai che quello che penso scrivo, e solo la mia vita e il mio pensiero.
      Ciao Gus.

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    2. Qualcuno che ha inventato il Sacrificio, nell'Orto degli ulivi, si rivolse al Padre con queste parole: "Padre, se vuoi allontana da me questo calice".
      Ciao Fiorella.

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  7. L'incarnazione del Figlio di Dio e la salvezza che egli ha operato con la sua morte sono il vero criterio per giudicare la realtà temporale a ogni progetto che mira a rendere la vita dell'uomo sempre più umana.
    La parola sacrificio è incominciata, storicamente, a diventare una grande parola, da quando Dio è diventato un uomo. E' nato da una giovane donna, era stato piccolo, camminava con passetti piccoli, poi ha cominciato a parlare, e poi incominciava ad aiutare suo papà che faceva il carpentiere, poi è diventato più grande e ha incominciato ad andare via di casa senza che sua madre capisse perché.
    Da quando Dio si è fatto uomo, e poi, dopo, ha incominciato a parlare al popolo, e il popolo sembrava che gli andasse dietro quando compiva dei gesti strani ( o miracoli), ma il giorno dopo aveva dimenticato.
    Lui era là da solo, e perciò si ingrossava il numero di quelli che erano contro di Lui, finché, insomma, lo hanno preso e ammazzato, inchiodato a una croce, e ha gridato: " Padre, perché mi hai abbandonato?". E' il grido di disperazione più umano che si sia mai sentito nell'aria della terra, e poi ha detto: "Perdona loro perché non sanno quello che fanno", e poi ha gridato: " Nelle tua mani raccomando la mia vita". Da quel momento lì, da quando quell'uomo è stato messo stirato sulla croce e inchiodato, il sacrificio è diventato il centro della vita di ogni uomo, e il destino di ogni uomo dipende da quella morte.

    

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  8. Il Sacrificio di Gesù ci fa capire un amore grande che non riusciremo mai ad abbracciare.
    Ma “la croce non è fine a se stessa” - diceva Edith Stein - è “l’amore di Cristo” che “non conosce limiti” e “non si ritrae davanti a bruttezza e sporcizia”. Gesù “è venuto per i peccatori e non per i giusti, e se l'amore di Cristo vive in noi – affermava la Santa carmelitana - dobbiamo fare come Lui e metterci alla ricerca della pecorella smarrita”. Così, solo l’amore che dà la vita per salvare l’altro cancella il male, annienta la morte, è eterno: in questo la Croce è la nostra “unica speranza”.Quando l'Amore è in noi tutto diventa vita: dolore, sofferenza, gioia.
    Edith era ebrea è diventata cattolica leggendo la vita di Teresa D'Avila. Edith è morta in un campo di sterminio.
    Non riesco a spiegarmi bene. Dicevamo ieri: l'amore è già sacrificio

    Buonanotte mio caro Agù penso che tu abbia capito ciò che non so spiegare....Bacio

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    1. Noi siamo tenuti a seguire la Chiesa e non dare interpretazioni soggettive al cattolicesimo.
      Bacio.

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  9. Nel volume "Il denaro" Peguy scriveva:«nel lavoro stava la loro gioia, e la radice profonda del loro essere. E la ragione stessa della loro vita. Vi era un onore incredibile del lavoro, il più bello di tutti gli onori, il più cristiano, il solo forse che possa rimanere in piedi. Ho veduto, durante la mia infanzia, impagliare seggiole con lo stesso identico spirito, e col medesimo cuore, con i quali quel popolo aveva scolpito le proprie cattedrali»
    Continuiamo a sognare la costruzione di un paese ideale,di trovare il lavoro ideale, ma lo facciamo con discorsi, senza sacrifici. Così non si costruisce un paese. Se ogni cattolico si mettesse oggi di fronte allo specchio trasparente di Cristo potrebbe vedere come Zaccheo che avvengono molte truffe, molti furti, che è diffuso l’ozio, che c’è molto da rettificare a livello lavorativo. Con l’aiuto di Dio tutti possiamo fare questo passo.Forse. Buonanotte mio caro amico; bacio.

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  10. Sarà veramente una buona notte dopo aver letto quello che hai scritto.
    Bacio Lucia.

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  11. Caro buongiorno domenicale.
    Io rifletto su questo tuo pensiero: "mistero della beatitudine nella sofferenza".
    Ma noi poveri mortali conosceremo la beatitudine solo soffrendo?
    Io non ci credo come non credo che Cristo voglia il nostro dolore. Perchè dobbiamo dare sempre l'immagine di una religione che chiede sacrifici?
    La fede non è sacrificio, almeno per me. O ci credi o non ci credi.
    Abbraccio sempre per te Gus

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    1. Il mio è un ragionamento semplice. Nel discorso della montagna Cristo parla delle beatitudini. Leggendo bene queste caratteristiche le ritroviamo tutte in Gesù. La vita è per dare una risposta, sì o no. Dopo subentra la coerenza con la risposta. Se a noi si presenta una sofferenza dobbiamo trasformarla in Sacrificio a imitazione di Gesù e non imprecare o lamentarci.
      Buona domenica.
      Abbraccio.

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    2. Allora in un certo senso abbiamo avuto lo stesso pensiero. Da qui il mio ringraziamento. Ciao Gus buon pomeriggio

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