giovedì 31 luglio 2014

Fare la morale o trasmettere amore?







 




"Ama e vivrai", dice il Dio dell'Alleanza. E San Giovanni riprende "Sappiamo di essere passati dalla morte alla vita perchè amiamo i nostri fratelli". Quando incontro un giovane un po' particolare, sbandato, Stan Rougier racconta che, prepara il suo cuore ad amarlo: "Interiormente mi ripetevo: "Signore concedimi di accoglierlo: fa che io lo ami- Mi rendevo conto che stavo per fargli la morale". C'è anche in me questa necessità vitale di dare e ricevere amore. Faccio la morale nel momento stesso in cui non mi accorgo di mancare d'amore! Ecco perché ne ho così bisogno! Quando sento di non essere capace, quando sento che mi manca quel po' d'amore, fosse anche amore verso me stessa, che mi è stato dato, che ho saputo conservare, sognare o ritrovare...allora mi ricordo che non si nasce virtuosi, lo si diventa, con l'educazione, con la morale, con l'amore che da Dio viene a noi. Scrivendo queste righe mi sono avvalsa di autori che mi insegnano la loro speranza e il loro amore. Ma non posso dimenticare, ed è per questo che ho fatto questo post, che ci sono persone mai contente che non sanno separare l'ombra dalla luce. Tutti noi abbiamo bisogno della saggezza discreta, come quella ispirata in cui tutti gli uomini e tutte le donne (certo me compresa)in cui possono riconoscersi, come le piccole anime tanto care a Teresa di Liseaux, dolci, austere, discrete, attente a fare bene e ad amare. Ogni nuovo giorno che s'affaccia alla nostra vita è una lotta, con i suoi alti e bassi. Ogni giorno infatti l'avventura ricomincia, per un nuovo inizio, nella certezza che il cambiamento del mondo incomincia dal cambiamento di sé. L'abbiamo scritto tante volte di fare riferimento a San Paolo, Romani 7, 18-19 . Rileggiamolo e ritroveremo noi stessi.

lunedì 28 luglio 2014

L'idea sbagliata del trascendente

 
 
 
 




 

Riconoscere la presenza di Cristo è un lavoro.
 Esso consiste nel prendere continuamente iniziativa per riprendere il valore di questo avvenimento per la nostra esistenza.
 Normalmente noi, invece di riconoscere la presenza di Cristo, ci facciamo delle immagini di come dovrebbe essere, che finiscono per essere superate e distrutte.
 Così chi si stanca, perché non capisce come vorrebbe, se ne va.
 Chi invece segue, cambia, e tutto per lui si trasfigura.
 Alla radice del nostro errore c'è un'idea sbagliata del trascendente che ci porta a diventare fondamentalisti. Persone che vedono il cristianesimo come una verità che si impone alla ragione dall'esterno.
 Invece occorre un'intelligenza della bellezza, non un'intelligenza del nostro progetto.
 La bellezza è il fascino del vero.  L'intelligenza della bellezza è per sua natura aperta, tutta protesa ad affermare qualcosa di più grande di noi, che ci strappa continuamente alle nostre immagini.
 Del resto, non c'è niente di più terribilmente deludente e disfacente di un proprio progetto che si riesca accanitamente a realizzare.
 La vocazione della vita è allora una sola: essere a disposizione, non sistemarsi o possedere.









venerdì 25 luglio 2014

Qualcosa di buono (Romanzo di Giorgia Coppari)














Tre donne, tre storie di sacrificio: questo è ciò di cui si parla in questo romanzo che sto leggendo e che mi permetto di riassumere brevemente.

"Tra le trame oscure e dolorose della vita ho sempre potuto intravvedere qualcosa di attraente, un bene, ma non l'ho mai guardato davvero. C'è forse qualcosa che potrebbe bastarmi, che potrebbe placare quella brama di possesso che mi ha fatto odiare e distruggere tutto ciò che mi è passato tra le mani? Fuggiamo dal sacrificio mentre ciò che cerchiamo è lì, dentro di noi, a quanto pare."

Con queste parole, Giulio raccoglie in un solo abbraccio le tre storie attorno alle quali si sviluppa il romanzo, divenendo il testimone finalmente persuaso di una novità di vita da cui è stato toccato.

