sabato 29 novembre 2014

Ciò che teologicamente si chiama cuore








Come si può non ascoltare il nostro cuore. La sede di tutti i nostri sentimenti,
Siamo creature sue, lui ci ha fatti a sua immagine e questo anelito vibra nel nostro cuore.
Non può essere inascoltato. La nostra inquietudine riposa in Cristo.


giovedì 27 novembre 2014

Ci sono momenti di non fede

La decadenza dei costumi non sta in ciò che fanno Lady D e l'amante, ma nel fatto che i lettori paghino per farselo raccontare. Così scriveva Umberto Eco. Per questo accade che il soggetto dell'azione non sia tanto l’oggetto del giudizio, bene o male, punibile o non punibile.
Oggetto del morbo deleterio, che impedisce di avere uno sguardo diverso, cioè cristiano, è dato dall'indotto, dalla sovrastruttura, dalla curiosità morbosa che si innesca nel parlarne, vociferarlo, tradurlo in gossip, trattarlo come se fosse esterno a sé ma senza comprendere che nel momento in cui se ne è in vario modo investiti, l’uomo ne assume la colpa e la responsabilità. L’uomo si sente solo e invece di aggrapparsi a Cristo si lascia andare.
Gesù è Dio che vive l'esperienza umana da uomo.
Come uomo ha sete, come uomo, in un momento di sconforto, si sente solo. Ma non è stato abbandonato. Come uomo ha dubitato e la Fede gli è venuta meno. Le latitanze di Gesù rappresentano la nostra salvezza. Siamo perdonati perché vacillando Cristo, Dio prende atto della debolezza dell'uomo e ci perdona.
Il progetto di Dio era di dimostrare all'umanità che con la Fede l'uomo vince sul Male, ed è giusto, ma Cristo ci ha fatto comprendere che anche il Dio fatto uomo può avere momenti di non-Fede.
E di fronte all'Assoluto che cede come si fa a non perdonare il Poco che pecca?


lunedì 24 novembre 2014

La Première gorgée de bière






Non conoscete Philippe Delerm , romanziere francese e il suo primo libro "La prima sorsata di birra."
E nemmeno sapete che nel libro, ad un certo punto, parla dell'assenza, proprio così:
 
L'assenza non è nulla.
Un tavolo poggiato contro l'oceano del silenzio, dell'inchiostro, della carta.
Tutto è molto forte, la notte svanisce o la notte viene, non ho paura.
La testa un po' inclinata, guardo solo il foglio di carta.
Le parole volano via e tu sei là. L'assenza non è nulla,
un po' di tempo purissimo per inventare domani.
L'assenza è un'assoluta neutralità, indifferenza,
quiete apparente, stasi, uniformità opalescente
e grigiore appena tiepido.
L'assenza ha sempre un senso.
Ha cangianti valenze.
 
e non sapete che io non c'entro nulla con le more nei boschi d'estate, le conversazioni attorno al tavolo di cucina sgranando piselli, il profumo delle mele in cantina, la voce di chi si ama che dice più di quanto dicano le parole, il rosso cupo di un bicchiere di Porto da centellinare, il lieve fruscio della dinamo contro la ruota durante una pedalata notturna... Istanti preziosi, che vanno colti nella loro immediatezza e assaporati con tranquillità.
 
 
 
Tempus fugit 
 
 
 
Rari nantes in gurgite vasto 
 
 



sabato 22 novembre 2014

L'amicizia Spirituale" di Aelredo di Rievaulx




Amare se stessi significa essere nella grazia di Cristo. Essere degni di Cristo. Solo così puoi capire l'amore e donarlo agli altri.




