mercoledì 31 dicembre 2014

I cambiamentiautentici quelli importanti





Per le navate buie e silenziose della Chiesa di S.Pietro a Majella, risuona sporco e graffiante il blues del profondo Sud degli Stati Uniti, quello della sofferenza, quello della terra, quello del sangue. Sulla parete alle spalle dell’altare maggiore vengono proiettati disegni e schizzi di uomini e donne, nudi, spogli, laceri; creature macabre e allo stesso tempo meravigliose nella loro sacralità, emergono dalle viscere dei nostri incubi più segreti. Nella quiete di una sera di fine settembre, mentre Napoli riprende fiato dopo il caos della giornata, rieccheggiano in questo luogo sacro le parole di Flannery O’Connor, dense e pulsanti come il sangue che scorre nelle vene. Gesù Cristo dall’alto della croce e la Vergine Addolorata, vestita di nero, il cuore trafitto da sette pugnali, scrutano, nel profondo del cuore, gli astanti riunitisi ad ascoltare.


venerdì 26 dicembre 2014

L'esistenza può diventare infelice







Un malato anche grave diventa nichilista perché non ha capito il significato della vita terrena.
Il pessimismo filosofico di Leopardi ha le sue origini nel materialismo del Settecento (d'Holbach, sensismo di Condillac) derivato diretto dal razionalismo propugnato dall'illuminismo, dall'atomismo greco e dal pessimismo mostrato da alcuni autori antichi, come Omero, con qualche influsso del romanticismo. Esso presenta alcune analogie con il pensiero di Schopenhauer e con l'esistenzialismo successivo, a partire da Nietzsche.
Il critico tedesco Karl Vossler parla di una "religione del Nulla" a proposito del pessimismo di Leopardi, cioè di un atto di fede nel Nulla.[39] Nel culmine del suo pessimismo Leopardi, raggiunto ormai il nichilismo, scrive anche un inno al Male, l'Inno ad Arimane (ca. 1833-1835), dio del Male nel Mazdeismo persiano, identificato con il Destino o lo spietato Fato degli antichi, o la natura stessa (il brutto / poter che, ascoso, a comun danno impera[40]), l'universo meccanicistico, in Schopenhauer, come detto, paragonabile alla volontà, che trova somiglianze sia col demiurgo malteistico dello gnosticismo sia con il concetto impersonale di samsara del buddhismo e dell'induismo, da cui il filosofo tedesco aveva preso ispirazione[41]. L'inno rimarrà allo stato di abbozzo, ma Leopardi ne recupera i contenuti e alcune espressioni e immagini poetiche riutilizzandole nei contemporanei ciclo di Aspasia (in particolare in Amore e morte) e Palinodia. Al marchese Gino Capponi, oltre che nell'ultima lirica composta, Il tramonto della Luna.[42] Questi ragionamenti trovano spazio anche nelle Operette e nello Zibaldone (pur affermando, che, non avendo conoscenza al di fuori, non si può dire che questo sia "il peggiore dei mondi possibili"[43]):

« Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l’esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell’universo è il male; l’ordine e lo stato, le leggi, l’andamento naturale dell’universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. » 

domenica 21 dicembre 2014

C'è crisi c'è crisi



L'ora è giusta. L'orologio segna le 18:20.
Bisogna affrontare la nebbia, i vetri dell'auto appannati e scacazzati dai piccioni.
Pulisci qua e là. OK si parte.
Alla prima curva sfiori un palo, alla seconda acciacchi un topo.
Il percorso è breve e la parrocchia è raggiunta.
Il parcheggio? Dove se non nel giardino delle carrube.
Eh, Bergman non ti incazzare. Non ho trovato il Posto delle fragole.
La parrocchia offre freddo intenso e un nuovo parroco gelido.
Il confessionale  è chiuso per sciopero dei francescani indebitati.
Oggi è l'ultima domenica dell'Avvento
Il passo del Vangelo è il più grande.
C'è tutto il Mistero del Dio incarnato e della vergine Maria.
Mi domando, prete, che offri un'omelia sonnacchiosa: "Se non ti scaldi
in questa occasione hai sbagliato mestiere".
Non mi ascolta e va avanti leggendo il fogliettino.
Anche questa è fatta.
L'auto è appannata e intirizzita. La scaldo io soffiando vento caldo.
Tre semafori con il rosso bloccato.
Evvai, volevi il botto. Questa è l'occasione giusta.
Niente. Tutto liscio come l'oGlio imputridito dalla mosca  che
ha bersagliato l'ABBruzzo. E ha scelto la regione giusta.
Quindi, applauso.
Ma la cosa strana è che io sento vivo questo Natale.




venerdì 19 dicembre 2014

Un racconto di fantasia






Parlando della consuetudine, Montaigne racconta l'aneddoto (una leggenda metropolitana del '500) di una contadina che, avendo incominciato ad accarezzare e prendere in braccio un vitellino fin dalla nascita, e continuando a farlo, giunse per l'abitudine a portarlo anche quando divenne un toro. Ma il racconto serve a M. per introdurre il discorso sulla consuetudine che è come "una maestra di scuola prepotente e traditrice" che ci impone il giogo della sua autorità e, dopo un dolce e mite inizio, mano a mano che il tempo lo rafforza, rivelerebbe "un volto furioso e tirannico", di fronte al quale non abbiamo più la libertà di alzare gli occhi e ci fa - insieme alla convenienza - persino scegliere la tirannide al posto della libertà (come dimostrava il suo grande amico La Boétie nel Discours di qualche anno prima). Ma, si potrebbe dire: dove finisce la consuetudine ed inizia la "cultura" (quando M. scrive i saggi, dalle Indie Occidentali appena scoperte arrivano notizie di popoli nuovi, dove il potere non ha le caratteristiche del dominio, rivelando un’antropologia culturale diversa da quella europea e asiatica...)? E poi, l'abitudine intorpidisce davvero i sensi o è anche una necessità? Non andremmo tutti alla malora se agissimo come ci pare e tentassimo la via della libertà? Come si fa a stare nudi e liberi, senza "abiti" o tradizioni? E se si tratta di cambiarli, quali sono quelli inadatti alla valorizzazione personale? (chi la decide, del resto?) E infine, come è difficile cambiarne qualcuno... Se penso alla mia esperienza, non vado più in là dell'abbandono del tifo calcistico, del fumo, di qualche dieta più o meno riuscita, di qualche impegno indotto dall'obbligo professionale, e di qualche rinuncia per concludere qualche lavoro. Ma quanta fatica, quanto tempo, la scelta e la decisione.





