lunedì 30 dicembre 2013

Una forma di assoggettamento psicologico totale





Questo post può essere un buon punto di partenza per una seria riflessione sul senso della libertà
del pensiero, senza assoggettamento psicologico, quella libertà che solo Cristo ci può dare se decidiamo di affidarci totalmente a lui, anche se a volte faticoso liberarci dei tentacoli della mondanità cioè del pensiero del mondo.









giovedì 26 dicembre 2013

Consapevolezza e cambiamento





La consapevolezza di “qualcosa“ non necessariamente indica la strada del cambiamento o della trasformazione.
Per mettere in atto il “cum sapere“ c'è necessità di leggere il termine cum come con, insieme, in relazione. Altrimenti si rischia di isolarsi nel proprio sapere. Altra necessaria considerazione è che per porsi in relazione c'è bisogno di reciprocità, quindi di ascolto. E, oggigiorno, i tempi dell'ascolto sono inesistenti. Così come quelli della riflessione, figuriamoci quella della comunanza consapevole. Anzi, i luoghi ed i tempi dell'ascolto sono vanificati dal troppo “rumore”, dalla ridondanza di affermazioni che ci vengono propinate.
Ora, dato che la consapevolezza di qualcosa deve necessariamente trovare alloggio nella sua applicazione, altrimenti si riduce a teoria se non ha capacità di messa in atto e questa applicazione deve essere collettiva, non isolata a sé, altrimenti troverebbe solo testimonianza di pacificazione della propria coscienza.


lunedì 23 dicembre 2013

Il Sacrificio ha un perché







Nella vita terrena di ognuno di noi quello che si chiama sacrificio credo sia l'obbedienza alla propria coscienza.
A volte la propria coscienza detta percorsi duri da seguire, ai quali certamente si ovvierebbe, potendo (e con potendo intendo dire se si fosse singoli, individui non legati ad altri). Ma laddove si comprende l'utilità del sacrificio, la propria responsabile risposta al richiamo, ecco che il sacrificio assume una pesantezza giustificata.
Perché va oltre la fatica del gesto chiamato sacrificio. Il sacrificio diventa amore per Cristo.




giovedì 19 dicembre 2013

Noi non esistiamo






Sintomatiche della violenza in cui noi siamo immersi sono un'educazione e uno svolgimento della vita in cui si sviluppa una coscienza delle cose come se la persona non esistesse. Si chiama positività: una coscienza delle cose e della realtà umana come se l'io non esistesse. E' violenta una società in cui si pretende di conoscere la realtà umana come se l'io non ci fosse. Esistono le scienze, non esiste più la persona. Lo scienziato brandisce dei dinamismi, non la persona: questa viene smembrata e ridotta ad alcuni suoi fenomeni che poi si vogliono isolatamente conoscere e dominare come se essa non ci fosse, viene cioè ricondotta a quei meccanismi impersonali cristallizzati dalla sociologia, psicologia, pedagogia, ecc., in cui si pretende di esaurirne la realtà. Si attua in tal modo una dissoluzione della persona. L'io dissociato è una rottura tra il dinamismo dell'affettività e il dinamismo della ragione: le reazioni, non importa quali, vengono trattate e scientificamente studiate come se non avessero un nesso con le esigenze strutturali della ragione. Da una parte vi sono i puri meccanismi di reazione in cui entra in gioco l'energia dell'affettività, che diventano grazie a tale separazione più facilmente manipolabili dal potere, e dall'altra, senza nesso coi primi, il lavoro della ragione. L'uomo ridotto a fascio di reazioni è dominato dalla paura. Tutto può, infatti, essere ostile a quello che egli vuole , a quello cui la sua affettività tende e che la sua reattività pretende. Quest'uomo non è sicuro di avere in mano un istante di quello che aveva in mano l'istante prima. La paura regna dunque davanti a tutto ciò che egli non può definire.




lunedì 16 dicembre 2013

Dio che è mio Padre



Noi non siamo giansenisti, noi sappiamo che Gesù è il nostro vero amico.

San Paolo ci ricorda che siamo stati costituiti figli, e se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo.

Sant'Agostino ci dice che noi siamo divenuti Cristo. Poiché se Egli è il capo, noi siamo le membra, l'uomo totale, Lui e noi. La pienezza dunque di Cristo, il capo e le membra. Che cosa sono il capo e le membra?  Cristo e la Chiesa.

San Gerolamo ci ricorda che noi siamo chiamati ogni giorno a generare Cristo nella nostra vita, quindi a essere compartecipi della sua santità, a essere Tempio dello Spirito Santo. Gesù non ci ha detto pregate Dio che è mio Padre, ma dite "Padre Nostro", così che noi siamo figli e fratelli.

Quindi Gesù è l’Amico perché è nostro confidente, fratello e figlio, ma diciamo riconoscendo la nostra umanità : "Signore, non son degno di partecipare alla tua mensa ma di' soltanto una parola ed io sarò salvato"


giovedì 12 dicembre 2013

I pensieri di Pietro







"Se l'innocenza deve siffattamente soffrire, cosa avverrà del colpevole?”.  “Se io, che porto solamente i peccati altrui, devo soffrire in questo modo, quale sarà la sorte di quelli che hanno chiamato il mio sangue e i loro peccati sul loro capo e sul capo dei loro figli?”.  L'albero verde, pieno di succo, di vita e di foglie non è un buon combustibile, ma l'albero secco è inaridito, pronto a divenir preda delle fiamme. “Se i Romani esercitano tali atti di crudeltà sopra di me, che sono un albero verde e la sorgente stessa della vita, che cosa non vi faranno essi quando vi puniranno per la vostra malvagità e diventeranno gli strumenti di Dio, per distruggere questa nazione peccatrice?" Dai patimenti sofferti al presente dai giusti, per amore del loro Maestro, Pietro ne induce, in modo analogo, la certezza della distruzione degli empi e impenitenti.