martedì 18 novembre 2014

Apriamo gli occhi sulla schiavitù infantile

Corsera  ventisettesima ora 



Mentre leggete questo articolo, 5,5 milioni di bambini in tutto il mondo perdono la loro infanzia nella schiavitù. Vengono picchiati, sottoposti ad abusi, spesso a violenze sessuali. Costretti a lavorare in bordelli, miniere, fabbriche di mattoni, pescherecci, alberghi. O in abitazioni private come domestici. In molti casi diventano soldati, spose-bambine o spacciatori di droga
La schiavitù infantile è all’apice della sua diffusione. Ogni giorno si vendono sul mercato nero bambini di appena cinque anni a prezzi più bassi dei capi di bestiame. Una volta caduti nelle mani dei nuovi padroni, sono costretti a lavorare anche 20 ore al giorno. Le bambine sono particolarmente a rischio, perché più vulnerabili allo sfruttamento sessuale, una delle forme di schiavitù più redditizie.
Se da un lato la globalizzazione ha contribuito ad abbattere le barriere tra le nazioni, dall’altro ha favorito la domanda di lavoro minorile come mai prima d’ora. Avete mai pensato che i componenti dei telefonini che usiamo ogni giorno, le scarpe che portiamo ai piedi, il tè che sorseggiamo potrebbero essere stati prodotti da schiavi bambini?
Il punto di partenza è l’istruzione. Tutti i bambini – a prescindere dall’etnia, dal genere, dalla religione e dalle capacità individuali – hanno diritto all’istruzione, e i governi devono compiere uno sforzo congiunto affinché questo obiettivo diventi una priorità a livello globale. È necessario elaborare strategie innovative per colmare il gap dei finanziamenti alla scuola e garantire l’istruzione primaria universale.
La macchina della giustizia ha bisogno di una profonda revisione. Oltre all’esigenza di un’azione più efficace per contrastare il traffico di minori, occorre tener presente che spesso sono i funzionari corrotti – a tutti i livelli gerarchici – i principali alleati di trafficanti e sfruttatori.
Gli imprenditori devono assicurarsi le loro catene di fornitura escludano l’impiego di lavoro minorile e di qualsiasi forma di schiavitù. Troppo spesso non sanno, o scelgono deliberatamente di ignorare, cosa avviene a monte della filiera. E noi, come consumatori, dobbiamo chiedere serie garanzie che tutto ciò che mettiamo nella busta della spesa non derivi dallo sfruttamento di minori.

sabato 15 novembre 2014

Il silenzio nel cuore del Mistero







Nelle nozze di Cana, quando il vino è finito e avrebbe guastato la festa, Maria chiede al Figlio il miracolo. Gesù risponde che non è ancora il tempo, ma la Madonna dallo sguardo del Figlio comprende il sì, e infatti dice ai servitori: " Fate tutto quello che egli vi dirà".
Ecco, noi non possiamo immaginare la Bellezza dello sguardo del Figlio che si incrocia con quello della Madre.



lunedì 10 novembre 2014

Dare una risposta alla vita





Forse negli anni che sono passati si è fatta un po’ di confusione su tante cose.
Alla ricerca di un modo nuovo di vivere c’è stato un grande pasticcio sul concetto di libertà, di educazione e sul concetto di vita.
Il modo vecchio non era più buono, ma non era pronto un modo nuovo.
E il nostro mondo è sempre più complesso, tende sempre di più a trasformare gli esseri umani, i cittadini in numeri, in soggetti senza identità da definire tramite regolamenti, indagini di mercato, circolari.
Diventa per tutti più difficile sviluppare un’identità, una risposta alla vita.
Un essere "veri" e profondamente se stessi.
E come si può quindi trasferire con decisione quello che si è appreso a dei giovani ormai diventati adulti?


sabato 8 novembre 2014

Egoismo nei rapporti umani







Per orgoglio, per presunzione di essere migliori dell'altro, a volte solo per pigrizia, non riusciamo ad aprirci a chi abbiamo di fronte, a tendergli la mano e ad andare incontro ai suoi bisogni, alle sue esigenze. E le rare volte in cui ci sforziamo di metterci da parte un attimo per capire l'altro, lo facciamo con chi non merita. Veniamo delusi, e ci convinciamo che essere egoisti è davvero l'unica soluzione possibile. Ma non è vero. Vale sempre la pena di fare un primo passo verso gli altri. Nei rapporti di coppia, l'egoismo è causa/effetto, a mio avviso dell'incomunicabilità e delle crisi.
Effetto di una immaturità e superficialità nell'affrontare un legame. Più in generale l'egoismo nei rapporti umani credo sia a sua volta causa/effetto insieme e sintomo di sfiducia e chiusura verso il prossimo.




venerdì 7 novembre 2014

La scelta di Brittany: il suicidio

           




