mercoledì 30 novembre 2016

La verità costruita sulla convenienza







Nell'inserto domenicale del Sole 24 Ore, lo scrittore G. Carofiglio dedica un articolo alla difficile arte, secondo lui creativa, di porre le domande giuste, e solo essenziali, durante gli interrogatori. Tra l'altro esamina il problema del rapporto tra comunicazione e realtà. Non sotto aspetti filosofici o metafisici, scientifici o fantascientifici, spesso oziosi, ma più significativamente comunicativi.
La traduzione in parole condiziona la struttura stessa dei fatti, della conoscenza, di quella che per tradizione convenzionale – e illudendoci – chiamiamo realtà. Ci s'inganna specialmente sulla fiducia che ne esista una sola, quando ne possiamo mettere a confronto molte versioni, di cui alcune contradditorie. Tutte risultano dalla comunicazione, spesso distorcente , e non da impossibili riflessi di verità oggettive ed eterne.
Il film Rashomon è un classico sempre citato quale esempio. La trama è nota: un samurai viene assassinato e le tre testimonianze appaiono al tempo stesso vere e false. Perché ognuna è dominata dagli interessi di chi le racconta. Gli angoli visuali incidono in modo decisivo sulla rappresentazione, sulle derivate narrazioni e conseguente stessa costruzione, o creazione della realtà. Vista come appare a soggetti diversi. Ciò che si riporta con le parole, pure da conoscenze approfondite e da testimonianze davanti a realtà in apparenza non ambigue, è solo interpretazione.




14 commenti:

  1. Il film Rashomon, diretto da Akira Kurosawa, racconta di un uomo ed una donna che hanno una brutta avventura con un brigante in un bosco, ma ognuno di questi personaggi racconta una versione diversa dell'accaduto.

    RispondiElimina
  2. A mio avviso noi abbiamo l'abitudine di raccontare ciò che succede in base alle nostre percezioni, e alle nostre esperienze di vita ma i nostri sensi ci portano solo a delle opinioni, mentre la verità sulla realtà la possiamo avere quando abbiamo dati razionali.
    Spero di aver capito il senso del tuo post
    Buona serata Gus

    RispondiElimina
  3. La tendenza è quella di alterare la realtà in base alle proprie convenienze utilizzando gli strumenti dell'ipocrisia, della menzogna e della mistificazione.
    Ciao Anna.

    RispondiElimina
  4. Ciò che piace a te può non essere gradito a me, ma pur di farti piacere fingo di pensarla come te. E' questo il senso?
    Indossare occhiali che regalano un'identica luce alle cose non si trovano...."dite chiaro sì, sì, no, no!"
    Non posso dirti diversamente. Non ci sono stelle in cielo questa notte e domani il sole brillerà, senza scaldare il cuore.
    Buonanotte mio caro. Ricordo il film. Bacio con luminarie o senza!!!