Le tre donne, Marta, Irma e Laura, hanno conosciuto il travaglio, la povertà, la costante insoddisfazione di un vivere scarso di valori, eppure il buono che trovano nelle macerie della loro esistenza, non è il rifugio consolatorio, ma qualcosa preparato per loro.

Marta straziata da un amore tradito deve combattere con una malattia da cui il corpo non può guarire, ma che la sana dentro consentendole di vivere gli affetti vicini e l'apparente banalità del quotidiano da cui fuggiva prima. Tutto per Marta ritorna a fiorire nel suo incontro con l'Eterno.

Irma, giovane albanese sbarcata in Italia, con il problema di trovare un alloggio o semplicemente un letto in cui dormire ogni sera e che pensa a se stessa come bisognosa di tutto. Conosce finalmente il significato della gratitudine e lo stupore, grata dunque alle persone che le stanno attorno.

Laura che in giovinezza non ha saputo accettare il dono di un grande amore, nel tempo lo ritrova, non più suo, ma più forte e capace di un'accoglienza durevole che le ridà speranza e a cui può affidare chi ama.

"Solo da un Amore si può dipendere".


Non è un libro in cui le risate sgorgano come un fiume in piena, ma parla di sentimenti che possono farci scoprire o ritrovare l' Amore che, riempie sia le nostre giornate che tutta, ma proprio tutta, la nostra vita.

martedì 22 luglio 2014

Se Tu resti con noi ( Don Primo Mazzolari)













"Manda, Signore, ancora profeti


uomini certi di Dio


uomini dal cuore in fiamme.


E Tu a parlare dai roveti


sulle macerie delle nostre parole


dentro il deserto dei templi


a dire ai poveri


di sperare ancora.


Che siano appena la Tua voce


voce di Dio dentro la Folgore


voce di Dio che schianta la pietra."



Gianfranco Ravasi diceva di lui: "Le parole di don Primo sono sempre intrise di Vangelo":


Don Primo Mazzolari (Cremona, 13 gennaio 1890 – Bozzolo, 12 aprile 1959) è stato un presbitero, scrittore e partigiano italiano.
Conosciuto come il parroco di Bozzolo, fu una delle più significative figure del Cattolicesimo italiano nella prima metà del Novecento. Il suo pensiero anticipò alcune delle istanze dottrinarie e pastorali del Concilio Vaticano II (in particolare relativamente alla "Chiesa dei poveri", alla libertà religiosa, al pluralismo, al "dialogo coi lontani", alla distinzione tra errore ed erranti), tanto da venire definito "carismatico e profetico".
Sul piano politico, infine, i suoi atteggiamenti e la sua predicazione espressero una decisa opposizione all'ideologia fascista e ad ogni forma di ingiustizia e di violenza (tra l'altro nascose e salvò, durante la guerra, numerosi ebrei e antifascisti, come, dopo di essa, anche alcune persone coinvolte nel fascismo ingiustamente perseguitate).
Dagli inizi degli anni cinquanta don Primo sviluppa un pensiero sociale vicino alle classi deboli (Nessuno è fuori della carità) e ai valori del pacifismo
che attireranno le critiche e le sanzioni delle autorità ecclesiastiche fino a portarlo all'isolamento nella sua parrocchia di Bozzolo.
Se l'istituzione lo reprimeva con durezza, non per questo il messaggio di Mazzolari si spense; ebbe anzi una notevole influenza, anche se per vie più nascoste.


Qui di seguito don Primo si racconta:


"Oggi non so come leggo il Vangelo, se in ginocchio o in piedi, se adorando o imprecando, se con disperazione o con fede.


