lunedì 30 dicembre 2013

Una forma di assoggettamento psicologico totale





Questo post può essere un buon punto di partenza per una seria riflessione sul senso della libertà
del pensiero, senza assoggettamento psicologico, quella libertà che solo Cristo ci può dare se decidiamo di affidarci totalmente a lui, anche se a volte faticoso liberarci dei tentacoli della mondanità cioè del pensiero del mondo.









giovedì 26 dicembre 2013

Consapevolezza e cambiamento





La consapevolezza di “qualcosa“ non necessariamente indica la strada del cambiamento o della trasformazione.
Per mettere in atto il “cum sapere“ c'è necessità di leggere il termine cum come con, insieme, in relazione. Altrimenti si rischia di isolarsi nel proprio sapere. Altra necessaria considerazione è che per porsi in relazione c'è bisogno di reciprocità, quindi di ascolto. E, oggigiorno, i tempi dell'ascolto sono inesistenti. Così come quelli della riflessione, figuriamoci quella della comunanza consapevole. Anzi, i luoghi ed i tempi dell'ascolto sono vanificati dal troppo “rumore”, dalla ridondanza di affermazioni che ci vengono propinate.
Ora, dato che la consapevolezza di qualcosa deve necessariamente trovare alloggio nella sua applicazione, altrimenti si riduce a teoria se non ha capacità di messa in atto e questa applicazione deve essere collettiva, non isolata a sé, altrimenti troverebbe solo testimonianza di pacificazione della propria coscienza.


lunedì 23 dicembre 2013

Il Sacrificio ha un perché







Nella vita terrena di ognuno di noi quello che si chiama sacrificio credo sia l'obbedienza alla propria coscienza.
A volte la propria coscienza detta percorsi duri da seguire, ai quali certamente si ovvierebbe, potendo (e con potendo intendo dire se si fosse singoli, individui non legati ad altri). Ma laddove si comprende l'utilità del sacrificio, la propria responsabile risposta al richiamo, ecco che il sacrificio assume una pesantezza giustificata.
Perché va oltre la fatica del gesto chiamato sacrificio. Il sacrificio diventa amore per Cristo.




giovedì 19 dicembre 2013

Noi non esistiamo

 
 
 
 
 
 

Sintomatiche della violenza in cui noi siamo immersi sono un'educazione e uno svolgimento della vita in cui si sviluppa una coscienza delle cose come se la persona non esistesse. Si chiama positività: una coscienza delle cose e della realtà umana come se l'io non esistesse. E' violenta una società in cui si pretende di conoscere la realtà umana come se l'io non ci fosse. Esistono le scienze, non esiste più la persona. Lo scienziato brandisce dei dinamismi, non la persona: questa viene smembrata e ridotta ad alcuni suoi fenomeni che poi si vogliono isolatamente conoscere e dominare come se essa non ci fosse, viene cioè ricondotta a quei meccanismi impersonali cristallizzati dalla sociologia, psicologia, pedagogia, ecc., in cui si pretende di esaurirne la realtà. Si attua in tal modo una dissoluzione della persona. L'io dissociato è una rottura tra il dinamismo dell'affettività e il dinamismo della ragione: le reazioni, non importa quali, vengono trattate e scientificamente studiate come se non avessero un nesso con le esigenze strutturali della ragione. Da una parte vi sono i puri meccanismi di reazione in cui entra in gioco l'energia dell'affettività, che diventano grazie a tale separazione più facilmente manipolabili dal potere, e dall'altra, senza nesso coi primi, il lavoro della ragione. L'uomo ridotto a fascio di reazioni è dominato dalla paura. Tutto può, infatti, essere ostile a quello che egli vuole , a quello cui la sua affettività tende e che la sua reattività pretende. Quest'uomo non è sicuro di avere in mano un istante di quello che aveva in mano l'istante prima. La paura regna dunque davanti a tutto ciò che egli non può definire.

