martedì 31 luglio 2012

Il preconcetto impedisce l'adesione a Cristo

La fede è un incontro.
La fede è riconoscere il Dio dei vangeli in chi "attira" verso di lui, in chi propone di camminare con lui.
La fede è rispondergli con la propria vita.
La fede va alimentata, sovente è provata nel cruogiolo, ma ne esce sempre più pura.
La fede è abbandono!!!













sabato 28 luglio 2012

Incoerenza latente



L'incoerenza è la vera debolezza dell'uomo quando la nega in se e la addita negli altri. E' straordinario come la fede ci porti per mano a scoprire chi siamo attraverso le nostre inevitabili incongruenze, debolezze, peccati di presunzione.
La forza dell'uomo non sta nella coerenza, ma nella verità che lo abita dalla quale non fugge, permettendo che venga alla luce.


giovedì 26 luglio 2012

Signore, aumenta la nostra fede

Signore,
insegnami a non parlare come un bronzo risonante
o un cembalo squillante, ma con amore.

Rendimi capace di comprendere e dammi la fede che muove le montagne, ma con l'amore.

Insegnami quell'amore che è sempre paziente e sempre gentile; mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso; l'amore che prova gioia nella verità, sempre pronto a perdonare, a credere, a sperare e a sopportare.

Infine, quando tutte le cose finite si dissolveranno e tutto sarà chiaro, che io possa essere stato il debole ma costante riflesso del tuo amore perfetto.





lunedì 23 luglio 2012

La coerenza nel rapporto con Cristo è riconoscerlo





Il punto della nostra debolezza sta nella separazione, nella divisione, tra Cristo e la vita. Cristo è la risposta, il significato, la forma del vivere, del rapporto affettivo, della manipolazione delle cose. Cristo deve diventare la forma di tutta la nostra persona, l'ispirazione attiva e fattiva di tutto il nostro criterio di rapporto al reale.
Nell'esperienza di un grande amore tutto ciò che accade diventa un avvenimento nel suo ambito.
Cristo è la grande cosa per cui tutto diventa un avvenimento: tutto è avvenimento nell'ambito dela rapporto con la Sua presenza, del riconoscimento e dell'affezione alla Sua presenza.
Il mio giusto vive di fede, dice il Signore.
La giustizia nel rapporto con tutto e con tutti è la fede e Cristo come presenza è il contenuto nella fede.
L'ideale che muove la nostra vita è la persona di Cristo, occorre accusare lo scarto tra quello che vediamo, in noi e fuori di noi, e l'Ideale che è Cristo. Questo è ciò che deve avvenire prima di qualunque tentativo di coerenza, perché rappresenta la suprema coerenza.






giovedì 19 luglio 2012

La fede è un gesto umano

Non è vero che le religioni sono fossili culturali,
pura tradizione obsoleta che resistono per la loro
 forza regolatrice e manipolatoria, ma non hanno
alcun senso e appiglio in un contesto culturale aggiornato.
 La fede ha una partenza fuori di noi: è un fatto,
è una oggettività che sfida la soggettività
dell'uomo. Niente di astratto, nessuna deduzione,
nessuna proiezione. Già dall'origine è l'incontro
 con qualcosa fuori dell'uomo. Un incontro che
 suscita una speranza. Per questo la fede è un gesto
 umano e deve nascere in modo umano,
perché non sarebbe umano se nascesse senza ragione,
 sarebbe irragionevole, cioè non umano.
All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica
 o una grande idea, bensì l'incontro con
un avvenimento, con una Persona.
 La fede è il massimo del razionale perché tu decidi
di vivere secondo le esigenze del tuo io.
Ti accorgi che il cammino che ti offre
Cristo è quello che tu stavi cercando.
 Tutto l'io è calamitato da Lui.







