lunedì 31 dicembre 2012

La metafora della prepotenza

Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi.

Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.

Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit:

"Cur - inquit - turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?"

Laniger contra timens :

"Qui possum - quaeso - facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor."
Repulsus ille veritatis viribus:

"Ante hos sex menses male - ait - dixisti mihi".

Respondit agnus:

"Equidem natus non eram!"
"Pater, hercle, tuus - ille inquit - male dixit mihi!"
Atque ita correptum lacerat iniusta
nece.

Haec propter illos scripta est homines fabula qui fictis causis innocentes opprimunt.




domenica 30 dicembre 2012

Buon Natale



A chi ama dormire ma si sveglia sempre di buon umore,
a chi saluta ancora con un bacio,
a chi lavora molto e si diverte di più,
a chi ha l'entusiasmo di un bambino e i pensieri di un uomo,
a chi va in fretta in auto ma non suona ai semafori,
a chi arriva in ritardo ma non cerca scuse,
a chi spegne la televisione per fare due chiacchiere,
a chi è felice il doppio quando fa la metà,
a chi si alza presto per aiutare un amico,
a chi vede nero solo quando è buio,
a chi non aspetta il Natale per essere migliore...

a chi vive la sua giornata come una guerra
a chi gira la faccia quando incontra uno di colore
a chi lavora solo per denaro
a chi non sa cosa sia la pazienza
a chi è sempre puntuale ma gli altri no!
A chi mangia in silenzio per ascoltare il tg
a chi non è mai contento di quello che fa
a chi aiuta un amico con parcella scontata
a chi e triste con i suoi desideri da bambino
a chi sogna e rimpiange solo gli anni passati
a chi fa di tutto per non vivere il Natale...





sabato 29 dicembre 2012

E' un cuore a cuore che dura tutta una vita

Nelle sue note intime la carmelitana Elisabetta della Trinità ci
ha dato questa descrizione della sua vocazione contemplativa:
Essere sposa di Cristo si può, ma bisogna vivere la propria vita
di sposa! "Sposa", tutto ciò che questo nome fa presagire d'amore
dato e ricevuto. D'intimità, di fedeltà, di abnegazione assoluta.
Essere sposa significa abbandonarsi come Lui si è abbandonato,
lasciarsi immolare come Lui, da Lui, per Lui.
E' Cristo che si fa interamente tuo e tu divieni interamente suo.
Essere sposa significa avere tutti i diritti sul suo cuore.
E' un cuore a cuore che dura tutta una vita.
E' vivere con...sempre con..





giovedì 27 dicembre 2012

La vista permette l'accesso alla realtà

 



 
 
Nelle nozze di Cana, quando il vino è finito e avrebbe guastato la festa, Maria chiede al Figlio il miracolo.
Gesù risponde che non è ancora il tempo, ma la Madonna dice" Fate quello che vi ordina". Ecco, noi non possiamo immaginare lo sguado del Figlio che si incrocia con quello della Madre che legge il sì.
Capite, ora, di che sguardo parlo?

venerdì 21 dicembre 2012

Il discorso della Montagna è carne e sangue di Lui.

 
 
Soltanto la scoperta di Cristo nel testo biblico, lo apre a noi
e lo fa diventare una parola di speranza.
Se andiamo al fondo delle Beatitudini, ovunque
appare il soggetto segreto: Gesù.
Egli è colui in cui si vede ciò che significa essere
"Poveri nello Spirito santo".
Egli è l'afflitto, il mite, colui che ha fame e sete di giustizia,
il misecordioso.
Egli ha il cuore puro, è colui che porta la pace,
il perseguitato per causa della giustizia.
Tutte le parole del  Discorso della Montagna
sono carne e sangue di Lui.
 
 
 
 
 



sabato 15 dicembre 2012

Etty Hillesum, la Shoah e la Croce, vista da Marina Corradi






L’edizione integrale in italiano del Diario (1941-1943) di Etty Hillesum che esce per Adelphi è un momento importante nella riscoperta di questa giovane ebrea morta a Auschwitz. Una figura straordinaria ma, almeno da noi, ancora da molti non conosciuta; benché chi la legga finisca spesso con l’innamorarsene.

