lunedì 24 giugno 2019

La nostra concezione del presente








Hegel rappresenta il caso più lampante di romanticismo non pessimista: egli è convinto che l’uomo possa, avvalendosi della ragione, raggiungere l’infinito. E' uno dei filosofi più ottimisti della storia per questo esorcizza anche il negativo, che è solo un momento, un passaggio obbligato verso la certezza del Mistero. Poiché l'uomo non è in grado di valutare anche in chiave prospettica il positivo e il negativo, ogni accadimento della sua vita richiede una lettura diversa.
“Preso dal vortice del lavoro e degli impegni, ciascuno consuma la propria vita sempre in ansia per quello che accadrà e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani, né lo teme (Seneca)".
Il tempo si pone come qualcosa che è distinguibile in parti e quindi divisibile: presente, passato e futuro. Ma queste parti del tempo, che costituiscono l’orizzonte della nostra vita, quando vengono analizzate, diventano prima inafferrabili per poi quasi dissolversi: passato e futuro infatti sembrano appartenere piuttosto al nulla che all’essere, sono varianti per così dire del nulla: giacché l’uno non è più, l’altro non è ancora. E tuttavia l’uno costituisce il distendersi e l’accumularsi nella nostra memoria dell’esperienza del nostro trascorrere cioè vivere, l’altro si pone come l’apertura dell’orizzonte del nostro agire, cioè del nostro rapportarci al mondo secondo i nostri bisogni, paure e speranze. Lo stesso presente, nella sua riduzione al puro punto senza estensione, mostra di non poter avere nessun carattere di permanenza e di stabilità come pure sembra richiedere la nostra ingenua concezione del presente.
Eppure siamo noi a complicarlo il tempo. Dopo averlo inscatolato in cicli. Mentre continuiamo a rubarcelo dalle mani "presi dal vortice" delle nostre insensatezze.
Non è mai uno spreco fermarsi un attimo e gustarci il presente.



33 commenti:

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  2. Il tempo, filosoficamente?
    Tutto è passato, presente e futuro.
    Se io guardo una persona che sta a cento metri da me il tempo impiegato per vederla annulla il concetto di presente. E' già un tempo passato proiettato verso il futuro.
    Nel cielo stellato vedi la luce di un astro. E' probabile che la stella non esista più. Hai l'impressione del presente ma ti trovi nel passato.
    Se ci sediamo sulla riva degli istanti per contemplarne il passaggio, finiamo col non distinguervi altro che una successione senza contenuto, tempo che ha perduto la sua sostanza, tempo astratto, varietà del nostro vuoto. Un altro passo e, di astrazione inastrazione, esso si assottiglia per colpa nostra e si dissolve in temporalità, in ombra di se stesso.
    E. M. Cioran

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  3. Come dico sempre:
    un occhio al passato perché i ricordi sono importanti, anche se non dobbiamo diventarne prigionieri;
    un occhio al futuro perché un minimo di programmazione va fatta;
    sguardo e pensiero saldo al presente per sfruttare al meglio ogni ora che abbiamo a disposizione (e sia ben chiaro, anche un ozio costruttivo è spendere bene il tempo).

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  4. Chi vuole avvicinarsi a Cioran apra questo libro: è forse il suo più perfetto, ma soprattutto è quello che lo rivela nei suoi gesti peculiari, nella fisiologia, nel «ritmo suo proprio, pressante e irriducibile». Maestro attuale di quell’arte del «pensare contro se stessi» che si era già dispiegata in Nietzsche, Baudelaire e Dostoevskij, questo scrittore rumeno, al quale dobbiamo la più bella prosa francese che oggi si scriva, appartiene per vocazione alla schiera dei condannati alla lucidità. Che la lucidità sia una condanna, oltre che un dono, nessuno sa mostrarcelo, con altrettanta precisione, con altrettanta inventiva, quasi da camuffato romanziere. E si tratta di una lucidità macerata dal tempo, dall’eredità di tutta la nostra cultura. Se «c’è un “odore” del tempo», e così anche «della storia», Cioran è, fra gli animali metafisici, il più addestrato nel riconoscerlo, nell’inseguirlo, anche là dove spesso chi fa professione di storico non avverte le tracce di questa «aggressione dell’uomo contro se stesso». Non c’è osservatore più perspicace di quel «lato notturno» della storia che oggi avvolge il mondo in un manto oscuro. Che cosa sia, che cosa sia stata l’Europa si respira in ciascuna di queste pagine. E mai corriamo in esse il pericolo di cadere in una maiuscola Serietà, «peccato che nulla può riscattare». Trovandosi a vivere in un’epoca dove essere «epigoni è di rigore», Cioran ha voluto spingere l’ironia delle sue buone maniere sino a comporre, in una pagina memorabile di questo libro, un elogio della futilità, di quella «futilità cosciente, acquisita, volontaria» che è la «cosa più difficile al mondo». Per noi che «abbiamo il fenomeno nel sangue», che nasciamo già «in preda alla febbre del visibile», ogni strategia per approssimarsi alla «liberazione da sé e da tutto» implicherà le virtù della leggerezza, dello stile e della mistificazione. Così, «per diventare futili, dobbiamo tagliare le nostre radici, diventare metafisicamente stranieri».
    Sul destino degli Ebrei o sulla fine dell’antichità, su Pascal o su Saint-Simon, su Gogol’ o su Epicuro, sulla smania analitica o sulla noia, sulla «superstizione dell’atto» o sui nostri «dèi alla deriva», questo metafisico straniero ha qualcosa di essenziale da dirci, ma non si sofferma mai troppo, come se ogni verità fosse tollerabile soltanto se si mostra nei barbagli di una imprevedibile conversazione. Sarebbe un’inutile lode sottolineare la chiaroveggenza di questo libro, che è del 1956, là dove parla di tendenze storiche, psicologiche, letterarie. Cioran non va letto per trovare conferme. Per lui, la «tentazione di esistere» (a cui dedica un’ultima ironia: «Esistere è una inclinazione che non dispero di far mia») presuppone una «iniziazione alla vertigine», e la sua pagina comunica al lettore una scossa allarmante per ogni certezza verbale. Eppure, alla fine, la sua prosa amara, corrosiva, diventa una compagnia salutare per tutti coloro che si trovano di fronte «un mondo unificato nel grossolano e nel terribile».

