lunedì 25 gennaio 2016

Nei meandri incredibili della gioia

 
 
 




 
 
 

La letteratura cristiana ha creato indimenticabili personaggi

che incarnano con credibilità il mistero della beatitudine

nella sofferenza.

Così Mitia, nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij,

accetta una sofferenza ingiusta: "Sì, noi, i forzati, saremo

uomini sotterranei, privati della libertà, tenuti a catena, ma

nel nostro dolore risusciteremo alla gioia, senza la quale

un uomo non può vivere, né Dio esistere perché è Lui

che dona la gioia.

Così Violaine, nell 'Annuncio di Maria di Paul Claudel,

creata per essere felice e non per il male e non per

la pena, divenuta lebbrosa, per indicibile carità, confessa:

" Io l'ho pur conosciuta la gioia, or sono otto anni

e il mio cuore ne era rapito, tanto che domandai a

Dio che essa durasse e non cessasse mai, e Dio mi

ha esaudita".

Così Chantal, ne La Gioia di Bernanos, dopo aver dato

a Don Chevance la sua gioia di fanciulla, ne riceve

un'altra dalle vecchie mani legate alla morte e

penetra così, osservando l'amara agonia del

sacerdote morente, nel mistero di quella gioia crocifissa

che attende anche lei.



venerdì 22 gennaio 2016

Il cuore sa guardare più lontano


















Ci sono due tranelli che al fondo ci trattengono dal chiederci: "Cosa sto cercando?", o ci impediscono anche solo di avvicinarci alla risposta, seppure la domanda sia stata già posta.

-Il mondo moderno ha ridotto la religione a sentimento e a etica.

-Il mondo moderno ha rinunciato alla possibilità di conoscere la verità.

Per questo la domanda nasce a New York che è il simbolo contraddittorio del mondo.





Nel suo romanzo "Furia" Salman Rushdie definisce


New York una città di mezze verità


ed echi che in qualche modo domina la terra.


Si può odiare questo dominio oppure si può celebrarlo,


o ancora rassegnarvisi, ma resta un fatto: New York


è il plesso culturale della realtà americana, in tutto


il suo eclettismo, la sua emotività, la decadenza.


l'intelligenza e il potere.


Le mezze verità non sono sufficienti perché


l'uomo occidentale, malgrado il suo sapere


corre il rischio di arrendersi davanti alla


questione della verità.


New York è la città ideale per chiedere:


" Voi cosa state cercando?"


e chiedersi: "Io cosa sto cercando?".


La curiosità di una domanda allarga la ragione


perché dilata l'orizzonte del conoscibile.


Il cuore intuisce già che l'orizzonte è più ampio


di quanto il mondo oggi affermi.


La nostra capacità di indagare le cose con la ragione


è ispirata dal presentimento del cuore


che esiste qualcosa di più grande.


Si chiama esigenza di infinito o


brama di verità.







Il pensiero di Debord





Il pensiero di Debord sviluppa essenzialmente i concetti di alienazione e reificazione, già centrali nelle riflessioni di Karl Marx, ma reinterpretati alla luce delle trasformazioni della società europea nel secondo dopoguerra. Lo sviluppo dell'economia nell'età contemporanea, con l'emergere dei nuovi fenomeni sociali del consumismo e della centralità dei mass media, avrebbe segnato infatti una nuova fase nella storia dell'oppressione della società capitalista. La prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale aveva determinato nella definizione di ogni realizzazione umana un’evidente degradazione dell’essere umano. La fase presente dell’occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dall’economia conduce a uno slittamento generalizzato dell’avere e nell’apparire, da cui ogni avere effettivo deve trarre il suo prestigio immediato e la sua funzione ultima.
Ciò che aliena l'uomo, ciò che lo allontana dal libero sviluppo delle sue facoltà naturali non è più, come accadeva ai tempi di Marx, l'oppressione diretta del padrone ed il feticismo delle merci, bensì è lo spettacolo, che Debord identifica come un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini.
Una forma di assoggettamento psicologico totale, in cui ogni singolo individuo è isolato dagli altri ed assiste nella più totale passività alla disgregazione del proprio io.
Lo spettacolo, di cui i mass media sono solo una delle molte espressioni, è parte fondante della società contemporanea, ed è responsabile della perdita da parte del singolo di ogni tipo di individualità, personalità, creatività umana.



