giovedì 30 gennaio 2014

Il rischio della libertà imperfetta

 
 
 
 
 

L'uomo ha la sua libertà. Può scegliere correndo il rischio di sbagliare. L'errore in teologia viene chiamato peccato.
La libertà che ti permette di scegliere è imperfetta, perché nella scelta c'è il rischio dell'errore. Solo attraverso la fede ognuno di noi trasmette la parola di Cristo. Non hai più bisogno di scegliere. Questa è la libertà perfetta.
Passare attraverso l'esperienza negativa può essere utile, ma bisogna stare attenti a non esagerare.
"La decadenza dei costumi non sta in ciò che facevano Lady D e l'amante, ma nel fatto che i lettori paghino per farselo raccontare". Così scriveva U. Eco. Così accade che il soggetto dell'azione non è tanto l'oggetto del giudizio, bene o male, punibile non punibile.
Oggetto del morbo deleterio, che impedisce il varcare di uno sguardo diverso, cristiano, è dato dall'indotto, dalla sovrastruttura, dalla pruderie che si innesca nel parlarne, vociferarlo, tradurlo in gossip, trattarlo come se fosse esterno a sé (il soggetto dell'azione, l'adulterio ad esempio), ma senza comprendere che nel momento in cui se ne è in vario modo investiti, ne assumiamo la colpa e la responsabilità.

 


martedì 28 gennaio 2014

Il capitalismo cambia solo il volto

 
 
 
 
 
 
 
Il pensiero di Guy-Ernest Debord sviluppa essenzialmente i concetti di alienazione e reificazione, già centrali nelle riflessioni di Karl Marx, ma reinterpretati alla luce delle trasformazioni della società europea nel secondo dopoguerra. Lo sviluppo dell'economia nell'età contemporanea, con l'emergere dei nuovi fenomeni sociali del consumismo e della centralità dei mass media, avrebbe segnato infatti una nuova fase nella storia dell'oppressione della società capitalista: la prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale aveva determinato nella definizione di ogni realizzazione umana un'evidente degradazione dell'essere in avere. La fase presente dell'occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell'economia conduce a uno slittamento generalizzato dell'avere nell'apparire, da cui ogni avere effettivo deve trarre il suo prestigio immediato e la sua funzione ultima. Ciò che aliena l'uomo, ciò che lo allontana dal libero sviluppo delle sue facoltà naturali non è più, come accadeva ai tempi di Marx, l'oppressione diretta del padrone ed il feticismo delle merci, bensì è lo spettacolo, che Debord identifica come un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini. Una forma di assoggettamento psicologico totale, in cui ogni singolo individuo è isolato dagli altri e assiste nella più totale passività allo svilupparsi di
un discorso ininterrotto che l'ordine presente tiene su se stesso, cioè, il suo monologo elogiativo.
Lo spettacolo, di cui i mass media sono solo una delle molte espressioni, è parte fondante della società contemporanea, ed il responsabile della perdita da parte del singolo di ogni tipo di individualità, personalità, creatività umane: la passività e la contemplazione caratterizzano l'attuale condizione umana. Ciò che rende lo spettacolo ingannevole e negativo è il fatto che esso rappresenta il dominio di una parte della società, l'economia, su ogni altro aspetto della società stessa; la mercificazione di ogni aspetto della vita quotidiana rompe quell'unità che caratterizza la condizione umana propriamente detta: più egli contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la sua propria esistenza e il suo proprio desiderio.
 


giovedì 23 gennaio 2014

L'irresistibile fascino della bellezza






Leopardi si era innamorato di una donna, poi di un'altra,


poi di un'altra ancora, ma capiva che era un'altra cosa quella che


cercava dentro il volto di una donna: la Bellezza, a cui nessuna figura


di donna rendeva totale giustizia.


