mercoledì 29 aprile 2015

Scandalizzarsi per non aderire mai

 
 
 


 
Il potere della Chiesa se non è concepito e sostenuto dal contenuto della fede scade a ruolo di dominio.
Già san Paolo metteva in guardia i pastori della comunità primitiva dalla tentazione di spadroneggiare sul proprio gregge.
Esempio classico di tale dominio nella vita ecclesiastica è un certo modo di intendere ed attuare i piani pastorali stabiliti a tavolino dalle curie diocesane. Il potere, in questo caso, diventa gestione della vita altrui.
C'è anche l'assenza di una pedagogia integrale che accompagni la libertà dell'uomo nella adesione al messaggio di fede.
Si può dire che l'assenza di questo messaggio porta con sé una percezione rattrappita della pedagogia di sviluppo della fede cristiana. Pedagogia che viene così ridotta secolaristicamente ai contenuti della sociologia e della psicologia secondo un modello anglosassone.
La Chiesa ha il compito di trasmettere al mondo un annuncio che deve essere integrale e semplice. Integrale nel suo contenuto: Cristo è il Dio che si è fatto uomo. Semplice perché deve essere percepito nel suo significato, e può esserlo solo in proporzione alla corrispondenza che esso ha con i bisogni concreti della vita dell'uomo.


martedì 28 aprile 2015

Crescere in un senso desiderato


I miei figli chiamano al telefono. Le associazioni umanitarie mi adorano. Restano i creditori che già sono stati pagati dalla banca. L'altra vita non invia posta.



lunedì 27 aprile 2015

Il nostro rapporto con Dio

 
 
 

 
 
 
Kierkegaard prende atto che la filosofia moderna parla del Dio in noi, del Dio in me. Così, i teologi ed esegeti parlano oggi volentieri del Dio in noi, traducendo il Vangelo esclusivamente in questi termini. Perché “Dio in noi”, “Dio in me”, può significare l’esaltazione del soggetto, l’affermazione dell’io. Ma poiché socialmente l’io è inconsistente, debole, la riduzione della presenza di Dio, alla interiorità dell’io coincide, più realisticamente, con la celebrazione dell’affermazione del potere. L’assoluto, dice ancora Kierkegaard, non è puramente dileguato ma è diventato per gli uomini una ridicolaggine, una esagerazione comica, qualcosa di donchisciottesco di cui ridirebbe se lo si riuscisse a vedere, ma non lo riesce a vedere perché è sparito dalla vita. L’Assoluto e la ragione si rapportano tra loro in senso inverso: dove c’è l’uno non c’è l’altro. Quando la ragione ha penetrato completamente tutto e tutti, allora l’in-sé-e-per-sé è completamente sparito. A questo punto invece di fede, sapere per ragioni. Invece di fiducia, garanzie. Invece di rischio, probabilità, calcolo prudente. Invece di azione, semplici cose che avvengono. Invece di Singolo, una combriccola. Invece di personalità, una oggettività impersonale.


venerdì 24 aprile 2015

Liberiamoci dell'odio causa delle guerre

 
  