Nata nel ’14 in Olanda, la Hillesum studia e vive nella Amsterdam occupata dai nazisti. Ebrea ma non praticante, frequenta ambienti intellettuali non credenti, e conduce, come dirà con le sue parole, «una vita libera e sregolata». L’incontro con lo psicoterapeuta ebreo Julius Spier, fuggito dalla Germania nazista, la riconduce alla lettura dell’Antico Testamento, e alla domanda di un Dio di cui, impara da Spier, bisogna avere «il coraggio di tornare a pronunciare il nome». Ma la storia incombe: la persecuzione in Olanda cresce, gli ebrei devono portare la stella gialla, si pianifica la deportazione. Questa pressione tragica sembra agire su Etty come un catalizzatore che in pochissimi anni la trasforma, anzi la trasfigura. Mentre avverte che il nemico vuole l’annientamento degli ebrei, misteriosamente Etty cresce, in un dialogo sempre più serrato con un Dio al quale non chiede la propria salvezza, ma di condividere il destino del suo popolo, e di farsene voce. La ragazza che scrive da Westerbork, il campo di raccolta degli ebrei olandesi, sembra già molto distante dalla fanciulla che lietamente passava da un uomo all’altro, vorace di amore e di vita. In lei, che muore ad Auschwitz nel settembre 1943, a 29 anni, si è compiuta una sbalorditiva metamorfosi.

Per questo a chi non ha mai letto la sintesi del Diario pubblicata da Adelphi negli anni ’80 ci verrebbe da consigliare di cominciare la conoscenza della Hillesum dalle Lettere, pure già edite da Adelphi, in un percorso cronologico inverso. Giacché le Lettere sono le ultime cose scritte da Etty a Westerbork, fino al giorno della deportazione in Polonia; pagine struggenti, tese, dal fondo della ferocia e del male, ad affermare la fiducia in un Dio, nonostante tutto, padre. In un Dio per il quale, in tanto strazio, la giovane ebrea si sente in dovere di «cercare un tetto»; e quel tetto è lei stessa, che vorrebbe accogliere in sè la paura e la disperazione di vecchi, madri, bambini in partenza, sui treni stracarichi di cui non si sa, ma ormai si intuisce, il destino.

Leggendo le Lettere si capisce chi era diventata, alla fine, la ragazza delle prime pagine del Diario. Che all’inizio del ’41 era una giovane donna anticipatrice, diremmo quasi, delle ragazze degli anni Settanta ; libera da tradizioni e fedi, desiderosa solo di vivere e capire e mettersi alla prova. Una che, quando Spier le dice che la sera lui prega, è tentata di domandargli, sbalordita e impertinente: «E cosa dice, quando prega?».
Ma sotto la vivacità una inquietudine rode Etty. Ne sono l’evidenza le poche righe che accennano a un figlio che rifiuta perché «voglio risparmiargli il dolore. Rimarrai nella condizione protetta di chi non è ancora nato e sii riconoscente, essere in divenire». Abortire, dunque, perché la vita è male (benché la tragedia ebraica in atto rendesse realistica una simile visione).