mercoledì 18 luglio 2012

Ragione, scienza, filosofia e morale

La Critica della ragion pratica risponde all'interrogativo sulle possibilità della conoscenza e ne stabilisce l'ambito. Ma l'uomo non solo conosce, ma anche agisce, ed è in ordine al suo comportamento che si rende necessaria un'altra sfera di indagine filosofica che stabilisca delle norme di comportamento: questa è la Critica della ragion pratica (CRP). Ne deriva che il sapere filosofico kantiano si articola attorno a due punti fondamentali: il fatto della scienza e quello della morale. Le dottrine etiche tradizionali stabilivano il fondamento delle norme etiche sulla conoscenza, sulla volontà di Dio, sul sentimento, ecc.; in Kant, invece, la norma morale è frutto della decisione immediata dell'uomo. La morale, infatti, nonostante derivi dalla conoscenza, nasce dalla condizione dell'uomo in quanto uomo, che produce le norme di comportamento al di fuori della causalità deterministica del mondo sensibile. Non si tratta quindi di ragione empirica, condizionata dai fenomeni, ma di ragione incondizionata, che nella assoluta libertà stabilisce le norme di comportamento. L'uomo è concepito come soggetto morale che agisce con libera volontà. La ragione pratica riesce inoltre a dare consistenza a quelle idee trascendentali che la ragione teoretica riconosceva solo come apparenze problematiche.
La ragione è qui detta "pratica" perché non riguarda più la conoscenza in quanto tale, ma l'azione o, almeno, la conoscenza per l'azione, cioè i principi a priori della vita morale.






martedì 17 luglio 2012

Una religione umanamente unica

Quando molti fenomeni, pur apparentemente diversi tra loro, debbono essere studiati, non si fanno scelte e neppure ci si applica a ciascuno di essi separatamente: si cerca la causa prima, il minimo comune denominatore di ciascuno di essi. Si fanno ipotesi e si verifica la congruità con i fenomeni osservati.
Esemplificativamente, l'osservazione dei fulmini, dei fenomeni d'isteresi magnetica, delle interazioni elettrostatiche e chimiche hanno portato alla formulazione delle note leggi sull'elettromagnetismo come descrittive di fenomeni diversissimi tra loro.
Allo stesso modo tutte le religioni derivano da concetti filogenetici della specie, quali, ad esempio, la percezione del tempo.
Dio è dovunque e comunque figlio dell'uomo.
Per una ragione molto semplice: un Padre, onnisciente, onnipotente, onnipresente ed eterno non è concepibile dalla mente umana. Questi simbolismi sono, al contrario, frutti semantici delle limitate possibilità del nostro pensiero e, per questo, del tutto umane le loro espressioni.
"Un Padre, onnisciente, onnipotente, onnipresente ed eterno non è concepibile dalla mente umana", a meno che questo Padre si faccia carne e venga a vivere in mezzo a noi. Questo è l'evento che fa del cristianesimo una religione irripetibile. Umanamente unica.




lunedì 16 luglio 2012

Senza gratitudine non si arriva a Cristo








La partenza di ogni nostro passo non può che essere
una gratitudine.
Senza gratitudine infatti non si può partire per nulla,
non c'è suggerimento, fascino, attrattiva e
quindi possibilità di connessione reale
con le cose.
Ma la vera gratitudine, o la verità della gratitudine,
riguarda il principio di tutto,
riguarda il nesso fra il Mistero e noi.
La fragilità nell'impatto con la realtà,
che può oscurare gli occhi
 nel guardare e infiacchire
la forza del volere nell'aderire,
ha una sorgente di riparo e di aiuto:
è la grazia di Cristo.