lunedì 18 gennaio 2016

Gesù e il mondo

 
 



 
 
 
 
Che cosa è il cristianesimo? E’ forse una dottrina che si può ripetere in una scuola di religione? E’ forse un seguito di leggi morali? E’ forse un certo complesso di riti? Tutto questo è secondario, viene dopo.
Il cristianesimo è un fatto, un avvenimento.
Nella misura in cui lo si adatta alle varie mode, si nega in realtà il contenuto proprio del cristianesimo. Nell’evitare ogni scontro lo si rende irrilevante, cosicché poi si può dire a ragione che questo cristianesimo molle come la cera si arrangia con tutto e perciò non si vede perché qualcuno debba prenderlo in considerazione come realtà.
Mi sto rendendo conto della realtà dell’odio contro i cristiani. Dell’odio del mondo di cui parlava Gesù nel capitolo quindici del Vangelo di Giovanni. Se il mondo vi odia sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo. Poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.


martedì 12 gennaio 2016

La Presenza è con noi

  
 
 

 
 
 

Gesù Cristo come fatto storico lontano può essere letto
come una pagina di letteratura bella,
può generare emozione,
può destare nostalgia, ma ora,
con questi muscoli che non tengono,
con questa facilità alla malinconia,
con questo masochismo
strano che la vita di oggi rende,
come rimedio, necessario per non subire
una fatica eccessiva e non voluta, come si fa
ad accettare sé e gli altri in nome di un discorso?
Se il cristianesimo è solo un fatto storico del passato
o un discorso, allora non posso abbracciare
ora la mia umanità e il mio limite.
Se Lui non è una Presenza, se non è mio ora,
io torno a essere niente.
Non si può rimanere nell'amore a se stessi senza
che Cristo sia una Presenza.

 


venerdì 8 gennaio 2016

E' possibile per chi ci crede

 
 
 
 




 


Bauman: "Le emozioni passano
i sentimenti vanno coltivati"


Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto di lavoro. Il grande sociologo spiega come i legami siano stati sostituiti dalle "connessioni". E aggiunge: "Ogni relazione rimane unica: non si può imparare a voler bene". Disconnettersi è solo un gioco. Farsi amici offline richiede impegno

di RAFFAELLA DE SANTIS
                                           

Amarsi e rimanere insieme tutta la vita. Un tempo, qualche generazione fa, non solo era possibile, ma era la norma. Oggi, invece, è diventato una rarità, una scelta invidiabile o folle, a seconda dei punti di vista. Zygmunt Bauman sull'argomento è tornato più volte (lo fa anche nel suo ultimo libro Cose che abbiamo in comune, pubblicato da Laterza). I suoi lavori sono ricchi di considerazioni sul modo di vivere le relazioni: oggi siamo esposti a mille tentazioni e rimanere fedeli certo non è più scontato, ma diventa una maniera per sottrarre almeno i sentimenti al dissipamento rapido del consumo. Amore liquido, uscito nel 2003, partiva proprio da qui, dalla nostra lacerazione tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di un amore autentico.

Cos'è che ci spinge a cercare sempre nuove storie?

"Il bisogno di amare ed essere amati, in una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere stati soddisfatti abbastanza. L'amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame".

Dunque siamo condannati a vivere relazioni brevi o all'infedeltà...

"Nessuno è "condannato". Di fronte a diverse possibilità sta a noi scegliere. Alcune scelte sono più facili e altre più rischiose. Quelle apparentemente meno impegnative sono più semplici rispetto a quelle che richiedono sforzo e sacrificio".

Eppure lei ha vissuto un amore duraturo, quello con sua moglie Janina, scomparsa due anni fa.

"L'amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l'uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. Mi creda, l'amore ripaga quest'attenzione meravigliosamente. Per quanto mi riguarda (e spero sia stato così anche per Janina) posso dirle: come il vino, il sapore del nostro amore è migliorato negli anni".

Oggi viviamo più relazioni nell'arco di una vita. Siamo più liberi o solo più impauriti?

"Libertà e sicurezza sono valori entrambi necessari, ma sono in conflitto tra loro. Il prezzo da pagare per una maggiore sicurezza è una minore libertà e il prezzo di una maggiore libertà è una minore sicurezza. La maggior parte delle persone cerca di trovare un equilibrio, quasi sempre invano".