martedì 10 dicembre 2013

I Vitelli dei romani sono belli

La casa del ricco ha molte comodità. C’è il triclinio che è la sala da pranzo, con tre o quattro divani su cui si stendono i commensali. C’è il tablino, una stanza dove si riceve e il peristilio che è una zona coperta per passeggiare. Chi ha soldi fa dipingere affreschi e decorare i pavimenti con festosi mosaici. Quasi sempre nell’ingresso ce n’è uno che raffigura un cane, con la scritta “Cave Moz”.
Ben diversa è l’abitazione dei poveri che stanno in casamenti cadenti su vicoli stretti, senz’acqua né impianti igienici e con bracieri a carbonella per riscaldarsi. La camera da letto si compone di uno o due giacigli e di uno sgabello. Le donne filano la lana e tessono la stoffa. Dalla finestra pende la biancheria lavata.
Ora guardiamo da vicino i romani. La moda che spesso cambia almeno per quello che si riferisce alle acconciature. Non solo le donne si arricciano i capelli, ma qualche volta anche gli uomini. E per tenere le chiome in ordine usano olio e grasso.
Le schiave aiutano la padrona a truccarsi e dispongono di bottigliette d’onice per i profumi, di specchi di bronzo, pettini d’avorio e spatole di argento per applicare i cosmetici. Per il rossetto usano la feccia di vino,  per le ciglia la polvere di antimonio, e per fare la bionda sego di capra e cenere di faggio. L’abito consueto è la stola che è una lunga tunica sopra la quale s’indossa per uscire, la Palla, una specie di toga di colore allegro che con un lembo può coprire il capo.
L’uomo porta la tunica, una veste di lana corta e senza maniche, e quando va fuori casa la toga, che drappeggia attorno al corpo. Radersi la barba è molto doloroso perché il rasoio è quasi un coltellaccio.
I romani mangiano gli antipasti, salsicce piccanti, olive, salse, uova, crostacei, carne di bue, di agnello, di cinghiale, di maiale, lucci, murene, rombi allevati in appositi vivai, galline faraone, uccelli di ogni specie, ghiri ingrassati appositamente.
Tra i passatempi prediletti c’è il bagno pubblico che è anche palestra, biblioteca, giardino e bottega. Ci sono il frigidario, molto freddo, il tepidario e il calidario.
Non hanno ancora inventato il sapone, così si spalmano d’olio che raschiano poi via con la sporcizia. Gli sport preferiti sono la corsa dei carri e la lotta tra gladiatori.
Le donne sono generose e dopo il pranzo si infilano insieme agli amanti sotto i tappeti per fare l’amore.





lunedì 9 dicembre 2013

Un porto di mare







Quando ero ragazzino andavo spesso nel porto. Specialmente nei giorni
di burrasca quando i parenti dei marinai aspettavano con ansia il ritorno dei motopescherecci.
Ho conosciuto la sofferenza dei parenti. Le emozioni forti restano nella nostra memoria, anche visivamente.


domenica 8 dicembre 2013

Instagram si dà alle chat




Instagram si dà alle chat




Selfie, paesaggi, piatti tipici: le vacanze di Natale sono dietro l’angolo e come ogni anno c’è da scommettere che le bacheche dei social network verranno invase da foto a tema. Ma la tendenza è ormai così consolidata, che gli stessi social network proveranno a sfruttarla ancora più del solito. Secondo indiscrezioni che arrivano dagli Stati Uniti, infatti, Instagram sarebbe sul punto di lanciare una nuova funzione per scambiarsi messaggi privati. Il social network specializzato nella condivisione di immagini dovrebbe rilasciare un aggiornamento dell’applicazione prima di Natale, proprio per sfruttare il periodo delle festività e presentare la nuova funzione.

A riportare la notizia era stato per primo GigaOm il mese scorso, mentre l’ipotesi era ancora in fase embrionale. Venerdì invece Techcrunch ha scritto di aver ricevuto conferme sul rilascio ad alcuni utenti di indirizzi mail privati firmati instagram.com. Il primo passo, secondo il portale, verso l’apertura di una casella di posta a disposizione di tutti gli scritti. Solo lo scorso anno infatti era stato Facebook a fornire in automatico un indirizzo email facebook.com a tutti gli iscritti, che compare di default tra i contatti personali, se l’utente non decide di sostituirlo. Grazie a quell’indirizzo, gli iscritti possono ricevere la posta anche su Facebook, oltre a scambiarsi messaggi privati tra loro.

giovedì 5 dicembre 2013

Particolari sui Vangeli


Due evangelisti, Matteo e Giovanni, apostoli di Gesù, hanno scritto servendosi della propria personale memoria.
Gli altri due, Marco discepolo di Pietro, e Luca, discepolo di Paolo, attingendo ai ricordi e alle testimonianze. Ognuno racconta le parole di Cristo in base alla propria sensibilità. Le discordanze possono essere casuali, come i ladroni, cioè momenti diversi dello stesso fatto o dimenticanze. Le parole di Gesù non erano scritte perché sulle tavolette era scomodo, mentre i fogli di papiro erano costosissimi. In entrambi i casi scrivere era un procedimento molto laborioso, che non poteva essere usato nella vita quotidiana e nel rapporto maestro-discepoli.
E' pesante scrivere. Meglio raccontare.
Poi non è rimasto quasi nulla di originale. Dobbiamo dire grazie a chi iniziò a ricopiare tutto su carta nel Medioevo, compreso anche i racconti greci e altro. I certosini non erano di parte, ma forse sono di parte gli storici.


martedì 3 dicembre 2013

Credere fino all'impossibile




In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».



