domenica 22 ottobre 2017

Per un attimo intenso






Sere fa ho rivisto la coppia di suonatori ambulanti ai quali, tempo fa, regalai un libro invece che qualche euro. Venivano dall’Ucraina; lei, un violino, lui, una fisarmonica. Posai nella custodia della fisarmonica, aperta per accogliere le offerte dei passanti, un romanzo che narra gli accadimenti occorsi durante lo studio e le prove della Grossa Fuga di Beethoven. Il titolo è: “Per un attimo immenso ho ritrovato il mio nome.” E’ un romanzo duro nel quale si muovono i personaggi del quartetto di archi: due di loro, ossessionati dalla ricerca di qualcosa che restituisse un senso alla memoria del loro passato, di qualcosa che ricomponesse i loro ricordi in un quadro mnemonico di senso compiuto. Mi piacque credere che quella coppia di ucraini, sballottolati a migliaia di chilometri dalla loro casa, potessero ritrovare il loro nome nella musica, invece di sentirsi fantasmi vaganti per le strade d’Italia. Non sapevo se avessero una conoscenza della lingua italiana che permettesse loro la lettura del libro, ma non m’importò: certamente avrebbero compreso che si trattava della Grossa fuga di Beethoven. Di una musica… ma sì, forse fate prima a sentirla.
Ieri sera li ho rivisti ed ascoltati. Lui sempre uguale, con la sua giacca di pelle ed i jeans, suona ancora meglio di quanto facesse. Lei è diventata bella, curata, indossava una gonna alla moda, calzava stivali, si è fatta crescere i capelli e li ha tinti di scuro; ma non suona bene come qualche tempo fa. Succede.
Loro erano pronti a staccare il tempo, laggiù. Li vedevo come si vede un film proiettato dagli occhi per gli occhi, sulla parete.
Quella ragazza ucraina non suona più bene.
Perché? Perché adesso recita la musica ad un pubblico, anziché suonarla? Sente il pubblico e non sente più la musica? Succede.  Perché quando sei bambino, nemmeno capisci cosa significhino le parola “un certo talento”: credi sia un gioco e giochi. E aste e crome e aste e solfeggio e poi, all’improvviso, da quell’ammasso di ferraglia e legno, esce un suono, poi una melodia; credi si tratti di un gioco, sei piccolo, che ne sai che non sarà così? Nessuno ti spiega che non è così e aste e crome e crome ed aste e crome ed aste e ancora crome ed aste. E quello che si dice essere un “dono” è piuttosto una disgrazia, una fottuta disgrazia. Ma sei piccolo e non lo sai, e nessuno te lo dice, e tu continui a credere sia un gioco.
Quella ragazza ucraina non suona più bene. Succede.

34 commenti:

  1. "Per un attimo immenso ho dimenticato il mio nome"
    di Roberto Cotroneo | Editore: Mondadori.

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  2. È bellissimo il brano. Sembra di ascoltare i due musicisti. Di vedere nel loro sguardo qualcosa di lobtano. Di perduto
    Ciao e buona domenica

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    1. Grazie Patricia.
      Ho provato una grossa emozione.
      Ciao.

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    2. https://www.youtube.com/watch?v=_weEGDmtpSI

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  3. Immagine:

    Anastasiya Petryshak durante il concerto del 5 giugno nella sala Santa Cecilia a Roma, con il violino di Antonio Stradivari del 1715 "Il Cremonese".

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  4. Francesco Attilio ha fatto +1

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    1. Charles Manson ha fatto +1

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    2. Giuseppe Ciolino ha fatto +1

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    3. Patty pa ha fatto +1

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    4. Luisa Tebano ha fatto +1

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    5. Patricia Moll ha commentato e fatto +1

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    6. Maria Luisa Bordoni ha fatto +1

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    7. Francesco Grieco ha fatto +1

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    8. Lry Zimba ha fatto +1

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    9. Gisella Rovere ha fatto +1

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    10. Rosa Rossa ha fatto +1

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    11. Dati rilevati dal sito:

      https://plus.google.com/+GusOOrsini

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  5. Molto bello e muove emozioni.
    Buona domenica.
    sinforosa

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    1. Sì, rivedere i suonatori ucraini mi ha emozionato!
      Ciao.

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  6. Molto bello questo post.
    Ed è tutto vero: il talento si "perde" per la convenzionalità...

    Moz-

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    1. Detto da un esperto come si fa a non crederci?

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  7. Direi che è la vita che procede, cambiamo e anche le cose che ci sembrano innate, eterne, in realtà non lo sono 😯 un saluto

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    1. Il cambiamento in negativo è in agguato.
      Ciao Giulia.

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  8. Bellissimo Gus!
    Sì, è così...meglio allontanarsi dalla notorietà che perdere la poesia di un talento. Suonare per se stessi...
    Abbraccio e buona Domenica.

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    1. Se ami qualcosa ti esprimi al meglio, se pensi ad altro si sente che manca qualcosa.
      Grazie.
      Abbraccio Pia.

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  9. Chissà perché lei non suona più bene...

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    1. E' scritto chiaramente. Suonava il violino con tutto il cuore, ma la gente nemmeno l'ascoltava limitandosi a buttare qualche spicciolo. Ferita nel suo amor proprio ripagò l'ingratitudine con il disimpegno.
      Il suo compagno ha letto il libro che gli avevo donato e seguitò a suonare per se stesso disinteressandosi della gente.

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    2. Tu, Pippa, cerca di imparare a suonare bene, per te e non per la gente.

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  10. È nel mese si novembre che due suonatori percorrono le strade di Novara.Proprio negli ultimi giorni del mese.E il tuo blog,peraltro molto bello, me li ha ricordati. Li aspetto come sempre. E avrò la mia parte di felicità. Grazie Gus
    Buonanotte e un bacio.

    Loro sono mendicanti di attenzione io di sorrisi.
    Come stai? Dimenticato il mal di denti?
    Ogni giorno ho una nuova visita specialistica! !!...quando finiranno sarò nuova?

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  11. La musica è arte e l'arte la devi sentire dentro, ti deve pulsare come sangue vivo.
    Quando smetti di viverla e sentirla in questo modo, la perdi. L'arte non è solo talento, è anche e soprattutto una questione mentale. Qualcosa dev'esserle successo, forse l'arrivo della disillusione, la perdita di passione. Baci.

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    1. La ragazza aveva fatto il salto dall'appartenenza all'apparenza.
      I soldi che la gente dava sono diventati vestiti belli, raffinati.
      Baci.

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    2. Quindi pensi che l'arte sia morta nel momento esatto in cui non ce n'era più bisogno.
      Ma il bisogno di cose materiali non è arte. Allora era strumento anche prima.

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    3. Dama, nella vita si cambia. Anche la passione per un violino è a tempo.

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