giovedì 31 gennaio 2013

La devastante cultura dell'Io






l'argomento che trovo oggi tra i pianeti della galassia delle arance è particolarmente inquietante.
Il "basta apparire" sostituiscee valori e significati e sarà difficile, di certo anche doloroso per molti , tornare indietro, o meglio, andare avanti verso valori autentici e verità anche scomode.
Saremo in grado di aiutare i nostri giovani?






martedì 29 gennaio 2013

La necessità di una coscienza storica

Joyce scrisse: "La storia è un incubo dal quale sto cercando di svegliarmi".
Alcuni credono che un colpo di spugna sia preferibile per cancellare gli errori del passato e ricominciare daccapo, ma è utopistico, poiché la natura umana già di per sé tende sempre a commettere gli stessi errori, e solo una coscienza storica delle conseguenze di essi può, se non evitare, arginare il perpetuarsi di essi.
Certo c'è chi biecamente auspica una tabula rasa, perché c'è sempre chi, dagli errori, ne ha da guadagnare.
Forse è proprio la mancanza di memoria che rende la storia ciclica. Se guardassimo più spesso e criticamente al passato, forse eviteremmo di ripetere gli stessi errori. Invece attualmente sono in corso una trentina di guerre nel mondo, e allora vuol dire che dagli eventi passati non si è appreso nulla.
Continua a farsi strada una sorta di timore della memoria fondato sulla speranza che solo mettendo tra parentesi il passato, o sterilizzandolo del tutto, sia possibile rendere più agevole la strada del futuro.
E' un'operazione culturale che la società dei consumi ha largamente anticipato nei suoi comportamenti più ordinari, e che dà luogo a quel tipo di società liquida, priva di ogni spessore, costruita a misura più di merce che di persona.
La memoria è proprio lo spessore che rende scomoda la visione di una società di questo genere, tutta proiettata in una piatta dimensione orizzontale.




 
 


domenica 27 gennaio 2013

Danni ambientali sulle coscienze





 


Ce la si farà a cambiare non la politica, ma a costruire una nuova coscienza delle persone?
Anni fa ne avevo discusso con una di CL, per cui era un principio votare il berlusconismo, perché la cosa più importante era garantire il diritto alla vita (poi in ogni caso si video come andò con Eluana ecc ecc...). Ma non capiva che sì è fondamentale il diritto alla vita, ma se cedi sulla morale alla fine avrai compromesso la coscienza sulla vita e sulla famiglia. E i risultati "ambientali" sono sotto gli occhi di tutti.








 

venerdì 25 gennaio 2013

Un campo di grano da giallo diventa verde




 
 
Noi seguiamo l'andamento delle cose esterne che hanno il potere di cambiare i nostri gesti stereotipati ma in fondo evoluzioni e rivoluzioni ci sono sempre anche ciclicamente. E' che a volte sono più repentine altre volte così lente che non ce ne rendiamo conto. E'bello scoprire che la dinamica è segno vitale ma ci sono alcune cose che restano ferme, statiche, fisse, come se seguissero una legge a parte.
 
 
 


giovedì 24 gennaio 2013

Quando uno ti rappresenta

I giovani adesso non hanno più alcuna autorità, eccetto chi guida il loro canto, chi li lancia nella baraonda, nel ballo.
La caratteristica di questa autorità, che non corrisponde a qualcosa che uno è, di male o di buono, di cattivo o di bene, è che è breve.
Quello che li fa cantare e ballare in discoteca vale per lì, quando tornano a casa non vale più.
Invece, quando uno trova un altro che rappresenta il proprio dolore meglio di quanto sappia dire lui, lo ha sempre come compagnia.

Quando leggevo Leopardi non mi era amico. Rappresentava molto meglio di quello che avrei saputo fare io, quello che io sentivo,  ma non mi era amico: era un'autorità  fuori di me. Un po' per curiosità, un po' per dovere ho incominciato a capire certe cose. Leopardi mi spiegava le ragioni del suo essere malinconico e io non condividevo. I suoi lamenti li sentivo veri ma aumentavano la mia malinconia. Un motivo in più per essere in contrasto con lui, ma non solo non ero in contrasto, anzi mi diventava amico. Avevo compreso che uno ti diventa amico nella misura in cui tu lo interiorizzi, vale a dire, comprendi le ragioni del perché lui ti rappresenta.



