lunedì 28 dicembre 2015

Momenti strani







Da poco s’è acquietato il dolore alla testa ed anche il respiro ha ripreso la sua cadenza normale. Il mal di testa ti avverte -è un avversario leale- ti avvisa che sta per arrivare. E la paura ti sale su prima del dolore. Ti chiedi se sarà un mal di testa amico o nemico? Amico se passerà in fretta, nemico se durerà una settimana, giorno dopo notte, analgesico dopo analgesico. Insieme alla domanda, e nell’attesa della risposta, nel petto senti il terrore che non possa passare mai più. E ricorri alla magia, alla personale liturgia che hai elaborato, ricorri al sacro perché ignori cosa accadrà e ne hai paura. Con una fascia ti stringi la testa forte forte e aspetti; al buio, aspetti. L’analgesico comincia a fare effetto e avverti un distacco, una distanza dalle cose; hai, per esse, lo sguardo sfocato che le sfuma mentre si allontanano. Ed i pensieri, liberati dal condizionamento del mondo che li circonda, cominciano la loro danza irregolare, illogica, dionisiaca. Per quanto tu ne abbia elaborato una strategia, sforzandoti di pensare pensieri belli, loro, all’ordine di Dioniso, spesso virano verso il brutto. Ed al dolore fisico aggiungi i pensieri. Anche per i pensieri brutti hai elaborato una strategia: pensarli fino in fondo, fino al peggio pensabile. E’ un esorcismo, direbbero i gesuiti. Sì, è un esorcismo. Funziona. Da bambino, quando mi addestravano, nessuno credeva alle mie cefalee, pensavano fossero scuse. Ed ero costretto a fare quello che facevano tutti gli altri, per esempio, andare in palestra. Era un tempo terrificante, non finiva mai, non c’era quiete. Credo che allora mi nacque il dubbio che il dolore non potesse passare mai più. Il mal di testa non avverte soltanto me. Avverte pure quelli che mi sono vicino; pure loro se ne accorgono perché comincio a muovermi con cautela, gli occhi si stringono, le parole diventano poche e accennate. E vedo pure la loro preoccupazione: è la cosa che sopporto peggio di tutte. Qualche volta apro l’Odissea. Sempre al Libro quinto. Non lo so perché, ma la apro sempre al Libro quinto, il libro di Calipso. L’Aurora si alzò dal letto dell’illustre Tritone per portare la luce a immortale e far nascere un fenomeno fisico. Aurora si alza dal letto e fa alzare, sorgere la luce. Con un solo verbo, nel quale si specchiano due significati, si creano connessioni, sinapsi. Deve essere l’intontimento che mi fa leggere cose mai lette prima. Deve essere il tempo che passa e che trasforma i pensieri, belli o brutti che siano, in ricordi, belli o brutti pure loro. E non c’è maniera alcuna di governarli, vengono e vanno via a loro piacimento. Mia madre che mi racconta del generale Montgomery, quel pallone, calciato al volo, che scheggiò il sette e finì fuori, il Mare del Nord, il suono del campanellino, dopo ogni esame, che chiamava per conoscerne l’esito… Una sonnolenza troppo vigile che speri si risolva in sonno. Ed il tempo passa ed il sonno non viene. Fa freddo, ti avvoltoli nel plaid. Certe notti sono troppo lunghe. Aurora, ti prego, alzati dal letto.



sabato 26 dicembre 2015

Alla ricerca di una vera identità







Il bene dell'io, come il bene comune, è un bene relazionale fatto di scelte definitive e stabili, che mantengano la caratteristica della permanenza, di un impegno di fedeltà e di costruttività.
L'incapacità di permanere nella scelta significa l'incapacità di una effettiva responsabilità.
Illudendosi di essere libero solo perché può continuamente cambiare le sue scelte, l'uomo finisce spesso per essere condizionato dalla mentalità dominante, dal potere enorme dei mass-media. In realtà, spesso il potere sceglie lui, e l'uomo non è più protagonista. Solo la coscienza della propria identità rende protagonisti.




