sabato 20 febbraio 2016

Affinità elettive

 
 
 


 
 
 

C’è un'intimità che non si sa riconoscere, di cui non si ha consapevolezza, un'appartenenza naturale che resta sotto il livello della coscienza.
Molti la chiamano 'distanza', prima del suo manifestarsi e della sua effettiva comprensione.
Se esiste anche ciò di cui non si avverte esattamente l'esistenza e la natura, la tendenza è di invertirne a priori la sua qualità.
Così come ciò che giace appena sotto la soglia della percezione appare spesso come un'affinità, un'intima comunione al nostro modo, rivela invece il suo grado reale di non-appartenenza, di distanza a volte incolmabile e determinante, una volta compresa appieno la sua ragione d'essere.
Non si tratta in sé di equivoco o di falsa percezione quanto piuttosto di una conseguente miopia dovuta ad una originaria insufficiente capacità valutativa.
Saper riconoscere (ed accettare) la qualità originale implica una funzionante struttura della percezione spogliata da ogni condizionamento deviante l'analisi e il giudizio.
Alcuni messaggi, alcuni dati arrivano a noi direttamente, quasi ineluttabilmente; il nostro filtro spesso li maschera e ne dequalifica la natura, attribuendogli un valore spesso contrario a quello originario.
Così si 'crea' artatamente il senso di vicinanza o distanza, di appartenenza o di non-appartenenza, nella predisposizione automatico-patologica a ridefinire la qualità originale di un dato in arrivo.
La consapevolezza, lo studio e l'adozione di diverse forme di linguaggio possono aiutare a risolvere un gap comunicativo ma non curano le cause di un fenomeno che tende a far 'personalizzare' un dato X, un evento, un incontro, una causa, un ideale, un sentimento, una qualsiasi situazione di condivisione.
Il carattere specifico di ciò che è in atto di scambio tanto più si dissolve strada facendo quanto più noi diamo fondo alla nostra incapacità di valutazione oggettiva, distorcendo quindi il nostro stesso processo di percezione.
Una attribuzione fondata sul nostro proiettivo criterio di giudizio sarà così la nuova veste di un elemento destituito della sua qualità originale; un nuovo senso, fresco di personale significazione, sarà uno dei connotati assunti dal messaggio che sarà così divenuto altro, così truccato dalla abitudine compulsiva al non-riconoscimento.
Relazioni falsate, basate sull'invalidamento alla fonte del senso originario; dinamiche pregiudiziali compromettenti l'autenticità di ogni rapporto.
Su questo, e di tanto altro ancora, si riflette sorseggiando piano lo scuro e caldo caffè; di quanto appaia 'magico' il momento della rivelazione in sé compiuta, così potente.



giovedì 18 febbraio 2016

L'imbroglio del divorzio

 
 




 

Separarsi o divorziare è diventato un lusso, negli ultimi dieci anni i 'nuovi poveri' sono ex mariti, ex conviventi, spesso genitori. Secondo i dati diffusi dall'Ami, l'Associazione matrimonialisti italiani, in Italia il 25 per cento degli ospiti delle mense dei poveri sono separati e divorziati. Nell'80 per cento dei casi si tratta di padri obbligati a mantenere mogli e figli e che finiscono per ritrovarsi a non avere più risorse per sopravvivere.
L'avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell'Ami, spiega che ogni anno in Italia si separano circa 160 mila persone e i divorziati arrivano fino a 100 mila. "E' un fenomeno che riguarda per lo più operai, impiegati e insegnanti. Le separazioni e i divorzi, dati gli obblighi economici e le spese che determinano - aggiunge Gassani - trasformano i lavoratori in veri e propri 'clochard'
Molti finiscono per dormire in auto, i più fortunati (circa 500 mila) riescono a tornare ospiti delle loro famiglie d'origine. "Sono numeri che fanno rabbrividire - continua l'avvocato Gassani - Urge una nuova politica sociale che restituisca dignità a quanti sono stati sfortunati nel loro matrimonio, che hanno perso tutto e che vivono da emarginati. Occorrono misure atte a garantire alloggi a questo popolo di nuovi poveri, anche iuti economici. Perché quando si perde la dignità si rischia di non essere nemmeno buoni genitori".