 
Piazzale Loreto fra corso Buenos Aires e viale Monza a Milano dovrebbe chiamarsi piazza Guerra civile, luogo della Milano popolare prescelto per mostrarne la ferocia e il dolore, prima usata per le fucilazioni in massa di partigiani, con i passanti obbligati dai fascisti a fermarsi davanti ai cadaveri. Poi il 29 aprile del ‘45 per la famosa esposizione dei cadaveri dei capi fascisti, Mussolini e la Petacci fucilati dal comunista Audisio a Giulino di Mezzegra, un villaggio vicino al lago Maggiore portati a Milano con gli altri fucilati a Dongo, Pavolini, Zerbino, Mezzasoma, Romano, Liverani, Porta, Coppola, Darquanno, Stefani, Nudi, Casalinuovo Calistri, Untimperghe e un fratello della Petacci. Le cronache delle giornate della Liberazione di Milano sono caotiche e rese più contraddittorie dalle speculazioni di parte e dalle leggende successive. Cerchiamo di fare un minuto di chiarezza. La fucilazione di Mussolini e dei gerarchi era una conclusione inevitabile dei venti mesi di una guerra senza prigionieri? No, ancora il 24 aprile si pensava a un arresto e a un processo di Mussolini. Riccardo Lombardi, designato prefetto di Milano dal comitato di liberazione lo conferma: "Avevo preparato una prigione a San Vittore e una guardia di partigiani fidati capaci di tenere i nervi a posto. Gli alleati angloamericani erano d’accordo che fossimo noi a occuparcene". Sono ore concitate in cui tutti i comandi decidono senza informarsi a vicenda. Al comando dell’esercito partigiano la decisione è un’altra. Ricorda Fermo Solari, l’uomo del Partito d’azione che condivide il comando con il comunista Luigi Longo: "Telefonarono da Musso che il Duce era prigioniero. Longo uscì per dare ordini e poi mi disse: ho trovato solo Audisio, ho mandato su lui perché ce lo porti a Milano. Quando si seppe che Mussolini e i gerarchi erano stati fucilati noi ci adattammo al fatto compiuto che del resto approvavamo in pieno". Lo approvavano in pieno anche perché da uomini politici sapevano che la fucilazione di Mussolini sarebbe stata una responsabilità destinata a pesare negli anni. Altro punto da chiarire: l’esposizione dei cadaveri a piazzale Loreto, appesi a testa in giù a un distributore di benzina, non fu la "bassa macelleria" che i fascisti superstiti ma anche parte della pubblica opinione considerò incivile. No, l’esposizione dei cadaveri non fu un atto di sadismo e di vendetta impietosa, fu una necessità. Si è saputo da chi comandava la guardia partigiana che la folla accorsa a vedere il fascismo morto continuava a crescere e a premere contro l’esile cordone partigiano talché fu necessario alzare i cadaveri perché li potessero vedere anche da lontano. Il caso e le protezioni di classe decidono la sorte degli altri gerarchi. Il maresciallo Graziani viene salvato dal generale Cadorna, comandante militare dell’esercito partigiano e consegnato agli alleati a cui chiede "l’onore di conservare l’arma individuale". Muoiono casualmente Arpinati e Starace. Il primo da anni in rotta con il Partito fascista ucciso da una squadra di partigiani che passano per la sua campagna sulla collina di Bologna. Achille Starace, il segretario del partito, quello che nelle cerimonie del regime ordinava il "saluto al Duce fondatore dell’impero" è arrestato a Porta Genova. Si è salvato fin lì in un appartamentino in affitto, se ci stesse chiuso scamperebbe ma gli vien voglia di prendere un caffè in un bar vicino, ci va in tuta sportiva e pantofole. Lo portano a piazzale Loreto dove è esposto il cadavere del Duce. Lui mormora "fate presto". L’uomo più odiato del regime, Roberto Farinacci, è bloccato e giustiziato a Vimercate mentre fugge la sera del 25 in auto con l’amica Claudia Medici del Vascello. Si è ucciso gettandosi da una finestra con la moglie l’ideologo del razzismo Giovanni Preziosi. Piazzale Loreto e la sua tragica esposizione non sono casuali e non sono solo vendetta. Sono un macabro segnale per abbreviare la guerra. L’Hitler assediato nella cancelleria a Berlino si decide al suicidio quando viene informato di come è morto Mussolini. Lo sentono mormorare: "Non mi avranno vivo, non andrò a fare il mostro in qualche circo sovietico". Il Terzo Reich si chiude con un macabro ballo della corte nazista che brinda a Champagne e si ubriaca mentre il capo e la sua amante, sposata nel bunker, si tolgono la vita. La caduta del fascismo è meno nibelungica. Prima di fuggire da Milano i principali gerarchi hanno intascato grosse somme, il comandante della Guardia nazionale Ricci ha fatto in tempo a incassare in banca un assegno di quattro miliardi e il ministero degli Esteri ha spartito con i ministri le divise pregiate, ma a piazzale Loreto e al Comitato di liberazione di quel denaro non arriverà una lira, in parte finito a un partito come il famoso "oro di Dongo" in parte nelle tasche degli ignoti che in quelle ore drammatiche riuscirono a unire l’utile al patriottico.
Giorgio Bocca


giovedì 23 aprile 2015

Gesù a casa nostra

 
 
 
 
Il rischio è sempre questa duplice riduzione: attivismo o intimismo?
Di questa contrapposizione terribile, l'esempio più palese è l'episodio di Marta e Maria. Marta si dà da fare, tanto.
 Chi di noi non sarebbe stato contento e onorato di fare delle cose per Gesù, di averlo ospite a casa sua?
Ma uno non può avere Gesù a casa, avere la fortuna di servirlo, e far prevalere, comunque, il lamento: " Guarda, Maria non mi dà una mano!".
E allora, quando Gesù dice a Marta: " C'è una sola cosa importante", non sta dicendo che è meglio la contemplazione dell'attività, non sta sottolineando che Marta non coglie che, qualsiasi cosa faccia, ciò che deve prevalere è il fatto di Cristo, il fatto di essere onorata di essere con Lui, che tutto quanto è per Lui. Quando Gesù le dice questo, non è un rimprovero:
"Se tu non ti rendi conto di questo, carissima Marta, il tuo fare non basta e si sente il lamento”.
 
