mercoledì, luglio 03, 2019

Il cammino della testimonianza






Si chiama fede, conoscenza per fede, il riconoscimento della realtà attraverso la testimonianza che porta uno, che si chiama appunto testimone o teste. E' una conoscenza della realtà che avviene attraverso la mediazione di una persona fidata, adeguatamente affidabile. Io non vedo la cosa; vedo soltanto l'amico che mi dice quella cosa, e quell'amico è una persona affidabile, perciò quello che lui ha visto è come se l'avessi visto io. Quindi la fede, prima di tutto, non è soltanto applicabile a soggetti religiosi, ma è una forma naturale di conoscenza, una forma naturale di conoscenza indiretta: di conoscenza però! La ragione è una cosa viva che, perciò, per ogni oggetto ha un suo metodo, ha un suo modo, sviluppa una caratteristica dinamica, ha anche una dinamica per conoscere cose che non vede direttamente e che non può vedere direttamente, le può conoscere attraverso la testimonianza di altri: conoscenza indiretta per mediazione."
Mia figlia torna a casa tutta emozionata e mi dice: "Papà, mentre andavo dal parrucchiere ho visto un autovettura che ha investito un passante. E' arrivata l'autoambulanza, ma ormai era morto".
Io non ho visto l'incidente, ma credo a mia figlia perché la reputo una testimone attendibile.
Questo fenomeno è una testimonianza per fede.
Cristo, nel suo lungo peregrinare parlava e la gente ascoltava.
Chi lo aveva sentito lo raccontava a un conoscente e questi a un'altra persona. Qualcuno che conosceva Cristo ha cominciato a scrivere le sue parole. Anche chi non lo conosceva, basandosi su una testimonianza credibile, ha fatto altrettanto. Così sono nati i Vangeli, le prime comunità di credenti e infine la Chiesa.
La cultura, la storia e la convivenza umana, si fondano su questo tipo di conoscenza che si chiama fede, conoscenza per fede, conoscenza indiretta, conoscenza di una realtà attraverso la mediazione di un testimone.
Tu sei certo che Napoleone sia esistito? Lo hai conosciuto? No, di certo, ma ci credi perché è scritto nei libri di storia.
Due evangelisti, Matteo e Giovanni, apostoli di Gesù, hanno scritto servendosi della propria personale memoria.
Gli altri due, Marco discepolo di Pietro, e Luca, discepolo di Paolo, attingendo ai ricordi e alle testimonianze.
Ognuno racconta le parole di Cristo in base alla propria sensibilità. Le discordanze possono essere casuali, come i ladroni, cioè momenti diversi dello stesso fatto o dimenticanze. Le parole di Gesù non venivano scritte perché sulle tavolette era scomodo, mentre i fogli di papiro erano costosissimi. In entrambi i casi scrivere era un procedimento estremamente laborioso, che non poteva essere usato nella vita quotidiana e nel rapporto maestro-discepoli.
I Vangeli riconosciuti dalla Chiesa sono quattro, gli altri non vengono reputati attendibili.


36 commenti:

  1. Possible ricerca correlata: conoscenza per fede

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    1. La fede cristiana non è una teoria o una filosofia, è l’incontro con Gesù. Queste sono le parole pronunciate dal Papa, e le trovo veritiere nello spiegare la fede cristiana. La grande sorpresa è che Lui mi sta cercando, prima che io incominci a cercarlo.
      Mi sovviene alla mente nel Vangelo di Giovanni 1,21-31, il Battista risponde: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete…Ancora non si era manifestato apertamente.
      Noi ora sappiamo chi è il Risorto.

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    2. Il Mistero sarà clemente verso chi con la fede ha seguito un cammino in umiltà senza pretese di conoscenza.
      Noi dobbiamo solo affidarci alla Misericordia del Mistero.
      Ma il parlare di Cristo è chiarissimo e dobbiamo adeguarci a quello che ci chiede senza stare a vedere se è scritto nei 4 vangeli o solo in uno.
      Dopo la Riconciliazione c'è l'Eucarestia. Questo è il cuore della Messa. E' nel centro della Celebrazione incastonata nella Parola.

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    3. L'influenza storica di Paolo nell'elaborazione della teologia cristiana è stata enorme: mentre i Vangeli si occupano prevalentemente di narrare le parole e le opere di Gesù, le lettere paoline definiscono i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione, ripresi dai più eminenti pensatori cristiani dei due millenni successivi.

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    4. L'uomo agisce sempre in maniera più o meno consapevole in vista di un fine, e nel cercare quale mai possa essere questo fine. Anzitutto bisogna mostrare come tutti i beni naturali, che sono alla portata delle sole forze dell'uomo, non riescono a soddisfare la sua sete di felicità: né le ricchezza, né gli onori, né la fama, né il potere, né la perfezione corporale, né il piacere, né la perfezione dell'anima, né in generale alcun bene creato può costituire la sua felicità ovvero beatitudine.