 
 


mercoledì 23 gennaio 2013

Un leone alla ricerca di chi divorare




Le esigenze primarie dell'Io, cioè la ricerca del vero, del giusto del buono e del bello sono sostituite dal Potere con l'illusorio che non può darti la felicità. La devianza verso i surrogati effimeri e menzogneri rappresentano l'osso che rodi. Inutilmente.


martedì 22 gennaio 2013

Qual è il bene dei nostri figli?

 
Si creano spesso delle situazioni opposte, ovvero genitori che vedono i figli quasi come un'appendice di se stessi, della propria vita. Altri invece che delegano agli altri l'educazione dei figli (scuola, società), con gli effetti che ogni giorno purtroppo vediamo (ribellione e sbando in entrambi gli estremi). Una guida da parte della famiglia deve esserci, sempre nel rispetto della personalità e dell'individualità dei figli. Bisogna dare le basi su cui costruire il loro futuro, non pretendere che se le creino da soli, oppure al contrario pensare di programmare loro il futuro totalmente.
L’immagine solita è fallace, perché come ho scritto tante volte, si può mettere bambini al mondo senza coscienza dello scopo della loro esistenza, come le gatte mettono al mondo gattini: non è tanto l'espulsione di un feto quanto l'educazione di un uomo e l'educazione è aiutare l'uomo a camminare verso il suo destino. Infatti padre e madre, anche senza volerlo, quando c'è l'occasione, senza capirlo ma di fatto, cercano di aiutare il figlio o la figlia. Soltanto che non capiscono. Anche i migliori, al massimo, dicono: " Vogliamo il bene dei nostri figlioli", ma non hanno presente il bene. Il bene: qual è il bene?
 
 
 
 

lunedì 21 gennaio 2013

L''abitudine intorpidisce davvero i sensi

 
 
 
Parlando della consuetudine, Montaigne racconta l'aneddoto (una leggenda metropolitana del '500) di una contadina che, avendo incominciato ad accarezzare e prendere in braccio un vitellino fin dalla nascita, e continuando a farlo, giunse per l'abitudine a portarlo anche quando divenne un toro. Ma il racconto serve a M. per introdurre il discorso sulla consuetudine che è come "una maestra di scuola prepotente e traditrice" che ci impone il giogo della sua autorità e, dopo un dolce e mite inizio, mano a mano che il tempo lo rafforza, rivelerebbe "un volto furioso e tirannico", di fronte al quale non abbiamo più la libertà di alzare gli occhi e ci fa - insieme alla convenienza - persino scegliere la tirannide al posto della libertà (come dimostrava il suo grande amico La Boétie nel Discours di qualche anno prima). Ma, si potrebbe dire: dove finisce la consuetudine ed inizia la "cultura" (quando M. scrive i saggi, dalle Indie Occidentali appena scoperte arrivano notizie di popoli nuovi, dove il potere non ha le caratteristiche del dominio, rivelando un’antropologia culturale diversa da quella europea e asiatica...)? E poi, l'abitudine intorpidisce davvero i sensi o è anche una necessità? Non andremmo tutti alla malora se agissimo come ci pare e tentassimo la via della libertà? Come si fa a stare nudi e liberi, senza "abiti" o tradizioni? E se si tratta di cambiarli, quali sono quelli inadatti alla valorizzazione personale? (chi la decide, del resto?) E infine, come è difficile cambiarne qualcuno... Se penso alla mia esperienza, non vado più in là dell'abbandono del tifo calcistico, del fumo, di qualche dieta più o meno riuscita, di qualche impegno indotto dall'obbligo professionale, e di qualche rinuncia per concludere qualche lavoro. Ma quanta fatica, quanto tempo, la decisione.

domenica 20 gennaio 2013

L'amore, l'affermazione e il possesso





Chi ama dona e vive per donarsi.
Il vero amore è sempre più raro da trovare ma non dobbiamo perdere le speranze. L'unica certezza è l'amore di Dio!  


giovedì 17 gennaio 2013

Confidenze e perplessità di una donna





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L'incalzante descrizione della tipologia femminile corrente già immerge in una situazione ansiogena.
Per me, sessantuno compiuti a dicembre, l'orizzonte è diverso, ma spesso vedo le giovani madri e mogli molto smarrite e frastornate, eppure vivono la stagione più bella dell'esistenza.
Non ci sarà per caso qualche problema di valori veri nascosto in qualche piega delle nostre coscienze?