 


lunedì 16 dicembre 2013

Dio che è mio Padre



Noi non siamo giansenisti, noi sappiamo che Gesù è il nostro vero amico.

San Paolo ci ricorda che siamo stati costituiti figli, e se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo.

Sant'Agostino ci dice che noi siamo divenuti Cristo. Poiché se Egli è il capo, noi siamo le membra, l'uomo totale, Lui e noi. La pienezza dunque di Cristo, il capo e le membra. Che cosa sono il capo e le membra?  Cristo e la Chiesa.

San Gerolamo ci ricorda che noi siamo chiamati ogni giorno a generare Cristo nella nostra vita, quindi a essere compartecipi della sua santità, a essere Tempio dello Spirito Santo. Gesù non ci ha detto pregate Dio che è mio Padre, ma dite "Padre Nostro", così che noi siamo figli e fratelli.

Quindi Gesù è l’Amico perché è nostro confidente, fratello e figlio, ma diciamo riconoscendo la nostra umanità : "Signore, non son degno di partecipare alla tua mensa ma di' soltanto una parola ed io sarò salvato"


giovedì 12 dicembre 2013

I pensieri di Pietro







"Se l'innocenza deve siffattamente soffrire, cosa avverrà del colpevole?”.  “Se io, che porto solamente i peccati altrui, devo soffrire in questo modo, quale sarà la sorte di quelli che hanno chiamato il mio sangue e i loro peccati sul loro capo e sul capo dei loro figli?”.  L'albero verde, pieno di succo, di vita e di foglie non è un buon combustibile, ma l'albero secco è inaridito, pronto a divenir preda delle fiamme. “Se i Romani esercitano tali atti di crudeltà sopra di me, che sono un albero verde e la sorgente stessa della vita, che cosa non vi faranno essi quando vi puniranno per la vostra malvagità e diventeranno gli strumenti di Dio, per distruggere questa nazione peccatrice?" Dai patimenti sofferti al presente dai giusti, per amore del loro Maestro, Pietro ne induce, in modo analogo, la certezza della distruzione degli empi e impenitenti.



martedì 10 dicembre 2013

I Vitelli dei romani sono belli

 
 
 
 
 
 
La casa del ricco ha molte comodità. C’è il triclinio che è la sala da pranzo, con tre o quattro divani su cui si stendono i commensali. C’è il tablino, una stanza dove si riceve e il peristilio che è una zona coperta per passeggiare. Chi ha soldi fa dipingere affreschi e decorare i pavimenti con festosi mosaici. Quasi sempre nell’ingresso ce n’è uno che raffigura un cane, con la scritta “Cave Moz”.
Ben diversa è l’abitazione dei poveri che stanno in casamenti cadenti su vicoli stretti, senz’acqua né impianti igienici e con bracieri a carbonella per riscaldarsi. La camera da letto si compone di uno o due giacigli e di uno sgabello. Le donne filano la lana e tessono la stoffa. Dalla finestra pende la biancheria lavata.
Ora guardiamo da vicino i romani. La moda che spesso cambia almeno per quello che si riferisce alle acconciature. Non solo le donne si arricciano i capelli, ma qualche volta anche gli uomini. E per tenere le chiome in ordine usano olio e grasso.
Le schiave aiutano la padrona a truccarsi e dispongono di bottigliette d’onice per i profumi, di specchi di bronzo, pettini d’avorio e spatole di argento per applicare i cosmetici. Per il rossetto usano la feccia di vino,  per le ciglia la polvere di antimonio, e per fare la bionda sego di capra e cenere di faggio. L’abito consueto è la stola che è una lunga tunica sopra la quale s’indossa per uscire, la Palla, una specie di toga di colore allegro che con un lembo può coprire il capo.
L’uomo porta la tunica, una veste di lana corta e senza maniche, e quando va fuori casa la toga, che drappeggia attorno al corpo. Radersi la barba è molto doloroso perché il rasoio è quasi un coltellaccio.
I romani mangiano gli antipasti, salsicce piccanti, olive, salse, uova, crostacei, carne di bue, di agnello, di cinghiale, di maiale, lucci, murene, rombi allevati in appositi vivai, galline faraone, uccelli di ogni specie, ghiri ingrassati appositamente.
Tra i passatempi prediletti c’è il bagno pubblico che è anche palestra, biblioteca, giardino e bottega. Ci sono il frigidario, molto freddo, il tepidario e il calidario.
Non hanno ancora inventato il sapone, così si spalmano d’olio che raschiano poi via con la sporcizia. Gli sport preferiti sono la corsa dei carri e la lotta tra gladiatori.
Le donne sono generose e dopo il pranzo si infilano insieme agli amanti sotto i tappeti per fare l’amore.



