lunedì 3 aprile 2017

Il padre della scienza moderna







Il merito maggiore che va riconosciuto a Galilei nella storia del pensiero scientifico è quello di aver attribuito alla matematica il ruolo di linguaggio specifico della filosofia della natura.
La fisica sperimentale è tale non semplicemente perché procede per mezzo di esperimenti, ma perché fornisce quegli strumenti concettuali che sono a fondamento delle dimostrazioni certe; e può farlo nella misura in cui secondo Galilei è la stessa natura ad essere strutturata secondo un ordine matematico-geometrico.
L'esigenza primaria del metodo galileiano è quella di non porre distinzioni tra l'approccio scientifico alle questioni naturali e la riflessione filosofica sulla natura: le due vie con cui si conosce la realtà non possono mai contraddirsi, sebbene procedano secondo modalità diverse. La Bibbia, infatti, essendo dettatura dello Spirito Santo necessita di essere continuamente interpretata e chiarita, mentre la natura, essendo osservantissima esecutrice degli ordini di Dio non esige ulteriori spiegazioni, poiché il suo corso è inesorabile e immutabile.
Galilei non era uno stinco di santo. Non legge la Bibbia, non va a Messa, se non di rado. Si considerava un cattolico, anche se si sarebbe messo nella classe dei peccatori, perché non aveva una vita morale irreprensibile.
Non parla mai di Cristo e il suo è più un Dio della natura.
Assodiamo che il compito della fisica era etimologicamente, per lui, la conoscenza della natura.
Ma certo non in modo aristotelico, a Galileo poco interessava la conoscenza dell’essenza dei fenomeni, quanto la determinazione delle leggi che regolavano il corso dei fenomeni stessi.
In questo Galileo è stato rivoluzionario.
Nei discorsi sui massimi sistemi ad un certo punto, lui fa pronunciare a Salviati queste parole che cito testualmente: " Non mi pare tempo opportuno di investigare al presente della causa dell'accelerazione del moto naturale, intorno alle quali da vari filosofi varie sentenze sono state approfondite".
Il rapporto causale diviene fisico con Galilei la concezione diviene scientifica e non più metafisica.




14 commenti:

  1. Sul Sole 24ore del 22 gennaio 2012 è comparsa, a firma di Massimo Bucciantini, una recensione al libro di Antonio Beltràn Marì Talento e potere. Storia delle relazioni tra Galileo e la Chiesa cattolica (Tropea), dal titolo «Galileo né devoto né pio.» Per ironia della sorte, proprio nello stesso anno in cui a Roma si riabilitava solennemente Galileo e lo si consacrava uomo di scienza e di fede, a Padova un insigne studioso francescano, padre Antonino Pioppi, pubblicava alcuni documenti dell’Archivio di Stato di Venezia relativi a una denuncia contro Galileo e l’eterodosso filosofo aristotelico Cesare Cremonini.
    Si veniva così a sapere che la prima denuncia contro lo scienziato non era quella rilasciata al Sant’Uffizio romano dal domenicano Tommaso Caccini il 20 marzo 1615, da cui prese l’avvio la vicenda destinata a condurre al decreto anticopernicano del 5 marzo 1616; ne esisteva invece una che risaliva a ben undici anni prima, al 21 aprile 1604.
    Quel giorno Silvestro Pagnoni, che abitò per diciotto mesi nella casa di Galileo e fu al suo servizio con il compito di copiare le dispense da distribuire ai numerosi studenti che frequentavano le lezioni private, si presentò spontaneamente ai giudici dell’Inquisizione di Padova per accusare il suo padrone di esercitare l’astrologia divinatrice e di “vivere hereticalmente”. Pagnoni riferiva di averlo più volte “osservato”, cioè spiato, e di averlo visto andare a messa una sola volta, e pure quella volta allo scopo di incontrare un amico.
    Non solo: da sua madre aveva anche saputo che “mai si confessa et si communica”, e avuto l’incarico di seguirlo nei giorni di festa, dichiarava sotto giuramento che “in cambio di andare alla messa andava da quella sua putana Marina veneziana”. Il procedimento non ebbe nessun seguito. L’intervento del governo veneziano mise tutto a tacere, considerando “leggierissime et di nessun momento” le accuse contro i due illustri professori.
    Resta però il fatto che simili accuse mal si conciliano con l’immagine dell’uomo profondamente religioso restituita da tanta stampa cattolica. Forse è più corretto sostenere che Galileo non era incline a certe pratiche devozionali: o si dovrà concludere, come fa Beltràn Marì (…), che il problema religioso gli era estraneo».
    In effetti, è probabile che la religiosità di Galileo sia stata sopravvalutata. Sappiamo che morì con i sacramenti e la speciale benedizione del papa, e che «Gesù» fu la sua ultima parola. Tuttavia, che considerasse la religione come un semplice elemento del panorama del suo tempo non ci stupisce. Le sue figlie le monacò perché, avendole avute con la sua concubina Marina Gamba, non avrebbe potuto maritarle convenientemente. Né lui si sognò mai di regolarizzare la sua posizione, perché sposare una lavandaia gli avrebbe ostacolato la carriera nelle corti dei suoi nobili protettori. Dietro compenso, maritò la donna a un calzolaio. Il terzo figlio avuto da lei lo fece adottare da un prete compiacente.
    Insomma, Galileo non era uno stinco di santo e non c’è nulla di male ad ammetterlo. Non fu, né rimase, il solo grande scienziato afflitto da debolezze umanissime. Semmai, è da rimarcare il fatto che nessun ecclesiastico gli rinfacciò mai la sua vita privata. Galileo ebbe favori, onori e prebende dalla corte pontificia e dallo stesso papa, e i potenti gesuiti della Specola Vaticana fecero sempre quadrato attorno alle sue scoperte. La Chiesa, anche quella della Controriforma, era la Chiesa di sempre: ferma sui princìpi, indulgentissima con gli uomini concreti. Particolarmente con lui.