giovedì 18 dicembre 2014

Il problema è l'insostenibilità








Leggevo del caso Foxconn (fabbrica degli elementi Apple Iphone, ipod, ecc).
Ho sempre pensato ai cinesi come formiche stacanoviste immuni dalle nostre problematiche di stress.
In breve il caso Foxconn: ondata di suicidi tra i lavoratori giovanissimi. Ipotesi: ritmi lavorativi insostenibili per assemblare un prodotto che loro non potranno mai comprare. Gesto estremo di fronte alla consapevolezza di essere complici, anzi artefici, di un prodotto di eccellenza di un sistema che li esclude.
Cosa fa la Foxconn? Si dispiace ma fa firmare ai "vivi" un impegno a non farsi del male. Giuro che non mi suiciderò.
Inutile dire che non c'è attualmente modello di sviluppo economico possibile in grado di restituire dignità o quantomeno consentire rispetto dei tempi ed esigenze umane.









mercoledì 17 dicembre 2014

Ad rivum eundem Lupus et Agnus venerant







Ad rivum eundem Lupus et Agnus venerant siti compulsi: superior stabat Lupus, longeque inferior Agnus: tunc fauce improba latro incitatus jurgii causam intulit. Cur, inquit, turbulentam fecisti mihi istam bibenti? Laniger contra timens, qui possum, quaeso, facere quod quereris, Lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor. Repulsus ille veritatis viribus, ante hos sex menses male, ait, dixisti mihi. Respondit Agnus: equidem natus non eram. Pater hercle tuus, inquit, maledixit mihi. Atque ita correptum lacerat injusta nece.
Haec popter illos scripta est homines fabula, qui fictis causis innocentes opprimunt.
Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l'agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: "Perché osi intorbidarmi l'acqua?"
L'agnello tremando rispose: "Come posso fare questo se l'acqua scorre da te a me?"
"E' vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole".
"Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato".
"Allora" riprese il lupo "fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie". Quindi saltò addosso all'agnello e se lo mangiò.
Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti.


martedì 16 dicembre 2014

Con le galline ci siamo











Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.

Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo a' suoi studi intende?
O torna all'opre? o cosa nova imprende?
Quando de' mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.

O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
E' diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.












lunedì 15 dicembre 2014

Il disegno di oscurare la memoria






Nei suoi ultimi lavori, Bauman ha tentato di spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida. Nei suoi libri sostiene che l'incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori. In particolare, egli lega tra loro concetti quali il consumismo e la creazione di rifiuti umani, la globalizzazione e l'industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa, e così via.
L'esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull'estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l'essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè non sentirsi accettato nel ruolo di consumatore. La critica alla mercificazione delle esistenze e all'omologazione planetaria si fa spietata soprattutto in Vite di scarto, Dentro la globalizzazione e Homo consumens.
"La memoria ci dà l'identità, ci definisce, ci aiuta a crescere in consapevolezza, ci insegna a distinguere il bene dal male, ci dà le radici da cui si svilupperà il nostro albero".
La nostra è una società senza memoria, una società che tende a nascondere tutto ciò che ci scomoda per non rimetterlo in discussione.





sabato 13 dicembre 2014

Lo sciopero dei lavoratori con D'Alema






D’Alema, questo piccolo essere, uno de principali responsabili del tracollo della sinistra proveniente dal PCI, pensava di strumentalizzare la protesta dei lavoratori per la sua battaglia personale contro Renzi. E i lavoratori gli hanno detto a chiare lettere cosa pensano di lui. Essendo un ex comunista, non c'è da sorprendersi se capisce le cose con un certo ritardo. Forse oggi D'Alema s'è reso conto che è tramontata la sudditanza psicologica dei lavoratori verso i leader, il cui "verbo" nessuno osava contestare. E se non l'ha capita neppure oggi, D'Alema è irrecuperabile, almeno per quanto concerne il rapporto con la realtà. D'Alema che s'infila in un corteo della Cgil è un uomo che non si rende conto del mondo in cui vive. S'è fermato agli anni '80, quando i militanti del suo partito lo consideravano un genio. Oggi D'Alema ha capito che per lui è arrivato il tramonto. Si tolga dai piedi, con dignità, e si goda la sua pensione stratosferica. I lavoratori gli hanno dato il benservito. Ne prenda atto.
Ma pensandoci bene in fondo Baffino è un precursore. Lui aveva capito che il marxismo era una bufala (ideologia, quindi utopia) tragicamente presa per vera dal socialismo reale.
Aveva capito che la classe operaia ambiva a diventare borghesia, riuscendoci. Da buon ateo l'unica cosa che gli rimaneva era gestire una fetta di potere e soldi. Un po' alla volta tutti sono diventati come lui. Affaristi e ladri. Qualcuno ha seguitato a fare il matto con la falce e martello e raccattare una manciata di voti nelle elezioni. Quelli di sinistra li trovi in qualche forum a catechizzare senza uno straccio di idea di sinistra che li caratterizzi. Moralisti, moraleggianti, vegetariani, ambientalisti, professori. Insomma, il peggio del peggio.
Il socialismo reale è stato applicato. Ha deluso le aspettative di molti giovani che credevano in una società più giusta. Ha lasciato dietro molti morti. Il marxismo appartiene a un'epoca storica passata e molto diversa da quella attuale. Il capitalismo tecnologico ha vinto e miete vittime e infelicità. La terza via di Enrico Berlinguer è rimasta in un cassetto a marcire tra sogni e utopie. A me rimane il ricordo di un periodo giovanile bello e di lotta. Ci chiamavamo "compagni", una parola piena di promesse non mantenute e caduta in disuso.