Leggo segnandomi con la Croce, sulla fronte, sulle labbra sul petto...Leggo dalla prima parola all'ultima con devozione crocifissa, tagliandomi dietro tutti i ponti, inghiottendo tutti i rimpianti. Leggo spalancando ogni pagina fino a sciuparla, perché non voglio che nessuna mano, neanche la mia, ardisca chiuderlo o diminuirlo, anche se il cuore, nel leggerlo ne vieno roso."
"Il Tuo Vangelo, la Tua parola, o Cristo. Non questa o quella parola, la Tua, unicamente la tua: votrrei dire, se Tu non me lo proibissi, esclusivamente la Tua, tanto sono vuote e ingannevoli le parole dell'uomo. Ho sete della Tua parola, come l'esule ha sete della patria, come il cuore ha sete d'amore. Signore parlami".
"Resta con noi..."; l'invito più comune è divenuto una nota umana. Poche parole come queste furono ripetute, dentro e fuori la cristianità, nelle ore oscure e smarrite.
Di oscuramenti e di smarrimenti oggi è piena la terra. Chi è rimasto con noi? Chi è dalla nostra parte?
"Resta con noi..." Non oso ripetere l'invito che da millenni commenta il nostro star male. Ho paura della retorica che gli insinceri e i fatui di ogni tempo vi hanno aggiunto. Ho paura di narcotizzarmi, di negare la mia responsabilità, di mettere il Cristo al mio posto. Ho paura di profanare le parole che furono segnate dall'accento sofferente e dalla fede di milioni di labbra.
Signore quando sto male vengo sulla Tua strada. Tue sono le strade: Tua anche la strada dei miei smarrimenti, ove Tu vieni a cercarmi...La strada del cieco e del lebbroso è la mia strada, e Tu ci passi sempre, fino alla fine: perché sei venuto per il cieco, per il lebbroso, per me...e finché ci sarà un cieco, un lebbroso, un disperato, Tu sarai sulla strada. Tu sei la strada.


Chi ha dimestichezza con Te, Ti parla pulitamente, libro in mano; ma chi sta male, io che sto male, tutti noi che stiamo male...gridiamo. Questo grido che sa di rivolta e di ossequio, questo clamore che il clamore accompagna, è la mia preghiera. Siamo in tanti con lo stesso peso sul cuore e non ci si accorda! Ognuno sente di essere solo: ognuno è costretto a gridare solo. E così il grido diventa urlo, perché siamo tanti con il cuore infranto e ognuno è solo.


Perché grido? Non lo so...Forse è più forte della mia volontà il mio cuore: o troppo angusto per un soffrire senza nome che mi viene contro come le onde del mare, sempre le stesse, sempre mutevoli. Questo cuore che Tu mi hai dato, non è uno scoglio qualunque: è un cuore di carne, che all'urto incalzante grida.

E Tu hai pietà di questa Tua povera creatura.

Tu solo, Signore, hai pietà del mio soffrire- Mi vieni vicino e mi sollevi il cuore rubandogli il peccato. E' così folle questo Tuo gesto che hai dovuto lasciarTi crocifiggere perché Ti credessi e Ti spalancassi fiduciosamente la porta della mia miseria. Signore non sono degno che Tu entri, ma io Ti apro lo stesso. Ti apro la porta più larga della mia anima. Ma Tu l'hai scardinata con la Tua croce."



"Se Tu resti con noi" è il titolo del libro da cui ho tratto questi pensieri di Don Primo Mazzolari, ce ne sono ben 231. Vale la pena leggerli per capire tutto l'amore che don Mazzolari aveva per il suo Signore e le sue pecorelle. Era un pastore che "sapeva di pecore" Per me non sono solo pensieri, ma preghiere che mi aiuteranno ad essere più vicino al nostro Dio.


























venerdì 18 luglio 2014

Consegnarsi nelle mani di Dio

 
 
 
 
 

Leggo questa mattina questo passo da "Nella dimensione del tempo dei monaci", del monaco Anselm Grün.
Né il tempo né la mia personale maturazione stanno nelle mie mani.
Il mistero della vita sta nel consegnarsi nelle mani di Dio.
Questo mi porta libertà e tranquillità interiori.
Solamente in questa libertà e solamente in forza di questa tranquillità sarò veramente capace di dedicarmi completamente a ogni momento presente.
L'aspetto più forte della libertà è il riconoscimento di appartenere, è il riconoscimento di Chi, al quale apparteniamo, di Chi è il Signore della nostra vita... Il secondo aspetto interessante e decisivo della libertà è il seguire. O il mondo o Cristo.
La nostra vita non deve ripiegarsi su se stessa per ottenere quello che di volta in volta vuole, ma deve essere rivolta a un Altro: da questo nasce l'energia per camminare dentro tutto. Se un uomo è con la faccia curva su di sé, si stanca: se invece alza la testa e guarda qualcosa d'Altro, respira: è un respiro che si chiama amore.
E allora non ci sono più spazi liberi, tutto è libertà, perché si vuole una cosa sola: Colui che è il proprio destino, l'avvenimento del destino del proprio mondo.

