sabato 28 febbraio 2015

Oggi è il ventotto febbraio











Quel giorno soffiava un’aria di tramontana e i suoi capelli erano mossi dal vento.
Il giorno dopo non c'era più il vento e non avevo davanti quel volto, eppure era presente, e dopo una settimana quella presenza era presenza ancora, e dopo un mese era presenza ancora.
Anche se fossero passati mille anni senza rivederla, la mia vita sarebbe stata stracciata dal desiderio di ritrovare quel viso con i capelli negli occhi. L’ho vista di nuovo. E mi ha guardato con un amore e con uno sguardo che io su di me non ero capace di avere.

venerdì 27 febbraio 2015

La povertà è il superamento dell'egoismo

 
 
 
 
 
Nell'esperienza cristiana, anzi massimamente in essa,




appare chiaro come in un'autentica esperienza sia impegnata




l'autocoscienza e la capacità di critica dell'uomo,




come una autentica esperienza sia ben lontana




dall'identificarsi con una impressione avuta




o dal ridursi ad una ripercussione sentimentale.




E' in questa verifica che nell'esperienza cristiana il mistero




della iniziativa divina valorizza essenzialmente




la ragione dell'uomo.




Ed è in questa verifica che si dimostra




l'umana libertà




perché la registrazione e il riconoscimento della corrispondenza




esaltante tra il mistero presente e il proprio dinamismo




di uomo non possono avvenire se non nella misura




in cui è presente e viva quella accettazione della propria




fondamentale dipendenza, del proprio essenziale "essere fatti",




nella quale consiste la semplicità,




la "purità" di cuore, la povertà dello spirito.




Tutto il dramma della libertà è in questa




"povertà dello spirito".




Tutto il dramma della libertà è in questa




"povertà di spirito": ed è dramma tanto profondo da accadere




quasi furtivo.
 


giovedì 26 febbraio 2015

Un amore che finisce

 
 
 
 
 
 
 
Di fronte alla mia abitazione, in una casetta ad un piano, racchiusa all’interno di una striscia di terra, abita un vecchietto. Quando questa parte di Pescara, quartiere Stadio, era campagna, il valore commerciale della zona era molto basso. Lui era il proprietario di diversi ettari di terreno. Poi sono arrivate le prime case, lo Stadio Adriatico, negozi e supermercati. L’anziano signore ha iniziato a vendere la sua terra. In ogni palazzo, e ne saranno almeno cinquanta, come controvalore dell’area edificabile ceduta, possiede almeno due o tre appartamenti. E’ senza dubbio un uomo ricco. Ma ha preferito restare nella sua piccola casa. Cucina quasi tutto alla brace. Sapori e odori antichi di buone pietanze arrivano a casa mia e un po’ d’invidia affiora nei miei pensieri. Ma volevo parlarvi di un’altra cosa. Un albero, il pioppo nero. Quando ho acquistato il mio appartamento, nel suo terreno lui troneggiava, altissimo. Le foglie del pioppo sono sempre agitate. Non stanno ferme un attimo. Solo quando all’anticiclone delle Azzorre, si sostituisce una situazione climatica, caratterizzata dalla presenza d’aria calda africana, le foglie del pioppo si riposano e restano immobili. Forse si addormentano. Ho l’impressione che per sorte malvagia potrebbero morire. Un po’ alla volta il pioppo ha cominciato ad inclinarsi e il proprietario ha tagliato diversi rami. Tutto questo non è stato sufficiente ad impedire che lo scorso anno diventasse necessario recidere quasi radicalmente l’albero. E’ rimasto un grosso tronco alto circa tre metri. Io, dal balcone di casa, ho assistito impotente e malinconico alla fine del pioppo.
 


lunedì 23 febbraio 2015

Mallarmé arrivò al silenzio della pagina bianca

 
 
 
 
 
 
 
Per convincere una persona a parlarti non bisogna mai fare domande. Devi conquistare quella persona con tenerezza. Far capire che ti interessa la sua vita, i suoi problemi. Così un po' alla volta comincerà a parlarti del marito assente e del figlio che frequenta brutte compagnie.
Il punto significa che non c'è niente da dire, niente da aggiungere.
 
 
 
 
 


sabato 21 febbraio 2015

La morale viene da lontano

 
 
 
 
 
 

La maledetta è come una schiacciata nel ping-pong da fermo.
Una volta c'era un CERTO Mariolino Corso che calciava punizioni a FOGLIA-MORTA.
Una specie di maledetta a rallentatore.
Il portiere la giudicava alta per poi vedersela cadere al suo lato, per terra nella porta, e nemmeno toccando la rete.
 