venerdì 12 dicembre 2014

Vigilare con attenzione





A me un mondo che spegne la coscienza, appare chiaro, poi tutto è relativo e soprattutto siamo liberi di chiamare 'bene' anche un mondo che genera questi effetti negativi. Invece nella dinamica di Dio tutto concorre a un bene superiore, chiamiamoli 'lavori in corso' di un lavoro molto più complesso e che sicuramente sfugge alla nostra limitata visione di qualsiasi cosa ci circondi e ci comprenda, contenga.
La nostra coscienza non deve addormentarsi e spegnersi, dobbiamo vigilare su ciò che accade e non abituarsi alle brutture, non deporre le ‘armi’ per stanchezza, demoralizzazioni, superficialità, perché abbiamo delle armi (fortezza, intelletto, sapienza, scienza ,ecc.), che lo Spirito del Signore ci ha donato, facciamone uso.
Forse accade perché sono le 'scelte' a fare la differenza. La maggior parte del mondo abituale sta con il nero e il bianco insieme, insomma un coperchio per ogni pentola pur di aver una vita tranquilla, ma l'adrenalina che distingue i giorni (spesso anche nella sofferenza) è la fedeltà a una 'scelta' che ti costringe a schierarti e a rimanere 'vivo', come diceva Oriana Fallaci, sempre con il fucile in mano alla finestra, a difesa dei tuoi valori.





giovedì 11 dicembre 2014

L'amore è dentro di noi







Mio figlio ha grande intelligenza e intuito. Ci vogliamo molto bene. Da sempre. Però è un tipo che vuole essere coccolato.
Quando doveva partire presto, mi diceva: "Augusto, mi svegli alle quattro?".
Lo facevo volentieri, anche sapendo che lui si sarebbe svegliato da solo.
Me ne accorgevo quando gli portavo il caffè a letto. L'occhio socchiuso, faceva finta di dormire.
Mi abbracciava fino a soffocarmi.
Una volta gli ho detto: "Gius, non so cosa ho fatto di particolare per ricevere da te tante tenerezze".
Mi ha risposto: "Anche tu sei molto affettuoso e non te ne accorgi perché chi vuol bene fa le cose in modo spontaneo senza rendersi conto dell'amore che riversa all'altro".
Gius ha detto una cosa molto semplice, ma io non sarei stato capace nemmeno di pensarla.


martedì 9 dicembre 2014

Parliamo di un amore tenero








Una tenerezza vera per resistere, per permanere deve amare in modo vero l'oggetto e l'oggetto deve essere percepito per quello che è veramente.
Come si può avere una tenerezza verso un essere che ti dà la vita come tua madre e poi ti abbandonasse, perché a un certo punto muore? E' una tenerezza oggi che, se una ci pensa, annega in un bidone di tristezza.
Uno vuole bene particolarmente a una persona, ma come fa a sentirne la tenerezza pensando che domani non la vedi più, che domani muore o che domani va negli Stati Uniti e non torna più?
Solo se uno percepisce l'eternità della compagnia con questa persona, solo se uno percepisce che il rapporto con questa persona, ciò che essa suscita in noi, è segno di un rapporto con l'eterno, allora l'amore per questa persona è un amore infinito.


sabato 6 dicembre 2014

Una ventata di pessimismo






Non sempre individuare quel che va male corrisponde ad avere un'altra idea di “bene”. Ma quand'anche lo si sapesse o intuisse, per contrapporsi non bastano gli uomini di buona volontà allertati - “Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro  o allertati dall'idea benefit di comunanza. Il sistema e la sua modalità liquida ci ha corroso, intorpidito, asservito, addomesticato. E seguiterà per generazioni anche se dovessimo ripartire dalla clava da domani mattina. Identificare ciò che non va non sempre equivale ad avere chiarezza sul cosa si dovrebbe. E soprattutto comunicarselo in modo da trasformarlo in azione sovversiva. Tante anime di buona volontà non fanno in automatico un “pensiero” da cui una dottrina, da cui un'azione. E, conciati come siamo c'è un'unica speranza (che speranza non è) che scenda in campo (meglio in terra) un portatore sano di alternativa. Ma la logica vorrebbe che sorgesse dal basso mentre ormai siamo solo in condizione di sentire dall'alto. Perché il basso siamo noi. Che, muti e rassegnati, indignati solo a metà, continuiamo a digerire fino a farci scoppiare la bile. Sapere non basta. Desiderare nemmeno.




mercoledì 3 dicembre 2014

Restare con il nostro volto





Il protagonista è un uomo capace di testimoniare agli altri la possibilità di una vita umana che si realizza oltrepassando i soliti modelli freddi e incomunicabili.
Se così non è, essere protagonisti si risolve sempre, in un modo o nell'altro, in una sopraffazione, in una violenza sull'altro: questa sarebbe una definizione di protagonismo del tutto inumana.
La via che porta a un diverso modo di pensare il protagonismo umano è quella di consentire agli altri di realizzare fino in fondo la vocazione al proprio Destino promuovendo la vita sul piano di una continua partecipazione.
Guardare chi è protagonista è guardarci in uno specchio che ci restituisce un'immagine piena di speranza, affrancandoci dall'angoscia e dalla banalità dell'insignificanza quotidiana.
Protagonisti non vuol dire avere la genialità o la spiritualità di alcuni, ma avere il proprio volto, che è, in tutta la storia e l'eternità, unico e irripetibile.