Scaturì allora in lui quella che si può giustamente chiamare preghiera,


la preghiera di un ateo:











Se dell’eterne idee




L’una sei tu, cui di sensibil forma


Sdegni l’eterno senno esser vestita,


E fra caduche spoglie


Provar gli affanni di funerea vita;


O s’altra terra ne’ superni giri


Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,


E più vaga del Sol prossima stella


T’irraggia, e più benigno etere spiri;


Di qua dove son gli anni infausti e brevi,


Questo d’ignoto amante inno ricevi.






martedì 21 gennaio 2014

Il buon senso comune è una menzogna






Il buon senso della Chiesa permette il fenomeno Scarano. Il buon senso esiste, e coincide con la cosa giusta. Ma sapete meglio di me che è una fatica immane combattere con gli egoismi, le gelosie e le cattiverie. Lo è per i poveracci come me, pensate per quelli che smuovono soldi e potere.

lunedì 20 gennaio 2014

L'assenza matura sempre lentamente

 
 
 
 

L'assenza è la mancanza di comunicazione. Un distacco definitivo.
Non è casuale. Ha un significato che a volte è difficile da comprendere perché la lontananza non scoppia all'improvviso, ma matura lentamente giorno dopo giorno fino all’esplosione manifesta.
L'assenza è un'assoluta neutralità, indifferenza, quiete apparente, stasi, uniformità opalescente e grigiore appena tiepido.
L'assenza ha sempre un senso. Ha cangianti valenze.
Mi piace la valenza cangiante dell'assenza. Il camaleonte si acquatta tra le foglie e, nascondendosi, diventa foglia ed è ancora più presente perché si immedesima nella natura che lo circonda immobile e per non farsi catturare resta fermo in attesa di riprendere a camminare e diventare un altro,

un colore nuovo.

 
 


sabato 18 gennaio 2014

L'inimicizia verso il senso religioso

 
 
 
 
 
 
Basta guardare l'evoluzione del neonato a ragazzo. Da questa osservazione è possibile scoprire le esigenze primarie dell'io. In particolare il bisogno di amare ed essere amati, l'affermazione della propria personalità, la socialità, il gioco, la curiosità di conoscersi e conoscere.
Nell'io interagiscono velocemente l'affettività (cuore) e la ragione che svolge il ruolo di filtro separando e scartando tutto quello che potrebbe farci male. Quando la ragione viene manipolata dai media non è più in grado di riconoscere il buono dal cattivo e l'affettività diventa un fascio di reazioni e comportamenti imposti dal Potere.

Questa situazione, psicologicamente, viene definita dissociazione dell'io.

venerdì 17 gennaio 2014

Il rischio coerenza




Quando un uomo è contento di essere coerente, quando si gonfia in un "voglio essere coerente" è distorto, perché afferma se stesso, e perciò può addirittura commettere un errore più grave di quello che commetterebbe non essendo coerente: l'orgoglio di sé.
La coerenza vera è invece grazia, è il rinnovarsi della sorpresa dell'incontro con "qualcosa che è più di me", senza di cui io non sarei me stesso.


mercoledì 15 gennaio 2014

Intrecci di pensieri e identificazione




Con il dito indico la luna e qualcuno guarda il dito e si identifica con esso.
No. E' l'insieme che è fatto di dettagli.
Vattimo vede una bella donna ( anche se un uomo è più probabile), si avvicina per godersela meglio, tanto vicino e vede solo il naso, mentre gli sfugge il volto bellissimo.



lunedì 13 gennaio 2014

Presunta amante del sindaco








Ricordo di aver ascoltato la storia di una maestra su un programma televisivo, forse la “5 storia” ed è, ad ogni modo, documentato.
Arrivata in un paesino del meridione, iniziò a insegnare e affittò una stanza nella casa del sindaco, non essendoci molta scelta. Il problema nacque dal fatto che lei era molto bella ed il sindaco, benché sposato, noto come “sciupafemmine”.
Inutile dire che a quei tempi un’insegnante doveva essere al di sopra di ogni sospetto, dare il buon esempio, ed essere di comprovata moralità.
Insomma, passare per amante di un uomo sposato, cosa terribile, diventava una tragedia.
Per evitare le continue maldicenze e la fuga degli alunni, si sottopose a visita ginecologica che la confermò vergine. Già questa era, a quei tempi, un’esperienza traumatica.
Chiese ed ottenne il trasferimento in un altro paese ma non le fu permesso neppure l’accesso con la scusante che non volevano i rifiuti dell’altro paese.
Obbligata quindi a ritornare nel primo, angariata ulteriormente dalle tue amate “chiacchiere”, si tolse la vita.