 

 


venerdì 20 febbraio 2015

La scuola dovrebbe anche educare

 
 



 
 

Secondo me la carenza di valori si fa sentire anche nelle scuole luogo in cui, dopo la famiglia, si dovrebbero formare gli adulti di domani. A parte che, da quel che vedo, anche la componente prettamente nozionistica è carente, ma manca anche un collegamento con la realtà pratica, che dovrebbe stimolare l'apprendimento.
Ma, la cosa più grave è che si insegna solo, senza educare...educare non significa fare un un'ora di educazione civica, significa formare, cogliendo ogni occasione utile. Bisogna invogliare i ragazzi a interessare a ciò che li circonda, a formarsi una coscienza critica... E' vero, si lamenta la mancanza di tecnici, ma anche dietro ai tecnici ci devono essere delle persone, prima di tutto.

 


giovedì 19 febbraio 2015

Gorgia è un grande tecnico della parola

 
 
 
 
 
 


Gorgia, filosofo dei filosofi, fu il primo a sapere che non si deve credere nemmeno a ciò che si vede. Ed espone i tre capisaldi che orienteranno lo spirito che deve animare la filosofia, fino ai nostri giorni. Il cui scopo è infatti imparare a vedere dietro le apparenze, e chiedersi cosa è come si può conoscere, spiegare e comunicare. Spesso dimentichiamo che la psicologia è figlia della filosofia, di cui conserva alcuni concetti base, ma i termini non vi corrispondono molto. Escluderei comunque le capziosità sofistiche.
I postulati sono: nulla esiste; se qualcosa esiste non è comprensibile all'uomo; se pure è comprensibile, è certo incomunicabile e inspiegabile agli altri. Includerei nell'ultimo postulato anche l’inspiegabilità per quelli che non vogliono capire, se non ciò che fa loro comodo e che corrisponde alla loro visione della vita. Sono più numerosi di quanto si creda. A tanti secoli di distanza, Severino oggi afferma che, se le certezze appartengono alla mente, mentre la verità è appannaggio di uno stato che appartiene alle cose.
Ma prima di affermare che nulla esiste si dovrebbe dare una definizione dell'esistenza.
Ammesso che essa sia il modo d'essere di ciò che è reale, in opposizione a ciò che è ideale o fantastico, poiché noi viviamo nell'immaginario delle nostre certezze, l'esistenza stessa è un'illusione. Malgrado tutto, poiché è la nostra illusione, essa esiste insieme a noi, nel nostro sogno.
Quindi il sogno esiste, quello che non esiste è il reale.
D'altra parte, siamo strutturati, come specie, per comunicare e i neuroni specchio fanno in modo che i nostri comportamenti si adeguino a quelli degli altri, cioè alle illusioni altrui.

 


martedì 17 febbraio 2015

Il pasticcio dei termini

 
 
 
 
 
 
Sto ancora leggendo il libro di Hannah Arendt e lo faccio lentamente perché in qualche modo mi sorprende.
Mi interessa molto la discussione su violenza e potere, due termini quasi sempre associati tanto che è diventato un luogo comune affermarne la intrinseca connessione.
Non so se ho capito bene quello che la Arendt sostiene, ma mi sembra che operi un rovesciamento di questo postulato sostenendo appunto che la violenza è solo uno strumento.
La Arendt nota come ci sia sempre stata una generale riluttanza ad occuparsi della violenza in sé, difatti esiste un consenso generalizzato fra i politologi sulla affermazione che la violenza è "la più flagrante manifestazione del potere" e Max Weber ha definito lo stato come "il dominio degli uomini sugli uomini basato sui mezzi di una violenza legittima o quanto meno ritenuta legittima".
E considera strano questo consenso a meno di non rifarsi alla valutazione data da Marx dello Stato come strumento di oppressione nelle mani della classe dominante.
E' opportuno a questo punto definire cosa intendiamo per potere altrimenti non si capisce più niente.
La Arendt dice che noi non distinguiamo fra parole chiave come "potere", " potenza" ," forza", " autorità", e "violenza".
Le quali invece rispondono a proprietà diverse e usarle come sinonimi ( a proposito) falsano la prospettiva storica determinando una sorta di cecità rispetto alla realtà a cui fanno riferimento.
In sostanza tutti i termini enumerati sopra finiscono per identificare un'unica cosa e cioè "i mezzi attraverso i quali l'uomo domina sull'uomo".
La Arendt fa una distinzione sostanziale tra tutti quei termini:

potere = alla capacità umana di agire di concerto.
Non è mai una proprietà individuale, ma di un gruppo e continua ad esistere finché il gruppo resta unito;

potenza: indica invece una proprietà al singolare, che può essere relativa ad un oggetto o ad una persona e appartiene alle sue caratteristiche individuali. Si può realizzare in rapporto ad altre cose o persone, ma non dipende da loro;

forza: che viene usato spesso come sinonimo di violenza deve essere riservata solo alle "forze della natura" o " la forza delle circostanze", cioè per indicare forze sprigionate da fenomeni naturali o sociali;

autorità: è un termine secondo la Arendt che viene più spesso usato a sproposito e la sua specificità è "il riconoscimento indiscusso da parte di coloro cui si chiede di obbedire" in assenza di qualsiasi coercizione o persuasione;

violenza: si distingue per il suo carattere strumentale ed è quella che più si avvicina alla forza individuale poiché " gli strumenti di violenza sono creati allo scopo di moltiplicare la forza naturale finché, nell'ultimo stadio del loro sviluppo, possano prenderne il suo posto.

Il potere dunque è caratterizzato dall'agire insieme ed ha quindi a che fare con la politica.
Si può legittimamente parlare di politica e di potere soltanto in presenza di una pluralità di individui che agiscono insieme.
Dove non esistono la pluralità e l'agire comune in uno spazio pubblico e libero ( in assenza di questi due presupposti si riduce alla pura naturalità) si configurano regimi autoritari in cui impera la violenza e non si può parlare né di potere né di politica.
 


lunedì 16 febbraio 2015

Buona fortuna al post

 
 

 
 
 
 


Nella fede la ragione è impegnata in modo molto

più ricco e potente che in tutti gli altri modi.

Perché tutti gli altri modi sono parziali, riguardano un tipo di

oggetto: un uomo che sappia tutto sulla mosca e faccia

sulla mosca un librone di 1500 pagine descrivendo tutte

le possibili qualità di mosche, premio Nobel per la scienza,

e di sua moglie non capisce un'acca, e i suoi figli lo odiano

tanto li tratta male, è un pover'uomo, non un premio Nobel,

perché sua moglie e i suoi figli hanno bisogno di una ragione

naturalmente completa e in pace: lui è acutissimo

in un segmento della realtà, un segmento, tra l'altro,

sufficientemente piccolo della realtà, che è la mosca,

il fenomeno mosca: su questo sa tutto, ma non sa

niente del suo destino né della situazione altrui.

E' un povero disgraziato, pur essendo un Premio Nobel.



domenica 15 febbraio 2015

L'impaccio della nostra inadeguatezza

 
 
 

 
 
 

L'incontro cristiano rende immediatamente consapevole

l'uomo sincero della sproporzione tra le sue forze e

i termini stessi della proposta cristiana. Consapevole

della eccezionalità del problema posto da un simile messaggio.

Il senso della propria originale dipendenza, che è l'aspetto

più elementare della religiosità naturale, dispone perciò

l'animo semplice a riconoscere che tutta l'iniziativa può

essere del Mistero di Dio, e l'atteggiamento ultimo da assumere

è quello umile di chi chiede di vedere, di capire e di aderire.

E' talmente fondamentale questo atteggiamento di

preghiera che esso è proprio tanto ai credenti e a chi

ancora non crede, tanto a Pietro che esclama:

"Credo Signore, ma aumenta la mia fede", quanto

all'Innominato che grida: "Dio, se ci sei, rivelati a me.

 

sabato 14 febbraio 2015

Le sfumature dei colori nella vita

 
 
 

 
 
 
 
Sono convinto che il mondo vada avanti anche grazie ai contrasti. Contrasti nel senso più positivo del termine, ovvero le diversità di pensiero. Certo io difendo il mio modo di vedere, ma rispetto (e chiedo rispetto a mia volta per le mie opinioni) il pensiero altrui. Posso biasimarlo in certi casi, ma alla fine credo che tra bianco e nero ci siano numerose sfumature e c'è sempre da imparare da tutti.
Mi danno fastidio quelli che preferiscono aggredire, cercando di neutralizzare con duelli di dialettica il punto di vista diverso dal loro ,come del resto ho visto succedere. Prepotenza mascherata da dialogo costruttivo. Ma non ci può essere dialogo se non c'è rispetto per l'interlocutore. Del resto però non è positiva neppure un'eccessiva accondiscendenza, o meglio deve essere davvero sentita, ci deve essere una reale affinità elettiva, non un modo per "aggregarsi" e compiacere gli altri a tutti i costi annullando la propria personalità.
 