lunedì 1 dicembre 2014

Oltre lo sguardo







Ci sono poche cose che ci aiutano ad intuire, facilmente, cos'è quel "misterio eterno dell'esser nostro", come  Leopardi chiamava l'io di ciascuno di noi, come l'ascoltare la musicalità di un canto, la bellezza dello stesso, che riesce a far vibrare il  cuore.
Leopardi la chiama "la sublimità del sentire".
Pensiamo all'emozione ,alla commozione che il cuore di chi ama la musica prova, se non è distratto da inutile cose, di chi ama ciò che lo sguardo incontra: il reale.
"Misterio eterno dell'esser nostro" (Leopardi con questa frase riafferma la positività del Destino in ciascuno di noi e il grido del cuore dell'uomo è così forte e potente e bello che non si può non sentirsi trascinati e dire "già, è vero". )
Noi che non cerchiamo qualsiasi cosa, ma cerchiamo un bene, anche in mezzo alla confusione, cerchiamo qualcosa che "quieti" il nostro animo.
Ora prendo in prestito Dante (purgatorio XVII): "Ciascun confusamente un bene apprende/ nel qual si queti l'animo e desira;/ per che di giunger Lui ciascun contende.
Cerchiamo un bene, ma non riusciamo a definirlo; ma la ragione ci dice che ognuno di noi vorrebbe giungere a Lui. E la vita diventa un'avventura.
La vita è un'avventura, perché è la ricerca di quel bene nel quale il nostro animo si quieti: sia in pace, quella pace che ci viene da Cristo.
Certo che se uno vive in un nascondiglio, come fa a vivere l'avventura in cui noi siamo lanciati?


sabato 29 novembre 2014

Ciò che teologicamente si chiama cuore








Come si può non ascoltare il nostro cuore. La sede di tutti i nostri sentimenti,
Siamo creature sue, lui ci ha fatti a sua immagine e questo anelito vibra nel nostro cuore.
Non può essere inascoltato. La nostra inquietudine riposa in Cristo.


giovedì 27 novembre 2014

Ci sono momenti di non fede

La decadenza dei costumi non sta in ciò che fanno Lady D e l'amante, ma nel fatto che i lettori paghino per farselo raccontare. Così scriveva Umberto Eco. Per questo accade che il soggetto dell'azione non sia tanto l’oggetto del giudizio, bene o male, punibile o non punibile.
Oggetto del morbo deleterio, che impedisce di avere uno sguardo diverso, cioè cristiano, è dato dall'indotto, dalla sovrastruttura, dalla curiosità morbosa che si innesca nel parlarne, vociferarlo, tradurlo in gossip, trattarlo come se fosse esterno a sé ma senza comprendere che nel momento in cui se ne è in vario modo investiti, l’uomo ne assume la colpa e la responsabilità. L’uomo si sente solo e invece di aggrapparsi a Cristo si lascia andare.
Gesù è Dio che vive l'esperienza umana da uomo.
Come uomo ha sete, come uomo, in un momento di sconforto, si sente solo. Ma non è stato abbandonato. Come uomo ha dubitato e la Fede gli è venuta meno. Le latitanze di Gesù rappresentano la nostra salvezza. Siamo perdonati perché vacillando Cristo, Dio prende atto della debolezza dell'uomo e ci perdona.
Il progetto di Dio era di dimostrare all'umanità che con la Fede l'uomo vince sul Male, ed è giusto, ma Cristo ci ha fatto comprendere che anche il Dio fatto uomo può avere momenti di non-Fede.
E di fronte all'Assoluto che cede come si fa a non perdonare il Poco che pecca?


lunedì 24 novembre 2014

La Première gorgée de bière






Non conoscete Philippe Delerm , romanziere francese e il suo primo libro "La prima sorsata di birra."
E nemmeno sapete che nel libro, ad un certo punto, parla dell'assenza, proprio così:
 
L'assenza non è nulla.
Un tavolo poggiato contro l'oceano del silenzio, dell'inchiostro, della carta.
Tutto è molto forte, la notte svanisce o la notte viene, non ho paura.
La testa un po' inclinata, guardo solo il foglio di carta.
Le parole volano via e tu sei là. L'assenza non è nulla,
un po' di tempo purissimo per inventare domani.
L'assenza è un'assoluta neutralità, indifferenza,
quiete apparente, stasi, uniformità opalescente
e grigiore appena tiepido.
L'assenza ha sempre un senso.
Ha cangianti valenze.
 
e non sapete che io non c'entro nulla con le more nei boschi d'estate, le conversazioni attorno al tavolo di cucina sgranando piselli, il profumo delle mele in cantina, la voce di chi si ama che dice più di quanto dicano le parole, il rosso cupo di un bicchiere di Porto da centellinare, il lieve fruscio della dinamo contro la ruota durante una pedalata notturna... Istanti preziosi, che vanno colti nella loro immediatezza e assaporati con tranquillità.
 
 
 
Tempus fugit 
 
 
 
Rari nantes in gurgite vasto 
 
 



sabato 22 novembre 2014

L'amicizia Spirituale" di Aelredo di Rievaulx




Amare se stessi significa essere nella grazia di Cristo. Essere degni di Cristo. Solo così puoi capire l'amore e donarlo agli altri.




giovedì 20 novembre 2014

Lo squallore terrificante delle bidonville

 
 
 

 
 
 
 
L'homo sapiens non ha cominciato la sua vita nel mondo come una creatura urbana. Campagne, foreste e coste sono state il suo vero habitat per oltre centomila anni.
Solo undicimila anni fa l'uomo ha cominciato a costruire qualcosa che assomigli a un villaggio. Ci sono voluti altre seimila anni per città superiori ai centomila abitanti. Quindi, un lungo cammino ha portato l'uomo verso le città. Oggi, nel 2012, la metà della popolazione mondiale si trova concentrata nelle metropoli. E sappiamo tutti che le grandi città ospitano immense baraccopoli. Per esempio Kibera, con un milione di persone, che si è sviluppata in piena Nairobi.
La domanda che mi pongo è perché gli uomini preferiscano lo squallore terrificante delle bidonville alla "sana" miseria della campagna.
Provo a rispondermi: "Niente come la metropoli alimenta l'idea che "farcela" è possibile".