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  2. E tutto è accaduto perché la Chiesa non aveva capito che il Vecchio Testamento offre una visione delle cose percepibile all'occhio umano.
    E noi vediamo il Sole che nasce ,tramonta e cammina nel cielo, mentre noi siamo fermi e non ci accorgiamo che a girare è la Terra.

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  3. Post davvero interessante. Ciao Gus, buona notte. sinforosa

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  4. Grazie sinforosa. La storia di Galileo Galilei permette di comprendere il perché di tanti errori. Vado spesso a Roma e ho un itinerario preciso
    che comprende il posto dove era tenuto prigioniero lo scienziato.
    Ciao.

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  5. Post davvero bello. Ciao Gus, buona notte.

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  6. Beh, fino a che un certo Cristoforo Colombo, non supero' le colonne d'Ercole si credeva che la terra fosse un disco piatto, e dopo le colonne d'Ercole si cadesse giù.
    Stante poi che sbaglio' credendo di essere arrivato in India, invece trovo in mezzo un nuovo continente.
    Si dice pero', che nella piu' grande biblioteca, quella d'Alessandria, che andò distrutta c'erano già testi di menti illuminate che avevano capito che era la terra che girava intorno al sole e non il contrario.
    La metafisica, la impresse e diciamo, la invento, nei suoi quadri il grande Giorgio de Chirico, insieme a Picasso che invento' il cubismo, pittori che hanno fatto la storia della pittura dei primi del '900.
    Che messaggio ha dato Giorgio de Chirico, e quello di Picasso?
    E prima di tutto bisogna sapere, che i grandi pittori, sapevano disegnare benissimo, ma il pensiero che volevano trasmettere per loro e'a stato piu' importante dell'essere un bravo e realistico pittore accademico.
    Mi sono divagata, e allungata un po' ma non ne posso fare a meno, tanto e' forte la mia passione per l'arte.
    Bacio Gus.

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  7. Si capisce che hai dentro l'arte.
    Bacio Fiorella.

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  8. L’arte dei “sola” blog l'angolo del pensiero sparso e la “oniomania”…
    Addirittura si vede ciò che non esiste. Nulla la dire gus?
    PS dentro? perché fuori non si vede?

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  9. Non ho capito?
    Ciao gust. Ci sono persone che muoiono si fame. Il mio primo pensiero va a loro. Forse sono ignorante. Cioè ignoro i quadri.
    Gradirei risposte. Grazie.

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  11. L'arte è creativa. Tu vuoi un certo sorriso e lo dipingi. Anche il fotografo lo vuole ma la ragazza non riuscirà mai a farlo. Chiedere a Leonardo sulla Gioconda.

    Il sorriso della Gioconda è il più famoso della storia dell'arte. Ma anche il più fuggevole, perché appena si cerca di guardarlo meglio, di fissare il proprio sguardo su quel particolare del viso, il sorriso scompare. Alessandro Soranzo e Michael Newberry della Sheffield Hallam University hanno condotto uno studio sul più famoso dipinto di Leonardo da Vinci, e sul ritratto di una Sforza realizzato su pergamena che si tende ad attribuire al genio fiorentino, e che è noto con il nome di Bella Principessa. Questo dipinto risale al 1495 e lo si assegna all'artista toscano perché è stata rilevata un'impronta digitale riconducibile a quelle di Leonardo, lui che era solito sfumare i colori sulla tela con i polpastrelli. Ma come può il confronto fra queste due opere d'arte aver fatto chiarezza sul mistero del sorriso della Mona Lisa? Gli studiosi si sono accorti che la tecnica usata per la definizione del sorriso delle due donne ritratte è la stessa. Se ci si sofferma sul sorriso, se lo si fissa, il sorriso scompare; se invece si fissa un qualsiasi altro punto del dipinto, il sorriso magicamente riappare in tutta la sua timidezza. Questo perché Leonardo dipinse il sorriso della Gioconda usando ombre che si vedono meglio con una visione periferica, quando cioè l'elemento non è al centro dell'attenzione della nostra retina. Per questo quando la focalizzazione sul sorriso è massima, non riusciamo a vedere lo splendido ed enigmatico sorriso. Lo stesso trucco Leonardo lo avrebbe utilizzato per la Bella Principessa, che è di circa dieci anni anteriore all'opera della Mona Lisa. Più di cinque secoli di vita e il sorriso della donna più celebre della storia dell'arte non smette di affascinare.


    http://www.liberoquotidiano.it/news/scienze/11821231/Uno-studio-svela-il-mistero-del.html

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  12. Molto bello e interessante il tuo post,August, e alcuni commenti fanno da corollario.
    La scienza, l'arte, l'intelligenza, sono doni che Dio ha fatto all'uomo."I talenti" Tutte questo fa parte della Bellezza.
    Grazie.
    Dani

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  13. Grazie Dani.
    La Bellezza è Dio.
    Ci sono due pericoli che insidiano i credenti: la tentazione di divinizzare le cose della terra e persino di idolatrare le “abitudini”, come se tutto dovesse durare per sempre. Invece, l’unica bellezza eterna a cui guardare è quella di Dio. Lo ha affermato Papa Francesco all’omelia della Messa del mattino, celebrata nella cappella di Casa Santa Marta.
    Ciao.

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  14. Larissa, ma il cel scrive quello che vuoi tu, oppure ha un suo pensiero particolare?

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