 

 


domenica 13 luglio 2014

Il seme nella mia terra











"Che nome date a questa bambina? "Lucia, Maria, Aida"
Era l'alba del mio primo mattino : perchè il Battesimo è il Sacramento del primo giorno.
Ecco che il Seme era stato seminato "nella terra del mio giardino"
Da quel momento sarei dovuto essere protesa alla ricerca del vero Incontro, invece è dovuto passare molto tempo perchè io mi accorgessi che intorno a me, nel vento leggero, era presente un Dio meraviglioso.
Quanti anni sono passati prima che io potessi dirGli "Solo Tu mi fai capire chi sono io e cosa c'è nel mio cuore, e solo Tu mi sveli il Mistero di ciò che dice il Salmo "Insegnaci a contare i nostri giorni, e giungeremo alla sapienza del cuore".
I rovi sono stati strappati, i sassi raccolti non resta che la terra umida, concimata dall'ascolto attento della Parola, dalla lettura fatta dei Vangeli e dall'amore che ho incontrato nelle tante strade che portano a Emmaus.
Le parole, a volte, non riescono ad esprimere i veri sentimenti che spesso si dissolvono in un attimo. Allora ecco che per trovare Dio, per parlargli come voglio e abitualmente faccio, avrei bisogno di un prato con tanta erba frusciante, e lì distendermi come fanno le fanciulle o i bimbi, e così guardare il cielo azzurro dove nuove rondini si rincorrono rallegrandomi di tanta bellezza. Così cercare di penetrare nel Mistero che mi risveglia, mi chiama, mi viene incontro perchè io ricordi di amare la vita che mi ha donato.

mercoledì 9 luglio 2014

Tra la folla noti un bellissimo volto femminile

 
 
 
 
 
 
 


Arduo non si contrappone a semplice.
Semplice indica la modalità con cui affrontare l'arduo.
Se tu guardi l'arduo senza semplicità, dici: " Ma, se, però, forse, chissà" , che sono le parole più sordidamente nemiche della percezione del vero.
Perché uno può trovarsi davanti una faccia bella, ma se non la ama trova tutti i pretesti per dire: "Qui, ma, però, ha il puntino qui, ha il puntino nero lì, ha il puntino giallo là, ha il naso leggermente spostato a sinistra, leggermente spostato a destra".
Poi ci sono quelli che pensano di vedere meglio avvicinandosi non sapendo che più restano distinti soggetto e oggetto tanto più è potentemente unitario il rapporto tra l'uno e l'altro.
Di fronte all'altro che non hai mai conosciuto oppure che prediligi, i due estremi, quanto più è distinta la coscienza, quanto più capisci che lui è l'altro, tanto più è profondo il nesso che si stabilisce, tanto più i terminali del tuo sguardo colgono i particolari dell'altro.
Quanto meno hai questa percezione della distinzione, tanto più è come se l'altro si sfocasse.
Tant'è vero che giungi fino a dire: "Chissà se è una mia fantasia o se è vero".
E' esattamente la posizione di tutta la filosofia contemporanea.
La ragione debole di Vattimo, i sofismi di Eco e l'ultimo nichilismo di Severino sono così.
Tu tra la folla noti un bellissimo volto femminile e ti avvicini per guardarlo meglio ,fino a sfiorare quel viso che è così vicino che vedi solo il naso o il padiglione auricolare.





domenica 6 luglio 2014

Non è un'onda











Oggi siamo talmente impegnati a parlare a noi stessi da avere perso la capacità di stabilire una vera relazione con gli altri.
È venuta meno la capacità di vedere l'altro come altro: l'uomo moderno guarda «solo ciò in cui può riconoscere, in qualche modo, sé stesso» (Han).
Ma quando l’onda incontra un ostacolo che la respinge, ecco che in quel movimento di ritorno ci si trova intrappolati.
L’ostacolo non c’era, eravamo noi a plasmare l’altro che invece adesso è lì a dire di essersi stancato di essere ciò che noi desideriamo che sia.
Del resto come fa a sentirci quando fra noi non vi sia più differenza? Questa stanchezza la proviamo tutti, prima o poi.
Ci si potrebbe allora decidere di provare a liberarci del nostro narcisismo, e scoprire così che in questo finalmente è importante l'Altro Crocefisso. Gesù il solo capace di liberarci dal dramma dell'autoreferenzialità: se solo ci fermiamo a guardare.
Lui infatti è lì, più come è veramente, e meno come noi lo vogliamo.
Al nostro dire «scendi dalla croce!» (Mt 27, 40) non scende.
Perché Lui è così. In quel momento Dio ha affermato se stesso, contro la nostra presa su di Lui.
Dio non è uno degli idoli che ci facciamo....
Il fariseo si è fatto un Cristo di plastica
a sua immagine e somiglianza....