sabato 30 novembre 2013

Conoscere quello che siamo






Nel romanzo "Furia" Salman Rushdie definisce New York una città di mezze verità ed echi che in qualche modo domina la terra. Si può odiare questo dominio oppure si può celebrarlo, o ancora rassegnarvisi, ma resta un fatto: New York è il plesso culturale della realtà americana, in tutto il suo eclettismo, la sua emotività, la decadenza, l'intelligenza e il potere. Le mezze verità non sono sufficienti perché l'uomo occidentale, nonostante il suo sapere corre il rischio di arrendersi davanti alla questione della verità. New York è la città ideale per chiedere:" Voi cosa state cercando?" e chiedersi: "Io cosa sto cercando?". La curiosità di una domanda allarga la ragione perché dilata l'orizzonte del conoscibile. Il cuore intuisce già che l'orizzonte è più ampio di quanto il mondo oggi affermi. La nostra capacità di indagare le cose con la ragione è ispirata dal presentimento del cuore che esiste qualcosa di più grande. Si chiama esigenza di infinito o brama di verità



giovedì 28 novembre 2013

Il bastone immerso nell'acqua






La filosofia - affermano Deleuze e Guattari - è creazione di concetti che il filosofo non possiederà mai, ma di cui sarà l'amico. Non ci si interroga dunque sulla filosofia per assegnarle un ruolo o delle competenze, ma per mostrare come ogni domanda sulla filosofia sia una domanda posta alla filosofia, e come quest'ultima sia una ricerca in continuo divenire negli atti stessi che la instaurano.

martedì 26 novembre 2013

Dio, l'amico per eccellenza




Recentemente Papa Francesco affermava che, a volte, per superficialità, per abitudine, ci occupiamo di moltissime cose e lasciamo alla fede un piccolo orto che non coltiviamo. Certo andare a Messa può essere un'abitudine, Le preghiere un rito che se non lo facciamo...come possiamo dormire? (Beh forse le parole non erano proprio queste!) Ma quando ci chiediamo cosa è più importante nella nostra vita, ci coglie lo smarrimento. E' importante credere? Chiediamoci se la fede in Cristo si è incarnata  nella nostra vita. E conosceremo la risposta. 

sabato 23 novembre 2013

La Speranza come certezza in una cosa futura

 
 
 
 
 
 
Bisogna che diventiamo poveri, ossia certi di alcune grandi cose.
Il povero è chi è certo di alcune grandi cose, per cui costruisce una cattedrale, anche se vive in una catapecchia, essendo così cento volte più uomo di chi ha come orizzonte ultimo un appartamento confortevole.
Perché essere poveri  è essere certi?
Perché la certezza implica l'abbandono e il superamento di sé. " Sono piccolo, sono niente, la cosa vera e grande è un'Altra".
Secondo l'economia la povertà è la mancanza di un reddito, di una proprietà, di un bene.
Non c'è un automatismo che ti fa passare dalla povertà economica alla Fede, anzi la povertà può incattivirti, spingerti a rubare, oppure prostituirti.
La teologia dà un concetto diverso alla povertà, cioè l'abbandono e il superamento di sé e la certezza di un Altro. La povertà è un amore non verso se stesso ma diretto a raggiungere un altro. La povertà è un corollario della Speranza. Se non diventi povero (l'abbandono e il superamento di sé) non puoi sperare. La Speranza di un uomo è che la sua Fede giunga a compimento.  Ma per sperare devi avere la certezza su una cosa presente. La Speranza come certezza in una cosa futura poggia su tutto il passato cristiano, poggia su tutta la memoria cristiana, poggia su tutta la certezza di quella Presenza che è incominciata duemila anni fa ed è arrivata fino a te. Se non c'è puoi solo dar spazio all'immaginazione.
"Domani vinco al lotto è divento ricchissimo". Le esigenze del cuore pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza di realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo il volto, secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno. Il cuore dell'uomo sogna, dà una forma positiva al suo cammino.  Ma il sogno del cuore dell'uomo non può sostenere le ragioni di una certezza, della certezza che le esigenze siano esaudite.

 


venerdì 22 novembre 2013

L'oceano è pazzo di schiuma

 
 
 

 
 
 
 
Non si può guardare un uomo senza uno sguardo teso verso la prospettiva del suo destino.
Solo da lì, dalla consapevolezza, dalla visione vera dell'altro, nascono i sentimenti più alti, ed è così che si manifesta l'Amore incondizionato: quello solo capace di rinnegare se stesso e di rinunciare al proprio ego a favore dell'altrui bene, ultimo andando a proiettarsi nell’attesa del domani seguendo al contempo la filosofia intrinseca del tutto nell'ora per allora. Se qualche volta trovate il tempo di andare in auto a ovest in County Clare, lungo la Flaggy Shore, a settembre o ottobre, quando il vento e la luce si azzuffano così che da un parte l'oceano è pazzo di schiuma e bagliori, e all’interno fra le pietre la superficie di un lago color ardesia è illuminata dal lampo terrestre di uno stormo di cigni, le piume scompigliate e soffiate, bianco su bianco, le teste adulte dall'aria ostinata
sommerse o affioranti o indaffarate sott'acqua.
Inutile pensare di posteggiare e cogliere la scena più completamente.
Passano cose note e ignote mentre forti morbide folate prendono l'auto di sbieco e sorprendono il cuore sovrappensiero e lo aprono d'un soffio.
Anche qualche pensiero di Seamus Heaney




mercoledì 20 novembre 2013

Alluvione in Sardegna




Attraverso gli hashtag gli utenti dei social network stanno facendo girare numeri utili per le emergenze. Oltre al 115, già andato in tilt per le troppe chiamate ricevute, per segnalazioni e offerte di aiuto sono attivi i seguenti numeri: 0789/602019, 0789/69502, 0789/52020 e 366/6617681 per la zona di Olbia, mentre 348/7074692 e 347/1240911 per la zona di Uras. Con un particolare: le informazioni e le notizie non provengono da account ufficiali degli enti che stanno aiutando la popolazione sarda sul territorio, ma da semplici utenti e personaggi famosi che sui social network stanno mettendo in moto la macchina della solidarietà. La scrittrice sarda Michela Murgia, ma anche artisti come Marco Mengoni, Laura Pausini e Raphael Gualazzi stanno usando i loro account su Twitter e Facebook per far circolare numeri utili e segnalazioni per la popolazione colpita dall’alluvione.









lunedì 18 novembre 2013

L'etica come entità indipendente

Perché fu permessa la tentazione.

