martedì 29 aprile 2014

Un conflitto senza fine

 
 
 

 
 
 
 

"Bambini all'inferno", il libro di Cecilia Gentile, ripercorre la tragica realtà del conflitto tra israeliani e palestinesi attraverso undici testimonianze di piccoli che abitano quella striscia di mondo lacerata dalla guerra, stretta tra il blocco israeliano e l'integralismo di Hamas. La realtà cruda e brutale schiaccia ogni sogno, costringendoli a crescere in fretta.
A Gaza, dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 l'Operazione Piombo Fuso ha causato la morte di 1419 persone, 318 dei quali erano bambini. E chi vive lì, racconta l'autrice, non può sperare nella costruzione di scuole, "perché Israele vieta ai privati l'importazione di materiali da costruzione, permettendola solo alle organizzazioni internazionali, ma sulla base di progetti presentati e approvati dal governo di Israele". È in questo struggente scenario che Cecilia Gentile ha conosciuto Vittorio Arrigoni, l'attivista per i diritti umani assassinato nel 2011.

 


domenica 27 aprile 2014

Una nuova Beatitudine










Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!
La Messa è terminata. Piano piano le persone ne sono uscite. Io rimango e guardo verso il Tabernacolo. Il lumino rosso è acceso. Quando, dopo la consacrazione, il sacerdote ha ritirato le Ostie consacrate nel tabernacolo, ho visto l'Ostensorio con Gesù. La porticina si è richiusa e Lui è rimasto là!. Ma il Suo Spirito è entrato nella nostra anima e scaccerà ogni timore e ogni paura.
Anselmo d'Aosta dice:....dunque Tu, o Signore mio, esisti in modo così vero, che non puoi essere pensato non esistente. E a buon diritto. Se infatti una qualche mente potesse pensare qualcosa di migliore di Te, una creatura si eleverebbe sopra il Creatore e giudicherebbe il Creatore. E ciò è troppo assurdo.""
Io non ho pensieri così elevati. Io credo.
Ciò di cui sono certa è che Dio mi ha creato e che mi ama, nella Sua dolcezza fondamentale. Mentre la parola che fino a poco tempo fa, non mi aveva dato molta soddisfazione, era "conversione" almeno fino a quando non ho capito che si trattava di una specie di pellegrinaggio al luogo del cuore, là dove c'è l'impronta di Dio, dove è bello andare.
Ricordo un esempio di Giussani a chi non credeva perchè non l'aveva mai visto. Disse:"Hai visto l'America?" "No" "Ma credi che esiste?" "Sì". "Ti sei risposto da solo".
Il Signore permette che molte cose rimangono nascoste nella nostra vita il che significa che non è ancora ora per loro di diventare manifeste.
Accresciamo la nostra fede con la preghiera e poi abbandoniamoci fiduciosi in Lui.
Come la notte (Tagore) nasconde nella sua oscurità il desiderio che ha della luce e come la tempesta cerca segretamente la pace nella calma che seguirà alla sua furia, così nelle profondità inconsce del cuore umano risuona il grido: "Io desidero Te, soltanto Te!". "Il desiderio – dice S. Agostino - è il recesso più intimo del cuore.
Quanto più il desiderio dilata il nostro cuore, tanto più diventeremo capaci di accogliere Dio. La vita di un buon cristiano è tutta un santo desiderio... Dio, con l'attesa, allarga il nostro desiderio, con il desiderio allarga l'animo e dilatandolo lo rende più capace. Viviamo dunque, fratelli, di desiderio, poiché dobbiamo essere riempiti".
La stessa preghiera è viva quanto è vivo il desiderio che vi scorre dentro: "Il tuo desiderio è la tua preghiera; se continuo è il desiderio, continua è la preghiera... Se non vuoi interrompere la preghiera, non cessare mai di desiderare".
"Pregare a lungo consiste nel suscitare un continuo impulso del cuore verso Colui che invochiamo".
Come, dunque, il mare non si stanca di spingere, notte e giorno, le sue onde, ora potenti ora calme, verso la riva, così noi non dovremmo stancarci mai di spingere verso Dio questi impulsi silenziosi del cuore.
"Beati noi che non abbiamo visto e abbiamo creduto!".








