sabato 2 agosto 2014

"Non è un paese per vecchi" (Einaudi)




"Non avevamo niente da dare


a quei ragazzi da portarsi dietro" Cormac McCarthy

Da quando, parecchi anni fa, lessi il libro che la contiene, questa frase mi è rimasta impressa. Me la ripeto spesso tanto che ha finito per diventare una delle premesse fondamentali delle mie preghiere, insieme al colloquio con i miei amici santi e a quello delle persone che mi stanno a cuore.
Questa frase che potrebbe, lei sola, anche se non fosse inserita nel contesto del libro (il primo, mi pare, di quell'autore)ha già tante cose da farci pensare, comunque le dice a me.
Immaginate di ospitare dei ragazzi nella vostra casa. Una mattina devono partire per un lungo viaggio, e voi vi accorgete di non avere niente da dar loro: né da mangiare, né denaro, nemmeno un soldo.
Loro se ne andranno dicendo che non fa niente che si arraggeranno e di non preoccuparci, ma se fossimo persone, di cuore, ci preoccuperemmo lo stesso. Chissà che porcherie mangeranno, speriamo che non facciano qualche sciocchezza per procurarsi un po' di soldi......
I miei figli, i miei nipoti (questo aggettivo lo uso spesso: miei!) tra due giorni saranno tutti in vacanza. E io - io! - che cos'ho da dare loro? Un sorriso un bacio l'avvertimento di stare attenti.... Lo so che, finite le vacanze, torneranno a casa, ma il loro compito è quello di andarsene, il loro mestiere è quello di non appartenere più a me.
Se ci penso, molto spesso la notte, capisco cosa posso dare loro nel momento della non-appartenenza, è qualcosa che io stessa devo ri-imparare continuamente. Non riesco a inserire nel cuore il senso che loro, qui sulla terra, come me, come Paolo, come tutti noi, siamo ospiti.
Conta solo quello che abbiamo negli occhi, quello che tratteniamo dentro gli occhi, che loro conoscono perché lo sguardo è più importante di tante parole.
Perchè, io lo spero, lo desidero tanto, che loro vedano, che io negli occhi trattengo il volto di Gesù.

8 commenti:

  1. Risposte
    1. Buonagiornata Gus. Sono stata invadente? Avevi in mente qualcos'altro da inserire nel blog? Quando io rifletto su di un argomento non vedo l'ora di postarlo e mi pareva giusto venire da te. Giusto? Per me! Ti prego di scusarmi e di cancellare se non ti va!
      I miei figli ci conoscono bene e se per la vita hanno fatto delle scelte umanitarie, non è un caso. Enrico, che molto sensibile e mi capisce al volo, occhi o non occhi, quando il suo piccolo Luca è ritornato tra gli Angeli, mentre lo abbracciavo mi ha sossurrato: "Tranquilla mamma è venuto il frate a battezzarlo!" e poi ha pianto come faceva da piccolo, tra le mie braccia!.
      I miei comportamenti riflettono i miei pensieri. Sempre. No, non sempre. Ieri, sabato, sono andata a Messa, all'uscita, dopo aver chiacchierato con le amiche che c'erano, mentre aspettavo Paolo, ho visto una signora tanto carina con una bimbo sul passeggino e un bimbo piccolo legato sulla schiena. Ha visto che le sorridevo e allora ha mormorato qualchecosa che non ho capito. Le sono andata vicino. Ho parlato dolcemente con i bimbi e lei allora mi ha chiesto "qualcosa" per mangiare. "Mio marito disoccupato" Senti mi rode ancora l'anima: non avevo un cent. Io non ho mai soldi con me, uso il Bancomat. Con dolore, tanto, l'ho vista allontanarsi verso la Sacrestia...Paolo quando è arrivato lei non c'era più. La cercherò: il suo viso mi è rimasto negli occhi e anche quello dei bimbi....(Era il mio Dio e l'ho lasciato andare regalandogli solo un sorriso e due carezze ai suoi Angioletti.)Mi capisci? Sicuro? Parlami! Ciao e goditi la giornata che è ancora abbastanza giovane.

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  2. Non è giusto che i genitori temano quasi più facilmente oltre i 14-15 anni, ma ormai sempre di più anche prima, di proporre con decisione ai figli le idee fondamentali.
    Tanto meno è giusto che si astengano dal darle per malinteso concetto di libertà, che contrasta profondamente con l'esigenza di una precisa ipotesi nella vita dei figli.
    Il qualunquismo in famiglia è spessissimo nell'anima di un giovane radice di uno scetticismo ancora più tenace a strapparsi che l'influenza della deleteria della nostra scuola.
    Lucia, noi diamo ai figli quello che siamo, in parole ma soprattutto con i comportamenti. I ragazzi sono attenti osservatori e non si fanno sfuggire nemmeno i dettagli. Il rischio educativo deve essere affrontato con coraggio. Quello che hai scritto ò un piccolo manuale dell'educatore,
    Ciao.




    A nulla varrebbe aver dato la vita senza aiutare




    instancabilmente i figli a riconoscere il




    senso totale di essa.

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  3. La Strada di Cormac McCarthy



    sembra un racconto di una disperazione



    tale da togliere il respiro.



    Bene, è esattamente il contrario.



    E' vero, a leggere si resta senza fiato.



    Ci sono scene crude e forti.



    Ma se avete un figlio, è difficile che



    a un certo punto non sentiate



    il bisogno di fermarvi, chiudere il libro



    e andare di là, in cameretta,



    per dargli una carezza.



    A me è successo, davvero. Dormiva.



    E mi è venuto in mente quello



    che mi aveva detto un amico,



    un prete di Bergamo,



    don Maurizio: "Fermati, fai un passo



    indietro e chiediti:

    "Cosa sarà di lui?".

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  4. «Ce la caveremo, vero, papà?
    Sí. Ce la caveremo.
    E non ci succederà niente di male.
    Esatto.
    Perché noi portiamo il fuoco.
    Sí. Perché noi portiamo il fuoco».

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  5. Grandissima emozione!
    Lucia e Gus, grazie!!!

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    1. Un post diventa interessante grazie a quello che comunica Lucia.
      Grazie Pia.

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la paranoia è un disturbo della personalità