    RispondiElimina
  5. La verità o / 16 giugno 2012 in Rashômon
    Cos’è la verità? La verità è un meccanismo di simbiosi con il reale che ti permette di avere una tua idea simile se non uguale a ciò che accade o è accaduto realmente. Naturalmente, di persona in persona, la verità cambia, poiché questa è soggettiva e non oggettiva, per cui, ognuno, di un episodio accaduto ha una sua versione, che può essere considerata falsa da alcuni e accettata come vera da altri. In Rashomon, capolavoro assoluto, senza età e senza censure del grandissimo autore giapponese Akira Kurosawa, la verità è il tema centrale, da cui partono i numerosi rami cinematografici che innesca l’autore in un interessante e difficile meccanismo a catena. La verità, con le sue mille sfaccettature e la sua difficile comprensione, appare come irraggiungibile per i personaggi del film, incentrati a dare ognuno una propria diversa versione di un fatto accaduto in paese. Il fatto riguarda la morte di un samurai e lo stupro della moglie di questo da parte di un bandito. In una giornata uggiosa, davanti al Rasho, ovvero una delle due entrate(quella a sud) della città giapponese di Kyoto, vengono raccontate quattro versioni differenti della stessa storia, da parte di un monaco e di un boscaiolo ad un vagabondo.. Le prime tre versioni sono date dai flashback in tribunale dei vari protagonisti della vicenda, ovvero il violentatore, il morto(che parla attraverso un medium) e la moglie di questo e vengono raccontate dal monaco. Alla fine, il boscaiolo senza nome nega tutte e tre le versioni e si fa portatore di una sua verità suprema, che comunque non convince il vagabondo che sotto la pioggia, li sta pian piano ascoltando. Kurosawa, da grande cineasta qual è, sa che il cinema può essere portatore di lezioni importanti, anche morali. E allora in questa sua splendida opera cerca di insegnare che l’uomo, anche se non ne dà l’impressione, riesce a mentire benissimo, anche a se stesso, purchè non neghi la sua versione dei fatti e non ammetta di aver sbagliato. Non c’è una vera verità in Rashomon, ma ci sono tante verità che in realtà sono tante menzogne, che però non riescono veramente a sostituire la verità, lasciando la situazione in una posizione di ambiguità. Anche lo spettatore può farsi una sua versione dei fatti, credere ad uno dei personaggi e cercare di capirli, scrutarli, capire chi mente e chi invece dice il vero. O meglio, dice quello che secondo lui è il vero. Il film vinse il Leono D’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia e l’Oscar come miglior film straniero, a simboleggiare che anche fuori dall’Oriente, qualcuno si era accorto di che cosa era Akira Kurosawa e di cosa sarebbe in seguito diventato. Rashomon è un film che anche a molti anni di distanza dalla sua uscita mantiene intatta la sua aura magica e sembra essere arrivato fino a noi come se fosse una leggenda tramandata. La morale, come in ogni racconto che si rispetti, non è banale e non è ripetitiva. Praticamente Kurosawa dice che, in ogni uomo, invece che la voglia di dire la verità, prevale lo spirito di non mettersi in cattiva luce, di non perdere il proprio onore. E questo porta ogni uomo a dover per forza mentire, anche senza alcuna pietà per gli altri. Dal racconto omonimo di Ryûnosuke Akutagawa, Kurosawa trae uno dei suoi vertici cinematografici, che avrà un superficiale remake americano ad opera di Martin Ritt ed uno (s)cult movie di Mario Bava, che trasformerà la versione in modo molto erotico. Il regista lavora anche e soprattutto sull’impronta estetica da dare ai vari personaggi, sulla fotografia che dovrebbe dare un contorno alla situazione di ambiguità che si viene a creare e sull’illuminazione, che ha subito negli anni attenti studi cinematografici e non. Tanto per sottolineare, se ancora ce ne fosse bisogno, che siamo di fronte ad un gran, gran, gran film.

    RispondiElimina
  6. http://www.nientepopcorn.it/recensioni/rashomon/2012/06/la-verita-o/

    RispondiElimina
  7. ...non c'è la verità ,ma tante interpretazioni da angolazioni diverse la luce si presenta con variegate sfumature e poi come ci insegna Pirandello "Uno ,nessuno ,centomila"
    Un caro saluto

    RispondiElimina
  8. Eppure se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità.
    Brava, allora dimmi di chi è questa frase.
    Ciao Cettina.

    RispondiElimina
  9. Lettere sulla creatività, libro di Fëdor Dostoevskij, pagina 51.
    Vabbè, ti aiuto io.

    RispondiElimina
  10. La verità c'è eccome! Bisogna avere il coraggio di riconoscerla e seguirla, perché a volte è scomoda, più comodo ignorarla. E' per questo che nell'uomo c'è inquietudine, non sa far pace con la propria coscienza.
    Un caro saluto, buon dicembre!
    Dani

    RispondiElimina
  11. In effetti per il mondo di oggi, tutto teso alla libertà senza confine, Cristo è d'impaccio.
    Ciao Dani,

    RispondiElimina

la paranoia è un disturbo della personalità