venerdì 4 luglio 2014

Ditele che è brava, forte e (anche) bellabr /E che può cambiare il mondo

Ditele che è brava, forte e (anche) bellabr /E che può cambiare il mondo







di




Quarantasei anni, due lauree (giurisprudenza e psicologia), un marito, tre figli, un gatto che di nome fa Tabù. Giornalista da vent’anni, al/per il Corriere da dieci. Mi dibatto tra arditi sogni e una vita normale. Passioni: viaggi e cinema, musica e sport. Sogni: senso civico per tutti. Legalità diffusa. E una città amica e pulita, che non mi faccia guardare a ogni pausa nel lavoro come a una possibilità di fuga. Faccio poco rumore, mi piace cercare il vero, soprattutto nelle relazioni. Scrivere, raccontare, conoscere: il mio imprinting



“Invogliala a cambiare il mondo”. Facile? E’ uno spot, certo, ne ha tutto il calibro. Ma non potrebbe essere anche una miccia per modificare anni di stereotipi? Trasmette un entusiasmo immediato e contagioso la pubblicità di un colosso delle telecomunicazioni americano di cui si sono impossessati da qualche giorno i social network. Sembra suggerire una via semplice per aiutare tante meravigliose farfalle a uscire dalle loro crisalidi.
C’è una bimba, nello spot: Samantha. La sua vita raccontata attraverso momenti e frasi semplici e comuni, che vogliono essere attenzioni rivolte a lei dai genitori e invece si trasformano in coltelli. Inibizioni istantanee delle sue inclinazioni. “Chi è la mia bella bambina?” “Tesoro, non sporcare il vestitino”. “Fai attenzione con quel trapano, meglio se lo dai a tuo fratello…”.
Quante volte ci ritroviamo a frenare le nostre figlie se si arrampicano, si rotolano, si sporcano, si impegnano in qualsiasi attività “maschile”?





Insinuazioni che suggeriscono. Gesti d’affetto, certo, parole innocenti, ma possono davvero scoraggiare le ragazze dall’esplorare i propri interessi, scoprire il mondo. Tagliando progetti e passioni. E’ così che Samantha, animata dalla curiosità per la natura, gli animali, l’astronomia, finisce col rinunciare a un concorso di scienze: esce di scuola con le amiche, passandosi il rossetto sulle labbra.

Negli Stati Uniti, ci informa la National Science Foundation, citata dallo spot, il 66% delle bambine alle scuole elementari dichiara di amare la matematica e le tecnologie, ma poi solo il 18% degli studenti delle facoltà di ingegneria è femmina. Quanto gioca l’appoggio delle famiglie, l’influenza di amici e coetanei?
In Italia le donne si iscrivono in massa ai corsi di laurea umanistici (l’80 per cento), mentre alle facoltà scientifiche non superano il 30 per cento e a ingegneria sono solo il 21 per cento. Per non parlare della carriera: meno di un ricercatore su tre è donna, una dottoranda su 4, nelle più alte cariche accademiche in campo scientifico la presenza scende all’11% e meno del 3% dei premi assegnati nelle discipline scientifiche è conferito a donne: 16 su 500.

 
 

mercoledì 2 luglio 2014

Conosciamo il perdono? (Primo Mazzolari)