    https://www.adelphi.it/libro/9788845905506

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  5. Pensare troppo al futuro è fuggire il tempo presente, dobbiamo concentrarci sui passi che stiamo facendo ora, perché sarà un modo di preparare il futuro. Altrimenti è come trovare vie di fuga per non pensare a ora.

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  6. Vivo molto il presente, il famoso qui e ora.
    Non penso sia l'atteggiamento più giusto, ma è l'unico che riesca ad avere da qualche anno a questa parte.
    Mi piace pensare a questo esatto momento, vivendolo il più possibile. Del resto "del doman non v'è certezza".
    Buona giornata.

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  7. Il presente è certezza mentre il passato è monco, pasticciato e a volte falso. Il futuro vale meno di un sogno.
    Grazie Sara.
    Ciao.

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  8. Sarebbe auspicabile vivere appieno il tempo presente, l'unico che ci appartiene, tuttavia, nella realtà, il più delle volte viviamo il tempo in base alle nostre aspettative. Quando sto per aspettare l'esito di un'analisi medica vorrei che i giorni si facessero attimi, quando sono nella gioia vorrei che il tempo si annullasse, insomma il tempo è, per ciascuno di noi, qualcosa di molto variabile e prende forme e sfumature inimmaginabili. Ciao Gus e buon pomeriggio.
    sinforosa

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    1. Quando sto tranquillo vivo molto il presente.
      Grazie.
      Ciao.

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  9. Quindi dopo tutte queste parole interessanti e complicate il riassunto è: viviti la vita un respiro alla volta!
    il caso è chiuso 😂 (scherzo;)

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  10. E’ un bel modo di prendere la vita.
    Un giorno alla volta.
    Domani non esiste,è lontanissimo,molto oltre ogni possibile orizzonte. Esiste questo giorno che è appena cominciato o che è nel mezzo o sta per finire.
    Un giorno alla volta.
    Un passo alla volta. Un respiro alla volta. Un battito di cuore alla volta.

    Jovanotti.

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  11. Secondo me il presente non lo viviamo mai, perché ci sfugge subito ed è già passato. Ho sempre pensato che riuscire a entrare nel presente e a viverlo significhi entrare nella vita eterna già qui sulla terra, farne per così dire l'esperienza. A me è parso di provarlo un paio di volte, è uno stato di assenza di pensieri, di pace totale, di consapevolezza estrema pur essendo allo stesso tempo sparito l'io.

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    1. Per te il presente è il millesimo di secondo, invece no.
      Il presente è un arco di tempo collegato. Il significato del post è che non si può vivere guardando il passato o pensando al futuro che non si può conoscere.
      Ciao Filippo.

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    2. “Portati appresso il passato solo se hai l'intenzione di costruire"

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  12. “Che altri tempi non tolgano vita alla tua giornata.”

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  13. “Io non vivo né nel mio passato, né nel mio futuro. Possiedo soltanto il presente, ed è il presente che mi interessa. Se riuscirai a mantenerti sempre nel presente, sarai un uomo felice. La vita sarà una festa, un grande banchetto, perché è sempre e soltanto il momento che stiamo vivendo.”
    Paulo Coelho

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  14. “Non indugiare sul passato; non sognare il futuro, concentra la mente sul momento presente.”
    Buddha

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  15. “In tre tempi si divide la vita: nel presente, passato e futuro. Di questi, il presente è brevissimo; il futuro, dubbioso: il passato, certo.”
    Lucio Anneo Seneca

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  16. “I tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Questi tre tempi sono nella mia anima e non li vedo altrove. Il presente del passato, che è la storia; il presente del presente, che è la visione; il presente del futuro, che è l'attesa.”
    Sant'Agostino

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  17. “Il passato non si cambia, ma se si cambia il presente si finisce per cambiare anche il futuro.”
    Jean-Paul Malfatti

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  20. Il tempo non è una questione da poco.
    Di per sé non esiste, ce lo insegna Einstein, e tutto è impermanente (Buddha).
    Io però in questo caso cito Yoda: "sempre in movimento il futuro è, tua mente tieni concentrata sul presente.".
    Di più, con 41 gradi, non riesco a scrivere.
    Amico caro, perdonami!
    Ti abbraccio.

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    1. Sono posizioni filosofiche e scelte di vita personali.
      Il caldo certamente non aiuta.
      Un abbraccio Francesca.

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  23. Che poi è il presente che conta: mentre leggo, mentre scrivo, mentre penso.
    Non altro.

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  24. Una delle cose che ho imparato finalmente - posso dirlo con orgoglio - è proprio vivere il presente. Qualsiasi cosa si stia facendo.
    Ho la consapevolezza che il futuro sia sempre più corto. Per questo vivo provo a vivere ogni secondo del presente.
    Prima invece avevo un falso modo di vivere il presente, legato più che altro alla paura di dover prendere delle scelte future.

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    1. Molte persone si ingabbiano in un passato che non esiste più e possiamo dire che sognano. Lo stesso accade quando si pensa al futuro. Noi non abbiamo nemmeno la certezza di vivere un minuto in più.

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