venerdì 13 febbraio 2015

Una volta ho letto

 
 
 

 
 
 
 
Vorrei solo non perdere di vista la realtà, per quanto caduca, che Viviamo grazie
 
al Signore. Quel qualcosa di più Grande progettato per noi, non deve distoglierci
 
dalla realtà quotidiana. Piena di errori, peccati e corruzione. Dobbiamo iniziare a
 
santificare questo immenso Regalo. Non dimentichiamolo mai. Dalla Corruzione,
 
fisica e spirituale, dovremmo liberarci Ora. L'Attesa va bene. ma è ora che
 
usiamo il Dono della Vita. Non sottovalutiamolo mai. Che se poi fosse l'Unico,
 
avreste veramente il coraggio di avere da ridire? Lo avreste davvero?
 


giovedì 12 febbraio 2015

Volare nel cielo infinito

 
 
 
 



Scavare su terreni, soprattutto rocciosi ,è molto faticoso;
lo è anche scavare in noi stessi, sotto tante incrostazioni
fatte d'abitudini e forse di vizi ormai consolidati.
Credo sia un esercizio necessario a tutte le latitudini,
ma sicuramente indispensabile oggi, così spesso protesi
verso l'esteriorità, la superficialità, la banalità, le apparenze.
I Padri della Chiesa dicevano: scava dentro di te.
E' lì la fonte del bene, ed essa può sempre
continuare a zampillare, se tu scavi sempre.
Ci sono due tranelli che al fondo ci trattengono dal chiederci:
"Cosa sto cercando?" o ci impediscono anche solo
di avvicinarci alla risposta, seppure ci siamo fatti la domanda:

1) il mondo moderno ha ridotto la religione a sentimento e a etica.

2) Il mondo moderno ha rinunciato alla possibilità di conoscere la verità.

La curiosità di una domanda allarga la ragione
perché dilata l'orizzonte del conoscibile.
Il cuore intuisce già che l'orizzonte è più ampio
di quanto il mondo oggi affermi.
La nostra capacità di indagare le cose con la ragione
è ispirata dal presentimento del cuore che esiste qualcosa di più grande.





Si chiama esigenza di infinito o brama di verità.









martedì 10 febbraio 2015

La donna enigmatica

 

Storie che oscillano tra il vero e il falso.
Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire al pianeta (un semplice punto nell’Universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito. 
 
 

 

 


 

lunedì 9 febbraio 2015

Rispettare il senso originario degli eventi

 
 
 

 
 
 Le tappe di trasformazione della coscienza sono simili in tutti gli individui, indipendentemente dal tipo di società, dal periodo storico, dalla cultura e dal grado di sviluppo della coscienza etica, morale e spirituale del gruppo di appartenenza. Le fasi salienti della trasformazione della coscienza individuale sono: il limbo dell'infanzia, le passioni della giovinezza e l'introversione contemplativa della maturità.
Jung distingue tre forme naturali di sviluppo della coscienza che prende avvio con l'adolescenza: "La prima forma di coscienza, quella del semplice riconoscere, rappresenta una condizione anarchica o caotica. Il secondo stadio, cioè quello del complesso dell'Io, è una fase monarchica o monistica. Il terzo stadio rappresenta un progresso della coscienza e cioè la coscienza della dualità, di uno stato dualistico."


domenica 8 febbraio 2015

Come complicarsi la vita

 
 
 
 
 
Arduo non si contrappone a semplice.
Semplice indica la modo con cui affrontare l'arduo.
Se tu guardi l'arduo senza semplicità, dici: " Ma, se, però, forse, chissà", che sono le parole più sordidamente nemiche della percezione del vero.
Perché uno può trovarsi davanti una faccia bella, ma se non la ama trova tutti i pretesti per dire: "Qui, ma, però, ha il puntino qui, ha il puntino nero lì, ha il puntino giallo là, ha il naso leggermente spostato a sinistra, leggermente spostato a destra".
Poi ci sono quelli che pensano di vedere meglio avvicinandosi non sapendo che più restano distinti soggetto e oggetto tanto più è potentemente unitario il rapporto tra l'uno e l'altro.
Di fronte all'altro che non hai mai conosciuto oppure che prediligi, i due estremi, quanto più è distinta la coscienza, quanto più capisci che lui è l'altro, tanto più è profondo il nesso che si stabilisce, tanto più i terminali del tuo sguardo colgono i particolari dell'altro.
Quanto meno hai questa percezione della distinzione, tanto più è come se l'altro si sfocasse.
Tant'è vero che giungi fino a dire: "Chissà se è una mia fantasia o se è vero".
E' esattamente la posizione di tutta la filosofia contemporanea.
La ragione debole di Vattimo, i sofismi di Eco e l'ultimo nichilismo di Severino sono così.
Tu tra la folla noti un bellissimo volto femminile e ti avvicini per guardarlo meglio ,fino a sfiorare quel viso che è così vicino che vedi solo il naso o il padiglione auricolare.