Lei però è invecchiato insieme a sua moglie: come avete affrontato la noia della quotidianità? Invecchiare insieme è diventato fuori moda?

"È la prospettiva dell'invecchiare ad essere ormai fuori moda, identificata con una diminuzione delle possibilità di scelta e con l'assenza di "novità". Quella "novità" che in una società di consumatori è stata elevata al più alto grado della gerarchia dei valori e considerata la chiave della felicità. Tendiamo a non tollerare la routine, perché fin dall'infanzia siamo stati abituati a rincorrere oggetti "usa e getta", da rimpiazzare velocemente. Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso".

Abbiamo finito per trasformare i sentimenti in merci. Come possiamo ridare all'altro la sua unicità?

"Il mercato ha fiutato nel nostro bisogno disperato di amore l'opportunità di enormi profitti. E ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica: soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento. L'amore richiede tempo ed energia. Ma oggi ascoltare chi amiamo, dedicare il nostro tempo ad aiutare l'altro nei momenti difficili, andare incontro ai suoi bisogni e desideri più che ai nostri, è diventato superfluo: comprare regali in un negozio è più che sufficiente a ricompensare la nostra mancanza di compassione, amicizia e attenzione. Ma possiamo comprare tutto, non l'amore. Non troveremo l'amore in un negozio. L'amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana".

Forse accumuliamo relazioni per evitare i rischi dell'amore, come se la "quantità" ci rendesse immuni dell'esclusività dolorosa dei rapporti.

"È così. Quando ciò che ci circonda diventa incerto, l'illusione di avere tante "seconde scelte", che ci ricompensino dalla sofferenza della precarietà, è invitante. Muoversi da un luogo all'altro (più promettente perché non ancora sperimentato) sembra più facile e allettante che impegnarsi in un lungo sforzo di riparazione delle imperfezioni della dimora attuale, per trasformarla in una vera e propria casa e non solo in un posto in cui vivere. "L'amore esclusivo" non è quasi mai esente da dolori e problemi  -  ma la gioia è nello sforzo comune per superarli".

In un mondo pieno di tentazioni, possiamo resistere? E perché?

"È richiesta una volontà molto forte per resistere. Emmanuel Lévinas ha parlato della "tentazione della tentazione". È lo stato dell'"essere tentati" ciò che in realtà desideriamo, non l'oggetto che la tentazione promette di consegnarci. Desideriamo quello stato, perché è un'apertura nella routine. Nel momento in cui siamo tentati ci sembra di essere liberi: stiamo già guardando oltre la routine, ma non abbiamo ancora ceduto alla tentazione, non abbiamo ancora raggiunto il punto di non ritorno. Un attimo più tardi, se cediamo, la libertà svanisce e viene sostituita da una nuova routine. La tentazione è un'imboscata nella quale tendiamo a cadere gioiosamente e volontariamente".

Lei però scrive: "Nessuno può sperimentare due volte lo stesso amore e la stessa morte ". Ci si innamora una sola volta nella vita?

"Non esiste una regola. Il punto è che ogni singolo amore, come ogni morte, è unico. Per questa ragione, nessuno può "imparare ad amare", come nessuno può "imparare a morire". Benché molti di noi sognino di farlo e non manca chi provi a insegnarlo a pagamento ".

Nel '68 si diceva: "Vogliamo tutto e subito". Il nostro desiderio di appagamento immediato è anche figlio di quella stagione?

"Il 1968 potrebbe essere stato un punto d'inizio, ma la nostra dedizione alla gratificazione istantanea e senza legami è il prodotto del mercato, che ha saputo capitalizzare la nostra attitudine a vivere il presente".

I "legami umani" in un mondo che consuma tutto sono un intralcio?

"Sono stati sostituiti dalle "connessioni". Mentre i legami richiedono impegno, "connettere" e "disconnettere" è un gioco da bambini. Su Facebook si possono avere centinaia di amici muovendo un dito. Farsi degli amici offline è più complicato. Ciò che si guadagna in quantità si perde in qualità. Ciò che si guadagna in facilità (scambiata per libertà) si perde in sicurezza".

