venerdì, settembre 18, 2020

Apparire è bello


 

Per me apparenza significa mostrarsi per quello che non si è. Una violenza inaudita verso se stessi da fracassare il proprio io. Una maschera che finisce per diventare l'abito vero.
Il "basta apparire" sostituisce valori e significati e sarà difficile, di certo anche doloroso per molti , tornare indietro, o meglio, andare avanti verso valori autentici e verità anche scomode.
Saremo in grado di aiutare i nostri giovani?
E' impossibile non avere una "apparenza", non recitare in un certo senso, un ruolo sociale, non avere una immagine di se stessi il problema è quando ci si identifica troppo in un ruolo.
Il problema nasce anche da come ci vedono gli altri e da come il loro sguardo su di noi a volte sia una prigione.
Forse, più che interessante, io direi che è più facile, più comodo fingere di essere ciò che non si è, piuttosto che essere ciò che si è.
I danni causati a lungo andare dalla finzione, in realtà sono incalcolabili: ma nessuno se ne avvede, o se ne preoccupa, perché tanto "ciò che non si vede, non esiste".
Inganniamo noi stessi, così facendo, ma quanto a lungo può sopravvivere un uomo, vivendo secondo imitazione e non secondo la propria reale natura?
Ecco che originano da questo grande inganno tutti i disagi psichici, le depressioni, le ansie, le nevrosi e tutte le malattie della terrificante cultura dell'io.
Ma io sono convinto che non si possa seguire a lungo una tale finzione, se non al costo (altissimo) della propria serenità mentale e psicofisica.
La maschera a lungo andare produce delle crepe e un siffatto debole "io" finisce per spezzarsi.
Non importa come ci vedono gli altri, in fondo, ciò che conta è come noi vediamo noi stessi: l'unica vera prigione che riconosco è quella creata da me stesso.

34 commenti:

  1. Che questa sia una società basata sull'apparenza è ormai cosa nota e assodata. C'è chi ci si integra alla perfezione, chi soffre perché non riesce ad omologarsi abbastanza, chi cerca di districarsi senza mai riuscirci veramente.
    Tuttavia la società non è che il prodotto di ciò che siamo noi. Non è un ente astratto, non è un quadro dipinto da qualcun altro. Ognuno di noi contribuisce a formarne un puntolino e tanti puntolini messi insieme danno esattamente questo risultato. A meno che non si vada ad abitare in una landa desolata dove smettere di fruire di qualunque bene dato da questo fantomatico consumismo, ciascuno di noi fa la sua parte. Per questo penso che la critica fine a se stessa abbia poco spessore: perché a conti fatti tutti usiamo, tutti sfruttiamo, tutti compriamo più di quello che ci serve...e così via.

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  2. Il consumismo dei decenni passati è ormai dimenticato: una volta il consumismo era avere cose che per qualcuno potevano anche essere superflue, come il videoregistratore, in passato addirittura lo stesso televisore. Con il passare degli anni, certe cose sono diventate indispensabili (tv, appunto), mentre il consumismo è diventato sempre più 'estremo': pensiamo alla vorticosità con cui la gente cambia telefono cellulare. E' una società molto materialistica e di apparenza, la nostra: chi è senza auto fiammente, cellulare e un certo tipo di look ad esempio faticherà ad attirare l'attenzione dell'altro sesso. E la memoria non serve in questa società dedita al consumo: "La memoria ci dà l'identità", ma oggi l'identità la danno gli accessori, l'apparenza, appunto.

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    1. chi è senza auto fiammente.
      era meglio scrivere fiammante😊

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    2. Pardon :), un refuso.
      Comunque stasera voglio aggiungere qualche riflessione "attualizzata".

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    3. Qualche re fuso non è grave. Detesto le monarchie😁

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  3. Non solo la nostra società è senza memoria ma immobile ed immersa in un sonno profondo. Io amo molto Pasolini e purtroppo dove esiste una società di pecore là nasce una dittatura. Inoltre credo che ciascuno di noi dovrebbe far coincidere il proprio pensiero con l'agire. Per questo bisogna denudarsi dalle paure e osare dove la nostra mente è un limite per noi e gli altri.

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  4. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè non sentirsi accettato nel ruolo di consumatore. La critica alla mercificazione delle esistenze e all'omologazione planetaria si fa spietata soprattutto in Vite di scarto, dentro la globalizzazione e Homo consumens.

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  5. Immagine:

    Possible ricerca correlata: painting

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  6. Paradossalmente se l'univa prigione nasce da come noi vediamo noi stessi, uno che fa dell'apparire senza essere ed apparire diverso da quello che è ti potrebbe dire che lui è libero proprio perché evade dalla prigione del come si vede lui. In realtà affermazione labile perché si potrebbe rispondere che lui è prigioniero di come vuol vedersi e quindi poi alla lunga di come si vede e crede di essere. IO credo che l'apparire fine a se stesso sia patetico e superficiale e provochi nella società attuale molti infelici ma al contempo molti ignoranti e questa seconda cosa è molto pericolosa. Apparire diversi da chi si è in primis nasconde un forte rifiuto di quello che siamo nonché l'incapacità reale di cambiarci e quindi ecco la soluzione più facile essere, o meglio fingere di essere altri dentro il virtuale.