sabato 7 febbraio 2015

Una presenza vale più di un libro

 
 



 
 
 
Non si diventa cristiani leggendo le Scritture. Per questo Dio si è fatto uomo, perché una Presenza non è un libro.
Il Cristianesimo come fatto storico lontano può essere letto come una pagina di letteratura bella, può generare emozione, può destare nostalgia ma ora, con questi muscoli che non tengono, con questa facilità alla malinconia, con questo masochismo strano che la vita di oggi rende, come rimedio, necessario per non subire una fatica eccessiva e non voluta, come si fa ad accettare sé e gli altri in nome di un discorso?
Se il cristianesimo è solo un fatto storico del passato allora non posso abbracciare ora la mia umanità e il mio limite. Se Lui non è una Presenza, se non è mio ora, io torno a essere niente.
Non si può rimanere nell'amore a se stessi senza che Cristo sia una Presenza.
 


venerdì 6 febbraio 2015

L'uomo e la sua morale

 
 
 
 
 
 
 
La Critica della ragion pratica risponde all'interrogativo sulle possibilità della conoscenza e ne stabilisce l'ambito. Ma l'uomo non solo conosce, ma anche agisce, ed è sul suo comportamento che si rende necessaria un'altra sfera di indagine filosofica che stabilisca delle norme di comportamento: questa è la critica della ragion pratica (CRP). Ne deriva che il sapere filosofico kantiano si articola attorno a due punti fondamentali: il fatto della scienza e quello della morale. Le dottrine etiche tradizionali stabilivano il fondamento delle norme etiche sulla conoscenza, sulla volontà di Dio, sul sentimento, ecc.; in Kant, invece, la norma morale è frutto della decisione immediata dell'uomo. La morale, infatti, nonostante derivi dalla conoscenza, nasce dalla condizione dell'uomo che produce le norme di comportamento al di fuori della causalità deterministica del mondo sensibile. Non si tratta quindi di ragione empirica, condizionata dai fenomeni, ma di ragione incondizionata, che nell’assoluta libertà stabilisce le norme di comportamento. L'uomo è concepito come soggetto morale che agisce con libera volontà. La ragione pratica riesce anche a dare consistenza a quelle idee trascendentali che la ragione teoretica riconosceva solo come apparenze problematiche.
La ragione è qui detta "pratica" perché non riguarda più la mera conoscenza ma l'azione o, almeno, la conoscenza per l'azione, cioè i principi a priori della vita morale.


giovedì 5 febbraio 2015

"Buon giorno"







Qualcuno trova che questo mio dialogare con Dio, sia eccessivo. Se scrivo di Lui è perché vi introduco nei miei pensieri, nella mia vita.
Questo mi sento di comunicarvi e questo vi comunico.
Sì ci sono tante altre storie, ma....
Prendo ad esempio un treno: il primo percorso che fa è tra le case, poi chilometri e chilometri di prati, spazi liberi, alberi, rare case seminate sopra il verde dei prati, nel giallo delle messi, nel rosso dell'autunno, nel bianco della neve, e ancora case, tante come fossero nidi d'uccelli deposti sull'erba, e case ancora, dove vivono migliaia di uomini, vivono sotto un cielo infinito. Il treno, lui, conosce la sua strada che attraversa la natura, le stagioni e sa che tutto ci viene donato.
Non riconoscere questo è vivere al di fuori del mondo.
Certo c'è chi si fa beffe di questa parte di storia, distrugge, ammazza....ma il dolore mi dice di non continuare, di parlare di chi ama questo mondo, e conosce come entrargli dentro.
Un discorso diverso, ma non troppo, può essere anche un "buon giorno" e un "buona notte", purchè in queste nostre formule "consunte" ci sia tutta la novità del nostro andare incontro al giorno, alla notte, agli uomini, alle cose.
"buon giorno" oltre a significare "buon giorno" (ed è già un grande auspicio") significa un'infinità di altre cose che il pudore ci impedisce di dire e che esprimiamo in una frase fatta: quasi un velo.
"E' un modo pieno di riserbo per dire "ti voglio bene, ti auguro la terra, il cielo, le nostre albe e i nostri tramonti, l'amore degli uomini e l'amore di Dio". (Per me che ci credo).
Da questa mattina sta nevicando. Dalla finestra mi godo questo spettacolo, perchè domani sarà già diverso. Il mio gatto Golia mi ha raggiunto sul davanzale. Aspetta una mia carezza e magari anche il suo pranzo, cena o merenda. Intanto strofina il naso contro la finestra fredda e miagola: è il suo saluto, il suo dirmi "ti voglio bene".
Buon pomeriggio.