sabato 14 luglio 2012

La stoltezza impedisce il senso del limite

La superbia, nella complessa struttura del peccato, è un vizio capitale, si sa.
In De civitate Dei, Agostino la definisce essere
il desiderio di una altezza "perversa" purché, argomenta, "abbandonando il principio al quale dovrebbe rimanere attaccata, l'anima umana diventa in qualche modo principio a se stessa"
Bernardo di Chiaravalle è ancora più chiaro, quando, scrivendo per i monaci, sostiene che "la superbia è il desiderio della propria eccellenza".
Che strano vizio la superbia, ha una caratteristica particolare si infrange sullo spirito dell'uomo e rimbalza sul dio. Gli altri vizi, gola, lussuria sembrano riguardare il corpo, odorano di animalità e di dismisura, la superbia è la piena misura, è l'amore per l'eccellenza, la propria eccellenza.
Poco hanno compreso coloro che immaginano la superbia come misura tra uomo e uomo, intravedendo nelle sue pieghe il disprezzo per l'altro. Il superbo non ha misure in altri, è misura unica di se stesso come diceva Agostino. E quale errore immaginare che la superbia sia accompagnata malamente dalla vanagloria, il superbo non cerca facile riconoscimento, non cerca alcuna lode come non avverte umiliazione.. semplicemente perché principio e fine di un dialogo solitario tre sé e sé, e ancora cade in errore chi ritiene che la superbia non permetta la conoscenza del limite, è la stoltezza che impedisce il senso del limite, la superbia guarda il limite , lo avverte ,lo riconosce e decide di attraversarlo.





mercoledì 11 luglio 2012

L'io è il crocevia tra il rapporto con il Mistero e il rapporto col niente




L'io è quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'uomo, la struttura dell'umana natura.
Nel nostro io interagiscono la ragione e l'affettività. Il blocco di questa attività di interscambio causa la dissociazione dell'io.
La ragione corre verso l'alienazione e l'affettività si manifesta con un fascio di reazioni irragionevoli. L'uomo pensa di realizzare il proprio ideale invece asseconda il volere del Potere che dopo averlo privato dei desideri originari gli impone quelli falsi.
Le esigenze di un uomo pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza e l'intelligenza per realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno, cosa molto diversa dall’ideale che rappresenta l’oggetto di perfezione per cui il cuore dell’uomo è fatto.


martedì 10 luglio 2012

Contro il potere e difesa della identità personale


Ognuno di noi porta nel giudizio sul passato
 e sul presente le sue idee,

i suoi valori, i suoi giudizi e pregiudizi,

come impronte.

Tanto più queste impronte spalancano il desiderio

di conoscere, tanto più noi siamo disposti

a cambiare.

Non accettiamo il livellamento proposto dal Potere

che ci vorrebbe tutti uguali e ignoranti.

Cerchiamo di amare le cose difficili che ci

indicano strade tortuose.

Perché andare controcorrente non è facile ma chi
 riesce

a farlo prova una gioia immensa.








lunedì 9 luglio 2012

Quando il cuore dell'uomo corre verso il tu




Senza amicizia

tutto viene riportato e ridotto a quel che si sa già,

a se stessi.

Nella pretesa del possesso, tutto serve come

a riempirti, a riempirti di acqua come un otre, a ingolfarti.

Invece, si giunge al fenomeno dell'amicizia quando

si supera la barriera dell'egoismo che impedisce

di definire i movimenti umani.

Cogliere questi movimenti come input, come spinte

a qualcosa d'altro, cogliere l' io come l'esigenza di un tu.

Quando si raggiunge l'amicizia,

non c'è l'io che pretende il tu,

ma l'io con un tu sono in cammino verso il destino,

che è il confine ultimo, la meta ultima del cuore dell'io

e del cuore del tu.

E come questo destino ultimo supera l'io- l'io capisce

che è superato dal destino: il destino è un'altra cosa,

così anche il tu col quale cammina verso il destino

è un'altra cosa.





domenica 8 luglio 2012

La Comunità quale fattore della persona



La cultura è l'espressione critica e compiuta
 della coscienza che la persona ha della
 totalità del proprio essere.
Di questa totalità vivente la dimensione
comunitaria è un elemento essenziale.
La comunità dunque è un fattore della persona,
 non è un'organizzazione né un assembramento
 né tanto meno un collettivo che si sostituisce alla persona.
 E' questo, del resto, anche il senso vero
del personalismo comunitario di Mounier e di Maritain,
troppe volte distorto o nel senso di un
deleterio individualismo o in quello
di una sottolineatura esasperata del collettivo.
 La communio, invece, avviene sempre
 a partire dalla ontologia della persona.