sabato 26 aprile 2014

La ragione conduce l'uomo verso la libertà

 
 
 
 
 
 
 
I primi anni che mi sono dedicato alla teologia mi domandavo spesso: “Ma a cosa serve. Non è meglio approfondire i Vangeli?”.
Poi si incomincia a capire il nesso fra le cose e tutto cambia.
Quando mia madre mi trascinava per le parrocchie ad ascoltare la musica polifonica, io andavo malvolentieri perché la musica polifonica mi sembrava un grande guazzabuglio di parole, di note.
Un giorno ho sentito iniziare il Caligaverunt di Da Victoria e appena ha attaccato la seconda voce non ho più percepito la confusione, ho capito cos’era la musica polifonica. E quanto più entravano anche le altre voci, la terza e la quarta voce, tanto più diventava bello. Non era il pasticcio di prima.
La ragione, in senso pieno, può essere descritta come un guardare in opposizione al vedere, secondo la distinzione usata da sant'Agostino. Il guardare è tutto quanto determinato da un'attrattiva, da un'emozione, da uno stupore che fa muovere verso l'oggetto incontrato col desiderio di conoscerlo, disposti a tutto pur di conoscerlo.
Il vedere, al contrario, indica, nell'ambito di questa opposizione, un rapporto alla realtà pre-giudicato, che genera schematizzazioni, irrigidimenti, riduzioni arbitrarie.
Solo chi guarda coglie veramente il reale, cioè vede compiutamente e comprende.
Lo sguardo della ragione riconosce il vero, cioè la corrispondenza tra quello che è proposto e il proprio cuore, tra quello che si incontra e si segue e la natura originale della propria persona.
La ragione conduce l'uomo verso la libertà. La libertà è innanzitutto capacità di una percezione che nasca dal di dentro, determinata da qualcosa che suscita l'interesse dell'io: quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'io, la struttura dell'umana natura. Tale percezione istituisce un paragone tra ciò in cui l'io s’imbatte e ciò che lo costituisce originariamente. E' questo paragone che dà all'uomo la possibilità di cercare la soddisfazione. La percezione che coinvolge l'io è l'inizio della liberazione, perché è l'inizio della ricerca di un modo di rapporto con la realtà che soddisfi, cioè corrisponda, risponda a ciò che pre-occupa l'io, a ciò che teologicamente si chiama cuore.
 
 