Eppure nulla impedisce la metamorfosi. La Parola delle Scritture ha una parte forte in questo cammino interiore. La Prima lettera ai Corinzi - il celebre brano sulla carità - opera in Etty misteriosamente: «come una verga da rabdomante che sferzava il fondo duro del mio cuore, facendone improvvisamente scaturire sorgenti nascoste. D’un tratto mi sono ritrovata inginocchiata e l’amore sprigionato scorreva di nuovo dentro di me...» (Un passo, per inciso, che nella sintesi Adelphi anni ’80 non compariva, benché certo non irrilevante per comprendere la Hillesum).
E mentre il cerchio attorno agli ebrei olandesi si chiude, e ciascuno cerca, come può, di salvarsi, la ragazza si inoltra per i sentieri dell’Antico Testamento, ma anche in Rilke, e nel Vangelo, che da ultimo cita ripetutamente. Ama Agostino, e c’è un’eco agostiniana quando scrive: «Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio. A volte riesco a raggiungerla, più sovente essa è coperta da pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo».
E più si fa fitto il buio, più la Hillesum sente crescere, dentro, un segreto tesoro. Ne è meravigliata lei stessa: «Com’è strana la mia storia, la storia della ragazza che non sapeva inginocchiarsi...».
Umanamente inconcepibile è il suo stare di fronte al male assoluto dell’Olocausto. Davanti alle madri disperate, ai vecchi balbettanti e smarriti che all’alba vengono imbarcati sui treni, la sua risposta è, prima, una inesausta preghiera; poi, nelle Lettere, concluderà: «Io non posso fare niente, io posso solo prendere il dolore su di me, e soffrire». (La Croce come istintivamente abbracciata).

Ci si può chiedere perché solo ora si arrivi alla edizione integrale italiana, e come mai una figura così grande sia ancora poco nota. Forse è perché, volontaria nel campo di Westerbork dove poi finirà rinchiusa, in una sincerità da grande cronista scriveva che anche tra i perseguitati si alza a volte un persecutore - come l’Oberdienstleiter ebreo, in stivaloni neri e stella gialla, che nelle Lettere sorveglia un treno in partenza? O forse perché a un certo moralismo cattolico del primo dopoguerra la "sregolatezza" giovanile di Etty non piaceva? Ma chi oggi legge il Diario integrale (800 pagine, tre volte la edizione anni ’80, e con un ricco apparato di note), e vede come quella giovane donna sia rinata, nel fondo dell’inferno, e come ostinatamente affermi che la vita è «comunque buona e degna di essere vissuta», chiude queste pagine e tace. Sbalordito e grato di quanto Dio possa trasformare gli uomini - se, semplicemente, lo cercano.



 


 
 
 








 

giovedì 13 dicembre 2012

Le abitudini nascondono la realtà

La realtà si lascia docilmente
colonizzare dall'abitudine,
dalle abitudini che l'uomo acquisisce
nella vita quotidiana.
E quasi scompare.
Nel reticolo delle abitudini,
la realtà non si realizza,
si nasconde, svanisce.
La coscienza non rimane più sveglia
e si occupa soltanto di quello che
ha davanti, di quello che capta sul momento.
Il tempo si contrae, si divide
e il suo fluire diventa impercettibile.
La coscienza si spegne, perde intensità,
e l'essere stesso,
l'essere a cui questa coscienza appartiene
 si nasconde altrettanto, o ancora più della
realtà.



 

mercoledì 12 dicembre 2012

Occorre domandare come mendicanti

 
 
Più di tutte le parole che diremo, più di tutto il lavoro che faremo insieme,
più di tutto una cosa vale: chiedere,  tra il meravigliati e l'impacciati, a Dio
che ci faccia capire.
Si chiama Spirito il Mistero che fa le cose in quanto entra dentro
il cuore e la mente di un uomo e gli cambia la mentalità, incomincia
a fargli capire il nuovo, secondo la pazienza.
Si chiama Spirito l'invadenza del nostro cuore, della nostra mente,
della zolla del nostro essere, che il Mistero opererà.
Lui ha messo il seme: domandiamo dunque lo Spirito.
E' supremamente ragionevole.
Si domanda e si pesa la parola che dice: "Discendi Santo Spirito".



Natale 2012

Ha scritto Luigi Giussani
 
"Occorre domandare senza impazienza, come mendicanti.
Solo così l'uomo ritorna alla sua posizione originale, quella del
mendicante dell'essere.
L'immagine vera dell'uomo è quella del mendicante appoggiato
a un angolo della strada che tende la mano e aspetta, senza pretendere nulla.
Chiedere sempre è non essere mai sorpresi dal sonno mentre tutti
dormono".




martedì 11 dicembre 2012

Storie che accadono spesso

 





Non voglio contestare che la storia boccaccesca sia vera, ma come è stata riportata dai media somiglia molto a una barzelletta.