sabato 7 luglio 2012

Far diventare uguale la faccia di tutti




l'io generato dalla violenza è definito dalla reattività
che lo rende meschino, lo convoglia nel particolare
che più lo sollecita, entro cui ha l'illusione di autogovernarsi.
La violenza attuale si scopre in tutta la sua
macroscopicità e grossonalità in quel fenomeno del Potere
che è il governo generale e capillare dell'umanità reattiva.
Attraverso la conduzione della reattività si cerca di
far diventare uguale la faccia di tutti.
Si tratta del processo di omogolazione ampiamente previsto
dall'intellettuale P.P.Pasolini.
Benson ne "Il padrone del mondo" non arriva a questa
immaginazione, cui invece giunge Huxley, con "Il mondo nuovo".
L'uomo sogna di stare benissimo in questa palude omologante,
ma non può evitare l'insorgere dal profondo di uno strano malessere,
che possiamo definire come un'anoressia dell'umano:
l'uomo non ha più voglia di vivere.














venerdì 6 luglio 2012

La poltrona del ristoro


Non ho voglia di parlare di teologia e filosofia.

L'oggetto dei miei pensieri è una poltrona di legno e velluto.

C'è un luogo tra i chiodi che fissano il tessuto al legno

che è più largo dell'ovvio.

Là, io infilo l'unghia del pollice della mia mano sinistra e trovo ristoro

ai miei affanni.

Non è tanto semplice perché quel punto cercato e amato

non è facilmente individuabile.

Sarà che sono stanco, oppure che sto sognando,

ma la fessura accogliente non è mai la stessa.

Si sposta e devo ricercarla con pazienza, sicuro di trovarla

per il fatto che non sono stato mai tradito.

Intanto una nuvoletta di fumo sale verso il soffitto.






giovedì 5 luglio 2012

La possibilità di mettersi in discussione









                                             




Manca la pazienza per osservare e così non si capisce quello che si guarda ed
è impossibile raccontarlo agli altri.
Io penso non sia soltanto l'ascolto , sempre importante, ma anche la lettura e il guardare con occhi aperti, il fare esperienze , perché il linguaggio ha sempre anche una motivazione e trovare emozioni anche oltre la parola aiuta paradossalmente la parola.

mercoledì 4 luglio 2012

La sensibilità di un intellettuale

"Giulia, ventiseienne, è bella, alta, ha un aspetto romantico; Gramsci ne è conquistato: ricorderà «il primo giorno che non osavo entrare nella tua stanza perché mi avevi intimidito al giorno che sei partita a piedi e io ti ho accompagnato fino alla grande strada attraverso la foresta e sono rimasto tanto tempo fermo per vederti allontanare tutta sola, col tuo carico da viandante, per la grande strada, verso il mondo grande e terribile ho molto pensato a te, che sei entrata nella mia vita e mi hai dato l'amore e mi hai dato ciò che mi era sempre mancato e mi faceva spesso cattivo e torbido». E quell'immagine di lei, viandante in un mondo grande e terribile, con il suo senso doloroso di distacco, ritornerà ancora dal carcere: «Ricordi quando sei ripartita dal bosco d'argento ti ho accompagnata fino all'orlo della strada maestra e sono rimasto a lungo a vederti allontanare così ti vedo sempre mentre ti allontani a passi brevi, col violino in una mano e nell'altra la tua borsa da viaggio, così pittoresca".