venerdì 25 aprile 2014

Il venticinque aprile








Piazzale Loreto fra corso Buenos Aires e viale Monza a Milano dovrebbe chiamarsi piazza Guerra civile, luogo della Milano popolare prescelto per mostrarne la ferocia e il dolore, prima usata per le fucilazioni in massa di partigiani, con i passanti obbligati dai fascisti a fermarsi davanti ai cadaveri. Poi il 29 aprile del ‘45 per la famosa esposizione dei cadaveri dei capi fascisti, Mussolini e la Petacci fucilati dal comunista Audisio a Giulino di Mezzegra, un villaggio vicino al lago Maggiore portati a Milano con gli altri fucilati a Dongo, Pavolini, Zerbino, Mezzasoma, Romano, Liverani, Porta, Coppola, Darquanno, Stefani, Nudi, Casalinuovo Calistri, Untimperghe e un fratello della Petacci. Le cronache delle giornate della Liberazione di Milano sono caotiche e rese più contraddittorie dalle speculazioni di parte e dalle leggende successive. Cerchiamo di fare un minuto di chiarezza. La fucilazione di Mussolini e dei gerarchi era una conclusione inevitabile dei venti mesi di una guerra senza prigionieri? No, ancora il 24 aprile si pensava a un arresto e a un processo di Mussolini. Riccardo Lombardi, designato prefetto di Milano dal comitato di liberazione lo conferma: "Avevo preparato una prigione a San Vittore e una guardia di partigiani fidati capaci di tenere i nervi a posto. Gli alleati angloamericani erano d’accordo che fossimo noi a occuparcene". Sono ore concitate in cui tutti i comandi decidono senza informarsi a vicenda. Al comando dell’esercito partigiano la decisione è un’altra. Ricorda Fermo Solari, l’uomo del Partito d’azione che condivide il comando con il comunista Luigi Longo: "Telefonarono da Musso che il Duce era prigioniero. Longo uscì per dare ordini e poi mi disse: ho trovato solo Audisio, ho mandato su lui perché ce lo porti a Milano. Quando si seppe che Mussolini e i gerarchi erano stati fucilati noi ci adattammo al fatto compiuto che del resto approvavamo in pieno". Lo approvavano in pieno anche perché da uomini politici sapevano che la fucilazione di Mussolini sarebbe stata una responsabilità destinata a pesare negli anni. Altro punto da chiarire: l’esposizione dei cadaveri a piazzale Loreto, appesi a testa in giù a un distributore di benzina, non fu la "bassa macelleria" che i fascisti superstiti ma anche parte della pubblica opinione considerò incivile. No, l’esposizione dei cadaveri non fu un atto di sadismo e di vendetta impietosa, fu una necessità. Si è saputo da chi comandava la guardia partigiana che la folla accorsa a vedere il fascismo morto continuava a crescere e a premere contro l’esile cordone partigiano talché fu necessario alzare i cadaveri perché li potessero vedere anche da lontano. Il caso e le protezioni di classe decidono la sorte degli altri gerarchi. Il maresciallo Graziani viene salvato dal generale Cadorna, comandante militare dell’esercito partigiano e consegnato agli alleati a cui chiede "l’onore di conservare l’arma individuale". Muoiono casualmente Arpinati e Starace. Il primo da anni in rotta con il Partito fascista ucciso da una squadra di partigiani che passano per la sua campagna sulla collina di Bologna. Achille Starace, il segretario del partito, quello che nelle cerimonie del regime ordinava il "saluto al Duce fondatore dell’impero" è arrestato a Porta Genova. Si è salvato fin lì in un appartamentino in affitto, se ci stesse chiuso scamperebbe ma gli vien voglia di prendere un caffè in un bar vicino, ci va in tuta sportiva e pantofole. Lo portano a piazzale Loreto dove è esposto il cadavere del Duce. Lui mormora "fate presto". L’uomo più odiato del regime, Roberto Farinacci, è bloccato e giustiziato a Vimercate mentre fugge la sera del 25 in auto con l’amica Claudia Medici del Vascello. Si è ucciso gettandosi da una finestra con la moglie l’ideologo del razzismo Giovanni Preziosi. Piazzale Loreto e la sua tragica esposizione non sono casuali e non sono solo vendetta. Sono un macabro segnale per abbreviare la guerra. L’Hitler assediato nella cancelleria a Berlino si decide al suicidio quando viene informato di come è morto Mussolini. Lo sentono mormorare: "Non mi avranno vivo, non andrò a fare il mostro in qualche circo sovietico". Il Terzo Reich si chiude con un macabro ballo della corte nazista che brinda a Champagne e si ubriaca mentre il capo e la sua amante, sposata nel bunker, si tolgono la vita. La caduta del fascismo è meno nibelungica. Prima di fuggire da Milano i principali gerarchi hanno intascato grosse somme, il comandante della Guardia nazionale Ricci ha fatto in tempo a incassare in banca un assegno di quattro miliardi e il ministero degli Esteri ha spartito con i ministri le divise pregiate, ma a piazzale Loreto e al Comitato di liberazione di quel denaro non arriverà una lira, in parte finito a un partito come il famoso "oro di Dongo" in parte nelle tasche degli ignoti che in quelle ore drammatiche riuscirono a unire l’utile al patriottico.