4. 6. Se dunque si chiede perché Dio permise che fosse tentato l'uomo ch'egli prevedeva avrebbe dato il consenso al tentatore, io non posso scandagliare la profondità dei disegni divini e confesso che [la soluzione] del problema sorpassa di molto le mie forze. Può esserci dunque forse una causa occulta, la cui conoscenza è riservata - non per i loro meriti ma piuttosto per una grazia di Dio - a persone più valenti e più sante di me; ma tuttavia, nei limiti della facoltà che Dio mi concede di capire o mi permette di dire, non mi pare che l'uomo sarebbe stato degno di gran lode, se fosse stato in grado di vivere rettamente per la semplice ragione che nessuno lo avrebbe persuaso a vivere male, dal momento che nella sua natura aveva il potere e, nel suo potere, la capacità di volere per non acconsentire ai consigli del tentatore, sempre però con l'aiuto di Colui che resiste ai superbi, ma concede la sua grazia agli umili 9. Perché dunque Dio non avrebbe dovuto permettere che l'uomo fosse tentato, sebbene prevedesse che avrebbe acconsentito [alla tentazione]? L'uomo infatti, in quell'occasione, avrebbe agito di propria volontà e avrebbe, così, commesso la colpa e avrebbe dovuto subire il castigo per essere restituito nell'ordine della giustizia di Dio? In tal modo Dio avrebbe mostrato all'anima, per istruzione dei suoi servi futuri, quanto rettamente egli si serve delle volontà anche perverse delle anime quando queste si servono delle loro nature buone per fare il male.



S.Agostino







venerdì 15 novembre 2013

Aanalisi a scopo di dominio e manipolazione dell'uomo





Il problema è la relazione tra la consistenza ultima delle cose, cioè Cristo, e la forma contingente dello stesso.
Lo scandalo nasce dall'idea sbagliata del trascendente, che rende più difficile ammettere che in Cristo tutto consiste.
Senza questa visione del trascendente anche per i cristiani non ci sarebbe alternativa tra l'opzione fondamentalista, verità che si impongono alla ragione dall'esterno e l'elevazione della cultura dominante a criterio ultimo dell'agire.
Cristo è l'unica risposta al fondamentalismo e alla secolarizzazione della Chiesa.
L’ideologia introduce una visuale totale del mondo, in cui si pensa che con la ragione si possa spiegare tutto. Pensando di cambiare tutto con la potenza della ragione, la cosiddetta "visione totale" costringe la realtà e Dio a inchinarsi alla "ragione" dell’uomo.
Sono le tesi di Horkheimer e Adorno sviluppate nella Dialettica dell’illuminismo.
L’ideologia è l’esatto contrario della fede religiosa.
Se manca la grazia, ad un solo scopo è presente la ragione della legge, a rendere colpevoli e ad uccidere.
Perciò l'uomo di oggi è inquieto sotto ogni punto di vista, eccetto quando non pensa, perseguitato dalla violenza e dall'ombra della paura. Secondo Horkheimer e Adorno, l'illuminismo proclamò l'autodeterminazione razionale dell’uomo, ma finì con l'imporre al mondo una razionalità scientifica in grado di vanificare, se non di impedire, la stessa libertà che rivendicava al soggetto.
Questa ragione scientifica, basata sull'oggettivazione della realtà, si proponeva di dominare tutto il mondo della natura, allo scopo di un suo sfruttamento strumentale.
Con lo sviluppo della tecnologia, anche l'uomo, la vita umana stessa, sono diventati oggetto di analisi a scopo di dominio e manipolazione.
Di fatto, il progetto illuminista si è risolto nel suo opposto.
Tra la ragione come facoltà della scienza e la ragione come facoltà della libertà si è così sviluppato un conflitto, con la vittoria della razionalità tecnocratica.



martedì 12 novembre 2013

La Verità dona l'autorevolezza

 

 


 
 
 

Veramente autorevoli sono le persone che ci coinvolgono con il loro cuore, con il loro dinamismo e con il loro gusto, nati dalla fede.
Ma autorevolezza reale è allora la definizione dell'amicizia.
L'amicizia vera è la compagnia profonda al nostro destino, al destino del nostro volto.
E non è questione di temperamento.
Ve ne può essere uno più effusivo e uno più discreto e cauto.
L'amicizia vera si sente nel cuore della parola e nel gesto della presenza.
Quell'autorevolezza lì, nasce dall'intima adesione alla verità, e secondo me e ci si riconosce nel silenzio della verità vera.
Tanti anni fa lessi un preziosissimo libretto di Cantalamessa 'Obbedienza' dove spiegava che l'autorevolezza di Gesù nasceva dalla sua profonda sottomissione alla volontà del Padre e gli altri lo percepivano,  e le sue non erano parole ma frutto di un'obbedienza reale alle parole pronunciate, vita vera, insomma.




 



venerdì 8 novembre 2013

Accogliere Cristo nella nostra coscienza

 
 
 
 
 
Quando leggevo Leopardi non mi era amico. Rappresentava molto meglio di quello che avrei saputo fare io ,quello che io sentivo, ma non mi era amico: era un'autorità fuori di me. Un po' per curiosità, un po' per dovere ho incominciato a capire certe cose. Leopardi mi spiegava le ragioni del suo essere malinconico e io non condividevo. I suoi lamenti li sentivo veri ma aumentavano la mia malinconia. Un motivo in più per essere in contrasto con lui, ma non solo non ero in contrasto, anzi mi diventava amico. Avevo compreso che uno ti diventa amico nella misura in cui tu lo interiorizzi, vale a dire, comprendi le ragioni del perché lui ti rappresenta. Dostoevskij iniziò a scrivere "l'Idiota" e buttò giù molte delle riflessioni e degli appunti che lo portarono a "I Fratelli Karamazov" e al suo incompiuto disegno di grande romanzo. Dostoevskij supera l'ipotesi che sorge in Nietzsche di un nichilismo lieve, o gaio, propagandato come modo di vivere da "turista", un po' distaccato e scettico tra le cose belle e le difficoltà del mondo. Secondo Dostoevskij l'abisso dell'animo umano non si risolve nell'individuare una buona idea o una norma giusta, ma nel mistero della presenza di Cristo.
 