Ma secondo voi è possibile che un uomo, un cornuto, che trova la moglie nel letto a far sesso con un prete filosofo di 24 anni, la prima cosa che pensa sia quella di andare a protestare dal Vescovo?

E' possibile che un Vescovo sia così imbecille?
 

lunedì 10 dicembre 2012

I suoi capelli erano mossi dal vento


 

 

"Anche se fossero passati mille anni senza rivederla, la mia vita sarebbe stata stracciata dal desiderio di ritrovare quel viso con i capelli negli occhi. L’ho vista di nuovo. E mi ha guardato con un amore e con uno sguardo che io su di me non ero capace di avere"
Rispettare il suo destino, rispettare la sua vocazione che si univa alla tua, rispettare quel disegno che si apriva su di voi.
Io, segretaria e corrispondente in lingue estere, ero la segretaria di Paolo...quello che lui sentiva per me l'ho solo e sempre visto nei suoi occhi. Tempo fa quardavamo alcune fotografie e io dissi:"guarda che bei bambini" e lui mi rispose " hanno anche una bella mamma" Il suo primo complimento!Mi sarebbe piaciuto sentire quella frase parecchio tempo prima, ma lui è così "riservato": Sono sicura che Bruna accanto a te si è sempre sentita"bella"!Dentro e fuori...e per una donna non è poco!
Sento che lei ti dirà "Gus (o come ti chiamava) Ci sono" che è la risposta più difficile come ragione, come amore. Accrezzala con la memoria,per ciò che c'è stato prima, per ciò che c'è oggi e vivi la sua presenza! Ciao Gus un abbraccio, per oggi e per domani e per i giorni che verranno!







venerdì 7 dicembre 2012

Delle città invisibili : Italo Calvino


delle "Città Invisibili" Italo Calvino scrive:
"L’inferno dei viventi è quello che è già qui,
 l’inferno che abitiamo tutti i giorni,
che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
  Il primo riesce facile a molti: accettare
 l’inferno e diventarne parte fino al punto
di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed
esige attenzione e apprendimento continui:
 cercare e saper riconoscere chi e che cosa,
in mezzo all’inferno, non è inferno,
e farlo durare, e dargli spazio.
Vale la pena leggere Calvino perché proprio lui,
 che ha una capacità di scrittura e che spesso
sembra quasi compiacersi della propria intelligenza,
fa capire che scrivere non è un atto che basta
 a se stesso, ma ha bisogno del rapporto con l'altro.
La letteratura ci commuove perché ci richiama
 il bisogno della verità, ma non ci fornisce la verità,
perché essa è fuori, dove la vita accade.



 

giovedì 6 dicembre 2012

Zygmunt Bauman e la deriva dell'amore

 



 

 Lei e Janina avete mai attraversato una crisi?
"Come potrebbe essere diversamente? Ma fin dall'inizio abbiamo deciso che lo stare insieme, anche se difficile, è incomparabilmente meglio della sua alternativa. Una volta presa questa decisione, si guarda anche alla più terribile crisi coniugale come a una sfida da affrontare. L'esatto contrario della dichiarazione meno rischiosa: "Viviamo insieme e vediamo come va...". In questo caso, anche un'incomprensione prende la dimensione di una catastrofe seguita dalla tentazione di porre termine alla storia, abbandonare l'oggetto difettoso, cercare soddisfazione da un'altra parte ".

 






 
 

 

mercoledì 5 dicembre 2012

Ostilità del potere verso il cristiano

 


L'uomo contemporaneo è ridotto a un

piccolo grano di pulviscolo, un pezzo

di materia o cittadino anonimo della città terrena.