mercoledì 16 gennaio 2013

Il capitalismo è un modello distruttivo per l'uomo


Un ragazzo sta camminando per Milano, quando improvvisamente gli si incastra un piede nelle rotaie del tram.
Prova a liberarsi, ma non ci riesce. Sente un rumore, si gira e vede il tram arrivare velocemente. E' preso dal panico ed inizia a pregare, cosa che non aveva quasi mai fatto.
"Signore, ti prego liberami il piede dalle rotaie e smetterò  di bere”.
Prova a liberarsi, ma non riesce e il tram è sempre più vicino e non sembra rallentare.
"Ti prego, smetterò di bere, di bestemmiare e di fumare”.
Niente. Prova un ultima volta con le preghiere.
"Smetterò di bere, di bestemmiare, di fumare e di fare sesso con qualsiasi ragazza”.
Improvvisamente riesce a liberarsi proprio un attimo prima che passi il tram.
Guarda il cielo distrattamente e dice:
"Grazie lo stesso, sono riuscito a liberarmi da solo".
Credo che il modello pionieristico americano del self made man abbia convinto il singolo a poter fare a meno dell'altro. Anzi a considerare l'altro un nemico. Quindi l'esperienza della collettività viene  abbandonata  per lasciare il posto al delirio di onnipotenza e il concetto di umanità viene considerato una debolezza. La barzelletta dimostra come, nei momenti di difficoltà, l’uomo abbia bisogno di rivolgersi ad un dio superiore ma spesso, in maniera distorta, solo per acclamarlo per la risoluzione di problemi pratici. Non tralascerò di puntualizzare che, tra tutte le altre storture subite, il modello americano del self made man è la punta dell'estrema solitudine dell'uomo che, in tutta la sua fragilità, non sa dove ricercare i fili che lo tenevano unito ai suoi simili.  C'è bisogno di un’inversione di tendenza che sottragga l'uomo dalla morsa di catene invisibili che lo estraniano ogni giorno di più dai suoi simili e da se stesso.
Il capitalismo è un modello distruttivo per l'uomo e purtroppo non ha alternative
 praticabili.
 
 


martedì 15 gennaio 2013

La sindrome da accerchiamento

La democrazia si alimenta di convinzioni etiche e ideali che cercano di diffondersi e di affermarsi fino a diventare forza costitutiva della società. Ciò presuppone però il libero confronto e questo, a sua volta, la libera e diretta partecipazione di coloro che vi portano le proprie convinzioni, quale che ne siano la fonte e il fondamento, laico o religioso. La democrazia è, per così dire, un regime in prima persona, non per interposta persona. Se essa è occupata da forze che agiscono come longa manus di poteri esterni, diventa il luogo di scontro e prepotenza di potentati che obbediscono alle loro regole e non rispondono a quelle della democrazia: potentati che sono, tecnicamente, irresponsabili.

Gustavo Zagrebelsky


lunedì 14 gennaio 2013

In crisi non è la società della tecnica

In crisi non è la società della tecnica , ma le forme della tradizione occidentale, che da tale civiltà sono portate al tramonto. Non solo la creazione di nuove tecnologie distrugge le tecnologie obsolete, ma la civiltà della tecnica, nel suo insieme, distrugge le forme tradizionali nelle quali si è via via presentata la " tecnica" occidentale : la religione, la morale, la politica, l'arte, la filosofia. Esse sono distrutte non nel senso che sono bandite, ma nel senso che vien negata la loro pretesa di guidare l'umanità, e questa negazione non consiste in un semplice atto teorico ma nella maggior " potenza" della razionalità scientifico-tecnologica rispetto a qualunque altra forma di razionalità. La crisi dei " valori tradizionali" è la loro impotenza rispetto alla potenza tecnologica.
Ogni critica che nella "nostra" cultura viene rivolta alla civiltà della tecnica si fonda su quello stesso atteggiamento di cui tale civiltà è la più rigorosa realizzazione. Questo atteggiamento che compare insieme all'uomo  consiste nella persuasione di essere padroni delle proprie azioni e di essere in grado di padroneggiare, mediante l'agire le cose del mondo.
Vorrei proprio sapere come vengono ripartiti i finanziamenti e per quali ricerche, soprattutto in medicina, e quali sono i risultati; che siano resi entrambi pubblici. Basta sbandierare ricerche e progressi che all'atto pratico deludono molto (senza negare i progressi meravigliosi compiuti e in fieri). Temo che invece la distruzione della ricerca universitaria vada proprio in senso opposto, quello cioè di lasciare campo libero ai privati, che possono sottrarsi più facilmente a ogni giudizio.
L'identificazione di Cristianesimo e infelicità è in qualche misura da addossare ai cristiani stessi: se ci fosse in ognuno di noi la letizia francescana, si testimonierebbe il Vangelo in modo molto più veritiero. Ma chiunque può vedere che tutto il resto non dà più felicità, anzi! E' tutto un fuggire, un negare a se
stessi di provare rimorso.
 
