martedì 19 agosto 2014

seguimi






Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 19,16-22. 




Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». 
Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 
Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso». 
Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?». 
Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». 
Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze.
Folla. Lui parlava come a Giovanni e Andrea e tutta la folla era là a guardarLo come Lo avevano guardato Giovanni e Andrea. Sono colpiti, tant'è vero che un giovane di una famiglia ricca si è avvicinato e il servo gli fa largo, gli fende la folla, finché arriva vicino a Chi parla. Per un po' non può non rimanere con la bocca aperta, colpito da quella Presenza.Prende coraggio, confidenza e gli parla....ma purtroppo non può seguirLo e se ne và triste. E' il giovane ricco. 
Pomeriggio tardo, sera. Una casupola sui monti della Giudea. Seduti ad un tavolo due extrapaesani (moltissimi che viaggiavano si ritrovavano in quel posto) e uno che parlava. Ci siamo raccomandati tante volte di immaginarci come fossero quegli occhi che «mangiavano vivo» l'uomo che parlava: «Lo guardavano parlare». Abbiamo usato come termine più chiaro l'espressione «Lo guardavano parlare». Era la posizione di Giovanni e Andrea di fronte a Cristo: «Lo guardavano parlare». Siccome non capivano niente, come spesso accade, Lo guardavano parlare. E non capivano niente.
Lo guardavano parlare e si sentivano amati e questo significava essere chiamati all'impegno con Lui nella costruzione del Suo Regno d'Amore. A chi di noi non piacerebbe vivere tutta la vita in modo che i propri occhi raccontino l'incontro fatto. Occhi che parlano dell'immagine di Lui del sentimento profondo che ci fa coscienti della Sua grandezza e del nostro niente!
Parlo di Andrea del suo rientro a casa in silenzio, dopo l'incontro con Cristo,era un silenzio che riempiva il cuore, dove un Altro parlava e continuava a parlare con quei Suoi occhi pieni d'amore. Era come l'aurora o l'alba o il crepuscolo di una umanità diversa, di una umanità nuova, più vera. Era come se dicesse "Finalmente"!
Ma abbiamo letto il Vangelo della parabola del "giovane ricco" che se ne torna a casa triste perchè aveva molte ricchezze e non se la sentiva di abbandonarle per avere in cambio la felicità di Andrea.
"Che cos'è l'uomo perchè te ne ricordi,il figlio dell'uomo perchè te ne curi?"
Nessuna domanda mi ha mai colpito così nella vita. C'è stato un solo Uomo al mondo che mi poteva rispondere, ponendomi un'altra domanda: "Quale vantaggio avrà l'uomo se guadagnerà il mondo e poi perderà se stesso?". Io lo so, o penso di saperlo, perchè io sono rimasta con Gesù ad ascoltare le Sue parole e me le ripete ogni giorno, ad ogni alba ad ogni aurora, ad ogni crepuscolo, e mi addormento felice di non aver fatto l'altra scelta.
Chi ci potrà mai parlare dell'amore all'uomo come ha fatto Cristo, traboccante di pace? 









PAPA FRANCESCO: 







“Il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze” .Adoriamo il Signore? Andiamo da Dio solo per chiedere, per ringraziare, o andiamo da Lui anche per adorarlo? Che cosa vuol dire allora adorare Dio? Significa imparare a stare con Lui, a fermarci a dialogare con Lui, sentendo che la sua presenza è la più vera, la più buona, la più importante di tutte. Ognuno di noi, nella propria vita, in modo consapevole e forse a volte senza rendersene conto, ha un ben preciso ordine delle cose ritenute più o meno importanti. Adorare il Signore vuol dire dare a Lui il posto che deve avere; adorare il Signore vuol dire affermare, credere, non però semplicemente a parole, che Lui solo guida veramente la nostra vita; adorare il Signore vuol dire che siamo convinti davanti a Lui che è il solo Dio, il Dio della nostra vita, il Dio della nostra storia. Questo ha una conseguenza nella nostra vita: spogliarci dei tanti idoli piccoli o grandi che abbiamo e nei quali ci rifugiamo, nei quali cerchiamo e molte volte riponiamo la nostra sicurezza. Sono idoli che spesso teniamo ben nascosti; possono essere l’ambizione, il carrierismo, il gusto del successo, il mettere al centro se stessi, la tendenza a prevalere sugli altri, la pretesa di essere gli unici padroni della nostra vita, qualche peccato a cui siamo legati, e molti altri. Questa sera vorrei che una domanda risuonasse nel cuore di ciascuno di noi e che vi rispondessimo con sincerità: ho pensato io a quale idolo nascosto ho nella mia vita, che mi impedisce di adorare il Signore? Adorare è spogliarci dei nostri idoli anche quelli più nascosti, e scegliere il Signore come centro, come via maestra della nostra vita.

5 commenti:

  1. Grazie per questi commenti sossurrati a chi sa ascoltarti. Il cielo è grigio e il vento parla agli alberi, muovendo le foglie che ancora non brillano di pioggia, che sta per arrivare....Fa freddino quindi maniche lunghe....ma il sole tornerà presto! Vai, per piacere a commentare il mio post dall'altra parte! Oggi sono molto attiva!!!!! Poi crollerò. Un abbraccio Lucia

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  2. Gus Buonagiornata! "Cielo grigio su.....su tutto!" Il cuore però canta le lodi a Maria! Ciao Lucia

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  3. Sento che tornerà....magari a Natale::::Buonanotte!

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la paranoia è un disturbo della personalità