martedì 21 agosto 2018

Tutte le sfaccettature







Non credo che la definizione di un blog come un momento virtuale della vita sia esatta. Per me si tratta di qualcosa che è reale. Diciamo che è come scrivere una lettera e avere delle risposte. Quello che si dovrebbe capire è come le persone interagiscono.
Ma tutti noi siamo diversi a secondo dell'ambiente e delle persone con cui ci relazioniamo.
Gli atteggiamenti comportamentali che ho allo stadio, mentre assisto ad un incontro di calcio, sono molto diversi da quelli che ho in ufficio. E anche nel posto di lavoro assumo diversi atteggiamenti a seconda che stia parlando con il direttore o con un impiegato. Anche nella famiglia parlo a mia moglie in un certo modo che è differente dal linguaggio che ho con i figli.
In realtà siamo una, cento, mille persone.
Il guazzabuglio di parole è specchio di un tipo di pensiero e le chiusure ideologiche nullificano la persona privandola della libertà di un dialettico confronto che accolga idee anche discordi.
A volte si adottano frasi irriflesse e distorsioni semantiche dove spesso manca una coerenza logico-argomentativa.
Certe dinamiche comunicative individuali e di gruppo della vita reale è possibile che si replichino nella dimensione virtuale non ancora molto indagata nella sua specificità. Nei limiti ho esaminato varie volte il problema e anche recentemente in Internet tra realtà e finzione, ecc.
Attraversando alcuni blog o forum mi è sembrato che ci sia una tendenza a preferire le astrattezze e la fuga evasiva dalle varie e contrastanti forme della vita. Se si tenta di esaminarne qualche aspetto concreto e quotidiano, anche in modi non complessi, risulta veramente fuori portata di comprensione, ma se viene percepito dissonante con una propria visione del mondo credo spesso si finga di non capire, si “fraintende”, si ricorre a digressioni, si disconferma, ecc. E' certo più facile il gioco in cui, viceversa, si finge di capire improvvisate e incomprensibili divagazioni in conniventi rimandi con l'illusione di apparire sapienti, ma in realtà incapaci di riconoscere i punti salienti o ineludibili del tema in esame.

18 commenti:

  1. Nel blog tutti gli utenti portano una maschera.
    Connivenza, paura di inimicarsi qualcuno, terrore di mostrarsi con un volto vero.

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  2. Questo post mi ha fatto pensare a Pirandello e al suo "uno, nessuno e centomila".
    Io credo che questo avvenga in ciascuno, nella vita come nel virtuale. Siamo una cosa ma siamo anche altre mille. Non è finzione, secondo me, ma proprio una sorta di adattamento a quello che ci si trova di fronte.

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    1. Completamente d'accordo con Sara. Penso ad esempio quando si è davanti a certi parenti (non stretti) a cui vorresti dire: "Di voi non me ne frega un cazzo", ma poi metteresti delle persone in difficoltà. E' proprio così: sorta di adattamento.

      Venendo alla questione del blog, a volte dimentichiamo che è cazzeggio, che è anche parlare di massimi sistemi ma come lo si potrebbe fare davanti a un caffè al bar, e poi oh, è anche dare informazioni su determinati argomenti.

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    2. Sara, in parte è vero. E' adattamento ma ci sono quelli che vogliono indossare il jeans troppo stretto per sembrare più attraenti.

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  3. Riky, Ci sono mutamenti comportamentali per aiutare gli altri ma a volte noi siamo diversi per nostro tornaconto.

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    1. Questo si chiama esere falsi o opportunisti ed è a prescindere dal proprio blog.

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    2. Sì, falsi.In molti scrivono solo le mezze verità per non giocarsi un follower o un utente che commenta i post.

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  4. In questi giorni molti di noi stanno analizzando il pianeta Blog, il tuo post, Gus, lo approvo appieno, in tutte le sue articolazioni. Siamo uno , dieci, cento, mille persone in una, non nella persona ma nella sostanza ed è vero. Questa è una ricchezza se le dieci, cento, mille persone che ognuno di noi è rimangono sempre e comunque genuine, sincere e disinteressate. Poi che uno si impegni o meno a “dialogare” o al contrario preferisca tergiversare dipende molto dall’età, dalle esperienze, dalla cultura, dagli interessi, dalle motivazioni che lo hanno spinto ad aprire un blog. Buon pomeriggio.
    sinforosa

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    1. Per me è capire la realtà e adeguarsi negli atteggiamenti comportamentali senza snaturare il proprio io.
      Ciao sinforosa.