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  2. Un bellissimo e utilissimo post per raccontare come sono nati i Vangeli e la fede che ne consegue. Sei stato bravissimo perché hai adoperato parole davvero accessibili a tutti. Bravo Gus. Buona serata.
    sinforosa

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    1. Grazie sinforosa.
      La conoscenza porta sempre a scrivere in un modo chiaro.

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    2. Ne sono convinta.
      sinforosa

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  4. Io ho fede in Cristo. Poi do' una letta al Dizionario teologico e mi cascano le palle per terra.

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    1. E' teologia. Tutta la storia del mondo è ricavata dalle testimonianze. Napoleone lo hai mai visto? Eppure ci credi.
      Lo stesso è Cristo.

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  5. Quello che si pensa potrebbe essere importante, ma nella nostra vita contano esclusivamente le azioni.
    E può capitare che il samaritano ateo abbia più fede del sacerdote e del levita.

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  6. Mi piace molto la concezione di fede come "incontro", una parola che contraddistingue anche la nostra vita al di là dell'aspetto religioso, come mi ha sempre affascinato la metafora dei "pescatori di uomini".
    E' importante poi capire l'attendibilità del testimone (discorso generale, non legato a chi ha testimoniato la presenza, i viaggi e la parola di Gesù Cristo).
    Nella nostra società infatti "i testimoni attendibili" sono sempre più rari, è tutta una distorsione di fatti...

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  7. Al di là dell'aspetto della religione c'è l'uomo dotato di grande sensibilità.
    "Si chiama fede, conoscenza per fede, il riconoscimento della realtà attraverso la testimonianza che porta uno, che si chiama appunto testimone o teste. E' una conoscenza della realtà che avviene attraverso la mediazione di una persona fidata, adeguatamente affidabile".

    La storia del umanità avviene tramite questa metodologia.

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  13. Credere a tua figlia che ti racconta di un incidente e credere che ci fosse un uomo che 2000 anni fa moltiplicava il pane e i pesci e che camminava sulle acque sono due cose ben distinte. Nel primo caso si tratta di semplice fiducia, dovuta alla buona conoscenza e all'affetto nei suoi riguardi, nell'altro di fede che richiede molta più disposizione ad abbandonarsi alla totale credenza nell'altro e in ciò che asserisce.
    Di Napoleone ci sono prove storiche e documentate, lo stesso non si può dire di Gesù Cristo (sì, c'erano 4 prove storiche, ma sono state confutate tutte).
    Mi sembra che il post sia lo sviluppo sul versante 'fede' del commento che mi hai scritto ieri sull'amicizia. Per natura siamo portati a dubitare dell'altro, sono schemi che se pur obsoleti (perché risalgono alla preistoria, quando dovevamo difenderci dagli scimmioni esterni alla tribù che ci attaccavano per rubarci carne, pelli, donne e quant'altro) e dunque involutivi in qualche modo ci danno l'illusione di sentirci meno vulnerabili.
    Ciao

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  14. La storia è fatta di testimonianze. Credere in Cristo significa che il tuo io ha trovato quello che cercava: un modo di vivere che soddisfa le esigenze primarie dell'io.
    L'attualità dei vangeli è la prova che l'uomo-dio che parlava era veramente Cristo.
    Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
    E' un proverbio stupido, contrario a quanto c'è di più evidente.
    La capacità di fidarsi è propria dell'uomo grande e adulto, dell'uomo che ha conosciuto molte cose, che ha riflettuto su tutto: egli sa immediatamente quando l'altro gli parla se deve dubitare o se l'altro parla schiettamente.
    Quanto uno è più ricco di umanità, quanto più uno è critico di se stesso, è cosciente dei limiti del suo andare umano, è cosciente della sua realtà, tanto più che sa quando e come fidarsi.
    Sapersi fidare: questa è genialità.
    Non sapersi fidare: questo è un errore che commettono tutti, anche il marito verso la moglie, anche la madre verso il figlio, il figlio verso i genitori.
    E questo è all'origine di tanti dissesti.
    Istintivamente e naturalmente sono uno che si fida. Ma perché questo avvenga anche razionalmente l'altro mi deve assomigliare, cioè devo riconoscere in lui le mie stesse modalità, non necessariamente negli atteggiamenti comportamentali.
    E' chiaro che le brutte esperienze sono un deterrente che creano una sovrastruttura diffidente. Ma se volessi solo interrogare il mio istinto direi che mi fido, fin troppo. Credo nel potenziale buono di tutti.
    Spesso capita di fidarsi di chi non si dovrebbe e non fidarsi di chi invece lo meriterebbe.
    La fiducia dipende da cosa ti aspetti dagli altri, dipende da cosa desideri, dipende da cosa stai vivendo in un particolare momento, da cosa "ti serve" dentro.
    Ho letto che l’essere chiusi in se stessi, stare sempre sul chi va là, non aiuta né se stessi né migliora il rapporto con gli altri con cui bisogna inevitabilmente rapportarsi, almeno che non si voglia vivere da eremiti in mezzo ad un’isola deserta.
    E sono pienamente d'accordo.
    Un amico sincero è un balsamo nella vita, è la più sicura protezione.
    Potrai raccogliere tesori d’ogni genere ma nulla vale quanto una vera amicizia.
    L’amico suscita nel cuore una tranquillità che si diffonde in tutto l’essere.
    Con lui si vive un’unione profonda che dona all’animo gioia inesprimibile.
    La sua presenza ridesta la nostra mente e la libera da molte preoccupazioni.