Conoscenza indiretta per mediazione

Si chiama fede, conoscenza per fede, il riconoscimento della realtà attraverso la testimonianza che porta uno, che si chiama appunto testimone o teste. E' una conoscenza della realtà che avviene attraverso la mediazione di una persona fidata, adeguatamente affidabile. Io non vedo la cosa; vedo soltanto l'amico che mi dice quella cosa, e quell'amico è una persona affidabile, perciò quello che lui ha visto è come se l'avessi visto io. Quindi la fede, prima di tutto, non è soltanto applicabile a soggetti religiosi, ma è una forma naturale di conoscenza, una forma naturale di conoscenza indiretta: di conoscenza però! La ragione è una cosa viva che, perciò, per ogni oggetto ha un suo metodo, ha un suo modo, sviluppa una caratteristica dinamica, ha anche una dinamica per conoscere cose che non vede direttamente e che non può vedere direttamente, le può conoscere attraverso la testimonianza di altri: conoscenza indiretta per mediazione."
Mia figlia torna a casa tutta emozionata e mi dice: "Papà, mentre andavo dal parrucchiere ho visto un autovettura che ha investito un passante. E' arrivata l'autoambulanza, ma ormai era morto".
Io non ho visto l'incidente, ma credo a mia figlia perché la reputo una testimone attendibile.
Questo fenomeno è una testimonianza per fede.
Cristo, nel suo lungo peregrinare parlava e la gente ascoltava.
Chi lo aveva sentito lo raccontava a un conoscente e questi a un'altra persona. Qualcuno che conosceva Cristo ha cominciato a scrivere le sue parole. Anche chi non lo conosceva, basandosi su una testimonianza credibile, ha fatto altrettanto. Così sono nati i Vangeli, le prime comunità di credenti e infine la Chiesa.
La cultura, la storia e la convivenza umana, si fondano su questo tipo di conoscenza che si chiama fede, conoscenza per fede, conoscenza indiretta, conoscenza di una realtà attraverso la mediazione di un testimone.
Tu sei certo che Napoleone sia esistito? Lo hai conosciuto? No, di certo, ma ci credi. Certo, è scritto nei libri di storia. Ma i Vangeli non sono una storia?




martedì 3 luglio 2012

Oltre la deflagrazione universale



Che l'uomo sia destinato alla felicità si rende fisicamente
tangibile nel rapporto tra l'uomo, la donna e la
piccola creatura che essi generano, in cui comunicano
se stessi.
La tenerezza che domina il rapporto tra la madre e il
bambino esprime il bisogno che si realizzi
la soddisfazione e la letizia di quella
piccola creatura.
La tenerezza attesta l'inesorabilità del desiderio che si affermi
l'uomo,
e un padre e una madre devono rinnegare se stessi per
sconfessare questa tenerezza.
Non si può guardare un uomo senza uno
sguardo teso verso la prospettiva del suo destino.
Guardare un altro senza affermare la prospettiva del suo
destino è un atto di violenza, è la radice
dell'estraneità, che è la prima forma di violenza.
L'irruzione del destino è accaduta nella storia.
Se nei cieli tutte le nebulose si scontrassero
e avvenisse la deflagrazione universale, questo
sarebbe un fatto ridicolo rispetto a
quell'Accaduto: Il Verbo che si è fatto carne.




lunedì 2 luglio 2012

Le parole volano via





L'assenza non è nulla.
 Un tavolo poggiato contro l'oceano del silenzio, dell'inchiostro, della carta.
Tutto è molto forte, la notte svanisce o la notte viene, non ho paura.
La testa un po' inclinata, guardo solo il foglio di carta.
 Le parole volano via e tu sei là. L'assenza non è nulla,
 un po' di tempo purissimo per inventare domani.
L'assenza è un'assoluta neutralità, indifferenza,
 quiete apparente, stasi, uniformità opalescente
e grigiore appena tiepido.
L'assenza ha sempre un senso.
Ha cangianti valenze.








domenica 1 luglio 2012

La Gratuità è sinonimo di Infinito





Gratuità vuol dire gratis:che tu la la fai
una cosa e non ci guadagni.
La ragione per cui tu fai quella
cosa, paradossalmente, è la
cosa più importante. Perché la gratuità
è sinonimo di Infinito.
Se ci fosse dentro anche un solo capello
di tornaconto, non sarebbe più infinito:
sarebbe finito.
L'amore verso il prossimo è la gratuità
assoluta, non sei tu che la definisci.
Senza la gratuità non si capisce la realtà:
è una chiave di lettura, non è un momento
della vita.
E' così che il particolare diventa interessante
di fronte al tutto.