sabato 11 gennaio 2014

Elisabetta d'Ungheria

 
 
 
 
 
 
S. Elisabetta d'Ungheria aveva una particola predilezione
per i poveri, che sostenne con mezzi personali e pubblici,
spesso contro la volontà dei grandi del suo Regno.
Un giorno venne sorpresa mentre usciva recando
sotto il mantello una cesta di pane per i poveri.
Invitata perentoriamente a mostrare cosa
nascondesse, la Santa aprì il mantello ed apparve
un cesto di bellissime rose.


martedì 7 gennaio 2014

Maria, un nome benedetto

 
 
 
 
 
 
Nell'anno 1865, il Giappone riaprì le sue porte agli stranieri, dopo più di due secoli di completa segregazione. Padre Petitjean, agendo nelle Missioni Straniere di Parigi, sbarcò a Nagasaki dove eresse una piccola chiesa.

"Un giorno, racconta, un gruppo di una quindicina di persone, composta da uomini, donne e bambini, si trovava davanti alla nostra chiesetta. Aprii rapidamente la porta. Una signora si avvicinò e, con la mano sul petto, mi disse: 'Il nostro cuore e quello di tutti quelli che si trovano qui, sono uguali al vostro?' 'Sicuramente, le risposi, ma da dove viene, signora?' - 'Noi siamo, quasi tutti di Urakami. Quasi tutte le persone, a Urakami, hanno il cuore uguale al nostro.' E immediatamente la donna gli chiese: 'Lei sa dove si trova l'immagine della Vergine Maria?'

Udendo questo nome benedetto - continuò Padre Petitjean, - non ebbi più dubbi. Capii che mi trovavo, sicuramente, davanti a antichi cristiani del Giappone. Ammontava a quindicimila il numero di giapponesi cristiani che avevano conservato la fede, malgrado la mancanza di guida di sacerdoti, durante due secoli e mezzo. Condussi allora il piccolo gruppo sino all'altare della Santissima Vergine Maria. E, pieni di allegria ed emozione, tutti iniziarono a pregare."
 


sabato 4 gennaio 2014

La magia dello shakerato


"Sventurati voi ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Sventurati voi che ora siete sazi, perché avrete fame......" Noi siamo immersi in una società che andando a "rotoli" ci
fa desiderare di avere tutto, di più.
Questo io che vuole tutto, come non potrebbe sembrare eccessivo e falso, agli occhi di chi mi sente parlare del Verbo che invece si identifica con i deboli e i sofferenti?






venerdì 3 gennaio 2014

La gioia nasce dall'amore

 
 
 

 
 
 

"La gioia è causata dall’amore" (s. Tommaso d’Aquino). Gioia e amore camminano insieme. Chi non ama non può essere gioioso. La gioia è assente dove sono presenti l’egoismo e l’odio. La disperazione nasce dall’assenza dell’amore.
La gioia cristiana è una ridondanza dell’amore di Dio: non è una virtù distinta dall’amore, ma è un effetto dell’amore. Questa precisazione non è inutile ma indispensabile e fondamentale perché ci svela il motivo del fatto che molti cercano la gioia e non la trovano. Essi la cercano invano perché pensano che essa sia reperibile per se stessa. La gioia non ha consistenza in se stessa: ha la sua sorgente nell’amore, è un raggio dell’amore. E la sorgente dell’amore è Dio: "Dio è amore" (1Gv 4,8).

 
 
 

mercoledì 1 gennaio 2014

L'amore verso l'altro

 
 
 
 
 
 

Dare anche la vita per l'altro ,come ha fatto Gesù, è il culmine dell'amore verso il prossimo.
L'uomo cerca di avvicinarsi a questa perfezione e quando ci riesce raggiunge la santità.