sabato 19 dicembre 2015

Un gap comunicativo




Il succo del mio discorso credo che risieda in questa frase:
"Relazioni falsate, basate sull'invalidamento alla fonte del senso originario; dinamiche pregiudiziali compromettenti l'autenticità di ogni rapporto."
Sono i pregiudizi e soprattutto i giudizi che falsano i rapporti e l'impossibilità di comprensione

mercoledì 16 dicembre 2015

Il post filosofico per Anna






Se non dimenticassimo finiremmo tutti come Seresevskji ,  il mnemonista di Aleksandr Romanovic  Lurija ,in preda ad una memoria talmente affollata di ricordi, da creare un duplicato caleidoscopico e labirintico della realtà, impossibile da governare. Un doppione così intricato, folto, ridondante e linkato, da non permettere più di ricordare, con ordine e pertinenza, i fatti, le persone e gli oggetti della vita reale.
Dobbiamo capire se l’oblio della mente è un vuoto che non è più colmabile nonostante i nostri sforzi di recuperare il tempo perduto  o se questi vuoti della memoria sono essenziali all’equilibrio psico-fisiologico della nostra vita cognitiva perchè impediscono quella pienezza troppo patologica, strabordante e straripante, di Seresevskij e di altri mnemonisti, che aumenterebbe talmente il potere della nostra memoria da renderlo nemico della memoria stessa, fino a impedirci di parlare della nostra vita con ordine e precisione e addirittura di agire nel mondo da persone normali.
E’ forse possibile che questi vuoti così importanti e fisiologici siano al contempo inaccessibili, ma colmabili attraverso strategie mirate del ricordo, attraverso itinerari particolari segnati dentro il fitto bosco della memoria.
Del resto se, come abbiamo detto, l’oblio è, insieme alla memoria, una funzione fondamentale della nostra conoscenza è anche vero che il nostro cervello immagazzina ed elabora un messe straordinaria di ricordi e di informazioni e che tutti noi crediamo di essere persone umane, dotate di un Sé unitario, grazie al fatto che sentiamo di contenere nella mente i fatti della nostra vita e di poterli raccontare a noi stessi e agli altri in qualsiasi momento. Inoltre è stato dimostrato che gran parte del nostro sapere e della nostra vita sta nascosto nella nostra mente in modo inconscio e implicito e che può essere richiamato alla nostra attenzione cosciente quando se ne presenti l’occasione o la necessità.







lunedì 14 dicembre 2015

Gesù ci invita ad entrare in comunione con lui





Nei vangeli sinottici Gesù dice ai suoi discepoli che «ad essi è stato dato di conoscere i misteri del Regno dei cieli» ( Mt 13,11), «del regno di Dio» (Lc 8,10) o, anche, che è stato loro «confidato il mistero del Regno di Dio» (Mc 4,11). Il mistero è ora oggetto di rivelazione ai piccoli, ai semplici, ai quali non è richiesto un linguaggio da iniziati ma un cuore puro (cfr. Mt 11,25). Ciò che Dio conosce viene comunicato agli uomini, perché lo conoscano anche loro: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). Non si tratta però di una conoscenza riservata, ma, al contrario, di un messaggio destinato ad essere divulgato con una predicazione universale e gratuita: «quello che ascoltate all'orecchio - dirà ancora Gesù ai suoi discepoli - predicatelo sui tetti» (Mt 10,27). La rivelazione del «mistero» della salvezza cristiana e l'invito al «sacramento» del battesimo sono diretti a tutte le genti, senza eccezione (cfr. Ef 3,5-6; Mt 28,19-20). Il contenuto di quest'offerta non è una «gnosi», un sistema di pensiero per interpretare il cosmo e le sue leggi, né semplicemente una regola di vita, bensì l'offerta della vita personale di Dio stesso e l'invito ad entrare in comunione con lui (cfr. 1Gv 1,3-4).