Se si esamina bene l'homo urbanus si vedrà in maniera evidente la natura della malattia da transumanza. A rendere la falsità di veduta così universale è il fatto che le nostre qualità sono incerte e sempre più spesso confuse , come nelle nostre vedute non vediamo mai le cose come esattamente sono, le stimiamo più o meno di quanto valgono ma non le rapportiamo mai a noi e nel modo che si addice al nostro stato di benessere. Del resto l'immondizia fa gola a tutti.
 


martedì 18 novembre 2014

Apriamo gli occhi sulla schiavitù infantile

Corsera  ventisettesima ora 



Mentre leggete questo articolo, 5,5 milioni di bambini in tutto il mondo perdono la loro infanzia nella schiavitù. Vengono picchiati, sottoposti ad abusi, spesso a violenze sessuali. Costretti a lavorare in bordelli, miniere, fabbriche di mattoni, pescherecci, alberghi. O in abitazioni private come domestici. In molti casi diventano soldati, spose-bambine o spacciatori di droga
La schiavitù infantile è all’apice della sua diffusione. Ogni giorno si vendono sul mercato nero bambini di appena cinque anni a prezzi più bassi dei capi di bestiame. Una volta caduti nelle mani dei nuovi padroni, sono costretti a lavorare anche 20 ore al giorno. Le bambine sono particolarmente a rischio, perché più vulnerabili allo sfruttamento sessuale, una delle forme di schiavitù più redditizie.
Se da un lato la globalizzazione ha contribuito ad abbattere le barriere tra le nazioni, dall’altro ha favorito la domanda di lavoro minorile come mai prima d’ora. Avete mai pensato che i componenti dei telefonini che usiamo ogni giorno, le scarpe che portiamo ai piedi, il tè che sorseggiamo potrebbero essere stati prodotti da schiavi bambini?
Il punto di partenza è l’istruzione. Tutti i bambini – a prescindere dall’etnia, dal genere, dalla religione e dalle capacità individuali – hanno diritto all’istruzione, e i governi devono compiere uno sforzo congiunto affinché questo obiettivo diventi una priorità a livello globale. È necessario elaborare strategie innovative per colmare il gap dei finanziamenti alla scuola e garantire l’istruzione primaria universale.
La macchina della giustizia ha bisogno di una profonda revisione. Oltre all’esigenza di un’azione più efficace per contrastare il traffico di minori, occorre tener presente che spesso sono i funzionari corrotti – a tutti i livelli gerarchici – i principali alleati di trafficanti e sfruttatori.
Gli imprenditori devono assicurarsi le loro catene di fornitura escludano l’impiego di lavoro minorile e di qualsiasi forma di schiavitù. Troppo spesso non sanno, o scelgono deliberatamente di ignorare, cosa avviene a monte della filiera. E noi, come consumatori, dobbiamo chiedere serie garanzie che tutto ciò che mettiamo nella busta della spesa non derivi dallo sfruttamento di minori.

sabato 15 novembre 2014

Il silenzio nel cuore del Mistero







Nelle nozze di Cana, quando il vino è finito e avrebbe guastato la festa, Maria chiede al Figlio il miracolo. Gesù risponde che non è ancora il tempo, ma la Madonna dallo sguardo del Figlio comprende il sì, e infatti dice ai servitori: " Fate tutto quello che egli vi dirà".
Ecco, noi non possiamo immaginare la Bellezza dello sguardo del Figlio che si incrocia con quello della Madre.



lunedì 10 novembre 2014

Dare una risposta alla vita





Forse negli anni che sono passati si è fatta un po’ di confusione su tante cose.
Alla ricerca di un modo nuovo di vivere c’è stato un grande pasticcio sul concetto di libertà, di educazione e sul concetto di vita.
Il modo vecchio non era più buono, ma non era pronto un modo nuovo.
E il nostro mondo è sempre più complesso, tende sempre di più a trasformare gli esseri umani, i cittadini in numeri, in soggetti senza identità da definire tramite regolamenti, indagini di mercato, circolari.
Diventa per tutti più difficile sviluppare un’identità, una risposta alla vita.
Un essere "veri" e profondamente se stessi.
E come si può quindi trasferire con decisione quello che si è appreso a dei giovani ormai diventati adulti?


sabato 8 novembre 2014

Egoismo nei rapporti umani







Per orgoglio, per presunzione di essere migliori dell'altro, a volte solo per pigrizia, non riusciamo ad aprirci a chi abbiamo di fronte, a tendergli la mano e ad andare incontro ai suoi bisogni, alle sue esigenze. E le rare volte in cui ci sforziamo di metterci da parte un attimo per capire l'altro, lo facciamo con chi non merita. Veniamo delusi, e ci convinciamo che essere egoisti è davvero l'unica soluzione possibile. Ma non è vero. Vale sempre la pena di fare un primo passo verso gli altri. Nei rapporti di coppia, l'egoismo è causa/effetto, a mio avviso dell'incomunicabilità e delle crisi.
Effetto di una immaturità e superficialità nell'affrontare un legame. Più in generale l'egoismo nei rapporti umani credo sia a sua volta causa/effetto insieme e sintomo di sfiducia e chiusura verso il prossimo.




venerdì 7 novembre 2014

La scelta di Brittany: il suicidio

           