 


domenica 13 gennaio 2013

Anche i non credenti vanno a Messa la domenica

 
 
 
 
 
Anche i non credenti vanno a Messa la domenica. Bisogna dunque imparare ad essere umili e generosi, ma c'entra con la politica? Gli scribi ricordano i politici indubbiamente, che amano farsi notare nei giornali e ai primi posti nei banchetti...ma quando si tratta di fare un gesto disinteressato offrono solo i superfluo (se va bene). C'è chi invece è mosso ad azioni che trascendono il proprio bisogno od interesse materiale, e questi spesso son proprio quei poveracci che non hanno nulla o meglio tutto da perdere:  Non mi piacciono tutte quelle caste di farisei ipocriti e benpensanti che fanno tanto rumore col loro "solidarismo" "antirazzismo" "etc. etc. etc." soprattutto per essere visti. Caste assolutamente trasversali. Nei momenti di bisogno io son sempre stato aiutato in maniera disinteressata proprio da persone assolutamente umili. Amo quelle persone che passano inosservate , alle quali gli uomini non pensano mai , che frugano la loro vita nel lavoro, nella fedeltà al loro dovere, che talvolta danno davvero tutto, che come la vedova conoscono davvero il significato della parola "sacrificio" e "fede", e le invidio pure, poiché a loro è rivolto l'elogio di Gesù.



venerdì 11 gennaio 2013

Più un racconto che un discorso

Le beatitudini accadono ogni volta che Cristo si avvicina
ad un uomo per condurlo al Padre e la Chiesa esiste
per realizzare nel tempo, attraverso la sua stessa corporeità,
questo incontro.
La Chiesa non può ritrarsi in una predicazione rassegnata
che rimanda all'al-di-là ogni consolazione promessa.
L'unica via percorribile è invece quella che conduce a Cristo,
il Vivente, a quest'uomo oppresso, in modo che l'inizio
della beatitudine sia qui e ora.
La gioia promessa da Cristo agisce nel tempo della
Chiesa per chiunque riesca ad avvicinarsi al fuoco.
Ci si accosta alla beatitudine promessa da Cristo così
come ci si avvicina a una persona amica, viva e vera,
che ci commuove con la sua Presenza, per quanto miseri
e sofferenti e perfino agonizzanti noi siamo.
Ecco dunque cos'è l'annuncio delle beatitudini, fin
da quel primo giorno sulla montagna: più un racconto
che un discorso.






mercoledì 9 gennaio 2013

Dalla beatitudine a un cambiamento sociale











La povertà beata non è una strana ideologia solo perché
Cristo ha mescolato il suo amore alla nostra
infelicissima povertà, nell'unità sostanziale della sua
persona.
Dal punto di vista strettamente cristiano, per quanto
complessi possano essere i problemi posti dal dramma
sociale della povertà e dell'oppressione che affligge
interi popoli, non è lecito barare.
La beatitudine annunciata è esattamente questa:
che ai poveri, per tutta la loro povertà, e per tutte le
forme di povertà comunque espresse,  proporzionalmente
a quanto questa povertà è lacerazione dell'essere, è offerta
la beatitudine.
Che tutto ciò debba fondare una moralità e un impegno
e debba quindi diventare anche un progetto,  cambiamento,
intervento sociale è ormai entrato nella coscienza della
Chiesa, nonostante alcune sacche di resistenza.