 
 


mercoledì 6 novembre 2013

Il conformismo cambia solo pelle

 
 
 
 
 
 

I giovani di oggi hanno un'esigenza di autenticità
che è sottilmente più acuta rispetto a un tempo.
Ma l'impeto di autenticità che ha preso forma

per contrasto con l'ipocrisia viene subito travolto
da un nuovo conformismo.
Allora l'agitarsi di questi giovani è
molto più rabbia che un impegno.
La conclamazione di valori ideologici
strumentalizzati dal Potere finisce per stordire
i giovani sempre più smarriti per l'insicurezza
del loro cammino e l'impaccio nell'identificare
una propria esigenza prevalente.
Mancando un obiettivo di medio
e lungo periodo alla fine vengono ingabbiati
all'interno di un bisogno dominante che
sembra quello immediatistico che
si consuma giorno dopo giorno
facendo scomparire l'autenticità iniziale.



lunedì 4 novembre 2013

Luce Irigaray è una filosofa

 










Luce Irigaray è una filosofa e una psicoanalista, che ha fatto parte dell’École Freudienne de Paris aperta da Jacques Lacan. Come per la maggior parte delle pensatrici francesi di questi anni il legame con il movimento delle donne è stato un punto vitale di svolta nel percorso di Luce Irigaray. In particolare Irigaray era in contatto con Antoinette Fouque, la donna che ha guidato uno dei gruppi più importanti del movimento delle donne francesi: “Politique et psychanalyse”.
Vicina al movimento delle donne, anche se non direttamente coinvolta in esso, Irigaray ripensa al legame senza parole delle donne tra loro e con la madre.

Il frutto di questa sua riflessione è la tesi di dottorato, pubblicata con il titolo Speculum. L’altra donna nel 1974. La partecipazione alla scuola Lacaniana doveva essersi fatta ad un certo punto burrascosa, dato che non riuscì ad ottenere dalla sua scuola l’appoggio per i finanziamenti che dovevano servire a pubblicare Speculum. Con Speculum si matura cosi la rottura tra Irigaray e Lacan riguardo alla loro collaborazione all’interno della scuola.

Lacan aveva sostenuto che una bambina o un bambino divengono dei soggetti veri e propri quando entrano nel circuito di una rete di significati sociali, che danno loro una posizione precisa in rapporto agli altri. Questa posizione, secondo Lacan, è garantita dalla figura paterna. E’ la figura paterna che simbolicamente fa sì che si sciolga quel rapporto di fusione amorosa con la madre, che altrimenti i bambini manterrebbero, rimanendo al di qua delle regole sociali. E’ solo con questo passaggio che le bambine e i bambini divengono degli individui nella società, uscendo dallo stato d’infanzia. Lacan, seguendo Freud, aveva dato il nome di “superamento del complesso di Edipo” al divenire individui andando oltre il legame amoroso con la madre.

Ciò che è stato posto sotto accusa da parte di molte donne è che Freud e Lacan insistessero sulla figura del padre, come quella che simbolicamente poteva garantire il divenire un individuo sociale delle bambine e dei bambini. Probabilmente pensavano entrambi al patriarcato come alla struttura sociale che permette di divenire pienamente individui.

Nel suo testo del 1966, Comunicazione linguistica e speculare, Irigaray non critica direttamente quest’idea, ma con più semplicità pensa a una strada obbligata e appartenente a tutti per divenire individui a pieno titolo che non sia quella garantita dal padre e si sottragga così ad ogni forma di patriarcato.

Speculum è il testo nel quale la critica di Irigaray alla filosofia classica maschile e alla psicoanalisi di Freud e di Lacan si fa ironica e dura.

Seguiamo il procedere di Irigaray sulla via ironica del leggere nel grande libro della cultura maschile le figure simboliche che parlano della donna. Una figura sulla quale lei si ferma è proprio quella dell’isterica.

Quando si ragiona sulla condizione femminile, di solito abbiamo presente lo stato di confusione che l’essere trapiantata nelle genealogie maschili fa nascere in una donna fra il suo essere corpo e il suo essere parola. Ossia, quello stato noto come isteria femminile, femminile quasi per d
efinizione.



venerdì 1 novembre 2013

La comunione dei santi è precisamente la Chiesa

 
 
http://guspensiero.blogspot.com
 
 
 
 
Esiste un solo perdono. Quella persona che ti ha fatto del male è come se non lo avesse fatto. Tu hai la stessa affettività verso quell'umano che è identica a quella che precede il misfatto.
Dio si è fatto uomo e nella Croce ha tolto i nostri peccati per accoglierci nel Regno dei Cieli e vivere in eterno.
Un uomo non può fare queste cose. Per questo il suo perdono è un'altra cosa. E' un perdono monco.
Quando gli ideali falliscono si capisce che la causa è la menzogna.
L'ideale della giustizia, l'amore che finisce scoprendo che l'altro non ti ama, la politica degli sgambetti e del tornaconto personale, il lavoro che diventa mobbing.
L'uomo perdona in base ai suoi limiti.
 