giovedì 24 aprile 2014

Tuffiamoci nella teologia



 La Predestinazione - Secondo S. Tommaso, la predestinazione è la maniera con cui Dio conduce la creatura ragionevole al suo fine che è la vita eterna (1.a, 1.ae q. XXIII. art. 1). S. Agostino nel libro del Dono della perseveranza, cap. VII, definisce la predestinazione: la prescienza e la preparazione di tutti i benefizi di Dio, per mezzo dei quali vanno certamente salvi tutti quelli che si salvano. Nel medesimo capo il santo Dottore insegna che tutto ciò che Dio dà, ha stabilito di darlo da tutta l'eternità; tutto quello che eseguisce nella dispensazione della sua grazia nel tempo, l'ha preveduto e predestinato prima di tutti i tempi. In questa dispensazione e distribuzione della sua grazia nel tempo, vi è una preferenza gratuita per tutti i Santi, cioè per tutti quelli che vivono e operano santamente. Questa preferenza è dunque preveduta, voluta, ordinata da tutta l'eternità; ed in ciò appunto sta la predestinazione. Nel capitolo XVII scrive: Dio dispone quel che farà egli medesimo secondo la sua infallibile prescienza; questo, e nient'altro che questo, significa predestinare. Nel libro poi della predestinazione al cap. X, nota che tutta la differenza tra la grazia e la predestinazione è, che la predestinazione è la preparazione della grazia, mentre la grazia è il dono stesso che Dio ci fa; quindi conclude: «La predestinazione è una prescienza per la quale Dio ha preveduto quel che farà (De Praedest. c. X)».

La Predeterminazione nel suo aspetto più vasto si riferisce al fatto che il Dio trino abbia preordinato tutto ciò che deve accadere.
Dall'eternità Dio ha sovranamente determinato tutto ciò che accade nella storia.
L'aspetto o uso più stretto del termine è che Dio abbia scelto dall'eternità un numero determinato di persone destinandole ad essere in eterna comunione con Lui, accordando loro la grazia, mentre ha determinato che il resto dell'umanità vada per la sua strada, cioè segua la via del peccato fino alle sue estreme e giuste conseguenze (la punizione eterna).




martedì 22 aprile 2014

Credo




Ai miei occhi, il gesto che fin da bambina faccio sul mio corpo e che si chiama il segno della croce, "nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", è un riassunto di tutta la verità della fede in Cristo. Non vedo nulla di più perfetto di questo segno.
Ho trovato, in un libro il Simbolo di Nicea. Il riassunto, del riassunto del nostro Credo. Se potessi ridurlo maggiormente, direi come Giovanni nella sua Epistola "Credo nell'amore" e aggiungerei che la mia preghiera preferita sarebbe riassunta da questa parola dei primi cristiani:"ABBA!", e cioè: "Padre!" In questi giorni l'abbiamo sentita pronunciata come un grido, un gemito inarticolato :"ABBA!...Padre! Padre!"
Riparliamo di amore, ma di un amore infinito, quello di Gesù quando pronuncia queste ultime parole della Sua vita, nell'epilogo della Passione.

Credo (testo breve)
Credo in Dio, l'amore infinito.
Credo nel Padre onnipotente che ha fatto dal nulla il cielo e la terra, l'universo visibile e invisibile.
Credo in Gesù Cristo, il Figlio unigenito, nato dal Padre in un eterno presente, vero Dio nato da vero Dio, che per noi uomini e per la nostra salvezza si è incarnato per mezzo dello Spirito Santo nella Vergine Maria e si è fatto uomo; che ha vissuto tra noi pieno di grazia e di verità; che ha sofferto sotto Ponzio Pilato, che è morto e che è risuscitato nella gloria del Padre - da cui verrà per giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo, che con il Padre e il Figlio è l'oggetto della stessa adorazione e della stessa gloria.
Credo che la Chiesa è il corpo del Cristo e che continua la Sua opera e la Sua presenza.
Credo che il sacrificio della messa riproduce misteriosamente il sacrificio della croce. Credo che il Cristo è realmente presente nell'Eucarestia, questo cibo celeste.
Credo nella remissione dei peccati, nel progredire dei giusti nell'amore, nella comunione dei vivi e dei morti.
Spero nell'unità di tutti i cristiani.
Credo nella resurrezione dei morti e nella vita eterna.
Aspetto il momento in cui Dio sarà tutto in tutti.

