lunedì 4 maggio 2015

Le cose che non hanno un senso



Il discorso sulla morte dovrebbe partire dal credere o meno in un'altra vita.
Il credente sa benissimo che la vita terrena serve all'uomo per dire un sì o un no. Il non credente pensa che con la morte debba finire tutto.
Il mio post tende ad indagare se esiste un comportamento diverso nel modo di vivere e il tipo di attesa della morte.


16 commenti:

  1. Ogni tanto piazzi domandine "poco sensate".. domandarci il senso della felicità? Nasciamo e viviamo felici. Ecco un "senso" bello servito. Ovvio che sia tutto il resto senza "senso". Incidente, catastrofe, malattia morte.
    Eri felice con tua moglie. Il senso lo hai dovuto trovare dopo.
    La morte abbisogna di accettazione.
    E nessuno di noi ha fretta di saperne di più.

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    1. La felicità è soggettiva. Quello che rende felice Franco potrebbe esser l'infelicità di gus. Per questo la felicità è un non senso.

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    2. La poesia sbircia lo sconosciuto invece. Quello sconosciuto al quale ci sforziamo di dare senso. Dare senso allo sconosciuto.. che insensatezza!
      Le pippe mentali dell'uomo...

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    3. Quello che noi spesso dimentichiamo è che la poesia nacque come epica, per semplificare possiamo chiamarla la poesia delle gesta ed aveva una particolare funzione ,doveva svolgere una funzione educativa, doveva comunicare ed esprimere. Era inammissibile una poesia non utile, non direttamente produttiva di qualcosa e per produzione intendo proprio la produzione di senso. Questo problema nasce già con i lirici greci che però pur sovvertendo in parte i canoni tradizionali e dando luogo alla poesia dei sentimenti continuano a percorrere la strada dell’utilità. Sono i lirici latini che presentano la seconda cesura, la poesia lirica si distacca definitivamente da quella epica non solo per i temi ma anche perché abbandona ogni scopo comunicativo o finalistico. Da quel momento in poi irrompe tutto e si perde il patto (che era stato sotteso nella poesia epica) e rimane un nuovo modo di fare poesia . Il poeta non deve indagare né verità , né deve darci una interpretazione di verità , non deve essere sottomesso all'oggetto, non deve più parlare della morte (oggetto) per renderla fatto universale. Deve accovacciarsi come meglio crede sull'oggetto, il poeta copre l'oggetto non lo scopre qui che la soggettività diventa prevalente, aperta la poesia al lirismo e liberato il poeta da ogni condizione di finalismo comunicativo è ovvio che il soggetto diventa oggetto della poesia. Non è più la morte che viene raccontata ma è il poeta che è e sente morte ad essere oggetto della poesia. Ecco perché non riuscirà con molta difficoltà a trovare qualcosa che risponda al suo canone.
      In questa assenza di patto però non possiamo vedere solo una perdita, a mio parere c'è anche una conquista appare sul palcoscenico umano la possibilità di infinite verità soggettive tessere non più' quadri, pezzi isolati non più affreschi unitari, ma il loro valore rimane comunque straordinario perché ci permette di vedere e di rintracciare l’umanità attraverso dei frammenti infinitesimali spesso diversi per canone e per scelta linguistica che non ci raccontano più la morte ma le mille morti. Da una poesia non si può scorgere il mondo se non per frammenti rattoppati da gli occhi degli altri, il lettore di poesia deve essere umile ,non si deve aspettare niente, non deve cercare né verità né insegnamento, né illuminazione, né spiegazione del mondo, deve solo farsi prestare per un istante gli occhi di un altro stupendosi per la coincidenza identica del vedere insieme, nel vedere stupendosi ancora di più nel vedere il mai visto.




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  2. Grazie Gus per questo post. E allora cerco di parlare del dolore. Penso che nessuno possa capire il dolore del cuore, quel dolore che ti fa' cercare Cristo dicendoGli, vieni siediti vicino a me e parlami Tu del Dolore quello per cui sei salito sulla Croce: Il dolore del peccato. E' quello? L'altro è solo dolore fisico che non ti fa piangere, ti dà sofferenza. Una sofferenza diversa. Il dolore è solo quello del peccato. Da quando Dio è morto per i nostri peccati il dolore è solo quello del peccato. E allora si piange.
    La felicità:è grazia. La grazia di aver condiviso con Cristo la mia vita. Anche i 12 anni di Valeria. La felicità può durare un secondo ed essere vera, pura felicità. E' incontrare uno sguardo e sentirsi complici, complici nelle scelte di un cammino faticoso, in un sentiero zeppo di sterpi che intralciano e non sai attraversarli! Complici di un desiderio di felicità! Ciao Gus..

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    1. Il mio post si presta bene alla risposta. La tua è chiara e illuminante.
      Ciao Lucia.

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  3. Il discorso sulla morte dovrebbe partire dal credere o meno in un'altra vita.
    Il credente sa benissimo che la vita terrena serve all'uomo per dire un sì o un no. Il non credente pensa che con la morte debba finire tutto.
    Il mio post tende ad indagare se esiste un comportamento diverso nel modo di vivere e il tipo di attesa della morte.

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  4. Si, mai come nella sofferenza si cercano parole per dare senso a ciò che sembra terribilmente ingiusto. Diverse persone nascono, ci vivono nella sofferenza...altri si preparano ad essere i protagonisti, più o meno abili, del loro soffrire...un soffrire consapevole e voluto, dunque...Ed è anche giusto dire che lo devono? nessuno è mai sostituibile nel proprio dolore, eppure coinvolgono...nulla più del dolore dimostra la fragilità dell' uomo. Nella gioia nessuno di pone domande,certo, ma se nella sofferenza la vita diventa una spazio limitatissimo diventa difficile realizzare anche le proprie possibilità...e allora si deve crescere, rinunciare, il dolore ci pone una condizione, un punto di vista, e per quanto e tanto limita pone anche delle condizioni radicali e profonde. Diventa un 'altro vivere, diventa il significato del mondo, quello molto più alto.

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    1. Il mio post è il mondo visto dal non credente.
      La verifica riguarda quanto il credente si avvicina al non credente.

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  5. anche viceversa, no? quindi il NON credente che si avvicina al credente...lo escludi a priori?
    ti sento...rigido che succede? :-(

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    1. La verifica è sul blog e deve scrivere qualche non credente.
      Nel reale il non credente ha atteggiamenti diversi:

      -ti vede un nemico perché la Chiesa blocca la sua libertà
      -ti snobba reputandoti uno che crede a babbo natale
      -conosce bene la religione e ti rinfaccia i tuoi comportamenti da peccatore
      -nasce un'amicizia che azzera quasi la differenza.

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  6. -non blocca nessuna libertà perché non è stata una scelta! :-)
    - ma no, non snobba...ma a volte ..siete pesanti, bigotti, eccessivi.
    -, effettivamente i principi morali li conoscono meglio gli atei...forse...si...
    Non quasi :AZZERA e noi da buoni cristiani ci vogliamo bene.

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