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  5. Un tema a me molto caro, questo, Da anni studio il comportamento degli utenti sul blog, o almeno provo. E non è semplice trovare delle risposte o almeno per ora non ci sono arrivato.

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  6. Studiando i comportamenti qualcosa si trova. Non facendolo di certo non si conosce nessuno.

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  7. Oggi, come notò Pascal, “nessuno sa più restare solo chiuso nella propria stanza”. Per momenti meditativi che rielaborino fantasie, percezioni, impressioni, ecc. Per revisionare la propria visione del mondo da cui discende il nostro gioire e soffrire che ci rendono vitali, per conoscere i propri modi conoscitivo-emozionali , per ridefinire e affinare quelli comunicativo-relazionali strumento essenziale della vita. Domina un parlare automatico e prevedibile e le questioni serie sono tabù. Non svendiamoci con tediosi affabulatori privi di humour e lievità e ci siano care le persone con cui è possibile sintonizzarci anche per un fugace incontro. Si teme il giudizio o di ammettere la nostra fragilità e il bisogno dell’altro. Una condivisione di emozioni e sentimenti pur avventurosa sarebbe vincente per una consapevolezza non elusa con evasioni e disimpegno.

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    1. La prerogativa e il dovere della forma umana è farsi domande altrimenti diventa una vita di animali che mangiano, dormono, si difendono, si accoppiano, si ammalano e muoiono con la sola differenza che gli animali lo fanno per strada e l'uomo in lussuosi appartamenti.
      Quando l'assurdo si fa norma e specchio della realtà che ti circonda, è difficile mantenersi integri. Si fa, certo, se si pensa, se si sente, ma si avverte una profondissima e immensa solitudine.
      La vera libertà qui, nel mondo materiale non esiste, perché questo contesto non ci appartiene, ci è estraneo perché noi siamo eterni e qui tutto è perituro, anche il ricordo, anche i pensieri, anche la mente (corpo, mente, intelligenza sono vestiti che indossiamo solo per un po’, poi si cambiano).
      Il nostro libero arbitrio in definitiva si riduce a due semplici scelte: o segui le leggi Divine o non segui le leggi Divine.
      Il resto sono due rotaie che ti sei costruito, due rotaie che dove viaggi pensando di guidare.
      Si dovrebbe capire che innanzi tutto si esce dal regno del polveroso dell'assurdo se ciascuno di noi riprende su di sé il mestiere di vivere, il mestiere duro di essere un uomo, quella ricerca del vero senza la quale l'uomo è condannato a una parvenza di incidenza, a una vita spezzata, una vita che non ha senso.

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    2. Chi mente a se stesso e presta ascolto alle proprie menzogne, arriva al punto di non distinguere più la verità, né in se stesso, né intorno a sé. (Fedor Dostoevskij, I fratelli Karamàzov)

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    3. Potrei dirti, lì dove è il tuo cuore, sta il tuo tesoro. Sai perché i supermercati non donano ai bisognosi i cibi in scadenza? Perché per legge gli costa meno eliminarli. Il cane che si morde la coda, fino a che arriverà a mangiarsi tutto da se...

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    4. Storie che oscillano tra il vero e il falso.
      Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire al pianeta (un semplice punto nell’Universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito.




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    5. Perché ha ragione Kant. Io esprimo un giudizio di valore su i comportamenti che ha.
      Se il giudizio di valore è negativo si sente offesa e anche se riconosce che ho scritto il vero dà in escandescenze.

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    6. Kant individua una serie di categorie mentali secondo cui noi interagiamo con la realtà...realtà che chiama "noumeno", a differenza del "fenomeno" che e' il nostro modo di percepirla....ma e' proprio questo dualismo che ha qualcosa di forzato...ciò che e' forzato e' che esista una realtà al di fuori di qualcuno che la percepisce...dopotutto anche le categorie con cuoi Kant esamina l'uomo stesso allora dovrebbero essere soggette al filtro di tali categorie.
      Può esistere una realtà oggettiva in se'?

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