Di fronte a tale situazione culturale il cristiano

si trova a dover combattere innanzitutto

per rivendicare il suo diritto

all'esistenza ed affermare l'utilità storica

della sua presenza, in una realtà che

considera la sua pretesa assolutamente

irrilevante, insignificante.

L'uomo contemporaneo, dovendo pur vivere,

e con un minimo di ordine,

finisce per conferire allo stato

un potere esorbitante, quasi divino.

Sia lo stato assoluto di matrice hegeliana

sia l'odierno stato capitalista nei fatti

si appropriano di tutte le motivazioni

di stima e guida degli uomini di oggi.

Così il cristiano si trova

ad affermare il suo diritto

all'esistenza nei confronti di

un potere che non gli è assolutamente

meno nemico di quanto non lo fosse

l'impero romano dei primi secoli.

Anzi, da un certo punto di vista,

gli è oggi più radicalmente ostile.


 
 
 

 


martedì 4 dicembre 2012

La coscienza della gratuità assoluta


La coscienza della gratuità assoluta degli interventi

di Dio nella storia è il valore più puro e obiettivo

della vita cristiana.

Perché non esiste verità più grande ed esaltante:

gli incontri che Egli ha creati per far parte del Suo regno,

gli uomini, noi, sono dono totalmente puro, che

la nostra natura non avrebbe neanche potuto

immaginarli, prevederli: dono immenso al di sopra di

ogni capacità della nostra vita, "grazia".

Gesù Cristo nel suo Corpo Mistico riassume

tutto questo regno della "grazia" della bontà di Dio.

Come fu grazia per gli ebrei di oltre duemila anni fa

l'esistenza fa loro di Gesù e l’incontrarLo per la strada

è la stessa grazia per gli uomini di oggi l'esistenza

della Chiesa nel mondo e l'incontrarla nella loro società.

E non solo il fatto dell'incontro, ma anche la capacità

di intenderne il richiamo è dono di grazia.

Tu sei beato, Simone figlio di Giona, perché

né la carne né il sangue te l'hanno rivelato,

ma il Padre mio che è nei cieli.

E Gesù disse ancora: "Io ti rendo lode o Padre

perché hai nascosto queste cose ai dotti

e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli.

 

 


lunedì 3 dicembre 2012

E' il giudizio di valore il problema dell'amore


 
 
Il problema più grave dell'amore

non è a livello del cuore:

è a livello del giudizio,

perché è il giudizio

la radice del cuore.

Niente è desiderato

se non è prima

conosciuto.

Il giudizio è quel

fenomeno

per cui l'uomo

conosce

da uomo le cose,

ciò che fonda

l'oggetto verso cui

si rivolgono

i passi del suo

cammino,

lo scopo della sua

dinamica.

E' il giudizio di valore

la questione prima della

vita.



 




sabato 1 dicembre 2012

Le conseguenze della morte dell'Autorità




La morte dell'autorità può anche piacere alla cosiddetta
generazione del sessantotto, la quale ha cercato
di divorare i padri, le leggi, prescrizioni e precetti.
Vivere in questa condizione dà una specia di ebbrezza, che agli
inizi è molto piacevole.
Ma l'euforia non dura mai a lungo. Chi divora padri
e tradizioni finisce per generale dei padri più mostruosi
che pretendono obbedienza fino alla morte.
In Italia non esiste più autorità, esiste, invece,
uno sterminato potere.
Tutti ne hanno.
Il ministro, l'industriale, l'impiegato della posta,
il ladro, il giudice e il banchiere.
L'immagine televisiva, il libro che finge di non avere scopo,
la musica ripetuta fino all'ossessione, il disco
o il vestito amato dai ragazzi di quindici anni.
Il Potere non ha un volto riconoscibile: è anonimo,
vuoto, gelatinoso, vischioso, e aderisce a coloro che lo desiderano
e anche a coloro che non lo amano.
Se tutti hanno potere, nessuno lo afferra. Così è lui che ci possiede,
senza che noi lo sappiamo.
Poche epoche come la nostra sono state così schiave
della soggezione e del fascino del potere.