Se c'è una cosa che ho capito è che nei momenti di difficoltà e di dubbi collettivi la chiacchiera s'impenna vertiginosamente. Chiunque chiacchieri sotto l'effetto macabro di qualcosa e propone una soluzione qualsiasi direttamente o indirettamente, una via assolutamente giusta di considerare le cose anche in buona fede, spesso sta minchionando per primo se stesso. Il vento esiziale della chiacchiera sul testamento biologico come antidepressivo giornaliero è la nuova ricompensa al vivere da guerci in cui il Vaticano ci ha costretto per secoli e secoli. Adesso finalmente siamo più liberi e capaci di sdoganare frasi del tipo “nei tuoi occhi vedo la luna; ho deciso di volerti voler bene ;quando sarai una vera merda ci sarò io accanto a te”. Il primo appuntamento da innamorati lo si farà allo spaccio di un qualsiasi policlinico o in qualche distretto dell'ausl ,ordinando un doppio misto di paccottiglia con salsa piccante il tutto gustato sotto forma d' alimentazione forzata .Lo scambio di sondini naso gastrici in un'atmosfera pulp servirà a dirsi “ti amo” ci si parlerà- guardandosi negli occhi- del futuro stato di coma in cui prima o poi uno dei due dovrà trovarsi. Gli argomenti piccanti ed i momenti più focosi saranno su come e quando staccare la spina. Il venerdì, a lei porta sfiga e nemmeno il 17 va bene a lui, mentre il sabato sera per entrambi sarà fichissimo. Alle le belle giornate non bisognerà togliere nulla ed il testamentino fine-vita ,servirà da passe-partout per lo stadio, per mignottizzarci o al teatro per le prime file. L'unica accortezza in tutto questo new deal dell'amore macabro è di non imprecare mai tornando a casa dopo una giornata di lavoro andata per il verso storto frasi del tipo “non ce la faccio più o sono stanco morto, vorrei morire “perché in caso di riposo forzatamente prolungato, ci si potrebbe ritrovare per mano di un disguido tecnico col partner in qualche tribunale del popolo, a far la fine del topo.


martedì 4 novembre 2014

Il mistero è anche un'ape che costruisce il suo nido

 
 
 
 
 
 
 
 
Dostoevskij ne I fratelli Karamazov, dice: «L’ape conosce la formula del suo alveare, la formica conosce la formula del suo formicaio, ma l’uomo non conosce la propria formula». Se non c’è risposta a queste domande, perché allora le domande esistono? O come più pacatamente accenna Pavese, ne Il mestiere di vivere, «E allora perché attendiamo?». Ad un uomo, per riconoscere con certezza il significato di tutto, della sua vita e perfino della storia, occorre che quel significato si comunichi, e questo a me è accaduto. Le auguro di incontrare quell’uomo che mi ha detto: «Che ti importa se prendi tutto il mondo e poi perdi te stesso?». Io sono il punto di coscienza del reale perché se io non fossi è come se non esistesse nulla, tutto esiste perché io me ne accorga.
 


domenica 2 novembre 2014

Solo una notte d'amore





"Una ragazza pugliese molto accogliente", splendida metafora... io niente rivoluzioni, un'idea di anarchia ce l'ho nel sangue ma rimarrà embrione, temo. Molta teoria pochissima pratica. Ma i tempi sono bui, questo è certo. Forse ci sarà modo di evolverlo, questo seme latente...


sabato 1 novembre 2014

La coscienza non è un apparato anonimo

 
 

 
 
 
Quando una cultura diventa dominante il suo contenuto è così sistematicamente veicolato dai media che si innesca una veloce osmosi che riesce ad informare inconsapevolmente la mentalità di tutti.
Così che a un certo punto la fisionomia stessa del muoversi della società e dei singoli diventa totalmente riconducibile alle immagini e ai parametri mentali degli strumenti di comunicazione.
E' molto raccapricciante vedere un individuo totalmente determinato nei suoi giudizi e nelle sue movenze dal dettato comune.
L’uomo non può vivere al di là della coscienza riducendola ad un apparato anonimo come la legge o lo stato. L'irriducibilità della coscienza è minacciata dai mezzi di comunicazione di massa e dalla generale computerizzazione della società. E' molto facile per noi riuscire a immaginare istituzioni organizzate così perfettamente da imporre come legittima ogni loro azione. Basta disporre di una efficiente organizzazione per consentire qualunque cosa. Così potremmo sintetizzare l'essenza di ciò che ci minaccia: gli stati programmano i cittadini, le industrie, i consumatori, le case editrici e i lettori. Tutta la società un po' alla volta diviene qualcosa che lo stato produce. Nell'appiattimento del desiderio ha origine lo smarrimento dei giovani e il cinismo degli adulti. E nell'astenia generale l'alternativa qual è? Un volontarismo senza respiro e senza orizzonte, senza genialità e senza spazio e un moralismo d'appoggio allo stato come ultima fonte per il flusso umano.
 
 

giovedì 30 ottobre 2014

Lo sguardo permette all'uomo l'accesso alla realtà

 
 
 
 
 
 
 
 
Gesù e i Vangeli tra "vide" e "guardò"
Mi pare che: vedo tutto quello che ho davanti agli occhi. guardo un dettaglio che mi interessa.
"Mentre camminava lungo il mar di Galilea, VIDE due fratelli.......Andando oltre VIDE altri due fratelli...."
"Mentre nella Parabola del giovane ricco, usa il termine "Fissatolo lo amò"

Comunque Gesù, sia che "vide", sia che "fissi amando" è una persona che affascina ed è un amico da seguire sempre perchè ci apre un cammino che ci dona "sicurezze"

Con Lui impariamo a volare, a lasciare le nostre paure, incertezze, non accontentandoci a sbattere le ali come piccoli passerotti- 

martedì 28 ottobre 2014

La semplicità si coniuga con una grande pulizia interiore.