 
 
 


lunedì 28 ottobre 2013

Per seguire seriamente Cristo

 
 



 

«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo" (Luc. 14:26.)
Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono cominciano a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace.
Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». (Lc 14, 25-33)
A tutti poi diceva: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà (Lc 9,23-24). "Noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito". E Gesù gli rispose: "In verità ti dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà" (Lc 18,28-30).
Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici(Gv 15,13).


mercoledì 23 ottobre 2013

La burrasca dei sensi






Quello che è accaduto a Gela in provincia di Caltanissetta fa pensare
che la storia che sto scrivendo non possa che riguardare fatti di
mafia o di racket.
Invece, non è così.
Quello che è accaduto nella cittadina siciliana  oscilla
tra un soffio di romanticismo e una ventata di solitudine.
Nella villa comunale tra palme e ficus si incontravano colf,
bambinaie, badanti dell'Est e vecchietti soli che avevano un
passatempo.
Veloci toccatine a gambe, tette e chiappe di ragazze romene,
polacche, albanesi e croate. Il problema è che il divertimento aveva
un costo e un tariffario.
Cinque euro per una pacca sul sedere, due per sfiorare le gambe e
dieci per palpare un seno.
Forse la vicenda sarebbe durata in eterno se un medico di Gela non
avesse denunciato tutto al sindaco.
Non lo ha fatto per becero moralismo. Il fatto è che i vecchietti
pensionati Inps spendevano  tutti i soldi che avevano per il loro gioco
preferito.
Forse ho inventato tutto.

Ma può esistere una storia così?


lunedì 21 ottobre 2013

Ragionevole è chi sottomette la ragione all'esperienza

 
 
 
 
 
 
 
Ragionevole è chi sottomette la ragione all'esperienza. Ma cos'è la ragione? Oggi, infatti, è come se si fosse smarrito il concetto di ragione, così che la speranza si riduce al sogno vago di un futuro avvertito allontanarsi sempre di più da un presente che non soddisfa. Su tutto sembra prevalere l'immagine tragica dell'ultimo uomo che insieme alla sua donna osserva declinare il sole per l'ultimo tramonto della storia, così come la fissa Giosuè Carducci in una sua poesia "Su Monte Mario". Noi, invece, non possiamo rassegnarci che tutto finisca nel nulla, il nichilismo. La natura stessa della ragione grida: "Esiste un significato!", ciò che anche Kafka afferma: "Esiste un punto di arrivo". L'obliterazione dell'idea di ragione come apertura positiva al reale mi desta molta preoccupazione. L'esperienza, invece, causa una sincera attenzione ai bisogni veri dell'uomo. La ragione come libertà ridotta a puro parere, opinione e istintiva, snerva nell'uomo la creatività e lo rende schiavo dell'istinto, cioè ultimamente del potere, che in ogni epoca fissa regole e valori a seconda delle sue convenienze personali. Il mio punto di arrivo non è certamente il cinismo appassionato della cultura laica che fa considerare il mondo come un grande gioco, talvolta tragico, sempre venato di un sorriso amaro. Nessuno può generare se non è stato generato. E' la fedeltà a una Presenza quello che fa del cristiano un diverso.


mercoledì 16 ottobre 2013

Nel nostro io convivono cuore e ragione

 
 
 
 
 
 

Nel nostro Io convivono affettività ( cuore) e ragione. Interagiscono fra di loro. Il cuore (affettività) istintivamente sceglie, ma il sì, il riconoscimento che libera il cuore lo dà sempre la ragione.
La ragione è un filtro che blocca il male e libera il bene.
Nel giardino comunale vedo una verdura accattivante e corro per prenderla e mangiarla. Ma la ragione ha letto un cartello che dice: erbe velenose.
Tutto quello che facciamo con l'istinto eludendo il parere della ragione può essere esaltante, ma dura poco se non è ragionevole.
Io sono sposato. Vedo una bella bionda che mi attrae. Vado con lei a fare sesso. Un piacere immenso che però dura il tempo di un orgasmo. La ragione mi aspetta e solo con uno sguardo mi dice che ho frantumato un amore, un matrimonio per un'avventura passeggera.



domenica 13 ottobre 2013

La riconciliazione riparatrice

 
 
 

 
 
 
 
La realtà virtuale apre nuove strade alla creatività
e all’educazione, rimettendo anche in discussione
le forme tradizionali di comunicazione, con serie
implicazioni antropologiche.
La città moderna è relativista: tutto è legittimo, e
possiamo cadere nella tentazione di credere che, per
non discriminare, per includere tutti, a volte
dobbiamo relativizzare la Verità.
Ma questo non è giusto.
Dobbiamo smettere di nascondere
il dolore delle nostre perdite e assumerci la
responsabilità dei nostri crimini, della nostra apatia
e delle nostre bugie, perché soltanto attraverso
una riconciliazione riparatrice saremo resuscitati
e, in questo modo, non avremo più paura di noi stessi.
Anche la Chiesa è consapevole della responsabilità
che tutti portiamo verso questo mondo, verso
l’intero creato, che dobbiamo amare e custodire.
Noi possiamo fare molto per il bene di chi è più
povero, di chi è debole e di chi soffre, per favorire
la giustizia, per costruire la pace.


mercoledì 9 ottobre 2013

La via che percorre il cristiano

 
 

 
 
Vangelo di Matteo 16,13-20 - Chi dite che io sia ?

Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?".

Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti".

Disse loro: "Voi chi dite che io sia?".

Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente".

E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.

E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".

Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

 
 
 


lunedì 7 ottobre 2013

Il senso del mistero di un ateo

 
 
 
 
 
 
 
 
In un discorso tenuto a Berlino Einstein diede di se stesso questa immagine: «Sebbene io sia un tipico solitario nella vita quotidiana la mia consapevolezza di appartenere alla comunità invisibile di coloro che lottano per la verità, la bellezza e la giustizia, mi ha impedito di sentirmi isolato. L'esperienza più bella e profonda che un uomo possa avere è il senso del mistero: è il principio sottostante alla religiosità così come a tutti i tentativi seri nell'arte e nella scienza. Chi non ha mai avuto questa esperienza mi sembra che sia, se non morto, allora almeno cieco. L'emozione è sentire che dietro qualsiasi cosa che può essere sperimentata c'è qualcosa che la nostra mente non può cogliere del tutto e la cui bellezza e sublimità ci raggiunge solo indirettamente, come un debole riflesso. Questa è la religiosità, in questo senso sono religioso. A me basta la meraviglia di questi segreti e tentare umilmente di cogliere con la mia mente una semplice immagine della sublime struttura di tutto ciò che è lì presente»
 

 
 
 
 
 


venerdì 4 ottobre 2013

L'uomo è solo e quindi dominabile





La salvezza deve venire dal di fuori, non può nascere da noi, non può essere inventata né dai singoli né dalla compagnia umana: essa capita come una grazia, accade.
Dice sant'Agostino: "Se manca la grazia, ad un solo scopo è presente la legge, a rendere colpevoli e ad uccidere".
L'ordine fatto dagli uomini è presente per rendere colpevoli e uccidere. Perciò l'uomo d'oggi è inquieto sotto ogni punto di vista, eccetto quando non pensa, perseguitato dalla violenza e dall'ombra della paura.
Occorre tener ben fermo davanti al nostro sguardo il rapporto tra la negazione di Cristo e la debolezza della ragione. La sparizione dell'Assoluto dalla vita, la dimenticanza totale del Dio con noi, implica una ragione debole, cioè un io cedevole. Nel mondo di oggi, così deserto di Presenza, l'uomo è solo e quindi dominabile. Ha la fragilità di un bambino preda di chiunque lo afferri per primo, prigioniero di chi si presenti più forte di lui.


giovedì 3 ottobre 2013

Oltre la realtà c'è altro

 
 
 
 
 
Il culmine dell’intelligenza umana consiste veramente nello sfondare, proiettandosi verso l’infinito mistero, anche gli spazi ristretti nei quali spesso l’uomo è costretto a vivere. Solo così la ragione “culmina nel sospiro e nel presentimento che l’infinito si riveli”. Nel sospiro e nel presentimento che il mistero si riveli, l’intelligenza umana valica il proprio limite. Il sospiro è un modo di sentire le cose pieno di attesa, di desiderio e di commozione. Ma il sospiro non può che essere un desiderio velato di malinconia. Il sospiro è trafitto da “gemiti inesprimibili”. Il presentimento è la facoltà positiva e liberamente impegnata di percepire che la realtà è un insieme di segni che rimandano ad altro; talvolta siamo in grado di scioglierli, ma spesso non ci è dato di farlo. Non per questo la ragione viene a soffrirne, purché si adatti a riconoscere che oltre la realtà “c’è altro”, di cui la realtà è il segno visibile.


domenica 29 settembre 2013

Cristo dentro di noi

 
 
 
 
 
Per farsi conoscere, Cristo, usa noi, il nostro corpo. Il nostro cuore. Come ha fatto con Sua Madre. Le persone vedevano una donna che portava dentro di sé un bambino; in realtà era Gesù che portava Sua Madre all'incontro con Giovanni ed Elisabetta- Questo succede anche con noi se permettiamo a Cristo di aiutarci a farlo conoscere a chi Lo ha relegato in un angolo oscuro del suo cuore.
 
 
 
 


venerdì 27 settembre 2013

Ipotesi su nascita società socialista





Si chiama neurofisiologia.
Studia il cinema non per il contenuto, gli attori, gli autori o qualsiasi altro aspetto, ma per una cosa chiamata dialettica neurale, opposizione di luce e oscurità.
Così non conta l'immagine ma il mezzo meccanico che la riproduce
se il cinema è ipnosi (per via della persistenza retinica credo)
la politica usa lo stesso sistema: è con l'ipnosi che si controllano i popoli
Tuttavia la società capitalistica sta assistendo e determinando un declino della capacità di attenzione che porta al suo culmine la perdita dell'effetto ipnotico dei messaggi.
Le nuove forme di cinema e musica frammentano i contenuti in parti sempre più piccole così che entro poco messaggi più lunghi di cinque secondi non saranno più comprensibili.
Il cinema abbandonerà allora ogni forma e grammatica, non avrà più senso la trama e tutto ciò che da organicità alla rappresentazione.
Le canzoni si limiteranno a ripetere frasi cortissime e sconnesse, si arriverà a comunicare con una sola immagine, singoli input fino ad un massimo di tre secondi.
L'ipnosi ovviamente non sarebbe più possibile
niente più mistificazione.
Il potere perderà il controllo delle masse perché non potrà impartire ordini.
Adolescenti idioti faranno una specie di rivoluzione fra grugniti, annusate e altre espressioni istintive primordiali fino a che uno sparuto gruppo di sopravvissuti intellettuali, studiosi di cinema, con una capacità di attenzione appena superiore si prenderà cura di loro e li aiuterà a recuperare la facoltà perduta costituendo ovviamente uno stato socialista.


martedì 24 settembre 2013

Lo strano mondo dell’integralismo islamico

 
 

 
 
 

Per gli integralisti islamici raffigurare Maometto è un reato. Perché secondo loro sarebbe di per sé un fatto sacrilego. Ebbene la verità è che Mohammad fu un uomo come tutti gli altri e lui stesso vietò che lo si venerasse come una divinità. Gli sciiti, i sunniti nell'epoca ottomana e in India hanno ritratto il profeta senza remore.
Di fatto coloro che mettono un veto alla raffigurazione di Mohammad compiono un compromesso tra i più oscurantisti, quali i wahhabiti in Arabia Saudita, che predicano il divieto assoluto della raffigurazione degli esseri viventi.
Tutti i paesi arabi moderati hanno assunto posizioni "integraliste".
La Siria dovrebbe essere una dittatura “laica”, ma ha richiamato il suo ambasciatore in Danimarca. La Libia dovrebbe essere “laica” , eppure è stato il primo regime a chiudere l’ambasciata danese. La Tunisia, da sempre portata ad esempio per la sua “tolleranza” e la sua “laicità all’occidentale”, è stata in prima linea da subito contro gli “infedeli”, ospitando il Consiglio dei Ministri degli Interni arabi, i quali hanno condannato senza riserve le immagini raffiguranti Maometto. In Egitto il Parlamento (che dovrebbe essere a maggioranza “laica”), ha emesso una risoluzione di condanna. E un’analoga risoluzione è stata spiccata dal parlamento della Giordania, il più “filo-occidentale” fra i Paesi arabi. Si è mobilitata la Lega Araba, che non è un’associazione sovranazionale islamica, ma è sempre stata conosciuta come un punto di riferimento del “laicismo nazionalista”.
E allora?
Non ci sono più islamici moderati o tutto questo è solo una violenta e tragica messa in scena per altri fini?
Altro che offesa del "sacro".