martedì 8 gennaio 2013

La sperimentazione sui figli



Storm Witterick è un piccolo bimbo di Toronto, ha solo 4 mesi e tanta voglia di gridare al mondo ciò che veramente è, solo che non può. Essendo così piccolo ancora non parla e i suoi genitori, Kathy Witterick e David Stocker hanno espresso la volontà di renderlo libero di sentire la sua natura, senza imporgliela.
In poche parole, loro credono che dettare una sessualità ad un infante sia come snaturarlo, mentre permettergli di esprimere se stesso come meglio crede, senza assoggettarlo alle norme imposte dalla società, lo renderà di certo un essere umano più consapevole e sereno.
Il problema in questi casi è capire dove sta, nella formazione dell'identità del bimbo, il confine tra la parte che emerge naturalmente e la parte che gli imponi tu educandolo ad essere quello che la sua natura fisica fa supporre che dovrebbe essere. Perché è evidente che una qualche identità in ogni modo la persona se la forma, crescendo. Ma quanto di quello che è tipicamente maschile o tipicamente femminile è tale perché ognuno di noi è educato a ripetere quegli stereotipi e quant'è spontaneo?
Il rischio principale nel cercare di non indirizzare artificialmente la formazione dell'identità di genere è che ci si spinga oltre la rimozione dell'influenza artificiale e si sconfini nell'inibire anche la formazione di quella parte di identità di genere che sarebbe stata spontanea.
Per questo motivo una cosa del genere andrebbe eventualmente fatta con prudenza e con parsimonia. In generale però credo che limitare gli apporti artificiali in questo senso non sia male, servirebbe forse a evitare che le persone diventino, come spesso accade, caricature dello stereotipo maschile o femminile, per la troppo ossessiva ricerca dei genitori di fare di lui un vero uomo o di lei una vera donna.
Secondo me Il grande nemico dell'educazione è l'incapacità di rischio. Si annida in tutte le persone oggettivamente incerte. Non è una questione di fragilità o di contraddizione, ma è l'incapacità di lasciarsi interrogare da tutto, soprattutto dall'imprevisto. In questo caso l'educazione è il contrario di una tecnica. Questa gli toglie il fascino e lo rende noioso. In effetti i genitori di Toronto non educano. Vanno a rischiare solo su un aspetto dell'essere umano, l'identità sessuale, calpestando la biologia.




 




 


sabato 5 gennaio 2013

Il paradosso della Pace


 



 
 
Fondiamo tutta questa riflessione su una bella espressione di S. Paolo, "Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?", che si trova in un brano importante della Prima Lettera ai Corinti e non può essere estrapolata da esso. Il brano che vogliamo esaminare è 1 Cor 6, 12-20. Esso va letto nel contesto più ampio dei cc. 5-6-7 della Prima Lettera ai Corinti, nei quali si parla prima di un incestuoso, ossia di un cristiano che convive con la sua matrigna (5, 1-13), poi di una serie di casi riguardanti il celibato e la continenza sessuale (cap.7).


venerdì 4 gennaio 2013

Già e non ancora





Il piacere fine a se stesso è un egoismo.
L'errore della Chiesa è stato quello di impaurire l'uomo che pecca, mentre doveva interessarsi a suscitare lo stupore di un Amore gratuito che ci viene da Dio.


mercoledì 2 gennaio 2013

Sono i malati che hanno bisogno del medico

Se i discepoli di Giovanni Battista "digiunano", quelli
di Gesù invece poiché sono "invitati a nozze" mangiano
e bevono suscitando meraviglia e malanimo nei farisei.
L'accusa cade poi su Gesù stesso: "E' venuto il
Figlio dell'uomo che mangia e beve ed è amico dei pubblicani
e dei peccatori" (Mt 11,19).
I banchetti di Gesù con i peccatori rappresentano la celebrazione
di un dramma la cui profondità è abissale. Coloro che Lo
disprezzano, da un lato non comprendono la sua missione,
infatti sono i malati che hanno bisogno del medico
e non i sani, dall'altro la comprendono anche
troppo bene. Davvero Cristo si lascia contaminare
 dai peccatori perché il Padre vuole che
 la loro guarigione sia
frutto della totale assimilazione alla abiezione
dei "maledetti".
Questo mangiare e bere che secondo i farisei
contaminava Gesù era solo obbedienza al Padre che
stava per offrire eucaristicamente il Figlio, affinché i peccatori
lo consumassero in sacrificio.

D'altra parte perfino coloro che mangiano e bevono con Cristo possono mancare l'offerta totale, anticipata e promessa nel senso del banchetto. C'è un invito conclusivo per il quale bisogna essere pronti, altrimenti potrà accadere di mancare proprio l'ultimo definitivo ingresso: "Allora rimasti fuori comincerete a bussare alla porta dicendo: Signore aprici! Ma Egli vi risponderà: non vi conosco, non so di dove siete".