lunedì 26 gennaio 2015

Il grande intellettuale che sapeva commuoversi

 
 
 
 
 
Il patrimonio che Antonio Gramsci ha lasciato all’Italia e alla sua cultura è veramente immenso. Era un patrimonio che avrebbe potuto andare disperso, date le condizioni politiche dell’Italia degli anni 30, in pieno fascismo e dato anche il fatto che, come è noto, Gramsci scrisse dal carcere i suoi “Quaderni”.
I “Quaderni del carcere” furono sottratti dalla cognata dalla camera della Clinica Quisisana di Roma dove Gramsci era spirato, e portati a Raffaele Mattioli che li custodì nelle ben munite casseforti della Banca Commerciale Italiana di cui era il presidente.
Gramsci il grande intellettuale che sapeva commuoversi.
Così parla della sua donna:

Giulia, ventiseienne, è bella, alta, ha un aspetto romantico; Gramsci ne è conquistato. Ricorderà: «il primo giorno che non osavo entrare nella tua stanza perché mi avevi intimidito al giorno che sei partita a piedi ed io ti ho accompagnato fino alla grande strada attraverso la foresta e sono rimasto tanto tempo fermo per vederti allontanare tutta sola, col tuo carico da viandante, per la grande strada, verso il mondo grande e terribile ho molto pensato a te, che sei entrata nella mia vita e mi hai dato l'amore e mi hai dato ciò che mi era sempre mancato e mi faceva spesso cattivo e torbido». E quell'immagine di lei, viandante in un mondo grande e terribile, con il suo senso doloroso di distacco, ritornerà ancora dal carcere: «Ricordi quando sei ripartita dal bosco d'argento ti ho accompagnata fino all'orlo della strada maestra e sono rimasto a lungo a vederti allontanare così ti vedo sempre mentre ti allontani a passi brevi, col violino in una mano e nell'altra la tua borsa da viaggio, così pittoresca».
 
 
 
 


4 commenti:

  1. Un'immagine che dagli occhi va direttamente al cuore. A quale donna non piacerebbe sentirsi descrivere così? Anche un'antica come me sogna di essere ricordata circondata dalla bellezza e dall'amore......Ciao Gus!

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    1. L'intellettuale è colui che, in un corpo a corpo tra esistenza e idealità, rischia un giudizio storico calato nella vita del proprio Paese.
      Un giudizio che quando è autentico confina l'intellettuale in una scomoda solitudine.
      Intellettuali sono stati Gobetti, Gramsci, Testori e Pasolini.
      Pasolini è il grande diagnostico della rivoluzione antropologica in Italia, quella rivoluzione per cui dalla metà degli anni 50 alla metà degli anni 60 avviene un passaggio velocissimo da un mondo tradizionale fondato su una concezione umanistica e solidale a un altro in cui trionfano egoismo, apparenza, vuoto morale.
      E' il mondo del Nuovo Potere che nella sua ingannevole tolleranza persegue un'omologazione generalizzata.
      Gramsci era un combattente che odiava l'indifferenza, le persone che convivono con il bianco e il nero. Gramsci era convinto che ogni nostra azione si trasmette negli altri secondo il suo valore di bene e di male. Passa di padre in figlio, da una generazione all'altre, in un movimento perpetuo.
      I Quaderni di Gramsci sono stati tradotti in 28 lingue e hanno fatto il gito del mondo e dalla loro lettura in Italia sono cresciuti i Calvino, i Pasolini, i Vittorini di domani. Il senso della storia è immenso nell' opera di Gramsci, eppure nel suo cuore c'era posto per l'emozione, per la dolcezza che traspare nella lettera alla sua Giulia.

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  2. Io credo di commuovermi fin troppo a volte e dentro di me, quando succede, si aprono voragini dalle quali ho paura di non uscire più , voragini che si allontanano dalla realtà in maniera così realistica che fuggo e ritorno nelle mie pratiche quotidiane che mi riconducono alla "sopravvivenza".

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  3. Gramsci detestava l'indifferenza. Si è definito un partigiano, cioè uno che si schiera e si commuove. Una ribellione contro l'ingiustizia sociale. Per tutti i ricchi che opprimevano i contadini della sua Sardegna.

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