mercoledì 9 dicembre 2015

Comprendere il valore del celibato





La Scrittura, che fin dalla Genesi è concorde nell’affermare il valore della sessualità e la bellezza – come abbiamo detto – dell’essere maschio e femmina, è anche concorde nell’affermare la bellezza, la singolarità, la “plus-valenza” della verginità per il Regno dei cieli. La novità della verginità cristiana è “per il Regno dei cieli”. Chi vive la via del celibato desidera anzitutto seguire il Signore. La rinuncia “alla moglie” o “al marito” ha la sua motivazione nel seguire il Signore “con cuore indiviso”. Non è quindi solo una necessità data dal servizio apostolico da rendere alla Chiesa (il celibe ha più tempo da dedicare agli altri, ha meno preoccupazioni, ecc.) Il celibe è anzitutto uno che si consacra a Cristo e che intende servirlo con cuore indiviso. La verginità cristiana è una scelta d’amore, all’amore per Dio, come abbiamo detto, e all’amore per i fratelli, gratuito e disinteressato. È per questo che la Chiesa cattolica ha scelto e mantenuto nei secoli la via del celibatario.
Questo è il carisma della verginità.
San Paolo: Prima lettera ai Corinzi, cap.7:
Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d'ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo! Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni.




lunedì 7 dicembre 2015

L'uomo si riconcilia con Dio

 
 
 
 
 
 
 
Cristo ha incaricato Pietro di fondare la Chiesa che già c'era, cioè Lui, gli apostoli e la comunità dei credenti erano la Chiesa. Gesù ha investito di questa missione il migliore dei suoi apostoli conoscendo le sue debolezze.
A Pietro che diceva di amarlo rispose che lo avrebbe rinnegato per tre volte prima che il gallo cantasse.
Senza la Chiesa Cristo sarebbe un dubbio personaggio storico, meno di Napoleone. Secondo te Napoleone può cambiare la vita di un uomo? Nella Chiesa Cristo vive attraverso i Sacramenti, la lettura dei Vangeli e l'Eucarestia. Nella Chiesa l'uomo che ha peccato si riconcilia con Dio attraverso la Confessione. Nella Chiesa l'uomo si libera del peccato originale, si unisce in matrimonio e riceve l'estrema unzione.
Ipotizzando un rapporto diretto con Dio ogni uomo avrebbe una sua religione diversa. Direi tascabile. Nella Chiesa si assicura l'unità dei credenti. Riguardo alle altre religioni e agli uomini in genere tutti abbiamo da imparare. Nella parabola del samaritano chi ama il prossimo non è il sacerdote e nemmeno il levita, ma la persona più generosa pronta a fornire aiuto a chi è nel bisogno.


giovedì 3 dicembre 2015

Il pensiero pasticciato

 
 
 
 
 
 
Il guazzabuglio di parole è lo specchio di un tipo di pensiero e le chiusure ideologiche nullificano la persona privandola della libertà di un dialettico confronto che accolga idee anche discordi. Noto che talora si adottano frasi irriflesse e distorsioni semantiche dove spesso manca una coerenza logico-argomentativa.
Un rapporto tra persone che si sviluppa in un blog viene erroneamente definito virtuale. In effetti si tratta di un'esperienza reale. Quello che si dovrebbe capire è come le persone interagiscono. Ma tutti noi siamo diversi a secondo dell'ambiente e delle persone con cui ci relazioniamo. I miei comportamenti che ho allo stadio, mentre assisto ad un incontro di calcio, sono molto diversi da quelli che ho in ufficio. E anche nel posto di lavoro assumo diversi atteggiamenti a seconda che stia parlando con il direttore o con un impiegato. Anche nella famiglia parlo a mia moglie in un certo modo che è differente dal linguaggio che ho con i figli.
In realtà siamo una, cento, mille persone.
Certe dinamiche comunicative individuali e di gruppo della vita reale è possibile che si replichino nella dimensione virtuale non ancora molto indagata nella sua specificità. Nei limiti ho esaminato varie volte il problema e anche recentemente in Internet tra realtà e finzione con particolare attenzione al monitoraggio auto rappresentativo come opportuno adattamento ai vari contesti sociali. La vita è recita?