C’è un nome che torna nelle preghiera della messa, il nome di Giuda, il traditore.
Chi tradisce il Signore, tradisce la propria anima, tradisce i fratelli, tradisce la propria coscienza, tradisce il proprio dovere, e diventa un infelice.
Il Signore è presente nel riflesso del dolore di questo tradimento, che deve aver dato al cuore del Signore una sofferenza sconfinata.
Povero Giuda!
E’ uno dei personaggi più misteriosi che troviamo nella passione del Signore. Mi accontento di domandare pietà per il nostro fratello Giuda.
Non vergognatevi di assumere questa fratellanza!
Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore: nessuno si deve vergognare di lui.
E chiamandolo «fratello» siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: «Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’Uomo?».
«Amico»: questa parola dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, fa capire perché lo abbiamo
chiamato «fratello». Nel Cenacolo aveva detto:«Non vi chiamerò servi, ma amici».
Gli apostoli sono diventati amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre amici.
Noi possiamo tradire l’amicizia di Cristo; Cristo non tradisce mai noi, suoi amici. Anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di lui, anche quando lo rinneghiamo. Davanti ai suoi occhi, davanti al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore.
Giuda è un amico del Signore, anche nel momento in cui baciandolo, consuma il tradimento del Maestro.
Come è finito nel tradimento? Conosciamo il mistero del male?
Nessuno di noi ha scoperto dentro di sé il male. L’abbiamo visto crescere il male; non sappiamo perché ci siamo abbandonati al male perché siamo diventati bestemmiatori,, dei negatori. Non sappiamo perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla Chiesa. A un certo momento è venuto fuori il male. Da dove è venuto fuori? Chi ce l’ha insegnato? Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il bene, di accettare il dovere, di affrontare la vita come una missione?
Vedete Giuda, fratello nostro, fratello in questa comune miseria e in questa sorpresa.
Qualcuno deve aver aiutato Giuda a diventare traditore.
C’è una parola nel Vangelo, che non spiega il mistero del male in Giuda, ma che ce lo mette davanti in modo impressionante: «Satana lo ha occupato», ha preso possesso di lui. Qualcuno deve avervelo introdotto.
Quanta gente ha il mestiere di Satana: distruggere l’opera di Dio, desolare le coscienze spargere il dubbio, insinuare l’incredulità, togliere la fiducia in Dio, cancellare Dio dal cuore di tante creature. Questa è l’opera del male: è l’opera di Satana. Ha agito in Giuda, può agire anche in noi.
Per questo Gesù ha detto nell’Orto: State svegli e pregate, per non entrare in tentazione.
E la tentazione è cominciata con il denaro. Le mani che contano il denaro: Quanto mi date, se ve lo
consegnerò? Gli contano trenta denari. ….
Ecco il baratto. Trenta denari, il piccolo guadagno….sentite catalogare Giuda come un pessimo affarista. C’è qualcuno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Il guadagno: trenta denari!
Non abbiamo la forza di tenerli nelle mani. Se ne vanno, perché dove la coscienza non è tranquilla, anche il denaro diventa un tormento.
Un gesto denota una grandezza umana: glieli butta là.
Quella gente capisce? Li raccoglie e dice: «Poiché hanno del sangue, li metteremo in disparte. Compreremo un po’ di terra e ne faremo un cimitero per i forestieri che muoiono durante la pasqua e le altre feste grandi del nostro popolo».
Il più grande dei peccati non è quello di vendere Cristo, è quello di disperare.
Anche Pietro aveva negato il Maestro, e poi lo ha guardato e si è messo a piangere. E il Signore lo ha
ricollocato al suo posto: il vicario! Tutti gli apostoli hanno abbandonato il Signore, e sono tornati. E il Cristo ha perdonato loro. E li ha ripresi con la stessa fiducia.
Ci sarebbe stato un posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del Calvario, se lo avesse guardato almeno a un angolo, a una svolta della strada della «via crucis». La salvezza sarebbe arrivata anche per lui.
Povero Giuda!
Una croce e l’albero di un impiccato, dei chiodi e una corda.
Direte: «Muore l’uno, muore l’altro».
Ma qual è la morte che noi eleggiamo: sulla morte come il Cristo, nella speranza del Cristo; o impiccati, disperati, senza niente davanti?
Ma io voglio bene anche a Giuda: è mio fratello, Giuda.
Pregherò per lui, perché io non giudico, io non condanno. Dovrei giudicare me, dovrei condannare me.
Non posso non pensare anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, questa parola «amico» che il Signore gli ha detto, mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore.
Forse l’ultimo momento ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene, e lo riceveva tra i suoi, di là.
Forse il primo apostolo è entrato insieme ai due ladroni: un corteo che certamente pare non faccia onore al figlio di Dio, come qualcuno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua misericordia.
Questa è la gioia: che Cristo ci dona perchè ci ama, perchè Cristo ci perdona, perchè Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di lui, ricordatevi che per lui noi saremo sempre gli amici.