lunedì 14 aprile 2014

Da "Il romanzo di Giuseppe" di Jan Dobraczynski















Uscì dalla grotta. Si fermò, guardò all'intorno. La notte era alta, il cielo limpido e colmo di stelle. Da quel brulichio di puntini scintillanti si riversava sulla terra una cascata di splendore. Lo spazio era intessuto di una sorta di nebbia d'argento.I monti in lontananza parevano dipinti d'argento. Tutto intorno si stendeva un profondo silenzio. A Giuseppe non pareva si trattasse del comune silenzio notturno, in cui tutti dormono. Aveva la sensazione che proprio nessuno dormisse, ma che tutto, la terra, gli uomini, e perfino gli animali vegliassero in una strana tensione. Tutto il mondo parfeva condividere la sua attesa. Miriam era nella grotta con Ata. non l'aveva voluto con sè. Dalla grotta non giungeva alcun suono. Eppure non riusciva a distogliere i suoi pensieri, neppure per un minuto, da quello che stava succedendo nella grotta.. Colui che tra breve sarebbe nato, chi sarebbe stato?
L'Altissimo certamente avrebbe potuto inviarLo in modo diverso: subito nella forza e nella potenza. Perchè aveva voluto che ciò che doveva essere magnificenza, si iniziasse nella miseria e nell'abbandono?
Non mi preoccuperei se in questo momento nascesse il mio vero figlio. Saprei che sarebbe così come lo renderò io. Ma questo non è mio figlio... E' qualcuno inviato dall'Altissimo. Giunge per seguire la Sua volontà. Aveva atteso di sentire la chiamata dell'Altissimo. Allorchè era giunta, l'aveva seguita, anche se gli era stato imposto di rinunciare alla ragazza che aveva trovato e al suo sogno di avere un figlio. Non comprendo, aveva pensato, ma poichè Egli lo esige....
La notte era fredda. All'intorno continuava a regnare il medesimo silenzio che pareva colmato di respiri ansimanti. D'improvviso aprì gli occhi, battè le palpebre. Era come se l'avesse abbagliato lo splendore del sole. Ma il sole non c'era. La notte non aveva cessato di essere la notte. Era divenuta soltanto più luminosa di prima. Tutto intorno pareva ardere. Sentì che lo circondava un profumo di fiori. Non c'erano in precedenza. Adesso vide interi prati fioriti. Ovunque guardasse si aprivano grandi calici bianchi...
Una voce lo chiamò: "Giuseppe, rallegrati! Rallegrati molto! E' un maschio. Tanto bello. Tua moglie ti chiama...
"GuardaLo Giuseppe "sussurrò Miriam "Si chiamerà Gesù...lo permetti vero?
"Si chiamerà come vuoi tu!"
In questa settimana in cui riviviamo momenti cruciali della vita di Gesù in fondo al mio cuore c'è una buona dose sia di tristezza che di gioia. Vorrei inabissarmi e contemporaneamente innalzarmi in Lui il più grande e il più meraviglioso incontro della mia vita.

sabato 12 aprile 2014

La verginità cristiana è per il Regno dei cieli

 
 
 

 
 

«Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?...Glorificate, dunque, Dio nel vostro corpo!» (1Cor 6, 19s)La sapienza del cristiano, invece, proviene dallo Spirito di Dio (cf 1Cor 2, 10-13); è pienamente presente in Cristo nel quale si possono trovare «tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2, 3); con il dono di questa nuova sapienza, l’uomo ”spirituale” può conoscere i profondi segreti di Dio (cf 1Cor 2, 10s),«che Dio ha preparato per coloro che lo amano» (1Cor 2, 9); non c’è allora da stupirsi se la sapienza che ci viene donata dallo Spirito, con un linguaggio insegnato dallo Spirito, esprime «cose spirituali in termini spirituali » (1Cor 2, 13); anzi, con essa «giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno» (1Cor 2, 15), che non sia anch’esso ”uomo spirituale”. IIn attesa di una domenica speciale da vivere pienamente nello Spirito di Cristo ti auguro una buona serata.





giovedì 10 aprile 2014

Sono le automobili che non funzionano







Del resto, se uno ci sa fare, può partire anche con la quarta.
Io guidavo la mitica 500 senza il cambio sincronizzato con doppietta nello scalare dalla terza alla seconda.
Mio padre per evitare fastidi si faceva il percorso Pescara-Città S. Angelo esclusivamente con la seconda.

martedì 8 aprile 2014

Conoscere chi ci ama



"Da principio Dio creò il cielo e la terra" A catechismo, verso i sei anni, avevo sentito questa frase. Mi facevano vedere un grosso libro che si chiamava Bibbia. Guardavo quel libro stupita e incuriosita. Le suore avevano parole che non comprendevo., In casa non si parlava di Dio ma di Gesù. E io capivo ancora meno. Una domanda mi frullava nella mente: che faceva Dio prima del principio? Dovevo sapere, dovevo domandare, ma a chi? Seppi che "non era il momento" dovevo prima imparare. E ho imparato. Che faceva Dio prima di amarci? Che cosa amava Dio prima di fare tutto quello che ha creato?
Una strana musica cominciò a cantare.
Mi avevano anche detto che Lui non avrebbe avuto mai fine. Questo non mi turbava, perchè mi dicevano che anch'io non avrei avuto mai fine. E questo mi piaceva.
Ma io avevo avuto un principio: Dio no. 
Questo mi stordiva, mi innervosiva, nessuno mi dava ascolto. Pensavo che sarebbe stato bello che noi due avessimo tutto in comune. Mi dissero che anche Lui lo voleva. Ma Lui non aveva avuto principio. Il problema ritornava. Stavo diventando gelosa di Dio.
Musica, strana musica; infinitamente bella quella che ho sentito più tardi quando pensavo a Lui. Lessi che Dio era geloso di me! Ma in modo diverso dal mio. 
Non di una gelosia che vuole possedere, ma di una gelosia che vuole liberare, una gelosia che  ama infinitamente.
Solo negli anni, leggendo più attentamente la Bibbia scoprii la favolosa, stupefacente dichiarazione d'amore "Sono un Dio geloso!"
La musica ritornava: che faceva Dio prima del principio?
Prima del principio Dio amava.
Dio amava me, amava tutti noi che eravamo già nel Suo cuore. Dio era perfettamente felice, perchè Lui è Amore. L'amore è musica. Dio è musica, è bellezza, è preghiera.
Dio è Dio.

sabato 5 aprile 2014

Un genitore fallisce piu o meno come un imprenditore

 
 
 
 

 
 
 
 
Un genitore fallisce, più o meno, come fallisce un imprenditore: faciloneria, calcoli sbagliati, eccesso di fiducia nelle proprie idee, sfiga.
Definirei "sfiga" l'insieme dei fattori ambientali e umani che sfuggono al nostro controllo. Le "cattive compagnie" sono un esempio di sfiga. L'insegnante balordo è un altro esempio. Se consideriamo le malattie, gli incidenti, i traumi psichici eccetera, facciamo una casistica che non finisce più.
Fare l'imprenditore, però, è molto più facile che fare il genitore. L'impresa opera in un ambiente amorale (non immorale: attenzione!), regolato dalle norme impersonali del mercato. L'impresa segue l'andamento dell'economia e, se la congiuntura è buona, bisogna essere proprio degli idioti per fallire.
Il genitore, invece, deve misurarsi con l'etica. Che cosa è Bene e che cosa è Male? Boh. Cinquant'anni fa, tutti sapevano distinguere il Bene dal Male. Dio, Patria e Famiglia erano il Bene; Satana, l'Anarchia e l'Adulterio erano il Male. Poi c'è stata l'atomica della rivoluzione culturale che ha fatto esplodere la nostra cultura polverizzando i valori.
Chi dice che non ci sono più valori sbaglia di grosso. I valori ci sono ancora, solo che ce n'è a miliardi perché ogni individuo ha i suoi.
La frammentazione dei valori è il vero problema, non la loro assenza. Di tutte le sfighe che contribuiscono al fallimento di un genitore, la frammentazione dei valori è quella più tremenda.
Potremo mai "ricompattare" la nostra cultura attorno a un nucleo forte di valori condivisi?
Secondo me, no.
Siamo dunque condannati a fallire come genitori, come coniugi, come insegnanti, come predicatori...

 


venerdì 4 aprile 2014

L'Amicizia del cuore









Mi è capitato di parlare di Dio con due mie amiche una delle quali mi ha riportato le parole che Etty Hillesum scrive sul suo Diario: "quando non avrò più niente mi rimarranno sempre, due mani da congiungere e le ginocchia da piegare davanti a Lui."
I miei rapporti con Dio sono estremamente semplici basta guardare all'assoluta bellezza dei doni che Egli mi ha distribuito spontaneamente e gratuitamente.
Non so bene perchè, ma penso che la felicità, parola da pronunciare ad occhi chiusi, consista nel praticare l'amore: sentirsi e sapersi amati.
Il mio Dio è sempre lo stesso,  lo riscopro ogni giorno. Quando il primo raggio di sole colpisce i miei occhi ancora chiusi, lo ringrazio per questo nuovo giorno, con un semplice segno di croce. Le preghiere arriveranno dopo.
Il Signore tra i tanti doni mi ha regalato quello di riuscire ad entrare facilmente nel cuore delle persone che a loro volta mi rispondono semplicemente senza "recitare". Senza accorgermi sento che a volte divento il ponte tra loro e Dio e quando questo accade sono felicissima.
Ma ricorda Lucia che sei un ben misero mezzo che a volte può fare tanto e a volte, puoi anche distruggere tutto in un batter d'occhio.
Lui mi segue passo passo, perchè è questo che il mio cuore Gli chiede e perchè continuo a chiederglielo sia che sia felice che nei momenti in cui le nuvole grigie oscurano il mio cielo. In quei giorni sarà abbastanza difficile cercarTi nelle aiuole, lungo il marciapiede, nel vento che mi arruffa i capelli e se, mi sentirò sola, Ti prego, mandami qualcuno che abbia bisogno di me e mentre gli preparerò il tè, Ti sorriderò con una strizzatina d'occhi. E non mi sentirò più sola.

giovedì 3 aprile 2014

Conoscere la vera libertà

 
 
 
 
 
 
 
Conoscevo un medico che mi parlava spesso di una sua vocazione missionaria. Per seguire questa sua dedizione si è fatto frate per andare nel Mozambico. Un giorno mentre faceva il suo lavoro, con i voti già definitivi, incontrando una bella bionda disse: "La bionda mi attira di più che fare il frate. Allora, se la bionda mi soddisfa di più, ho il diritto di andare con la bionda. Come il marito di quella donna: se lo attirava di più la segretaria, perché non doveva andare con la segretaria. Nel dinamismo della libertà è implicita la possibilità dell'errore. Scegliere ciò che immediatamente soddisfa di più, invece che tendere a ciò che è il destino per cui si è fatti. La libertà di scelta non è la libertà: è una libertà imperfetta. La libertà sarà compiuta, piena, quando sarà di fronte al suo oggetto che la soddisfa totalmente: allora sarà totalmente libera, totalmente libertà. Il problema è perché si vive. Il concetto teologico del missionario è questo: "Nel disegno della vita, il mistero di Dio gli ha chiesto questo compito, gli ha dato questa vocazione, anche se gli ha fatto incontrare una donna piacente. Se uno cede all'emozione perde la strada. Questo è il concetto di peccato. Il peccato è debordare, uscire dalla strada del destino per soffermarsi su qualcosa che interessa di più al momento. Lo stesso ragionamento vale per il marito che si invaghisce della segretaria. Quando il cammino di fede sarà compiuto l'uomo non ha più bisogno di scegliere perché conosce il suo destino. La libertà è ora perfetta.
Uno è missionario, l'altro è sposato. Sono momenti importanti per un uomo. E' necessario permanere nella scelta e non assecondare piaceri effimeri.
La parola destino sta ad indicare il significato della vita. Infatti la parola greca indica il significato ultimo, il destino come significato.
L'uomo «sta bene come non mai» quando gli diventa familiare la coscienza del suo destino. Vale a dire: quando gli è diventato familiare lo scopo positivo di tutto quello che fa e ha la prospettiva della permanenza di quello che lui è.
Hanno scelto tutti e due la strada più facile, in fondo il peccato fa star bene al momento. Poi, le conseguenze cambiano il proprio destino e quello di altri. Il peccato quindi non è fine a stesso, ma si allarga come una macchia d'olio attorno a chi lo compie. Il cristiano ha le armi per difendersi se vuole, sono la preghiera e i Sacramenti. Già da qui inizia la nostra libera scelta.