Se c'è una cosa che ho capito è che nei momenti di difficoltà e di dubbi collettivi la chiacchiera s'impenna vertiginosamente. Chiunque chiacchieri sotto l'effetto macabro di qualcosa e propone una soluzione qualsiasi direttamente o indirettamente, una via assolutamente giusta di considerare le cose anche in buona fede, spesso sta minchionando per primo se stesso. Il vento esiziale della chiacchiera sul testamento biologico come antidepressivo giornaliero è la nuova ricompensa al vivere da guerci in cui il Vaticano ci ha costretto per secoli e secoli. Adesso finalmente siamo più liberi e capaci di sdoganare frasi del tipo “nei tuoi occhi vedo la luna; ho deciso di volerti voler bene ;quando sarai una vera merda ci sarò io accanto a te”. Il primo appuntamento da innamorati lo si farà allo spaccio di un qualsiasi policlinico o in qualche distretto dell'ausl ,ordinando un doppio misto di paccottiglia con salsa piccante il tutto gustato sotto forma d' alimentazione forzata .Lo scambio di sondini naso gastrici in un'atmosfera pulp servirà a dirsi “ti amo” ci si parlerà- guardandosi negli occhi- del futuro stato di coma in cui prima o poi uno dei due dovrà trovarsi. Gli argomenti piccanti ed i momenti più focosi saranno su come e quando staccare la spina. Il venerdì, a lei porta sfiga e nemmeno il 17 va bene a lui, mentre il sabato sera per entrambi sarà fichissimo. Alle le belle giornate non bisognerà togliere nulla ed il testamentino fine-vita ,servirà da passe-partout per lo stadio, per mignottizzarci o al teatro per le prime file. L'unica accortezza in tutto questo new deal dell'amore macabro è di non imprecare mai tornando a casa dopo una giornata di lavoro andata per il verso storto frasi del tipo “non ce la faccio più o sono stanco morto, vorrei morire “perché in caso di riposo forzatamente prolungato, ci si potrebbe ritrovare per mano di un disguido tecnico col partner in qualche tribunale del popolo, a far la fine del topo.


martedì 4 novembre 2014

Il mistero è anche un'ape che costruisce il suo nido

 
 
 
 
 
 
 
 
Dostoevskij ne I fratelli Karamazov, dice: «L’ape conosce la formula del suo alveare, la formica conosce la formula del suo formicaio, ma l’uomo non conosce la propria formula». Se non c’è risposta a queste domande, perché allora le domande esistono? O come più pacatamente accenna Pavese, ne Il mestiere di vivere, «E allora perché attendiamo?». Ad un uomo, per riconoscere con certezza il significato di tutto, della sua vita e perfino della storia, occorre che quel significato si comunichi, e questo a me è accaduto. Le auguro di incontrare quell’uomo che mi ha detto: «Che ti importa se prendi tutto il mondo e poi perdi te stesso?». Io sono il punto di coscienza del reale perché se io non fossi è come se non esistesse nulla, tutto esiste perché io me ne accorga.
 


domenica 2 novembre 2014

Solo una notte d'amore





"Una ragazza pugliese molto accogliente", splendida metafora... io niente rivoluzioni, un'idea di anarchia ce l'ho nel sangue ma rimarrà embrione, temo. Molta teoria pochissima pratica. Ma i tempi sono bui, questo è certo. Forse ci sarà modo di evolverlo, questo seme latente...


sabato 1 novembre 2014

La coscienza non è un apparato anonimo

 
 

 
 
 
Quando una cultura diventa dominante il suo contenuto è così sistematicamente veicolato dai media che si innesca una veloce osmosi che riesce ad informare inconsapevolmente la mentalità di tutti.
Così che a un certo punto la fisionomia stessa del muoversi della società e dei singoli diventa totalmente riconducibile alle immagini e ai parametri mentali degli strumenti di comunicazione.
E' molto raccapricciante vedere un individuo totalmente determinato nei suoi giudizi e nelle sue movenze dal dettato comune.
L’uomo non può vivere al di là della coscienza riducendola ad un apparato anonimo come la legge o lo stato. L'irriducibilità della coscienza è minacciata dai mezzi di comunicazione di massa e dalla generale computerizzazione della società. E' molto facile per noi riuscire a immaginare istituzioni organizzate così perfettamente da imporre come legittima ogni loro azione. Basta disporre di una efficiente organizzazione per consentire qualunque cosa. Così potremmo sintetizzare l'essenza di ciò che ci minaccia: gli stati programmano i cittadini, le industrie, i consumatori, le case editrici e i lettori. Tutta la società un po' alla volta diviene qualcosa che lo stato produce. Nell'appiattimento del desiderio ha origine lo smarrimento dei giovani e il cinismo degli adulti. E nell'astenia generale l'alternativa qual è? Un volontarismo senza respiro e senza orizzonte, senza genialità e senza spazio e un moralismo d'appoggio allo stato come ultima fonte per il flusso umano.