 
 


mercoledì 22 aprile 2015

Capire il significato della preghiera

 
 
 
 
 
 
Il cristiano è un uomo che vive la memoria, la percezione della presenza di Cristo, in tutto quello che fa.
Il cristiano è un uomo che riconosce la sua dipendenza da Cristo nell’istante, e vive l’istante come offerta a Lui perché lo trasformi. Questo è ciò che si chiama preghiera. La preghiera non è allora un’azione tra le altre, ma lo spazio, l’orizzonte totale e la dimensione ultima di ogni azione e per questo Cristo diceva: “Bisogna pregare sempre”.
La preghiera è coscienza della presenza di Cristo, cioè memoria e coincide con la prospettiva stessa di ogni espressione umana, così come il senso religioso non è un aspetto della ragione, ma l'orizzonte stesso e la dimensione ultima della ragione.
 


lunedì 20 aprile 2015

La donna efficiente








Io mi chiedo da sempre come sia possibile per una donna sottoporsi a certi ritmi. Bisogna essere efficienti sul lavoro e non rifiutare straordinari o missioni fuori sede, poi bisogna essere madri perfette e non fare perdere ai figli nessuna opportunità. Logicamente poi la donna deve essere moglie seduttiva. E i figli? Bisogna partecipare assiduamente alle attività della scuola e seguirli assiduamente negli studi dall'asilo all'università in modo che le povere creature siano aiutate perché non sanno fare da sole neanche 1 +1. Sempre al passo con la moda e setacciare nel tempo libero tutti gli outlet delle varie firme per avere le ultime cose griffate aggiornate, poi bisogna tenersi vive culturalmente con seminari o teatri, poi è indispensabile qualche attività creativa, possibilmente manuale, perché fa tanto bene, poi naturalmente, dalla 21 alle 22 di sera, è assolutamente indispensabile la palestra. E il week-end diventa spesso un lavoro aggiuntivo. Il lavoro è sempre più " da inventarsi ", "creativo ", senza orari, senza regole , senza garanzie. Tornare a fare le mamme? E che cosa si combina per esempio a Roma con uno stipendio solo? Forse bisognerebbe rinunciare al consumismo conducendo una vita diversa, molto diversa, ma ci sono spese fisse come il costo della casa. Per riuscire a fare un cambiamento simile bisogna vivere in un contesto e in un comunità dove anche gli altri la pensano allo stesso modo. Non si può essere soli, se non si è abbastanza forti. 

venerdì 17 aprile 2015

L'ipotesi suicidio

 
 
 
 
 

Credo che il suicidio sia una questione economico-culturale.
Con l'evoluzione economica sia ha più tempo per pensare, per perdersi nel pensiero inutile.
E gli esperti sono ormai tutti concordi che l'eccessivo allontanamento dalla vita presente e concreta per rifugiarsi in un mondo di pensiero sia la principale causa della depressione e quindi del suicidio.
L'uomo finalmente libero dalle urgenza della sopravvivenza può abbandonarsi sui rimpianti del passato e le angosce del futuro. Ho letto da qualche parte che l'uomo delle caverne, concentrato al 100% sulla sopravvivenza quotidiana, seguiva libero le sue pulsioni primordiali, senza freni inibitori, né scrupoli morali.
Pare che non ci si suicidasse molto a quei tempi.
Poi con i primi progressi materiali, l'uomo potè concedersi il lusso di erigersi un totem, cioè il super-io, con tutto il suo corredo di angherie.

 


lunedì 13 aprile 2015

Camminare accompagnati dalla Presenza

 
 

 






 

La vita cristiana è sempre un cammino alla presenza di Dio,
ma non è priva di lotte e sofferenze.
Nella nostra esistenza ci sarà l’esperienza del deserto,
della purificazione interiore, della notte oscura.
Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo
senza Dio, non siamo discepoli del Signore ma diventiamo mondani.
Spesso ci sentiamo stanchi e affaticati.
La pigrizia rappresenta una tentazione per il nostro spirito.
Non bisogna mai smettere di guardare tutto quello che
c’è da fare e non dimenticare quanto poco valiamo.
Gesù non fece proselitismo, ma accompagnò l’uomo.
Le conversioni che provocava avvenivano
precisamente per questa sua sollecitudine ad accompagnare
che ci rende tutti fratelli e figli e non soci o
proseliti di una multinazionale.


giovedì 9 aprile 2015

Le chiavi del Paradiso

 
 
 

 
 

Stupore e obbedienza rappresentano la chiave di tutto. In merito all'obbedienza sono pochi coloro che ne riconoscono il significato profondo e per assurdo liberatorio, forse perché non ne hanno mai sperimentato la 'potenza'.
Gesù aveva autorità perché obbediva al Padre.
C'è un bellissimo libretto di p. Cantalamessa (non so nemmeno se è ancora in commercio) che titola proprio 'L'obbedienza' e ne spiega benissimo il Valore, ormai quasi perduto.
La salvezza di molte anime è passata dall'obbedienza a qualcuno per amore di Dio.

 

 


mercoledì 1 aprile 2015

Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno


 




Luca 23,33-46

33 Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. 34 Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno».
Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.
35 Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». 36 Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: 37 «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». 38 C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.
39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». 40 Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 41 Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». 42 E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». 43 Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
44 Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. 45 Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. 46 Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò.