giovedì 12 novembre 2015

Non chiedersi mai il senso del dolore





Il dolore, per coloro che hanno avuto l’impudenza di volerne un senso, non può essere altro che misterioso. A costoro tocca convivere con il Mistero e con tutte le contraddizioni che esso comporta e, dunque, il mistero del dolore può esistere soltanto per coloro che al dolore chiedono un senso. La montagna diventa misteriosa se ad essa chiedo di essere sensata, altrimenti resta quello che è: una montagna.
La necessità di un senso al dolore è dettata dal desiderio di renderlo sopportabile. Se ad Atene il dolore si supera, faticosamente, s’intende, a Gerusalemme si sopporta altrettanto faticosamente, suppongo. La richiesta di senso al dolore sembra renderlo sopportabile, attenuandolo. Ma non è così, purtroppo, poiché si è attuata una mutazione genetica del dolore: la domanda ontologica (cosa è l’oggetto-dolore) si è trasformata in domanda ermeneutica (quale senso ha il dolore). Il dolore si è trasformato da ontologia in ermeneutica. Dalla Natura è stato proiettato nel Mistero. Ed ecco, quindi, che al dolore-oggetto si aggiunge il dolore ermeneutico di trovarne un senso, la cui mancanza smarrisce ancor di più, fa soffrire ancor di più, inducendo persino a mettere Dio sul banco degli imputati. Giobbe chiede conto a Dio delle sue disgrazie, lo incolpa del suo dolore, chiede conto del perché e del per come deve subirlo, si smarrisce di fronte alla montagna, non per la sua ripida altezza da scalare, ma per la sua mancanza di senso; Ulisse non incolpa nessuno, scala la montagna del dolore perché sta là, pensa soltanto a come dannazione scalarla. Al dolore oggetto, si aggiunge, così, il dolore del pensiero del dolore.


26 commenti:

  1. Mi sovviene questa frase della Parola:
    “Anche a te una spada trafiggerà l’anima” Ciò che profetizzò Simeone a Maria quando presentò al tempio Gesù.
    Il dolore fisico credo sia più accettabile del dolore psicologico. Perlomeno lo si metabolizza più facilmente, perché comunque c’è una possibilità attraverso cure o terapie di ridimensionarlo.
    Epicuro divide il dolore in due tipi: quello sordo, con cui si convive, e quello acuto, che passa in fretta. Non sono molta d’accordo anche se lui da una spiegazione a questa sua affermazione.
    Il dolore dell’anima è una esperienza che fa parte della vita, insomma, e che non può essere considerata come esclusiva conseguenza di una patologia, nasce dall’angoscia, dalla tristezza, da un lutto, dall’inquietudine del cuore, dalla mancanza di speranza,e dal desiderio della morte.
    Quando queste emozioni così fortemente ferite s’impossessano di noi, siamo tormentati dall’angoscia e dalla disperazione, gli orizzonti del futuro non esistono più, si oscurano.
    Credo in ogni caso che chi riesce a dare un senso appunto a questa sofferenza, ne esce con molte cicatrici che non sempre si risolvono fino in fondo, ma che in ogni caso ci possono rendere più sensibili e più aperti, più forti, a cogliere le contraddizioni della vita. La sofferenza ha a che fare, ovviamente, con gli abissi del nostro essere interiore
    Buona giornata August.
    Dani

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    1. Bisogna accettare il dolore nel senso che quando uno ha dato il suo cuore a Cristo deve stare tranquillo, perché il significato è sì sconosciuto a noi, ma non è contro di noi. Non bisogna fare come Giobbe.
      Grazie Dani.
      Buona giornata.

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    2. Tu dai un senso unico al dolore, cioè, pensi solo come chi ha fede.Pensavo tu generalizzasi,cioè pensassi come qualunque uomo si rapportasse con il dolore, quindi prendi in considerazione Giobbe come unico interlocutore del senso del dolore.
      Dani

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    3. Ops, manca una "s" cela aggiungo!
      Ciao

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    4. Vedi Dani, in fondo il dolore per il credente è come portare una Croce. Per un altro che comincia a dire: "Perché, proprio a me?" e poi bestemmia è un'ingiustizia.

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  2. Non è facile accettare un dolore...
    Molte persone tengono il proprio dolore dentro e questo li fa soffrire ancora di più.
    Io mi chiedo come poter aiutare una persona cara che soffre...vorrei tanto essergli vicino ma ho paura di "rompere" quel rapporto di amicizia che si è instaurato poco a poco.

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    1. Tratta quella persona come se non avesse un dolore così comprende che non turba il suo rapporto affettivo d'amicizia.
      Ciao Simona.

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  3. Giobbe. Romanzo di un uomo semplice.

    Traduzione di Laura Terreni, pp. 156, sta in Opere, vol. II, Bompiani, Milano, 1987.


    La leggendaria figura di Giobbe, tra le più conosciute e citate dell’antica letteratura ebraica, viene riproposta in versione “umana”, realistica ed attuale, da Roth in un breve, bellissimo romanzo, Giobbe appunto, del 1930, Romanzo di un uomo semplice.
    Il Giobbe leggendario era tutt’altro che un uomo semplice: era un uomo potente, ricco, dotato, fortunato, colto, intelligente. All’improvviso il suo dio, nel quale credeva devotamente e le leggi del quale rispettava alla lettera, inizia ad infierire brutalmente contro di lui, mandandogli ogni sorta d’immeritate sventure e disgrazie.
    Giobbe sopporta stoicamente ogni cosa perché la sua religiosità, profonda, totale, assoluta, glie lo impone. E poi, all’ennesima prova, si ribella e chiede conto alla divinità del perché di tanta incomprensibile ferocia. Nella mentalità ebraica c’è una sorta di parità contrattuale fra l’uomo e Dio: un “do ut des” istituzionalizzato che non permette nemmeno alla divinità, pur nella sua onnipotenza, di venir meno ai patti. Nella leggenda di Giobbe la divinità tradisce il patto e Giobbe, quando infine ne è certo, glie ne chiede conto. Il Giobbe ebraico può trattare con il suo dio da pari a pari, perché è un uomo superiore ed è consapevole della propria superiorità, della propria innocenza, dei propri diritti.
    Il nostro Giobbe, invece, nel romanzo di Roth, è un uomo d’infimo livello, umile, povero, modesto, sfortunato, miserabile, consapevole della propria nullità. Un disperato ed un emarginato, l’opposto esatto del Giobbe leggendario. Perciò ci commuove e ci appassiona, ben più del Giobbe biblico, figura troppo lontana da noi e dal nostro sentire.

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  4. Scusami Gus ma su questo post preferisco non intervenire.
    Ti auguro un buon proseguimento di giornata caro amico

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  5. Gus caro, credo che sì...bisogna, a volte, non farsi troppe domande e non chiedersi troppi perché... La vita e Dio, lungo il nostro cammino, ci darà sicuramente le risposte che vorremmo nell'immediato...
    Forse bisogna avere pazienza e saper attendere...
    Ciao!!!

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    1. Quando saremo in grado di capirle arriveranno le risposte.
      Sì, ci vuole tempo e soprattutto pazienza.
      Ciao.

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  6. Che post mio caro amico! Il cuore dell'uomo non si arrende davanti al dolore! Scava, cerca il perchè: Tutto inutile: quel dolore, se vero, è lì presente nella tua giornata.Stiamo parlando del dolore per un lutto,stiamo parlando sul Mistero della sofferenza. E non ne usciamo a parole ma solo con la preghiera.
    Non posso parlare diversamente, perchè io Credo in Gesù Cristo. E per me pregare allevia la sofferenza. E la preghiera diventa speranza e domani, anzi già oggi, posso guardare al mio dolore con serenità.Ciao Gus. Grazie.

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    1. “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,18-24)


      Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,18-24.

      Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?».
      Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto».
      Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio».
      Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno.
      «Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».
      Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
      Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.


      Bacio Lucia.

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    1. Vendetta, perdono, amore
      Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. 39Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, 40e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

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    2. Per come sapremo morire ci riconosceranno a chi apPARTEniAMO.

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  8. Ecco il dolore che provo di fronte alla violenza di parigi non è descrivibile. Ho tristemente solo la consapevolezza che porterà altra violenza. Buon sabato Gus

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    1. Bisogna risolvere le problematiche che hanno dato vita al terrorismo, anche se Salvini vorrebbe dichiarare guerra alla Siria e alla Libia, come se i terroristi fossero al potere in queste due nazioni.
      "Al blitz della polizia gli assalitori si sono fatti esplodere con cinture esplosive".
      Capire la matrice che porta un uomo ad ammazzarsi per ammazzare.

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  9. Il dolore fa parte della natura dell'uomo,sia esso fisico sia esso morale,non tutti sono credenti non tutti si chiedono il perchè,il dolore li abbia colpiti,nell'uno e nell'altro aspetto.....e comunque il dolore ci fa crescere e ci fortifica..
    Ciao August

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    1. Grazie Cettina.
      E' bello leggere chi ha compreso.
      Ciao.

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  10. Al dolore può non darsi un senso, ma ci si può fare amicizia.

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    1. Se fai amicizia con il dolore diventerà più comprensivo.

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