 

 




domenica 22 settembre 2013

L’impeto della missione è una gratitudine

 
 
 
 
 
 
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».


mercoledì 18 settembre 2013

Twitter cambia ancora look e punta alla tv social

 
 
 
 





Twitter cambia ancora. E lo fa a pochi giorni dall’annuncio delle procedure per la quotazione in Borsa. In ballo secondo le indiscrezioni ci sarebbe un cambio di look dell’uccellino blu. A partire dalla sua applicazione per smartphone, che dovrebbe essere aggiornata dopo il 18 settembre, giorno in cui sarà disponibile per tutti il nuovo sistema operativo di Apple, iOS7. Tra le novità più interessanti, come spiega il blog AllthingsD, ci sarebbe una sezione dedicata alle conversazioni e tweet relativi al mondo televisivo.

lunedì 16 settembre 2013

La necessità di produrre in modo diverso

 
 
 
 
 
 
Noi tutti dovremo render conto dello sfascio sociale e morale del mondo perché il mondo siamo noi.
Noi abbiamo permesso che bambini assettati costretti a bere l'acqua putrida delle pozzanghere siano poi morti per una banale diarrea.


sabato 14 settembre 2013

Vivono beatamente contenti e si reputano fortunati




Basterebbe un buon architetto e non si costruirebbero casermoni. Evidentemente c'è la volontà di farli brutti perché chi ci abita non merita di più.


giovedì 12 settembre 2013

Un cammino senza ritorno

 
 
 
 
 

 
 

Stiamo andando a raccogliere frutta, radici e bacche. Neppure esiste un villaggio, solo dei ripari. Non ci sono sentieri ma solo tracce che lasciamo per il gruppo che ci segue. Dove manca la vegetazione, con una scheggia di pietra lasciamo indicazioni su dove siamo passati e, al caso, cosa abbiamo trovato o che direzione abbiamo seguito . In un contesto ergonomico questo ci avvantaggia di molto sui possibili gruppi concorrenti. Allo stesso tempo ci distacca sempre più dal gruppo di cui siamo ora entità in via di separazione.
Questa è la tecnologia: la realizzazione “dell’essere” in un diverso rapporto con  “ l’altro”.
L'uomo invidia l'animale, che subito dimentica. L'animale vive in modo non storico, poiché si risolve nel presente. L'uomo invece resiste sotto il grande e sempre più grande carico del passato: questo lo schiaccia a terra e lo piega da parte. Per ogni agire ci vuole oblio: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non solo luce, ma anche oscurità. La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto.

 

mercoledì 11 settembre 2013

L'osservazione a volte supera il ragionamento

 
 
 
 

Il fondatore della fisica e dell'astronomia classiche - almeno fino a quando l'avvento della teoria della relatività non ha stravolto le fondamenta scientifiche di queste discipline - coltivava un suo lato oscuro. Personalità complessa e curiosa, Isaac Newton era mosso da una grande passione per la faccia misteriosa della realtà, quella che la scienza ha sempre bollato di 'superstizione': l'alchimia come il millenarismo, la possibilità di trasformare i metalli più vili in oro lucente e il calcolo matematico per prevedere il giorno dell'Apocalisse. E questa inquietudine scientifica si è accompagnata a un amore per lo studio dei testi sacri che ha fatto dello scienziato anche un discusso teologo (considerato eretico negli ambienti ufficiali). Così, studiando i versi del libro di Daniele, proprio l'autore dei Principia mathematica ha calcolato che il mondo sarebbe scomparso esattamente 1260 anni dopo la fondazione del Sacro Romano Impero d'Occidente. Il calcolo si basa sulla durata presunta della corruzione della Chiesa, calcolata a partire dall'inizio del potere temporale del papa - che nell'800 d.C. incorona Carlo Magno Imperatore del Sacro Romano Impero - e per un periodo indicato dal profeta Daniele in 7-25 e 12-7, dove si legge: "per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, e quando la forza del popolo santo sarà interamente infranta, allora tutte queste cose si compiranno". Da tali parole Newton estrasse la cifra 1260, equivalente a un anno (1), due anni (2) e la metà di un anno (6 mesi).
Una fascinazione, quella per la fine del mondo e per le teorie escatologiche, che l'ha accompagnato durante tutta la sua vita di scienziato: pare che in 50 anni di attività il professore di Cambridge abbia scritto più di 4500 pagine sul tema delle profezie. Una questione etica lo muoveva: l'idea che anticipare il futuro ci avrebbe consentito di evitare errori, guerre e disastri. Che la profezia avrebbe salvato il bene, insomma, almeno fino all'ultimo giorno. E così si accumulavano i fogli fitti di calcoli e congetture sulla data più probabile del giorno del Giudizio. Senza che mai, però, arrivasse a fissare un anno preciso. Ragioni di prudenza, di responsabilità o forse semplicemente di coerenza scientifica. Fatto sta che a un certo punto, proprio pochi anni prima di morire, si convinse che la data poteva essere ricostruita con esattezza a partire dalle parole del profeta Daniele.