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  15. Due evangelisti, Matteo e Giovanni, apostoli di Gesù, hanno scritto servendosi della propria personale memoria.
    Gli altri due, Marco discepolo di Pietro, e Luca, discepolo di Paolo, attingendo ai ricordi e alle testimonianze. Ognuno racconta le parole di Cristo in base alla propria sensibilità. Le discordanze possono essere casuali, come i ladroni, cioè momenti diversi dello stesso fatto o dimenticanze. Le parole di Gesù non erano scritte perché sulle tavolette era scomodo, mentre i fogli di papiro erano costosissimi. In entrambi i casi scrivere era un procedimento molto laborioso, che non poteva essere usato nella vita quotidiana e nel rapporto maestro-discepoli.
    E' pesante scrivere. Meglio raccontare.
    Poi non è rimasto quasi nulla di originale. Dobbiamo dire grazie a chi iniziò a ricopiare tutto su carta nel Medioevo, compreso anche i racconti greci e altro. I certosini non erano di parte, ma forse sono di parte gli storici.

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  16. La fede è una scelta. Non si può sapere quanto attendibile sia un "testimone". Ma ci affidiamo. È una specie di salto nel vuoto. Gesù ci assicura, ad esempio, che ogni cosa chiediamo nel suo nome ci verrà data. Paolo (Rm 10, 13), citando Gioele (3, 5): "Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato'", ecc. Non si può sapere che un'informazione ricevuta era attendibile finché non se ne sperimentano gli effetti. È per questo, ad esempio, che i testimoni di un miracolo, ovvero di un intervento di Dio nel mondo, si affrettano a raccontarlo (v. ad es. il recente film "Atto di fede"), perché le testimonianze rafforzano la fede.
    L'essere la fede conoscenza sta anche in scopi per così dire pratici. Faccio una cosa, prego, vivo in un certo modo, e come conseguenza succede un'altra cosa. A me ha sempre aiutato l'immagine del computer. Non occorre conoscere il funzionamento di ogni singola parte dell'apparecchio, l'importante è sapere che premendo un dato tasto succede una data cosa. Così è per il funzionamento dell'universo. La sapienza relativa a ogni singola sua parte ce l'ha solo il Signore (Sir 1, 1). Agli uomini ogni tanto viene rivelata una parte di questa sapienza, così che possa essere operativo nella misura in cui gli compete.

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  17. La fede è un dono. Il credere ti permette di capire un po' del Mistero.
    La fede è anche una scelta di vita che Cristo ci insegna nei Vangeli.
    Ciao Filippo.

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  18. Certo, la fede è un dono nel senso che "come potranno credere, senza averne sentito parlare?" (Rm 10,14). Dobbiamo ringraziare chi ci ha parlato di Gesù e Dio che ci ha mandato tale annunciatore. Ma il salto nel vuoto di affidarci lo abbiamo fatto noi.

    Complimenti comunque per il post, concordo con Sinforosa sulla sua chiarezza e informatività.

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  19. Certo, la fede è un dono nel senso che "come potranno credere, senza averne sentito parlare?" (Rm 10,14). Dobbiamo ringraziare chi ci ha parlato di Gesù e Dio che ci ha mandato tale annunciatore. Ma il salto nel vuoto di affidarci lo abbiamo fatto noi.

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  20. La Fede non si compra. Se credi è perché Dio lo permette.

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    1. Scusa se ritorno su questo argomento, ma non riesco a togliermelo dalla testa.
      Secondo me esiste questa differenza:
      “Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza” (Rm 10, 10).

      La professione di fede si fa con la bocca, e questa è una ‘sceltaʼ che lʼuomo fa. Il dono che si è ricevuto fin qui è solo quello dellʼannuncio – Gesù Cristo è il Figlio di Dio.
      Anche un musulmano conosce questa proposizione, eppure ‘sceglieʼ di non fare la professione di fede.

      Il giorno in cui si arriva a credere con il cuore, invece, si ‘vedeʼ, si ‘capisceʼ qualcosa su Dio o sulla figliolanza divina o su qualsiasi altro mistero della fede. Quello è il giorno in cui si è illuminati dallo Spirito Santo.
      Lʼesempio più grande di un momento come questo è: “Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli»” (Mt 16, 16-17). Questa è propriamente una grazia.
      È lo Spirito Santo che trasforma la fede in conoscenza vera. Credere in questo modo è realmente, come dici tu, impossibile se Dio non lo permette.

      Ma decidere di credere in una dottrina anche senza capirci niente, facendo il ‘salto nel vuotoʼ e affidandosi, secondo me è lasciato alla libertà umana.
      Da come la metti tu, mi sembri difendere un predestinazionismo.

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    2. I Vangeli indicano all'uomo, passo, come devono vivere. Sono attuali, l'umanità è grandiosa. Che dire. Non credere è soltanto un'ostinazione.

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