 


lunedì 9 dicembre 2013

Un porto di mare

 
 
 

 
 
 
 
 
Quando ero ragazzino andavo spesso nel porto. Specialmente nei giorni
di burrasca quando i parenti dei marinai aspettavano con ansia il ritorno dei motopescherecci.
Ho conosciuto la sofferenza dei parenti. Le emozioni forti restano nella nostra memoria, anche visivamente.


domenica 8 dicembre 2013

Instagram si dà alle chat

 
 

 
 
 
 
 
Instagram si dà alle chat




Selfie, paesaggi, piatti tipici: le vacanze di Natale sono dietro l’angolo e come ogni anno c’è da scommettere che le bacheche dei social network verranno invase da foto a tema. Ma la tendenza è ormai così consolidata, che gli stessi social network proveranno a sfruttarla ancora più del solito. Secondo indiscrezioni che arrivano dagli Stati Uniti, infatti, Instagram sarebbe sul punto di lanciare una nuova funzione per scambiarsi messaggi privati. Il social network specializzato nella condivisione di immagini dovrebbe rilasciare un aggiornamento dell’applicazione prima di Natale, proprio per sfruttare il periodo delle festività e presentare la nuova funzione.

A riportare la notizia era stato per primo GigaOm il mese scorso, mentre l’ipotesi era ancora in fase embrionale. Venerdì invece Techcrunch ha scritto di aver ricevuto conferme sul rilascio ad alcuni utenti di indirizzi mail privati firmati instagram.com. Il primo passo, secondo il portale, verso l’apertura di una casella di posta a disposizione di tutti gli scritti. Solo lo scorso anno infatti era stato Facebook a fornire in automatico un indirizzo email facebook.com a tutti gli iscritti, che compare di default tra i contatti personali, se l’utente non decide di sostituirlo. Grazie a quell’indirizzo, gli iscritti possono ricevere la posta anche su Facebook, oltre a scambiarsi messaggi privati tra loro.

giovedì 5 dicembre 2013

Particolari sui Vangeli

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Due evangelisti, Matteo e Giovanni, apostoli di Gesù, hanno scritto servendosi della propria personale memoria.
Gli altri due, Marco discepolo di Pietro, e Luca, discepolo di Paolo, attingendo ai ricordi e alle testimonianze. Ognuno racconta le parole di Cristo in base alla propria sensibilità. Le discordanze possono essere casuali, come i ladroni, cioè momenti diversi dello stesso fatto o dimenticanze. Le parole di Gesù non erano scritte perché sulle tavolette era scomodo, mentre i fogli di papiro erano costosissimi. In entrambi i casi scrivere era un procedimento molto laborioso, che non poteva essere usato nella vita quotidiana e nel rapporto maestro-discepoli.
E' pesante scrivere. Meglio raccontare.
Poi non è rimasto quasi nulla di originale. Dobbiamo dire grazie a chi iniziò a ricopiare tutto su carta nel Medioevo, compreso anche i racconti greci e altro. I certosini non erano di parte, ma forse sono di parte gli storici.
 


martedì 3 dicembre 2013

Credere fino all'impossibile

 
 
 
 
 
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».