    Ultima cosa: la fatica e la stanchezza che tu dici avvertiresti nel tenere in piedi questa pantomima, in realtà molti di coloro che si comportano in questo modo non l'avvertono. Noi sentiamo che la proveremmo perché noi non siamo così.

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    1. Io minuscolo mi è scappata la O maiuscola, non c'era alcuna punta di megalomania ma solo un errore di battitura :-)))

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    2. Insistendo nella scelta dell'apparire si finisce per capire che si vive nella menzogna. Una menzogna amara che diventa una prigione che abbiamo scelto buttando la chiave. Non si torna indietro.

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  8. Ecco, oggi c'è la dissimulazione dell'apparenza, che è la fase 2.
    Molte persone si riempiono la bocca di belle parole, ma poi ciò che conta per loro è l'apparenza...
    Non mi riferisco alla bellona di turno che sui social mette la sua foto in bikini e associa ad essa la frase filosofeggiante di turno..ma in generale ho notato molto questo atteggiamento.
    "Voglio l'uomo profondo e sensibile", poi si "accontentano" dell'esteriorità, basta appiccicarci sopra l'etichetta "sensibile e profondo", per darsi un tono.
    Ma appunto la verità è un'altra..che per la maggior parte delle persone conta l'esteriorità :)

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    1. E' molto più difficile Essere che Apparire.
      L'uomo sceglie quasi sempre la cosa che comporta meno sacrifici.
      Andare controcorrente non è da tutti. Un giorno chi imbroglia dovrà gettare la maschera e sarà pianto e stridore di denti.

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  9. Hai ragione Gus...è molto più difficile Essere che Apparire e io aggiungerei alla tua riflessione anche "Sentirsi". Avvertire la propria coscienza! Credo che sia questo, principalmente, il problema di molti superficiali. La totale ignoranza della propria essenza. Alcuni personaggi non hanno mai acquisito la consapevolezza di Esseri umani e sono dominati dagli istinti primordiali, primo fra tutti quello della supremazia sugli altri, sbandierata e pavesata ai quattro venti, in caso di vanagloria spocchiosa, fino ad arrivare ai casi più estremi e violenti. Ciao Gus...sempre interessante leggerti. Un saluto e un sorriso.

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    1. La società che ha scelto il sistema del capitalismo mette in competizione gli uomini. L'importante è batterlo. Per ottenere questo risultato mette una maschera per nascondere le proprie debolezze. Tutto questo crea una dissociazione dell'Io. La ragione cessa di funzionare da filtro e scartare l'affettività negativa che crea problemi di convivenza. Le conseguenze sono molto pericolose.
      Ciao Vivì.

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  10. La società tende a banalizzare un individuo, non solo dandogli una maschera, ma semplificando il suo essere in una delle categorie 'prefabbricate'.
    Ogni nostro comportamento deve essere inquadrato in questa categoria attribuitaci.
    Noi stesso diventiamo prigionieri di questo meccanismo.
    Ma d'altra parte a volte va bene anche così, perché non riusciamo a capire chi siamo veramente.

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    1. Le cose non sono mai così terribili da non poter peggiorare.

      Antonio Fogazzaro

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    2. Il fatto che l'uomo percepisce che l'apparenza conta più della sostanza porta a una caduta della cultura, dei valori e dell'etica. La conseguenza è la fine del desiderio in senso esistenziale. Per te donna con gli attributi ben fatti ti chiedono di allungarti sopra un'automobile, oppure di fare l'ombrellina. Questa è la maschera e il ruolo che la società ( il Potere) ti dà, e se la togli appare un volto terrificante.

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  11. Non amo apparire ma non tutti siamo uguali e c'è chi lo fa a tutti i costi

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    1. Sì, per molti apparire è la cosa più importante.

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  12. «Essere se stessi è una virtù esclusiva dei bambini, dei matti e dei solitari.»
    (Fabrizio De André)

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    1. "L'importante non è apparire.
      Ma sparire ricolmi di incanti."
      Paco Duval

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    2. Fabrizio sniffava?

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    3. Paco me gusta.
      Ciao Elisa.

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  13. Io appaio per come sono!

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  14. Apparire non è essere.
    Buon fine settimana.

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  15. Credo che molto dipenda anche dagli interlocutori, amici, conoscenti. Per alcuni è difficile accorgersene; per altri decisamente più semplice. Altri ancora, invece, diciamo che stanno semplicemente al gioco: so che non sei ciò che mostri, ma me ne frega niente.
    Sull'andare per troppo tempo avanti con delle maschere, beh... alcuni sono dei veri e propri professionisti.

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    1. Sicuramente una professione sbagliata.
      Ciao Guido.

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  16. Boa tarde meu querido amigo Gus. Espero que nesse ano a nossa sociedade tire algum aprendizado desse ano.

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