mercoledì 4 febbraio 2015

Sentirsi un idiota è imbarazzante






Anche un'azione che sembra semplice necessita
di un'adeguata concentrazione.
Una volta ho provato ad appendere
un quadro al muro.
Il foro è venuto troppo largo, e il chiodo ciondolando
 ha causato la caduta del dipinto.
Si è rotto il vetro e il quadro cadendo ha rovesciato un vaso
 di fiori sul tavolo, imbrattando d'acqua documenti
su cui lavoravo da giorni (e notti). Sul
muro è rimasta una crepa, con quel buco
 a sghignazzarmi senza ritegno, e a farmi sentire
un idiota completo.
Ora ho imparato come si deve fare.
Ieri, in una galleria del centro
 ho visto un
quadro molto bello.
Non sono stato a pensarci due volte.
Un assegno bancario e il dipinto è mio.
Ma non è di questo che volevo parlarvi.
E' di quello che è successo dopo.
Sono tornato a casa.
Ho preso un chiodo e un martello.
L'operazione è riuscita e ho appeso il quadro.
Prendere un chiodo, battere con il martello
 
fino a farlo penetrare
 nel muro e appendere
il dipinto rappresenta una sequela importante

nel segno della logica.
Qualcosa che ha un senso compiuto.
Ecco, tutto quello che facciamo dovrebbe

avere un significato chiaro e preciso.
Voi agite rispettando la logica?



martedì 3 febbraio 2015

Il progetto reale del Signore della vita

 
 
 
 
 
 
 
Il progetto reale del Signore della vita, il progetto del Mistero che Cristo ha rivelato in sé, è che la sofferenza è in funzione di qualcosa di più grande, di una perfezione che si chiama gloria futura, e non è perdita di nulla: la morte è per la resurrezione.
Ma la gloria futura che si rivelerà non è altro che la realtà, oggetto della nostra esperienza, nella sua verità senza ombre e contraddizioni. Come dice san Paolo, "la creazione stessa attende" che avvenga il compimento cui aspira.
Ogni giornata è piena, ma sullo sfondo sempre più forte e imponente emerge l'attesa.
Il nucleo profondo dell'io si identifica con l'attesa del compimento , poiché il nostro corpo, la nostra persona, la creazione stessa è sottomessa alla caducità, per un progetto misterioso, per il progetto del Signore della vita.
In questa caducità ha un posto preminente il nostro peccato, il nostro errore e l'umiliazione dolorosa che ne deriva.
Da qui scoppia il desiderio di essere liberati dalla corruzione.
La corruzione con cui trattiamo le persone, le cose, noi stessi.
Desiderare di essere liberati significa desiderare di entrare nella libertà come adesione
all'Essere, affinché il gesto, l'azione, il rapporto con sé e col reale sia finalmente vero.
 


lunedì 2 febbraio 2015

Le condizioni della Speranza

 
 
 

 
 
 
 
Péguy diceva: "Per sperare bisogna
aver ricevuto una grande grazia.
Cosa è questa grande grazia?
La fede in Gesù Cristo.
La grande grazia è la certezza della fede,
che è come un seme di tamerice,
una delle più belle piante che ci siano.
Il seme di tamerice è piccolo, un piccolo seme
che si confonde con la terra.
Col tempo si sviluppa, si sviluppa e viene
fuori una grande pianta con quei
bei capelli lunghi, tutti orlati di perle
che sono fiorellini, che al minimo soffio
di vento si muovono come uno
che soffi sui capelli lunghi di una ragazza.
La grande grazia da cui la speranza nasce
è la certezza della fede.