martedì 25 febbraio 2014

Il Regno di Dio è dentro di noi

 
 
 
 
 Il nostro corpo è d’argilla, fragile, ma dentro c’è un grande tesoro:
Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.
2 Corinzi 4
 
 
 
 


domenica 23 febbraio 2014

La democrazia presuppone un libero confronto

 
 
 
 
 
 
In Italia non esiste più l’autorità che è stata sostituita da uno sterminato potere. L’Autorità amministra per il bene della collettività, il Potere è fine a se stesso. Tutti ne hanno. Il ministro, l'industriale, l'impiegato della posta, il ladro, il giudice e il banchiere. L'immagine televisiva, il libro che finge di non avere scopo, la musica ripetuta fino all'ossessione, il disco o il vestito amato dai ragazzi di quindici anni. Il Potere non ha un volto riconoscibile: è anonimo, vuoto, gelatinoso, vischioso, e aderisce a coloro che lo desiderano e anche a coloro che non lo amano. Se tutti hanno potere, nessuno lo afferra. Così è lui che ci possiede, senza che noi lo sappiamo. Poche epoche come la nostra sono state così schiave della soggezione e del fascino del potere.
La democrazia, invece, si alimenta di convinzioni etiche e ideali che cercano di diffondersi e di affermarsi fino a diventare forza costitutiva della società. Ciò presuppone però il libero confronto e questo, a sua volta, la libera e diretta partecipazione di coloro che vi portano le proprie convinzioni, quale che ne siano la fonte e il fondamento, laico o religioso. La democrazia è, per così dire, un regime in prima persona, non per interposta persona. Se essa è occupata da forze che agiscono come longa manus di poteri esterni, diventa il luogo di scontro e prepotenza di potentati che obbediscono alle loro regole e non rispondono a quelle della democrazia: potentati che sono, tecnicamente, irresponsabili.


martedì 18 febbraio 2014

Siamo capaci di osservare la realtà





Per i cattolici Dio è nostro Padre e dobbiamo tornare a Lui.
Per i cattolici Dio è la Verità che ci indica come dobbiamo vivere.
La nostra coscienza è già scritta. E' unica. Tutte le altre coscienze sono individuali e diverse. La Verità è nei Comandamenti, nelle Scritture e soprattutto nella vita di Cristo. In ogni nostra azione chiediamo al Padre se stiamo operando nella Verità, oppure se stiamo sbagliando. Lo sbaglio è un errore e teologicamente si chiama peccato.
Il peccato è fare male a se stesso o agli altri. Il prossimo non è una cosa vaga. Il prossimo non è solo la persona amica. Il prossimo è la persona che hai accanto in ogni occasione della tua vita. Ora sto spiegandomi con te e tu rappresenti il mio prossimo.
Non abbiamo perso la capacità di stupirci, la semplicità di meravigliarci, anche con una vita che si sviluppa all’interno di meccanismi frenetici e aridi.
Siamo capaci di osservare la realtà e comprendere i suoi segreti.


domenica 16 febbraio 2014

Nei tuoi occhi vedo la luna



L’ansia e il bisogno di appartenenza alla società si placano con la chiacchiera e con il pettegolezzo.
E non importa se l’argomento è macabro, in fondo il nostro cervello ha strumenti e abilità incredibili, ma è disegnato per sopravvivere e quindi è molto più attento alle negatività mente il piacere e l’allegria non sono la massima priorità. E’ lo sforzo più grande: quello di allenare il cervello a pensare positivo e questo è quanto può sembrare impossibile proprio nei momenti in cui la collettività è sommersa dai problemi, anzi può sembrare irriverente agli occhi di chi ci osserva. La chiacchiera sul testamento biologico non è un antidepressivo, bensì un argomento sul quale il livello di attenzione si impenna, proprio perché siamo più attenti alle negatività e agli argomenti della sopravvivenza (in questo caso ci si concentra sui propri affetti e su cosa dovrebbero affrontare se ai problemi quotidiani si aggiungesse quello di una nostra malattia invalidante). E’ una porta aperta che fa leva sul nostro istinto di sopravvivenza.




venerdì 14 febbraio 2014

Le leggi e la Morale cristiana

 
 
 
 
 



Le strutture morali cristiane non sono le leggi dei dinamismi umani individuati dall'analisi razionale, ma l'attrattiva scoperta e ragionevolmente riconosciuta di fronte a quella Presenza eccezionale.
Il motivo e il contenuto dell'azione è Cristo perché Lui è la Verità.
Non basta sapere le leggi per osservarle. San Paolo nella Lettera ai Romani, afferma con grande lucidità: " C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo. Infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio".
La speranza dell'uomo non può poggiarsi sulle leggi perché non sono capaci di darci la forza di aderire al bene che pur vediamo.
La morale cristiana è solo Cristo. Gesù guarda solo un istante l'adultera e da allora lei non guarderà più a se stessa, non vedrà più i rapporti con gli uomini se non dentro lo sguardo di quegli occhi.
L'inizio della moralità è quell’attrattiva che perdura nel tempo, anche se la presenza fisica di Cristo non c'è più.
Il resto è sovrastruttura. A volte deleteria
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martedì 11 febbraio 2014

La solitudine del centro commerciale





La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi; la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui: è la distanza fra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice.



Josè Saramago


lunedì 10 febbraio 2014

Il cristiano che vive stancamente

 
 
 

 
 
 
 
Ci si muove dunque davanti a una grave provocazione (aborto, divorzio), ma poi è come se si rimettesse "il muso tra le zampe" vicino alla polvere. Tutti sentiamo, dopo il sommovimento avvenuto, il pericolo incombente di ritornare o di restare in questa suspense tra gli impegni pubblici e una vita personale tutta affaticata dall'assenza di motivi che rendano umani gli affari quotidiani.
Questo post sembra strano e astratto, ma non è così. Il cristiano che vive stancamente è preda del potere che sferra attacchi terribili. In un momento di stasi, di vita con poca fede, senza entusiasmo, sono passati divorzio e aborto. L'aborto è spesso un assassinio e il divorzio mina alle basi la forza del matrimonio cristiano che è spacciato come qualcosa destinato ad affievolirsi e sparire.
Ma allora che presenza è, che vita è la nostra? E' una sopravvivenza, una reazione a un urto violento, proveniente da chi ha ancora un residuo di energia per riaffermare il suo potere.
 
 


martedì 4 febbraio 2014

Saper guardare oltre il visibile






La ragione in senso pieno può essere descritta come un guardare in opposizione al vedere.
Il guardare è tutto quanto determinato da un'attrattiva, da un’emozione, da uno stupore che fa muovere verso l'oggetto incontrato col desiderio di conoscerlo. Il vedere, al contrario, indica, nell'ambito di questa opposizione, un rapporto alla realtà inficiato da un preconcetto che genera schematizzazioni, irrigidimenti, riduzioni arbitrarie.
Solo chi guarda coglie veramente il reale, cioè vede compiutamente e comprende.
Lo sguardo della ragione riconosce il vero, cioè la corrispondenza tra quello che è proposto e il proprio cuore, tra quello che s’incontra e si segue e la natura della propria persona.
Saper guardare oltre il visibile richiede esercizio di stile, l'emozione generatrice che conduce alla visione essenziale e profonda di ciò che disponiamo sotto il nostro sguardo, per la maggior parte di noi arriva solo dopo. Si può essere predisposti, questo sì, la natura ha dotato alcuni esseri umani di "occhi" speciali.



lunedì 3 febbraio 2014

L'assurda ostilità verso il cristiano


 
 
 
 

L'uomo contemporaneo è ridotto a un piccolo grano di pulviscolo, un pezzo di materia o cittadino anonimo della città terrena. Di fronte a tale situazione culturale il cristiano si trova a dover combattere innanzitutto per rivendicare il suo diritto all'esistenza e affermare l'utilità storica della sua presenza, in una realtà che considera la sua pretesa assolutamente irrilevante, insignificante.