 
 
 
 
 
 
La vita moderna, società di consumo e di spettacolo rende difficile lo spogliamento, il distacco, la modestia. La vera semplicità è proprio quella dello spirito
Un modello di semplicità è Santa Teresa di Lisieux. "E' come se fossimo una goccia di rugiada aspirata dal sole"! Lo scriveva alla sorella Celina parlando della morte.
Bisognerebbe tornare bambini...nel cuore.


domenica 26 ottobre 2014

La vera libertà deve essere perfetta

 
 
 
 
 

Si chiama anche libertà perfetta, cioè non aver bisogno di scegliere.
La libertà imperfetta è quella che ti permette di scegliere e quindi di sbagliare, come hanno fatto il sacerdote e il levita e non ha fatto il samaritano.
La strada che da Gerusalemme scende a Gerico era piena di briganti che fingendo di essere feriti rubavano e ammazzavano il soccorritore.
Il sacerdote non si è fermato per questo e ha sbagliato. Il samaritano non si è posto un problema di scelta, avrà pensato c'è un uomo ferito e vado ad aiutarlo.
La coscienza scritta viene da Dio e dalla vita di Gesù.
Credere significa amare Dio, amare Dio significa osservare i suoi Comandamenti.
* Che cosa ti ha colpito di più nella parabola?
* Con chi ti identifichi nel racconto?
* Hai mai pensato a Gesù come il Buon Samaritano?
* Nella tua vita, senti il bisogno della salvezza?

 


venerdì 24 ottobre 2014

La mano forte del Signore

 
 
 
 
 
 

Parto da qui: "la grazia del cambiamento". Ogni giorno che il Padre ci dona è un invito al cambiamento.
Spesso, e non ce ne rendiamo conto, siamo fuori strada (vale soprattutto per me) e perdiamo di vista le cose più ovvie: rovistiamo tra i nostri giorni, tra i nostri anni, ci diciamo debbo cambiare, poi, pensando a quanto costa cambiare,( carattere, abitudini) ci rassegniamo dicendoci "tanto non serve a niente!"
Libro del Siracide: "Se vuoi, osserverai i comandamenti. L'essere fedele dipenderà dal tuo buon volere".



mercoledì 22 ottobre 2014

I fattori costitutivi di un fenomeno

 
 
 
 
 

Il cambiamento di mentalità è il fattore più imponente e più significativo della vita che passa. Quando mia madre mi trascinava per le chiese ad ascoltare la musica polifonica, io andavo malvolentieri perché la musica polifonica mi sembrava un grande guazzabuglio di parole, di note. Un giorno ho sentito iniziare il Caligaverunt di Da Victoria e appena ha attaccato la seconda voce non ho più percepito la confusione, ho capito cos'era la musica polifonica. E quanto più entravano anche le altre voci, la terza e la quarta voce, tanto più diventava bello. Non era il pasticcio di prima. Questo vuol dire cambiamento di mentalità. Il cambiamento di mentalità vuol dire comprendere la natura di un fenomeno, i fattori costitutivi di un fenomeno, e percepire chiaramente la funzionalità di tutti questi fattori a uno scopo ultimo.


 



martedì 21 ottobre 2014

Le abitudini causano la scomparsa della realtà

 
 
 
 
 
 

La realtà si lascia docilmente
colonizzare dall'abitudine,
dalle abitudini che l'uomo acquisisce
nella vita quotidiana.
E quasi scompare.
Nel reticolo delle abitudini,
la realtà non si realizza,
si nasconde, svanisce.
La coscienza non rimane più sveglia
e si occupa soltanto di quello che
ha davanti, di quello che capta sul momento.
Il tempo si contrae, si divide
e il suo fluire diventa impercettibile.
La coscienza si spegne, perde intensità,
e l'essere stesso,
l'essere a cui questa coscienza appartiene si
 nasconde altrettanto, o ancora più della
realtà.

 

 


sabato 18 ottobre 2014

Così non va bene

 
 
 
 
 Un grande avvocato si presentò in tribunale per difendere lo stupratore. Con un filo e un ago. Con la sinistra reggeva l'ago muovendo la mano e con la destra dimostrava che il filo non poteva penetrare nel forellino dell'ago in movimento.
Questa trovata fu sufficiente per far assolvere lo stupratore.
 
 
Lei è una ragazzina di appena quindici anni e come tutte le ragazzine di quell'età andava a scuola e forse sognava l'amore.
Otto cittadini italiani l'hanno stuprata ripetutamente con tutta la violenza che un simile atto comporta.
Ora sono liberi, girano tranquillamente per il paese o la città, non ricordo quale, mentre la vittima non gode di nessuna protezione.
Marinella è stata stuprata a quindici anni e l'intero paese si è schierato in difesa degli stupratori, lasciandola sola.
Non ha più messo piede a scuola, vive probabilmente nella vergogna e nel terrore che questo possa accaderle di nuovo.
I suoi stupratori se la sono sfangata con un servizio civile : se sei italiano e ti penti il tuo pentimento basta a salvarti dalla galera.
Gli stupratori italiani sono degni di un occhio di riguardo sia da parte di molta della pubblica opinione sia per quel che riguarda concessioni di sconti di pena, attenuanti ed eventuale criminalizzazione della vittima. Poi, pacificatore, scende l'oblio.
Se lo stupratore è un immigrato non si parla d'altro per mesi e le condanne sono molto più severe.
Lo stupratore di Capodanno se ne sta tranquillo a casa e la ragazza violentata è stata accusata di essersela andata a cercare perché si era ubriacata.
Poi c'è lo stupro di gruppo di Ferragosto, stesso destino.
Quello del San Valentino, invece, è finito con 11 anni di galera: gli stupratori erano rumeni.
Il Viminale ha pubblicato gli esiti di un'indagine da cui risulta che gli autori delle violenze sessuali sono italiani in più di sei casi su dieci.
Secondo i dati del ministero dell’Interno risulta di nazionalità italiana il 60,9% degli autori di stupro. Solo il 7,8% dei violentatori, invece, è di nazionalità romena, mentre il 6,3% risulta marocchina. Le vittime, precisa il ministero dell’Interno, sono donne nella gran parte dei casi (85,3%) e di nazionalità  italiana (68,9%).