Lei e Janina avete mai attraversato una crisi?

"Come potrebbe essere diversamente? Ma fin dall'inizio abbiamo deciso che lo stare insieme, anche se difficile, è incomparabilmente meglio della sua alternativa. Una volta presa questa decisione, si guarda anche alla più terribile crisi coniugale come a una sfida da affrontare. L'esatto contrario della dichiarazione meno rischiosa: "Viviamo insieme e vediamo come va...". In questo caso, anche un'incomprensione prende la dimensione di una catastrofe seguita dalla tentazione di porre termine alla storia, abbandonare l'oggetto difettoso, cercare soddisfazione da un'altra parte ".

Il vostro è stato un amore a prima vista?

"Sì, le feci una proposta di matrimonio e, nove giorni dopo il nostro primo incontro, lei accettò. Ma c'è voluto molto di più per far durare il nostro amore, e farlo crescere, per 62 anni".

© Riproduzione riservata (20 novembre 2012)      

 
 
 
 
 



martedì 5 gennaio 2016

Senza domanda non può esserci risposta

 
 

 
 
 

Se non ci ponessimo la domanda di certo diventerebbe impossibile avere la risposta. E' dentro la nostra vita l'errore e il peccato. Per questo io in confessione racconto chi sono, quello che faccio ogni giorno nella speranza che il confessore riesca a trovare quello che io reputo normale e che invece è peccato. E' un lavoro serio, anche se il prete inizia con: "Che peccati ricordi?" Resto perplesso. Uno tiene la colf in nero, ruba allo stato e lo dimentica? Non paga le ferie e la malattie e froda la colf. Se passo con l'automobile con il rosso è un peccato perché metto a rischio la vita mia e degli altri. Eppure mentre aspetto il mio turno vedo i penitenti che finita la confessione hanno sempre il volto atteggiato a una specie di sorriso.
Il nostro libero arbitrio in definitiva si riduce a due semplici scelte: o segui le leggi Divine o non segui le leggi Divine.
Il resto sono due rotaie che ti sei costruito, due rotaie che dove viaggi pensando di guidare.
Si dovrebbe capire che innanzi tutto si esce dal regno del polveroso dell'assurdo se ciascuno di noi riprende su di sé il mestiere di vivere, il mestiere duro di essere un uomo, quella ricerca del vero senza la quale l'uomo è condannato a una parvenza di incidenza, a una vita spezzata, una vita che non ha senso.


venerdì 1 gennaio 2016

Il primo post del 2016

 
 
 
 
 
Da sempre la ricerca della definizione di donna, di un’altra donna, si è sviluppata intorno allo studio della sessualità, come unica possibilità di condivisione della propria identità. La diversità può essere condivisa solo se prima conosciuta. Il suo ultimo lavoro, Il mistero di Maria è l’ennesimo tassello di questa ricerca, lo svelamento dell’ennesima diversità tra uomo e donna. Il respiro. Il mistero di Maria è il respiro, che passa per il cuore e lì trova il silenzio per esistere. Il silenzio non come mancanza di cosa dire ma come essenza dell’essere. Quando si è non servono parole per dirsi. Maria, Madonna, ritratta con le mani incrociate sul petto, protegge e al contempo indica il cuore. Luce Irigaray non poteva scegliere giorno migliore per condurci dentro il cuore delle donne e aiutarci ad ascoltarne il silenzio. La redenzione del genere umano, annunciata dall’Arcangelo, non poteva che passare per il cuore. Il peccato originale, che ha fatto meritare agli uomini la perdita della felicità eterna, lontano dalle influenze bibliche di mele e serpenti, è la pretesa dell’umanità di dimenticare il cuore a favore della mente, il femminile a favore del maschile. L’unica redenzione possibile per il genere umano è da sempre, e ancora oggi, il respiro del cuore. Il silenzio di Maria alla proposta dell’Arcangelo di essere colei che avrebbe dato vita al nuovo uomo, non è inibizione davanti al divino, ma è consapevolezza della propria divinità, che è consapevolezza della propria essenza. È solo nel silenzio, nel luogo interiore delle donne che c’è lo spazio per l’altro. È solo nel suo grembo che il feto (il mondo) troverà l’ossigeno (il respiro) per vivere e conoscere di nuovo il cuore.