lunedì 15 febbraio 2016

Mi interessa una vostra opinione












A cura di Cécile Debray, curatrice del Musée National d'Art Moderne/Centre Pompidou

Con una grande mostra monografica divisa in due sedi, Roma celebra – a quindici anni dalla morte – Balthasar Klossowski de Rola, in arte Balthus (1908-2001), maestro tra i più originali ed enigmatici del Novecento, il cui rapporto con la città eterna fu decisivo per gli indirizzi della sua arte.
Circa duecento opere, tra quadri, disegni e fotografie, provenienti dai più importanti musei europei ed americani oltre che da prestigiose collezioni private, compongono un avvincente percorso in due segmenti: alle Scuderie del Quirinale una completa retrospettiva organizzata intorno ai capolavori più noti, a Villa Medici un’esposizione che, attraverso le opere realizzate durante il soggiorno romano, mette in luce il metodo e il processo creativo di Balthus: la pratica di lavoro nell’atelier, l’uso dei modelli, le tecniche, il ricorso alla fotografia.
C'è un'immagine di Balthus che mi sembra imbarazzante. Si chiama lezioni di violino.
 
 
 
 
 
Vi consiglio di leggere anche questo post, e vi lascio il link:
 
 
 
 
 
 






lunedì 8 febbraio 2016

Il rischio inferno di Calvino

 
 
 

 
 
 
E' necessario ridimensionare la dignità. Una parola desueta, oggi. Come idealismo e altruismo. Esiste soltanto l'egoismo più sfrenato che porta ad accettare per due caramelle umiliazioni di ogni genere. Il bastone e la carota, l'approvazione e la stima di persone che non valgono nulla.
Prostituzione dell'anima, molto peggio che quella del corpo.
Triste, ma esistono ancora persone degne, a volte più vicine, di quanto si possa pensare.
La differenza tra una collettività ed un formicaio è che, nel primo caso, quando ad uno, ed uno solo, viene schiacciato un alluce è ammissibile che l'eco del dolore risuoni da una sola voce. E che il resto partecipi al conforto.
Nel caso della personalità l'eco delle voci dovrebbe produrre un tuono.
E infine una rivolta verso il “peso”.
Ma, in tal caso, nessun eco riecheggia. Siamo nell'inferno dei viventi alla Calvino?
 


mercoledì 3 febbraio 2016

Oroscopo marzo 2016 Scorpione | DUE.TRE










Oroscopo marzo 2016 Scorpione | DUE.TRE: Una grande forza mentale e una straordinaria capacità di concentrazione, sono le qualità innate nel segno dello Scorpione. Per ottenere i vostri successi durante il mese di marzo 2013, provate ad utilizzare le tecniche di rilassamento e di auto suggestione.

lunedì 1 febbraio 2016

La sensibilità di Caravaggio

 
 
 





La versione della Pinacoteca di Brera della Cena in Emmaus, è dipinta da Caravaggio circa quattro anni dopo la Cena di Londra. L'artista sceglie di ritrarre un momento immediatamente successivo a quello rappresentato nella versione precedente: il pane è già stato spezzato e Gesù benedice i discepoli congedandoli. In questa scena più essenziale e immersa nel buio, l'unica fonte di luce, fortemente laterale, sottolinea in maniera selettiva e puntuale l'intensità dei gesti, più semplici e naturali, e le espressioni concentrate degli astanti, rivelando un cambiamento di linguaggio che caratterizzerà tutte le opere seguenti.Tanti anni fa lessi un preziosissimo libretto di Cantalamessa 'Obbedienza' dove spiegava che l'autorevolezza di Gesù nasceva dalla sua profonda sottomissione alla volontà del Padre e gli altri lo percepivano,  e le sue non erano parole ma frutto di un'obbedienza reale alle parole pronunciate, vita vera, insomma.