venerdì 17 ottobre 2014

Il rischio della coerenza

 
 
 
 
 
 
 


Quando un uomo è contento di essere coerente, quando si gonfia in un "voglio essere coerente" è distorto, perché afferma se stesso, e perciò può addirittura commettere un errore più grave di quello che commetterebbe non essendo coerente: l'orgoglio di sé.
La coerenza vera è invece grazia, è il rinnovarsi della sorpresa dell'incontro con "qualcosa che è più di me", senza di cui io non sarei me stesso.
Sono queste le cose decisive per il formarsi di un volto umano nuovo, appassionato dal vero e del giusto, perciò appassionato della perfezione, e nello stesso tempo consapevole del proprio niente, tutto certo non di sé, ma della compagnia forte di un Altro. E' straordinario come la fede ci porti per mano a scoprire chi siamo attraverso le nostre inevitabili incongruenze, debolezze, peccati di presunzione.
La forza dell'uomo non sta nella coerenza, ma nella verità che lo abita dalla quale non fugge, permettendo che venga alla luce.





 
 


mercoledì 15 ottobre 2014

Lutero e il rifiuto del libero arbitrio

 
 
 
 
 
 
 
Secondo Lutero la salvezza passa attraverso le fede e le opere sono ininfluenti.
Secondo la Chiesa sono le opere ad assicurare la salvezza dell’uomo.
Intanto è indispensabile appurare il significato che Lutero e i cattolici danno ai termini “fede” e “opere”.

Leggiamo qualcosa dei Vangeli:
(a)La parabola del samaritano.
(b)Gesù crocifisso accanto a due ladroni.

La parabola del samaritano sembrerebbe favorevole a alla Chiesa. Il samaritano non ha la fede, ma aiuta un uomo perché vede in lui il suo prossimo. E’ l’opera e non la fede a salvare il samaritano.
Gesù nella croce assicura il regno dei cieli ad un ladrone che ha sbagliato tutto nella vita, ma nel momento cruciale riconosce in Cristo il figlio di dio. Guadagna la salvezza attraverso la fede
Secondo Lutero si arriva a dio attraverso la Bibbia. Non ammette la mediazione di un papa. In pratica diventa un papa senza accorgersene, ma va oltre i diversi dogmi della Chiesa, e mi sembra cosa intelligente.
L’atro postulato forte di Lutero è il rifiuto del libero arbitrio. Diciamo che è una sciocchezza. Solo l’intervento diretto di Dio potrebbe evitare all’uomo l’errore, che teologicamente si chiama peccato.
Con un uomo perfetto non staremmo qui a parlare di religione.


domenica 12 ottobre 2014

Sento le "cose" parlare




Chiesa del Sacro Cuore di Maria in Novara


Mi è capitato di entrare in una chiesa che avevo visitato poco.. Di sedermi in un banco e nel silenzio che serpeggia danzando tra le colonne, archi e portali, provo a mettermi in dialogo con queste pietre che hanno sentito la voce segreta di tanti cuori elevarsi a Dio, come d'altronde sta facendo anche il mio, pietre che hanno visto brillare lacrime nascoste, che hanno odorato il profumo di cuori riconciliati, che hanno sorriso all'indifferenza di gesti vuoti di pura apparenza o circostanza.

Parlami , tu, amica colonna, sia tu romanica, solida e compatta, o gotica, snella e slanciata. Insegnami tu come si fa ad emergere, nella singolarità unica e irripetibile, di ogni singolo capitello, senza soffocare gli altri.
Tu sei un semplicissimo blocco di pietra, epputre sei punto di sostegno. Forse il tuo segreto sta in quel "non ci sono solo io", ma anche "io". Io insieme ad altri. Non può esserci equilibrio se ciascuno non è al posto suo, nella giusta vicinanza e nella giusta distanza dagli altri. Non c'è unità se non nella differenza.

Parlami, tu, amico arco, sia tu romanico, forte e tondo o gotico, acuto e vivace. Insegnami tu come si fa ad essere sostegno, dialogo, forse il segreto sta nel tuo sbilanciarti, nel tuo tenderti, nel tuo essere proteso, nel tuo essere "per". Insegnami tu a non stancarmi mai ad alzare le braccia al cielo, come fai tu, ed allungarle verso gli altri.

Parlami, tu, amico portale. Tu sei sempre al centro, eppure ti fai lasciare alle spalle per condurre tutti al Centro. Usi la tua importanza e imponenza non per attirare a te, ma per far crescere in chi ti guarda
il desiderio di andare più in là, per entrare nel Mistero. Tu grande portale, mi hai fatto entrare in uno spazio sacro. Mi hai fatto ascoltare la musica del silenzio, hai abbagliato i miei occhi con la penombra, e mi hai stupito con i colori della bianca luce.
Tu mi hai indicato una direzione. Ti sei aperto davanti a me per farmi affacciare ad una nuova traiettoria e mi sussurri che, come sempre, chi s'incammina per un viaggio deve, per prima cosa, uscire dalla propria porta.

Quando mi trovo in una chiesa, anche se sola, non sono mai sola. 

Seduta nella penombra, nella chiesa deliziosamente piena del silenzio del suo essere vuota, mi presento con tutto quello che sono, con la vera verità di ciò che ho nel cuore e mi sento ascoltata più che giudicata. Mi trovo a riconoscere tutti i miei sogni e le mie speranze, i miei desideri e le mie preoccupazioni. Tutto viene a galla, anche dense lacrime che non so da dove arrivano. Accolta, capita, ascoltata, mi apro ad una Presenza e avverto il Suo Sorriso.
Conta il Suo "essere" e il mio "esserci".

Buona Domenica nel Signore.