venerdì 4 luglio 2014

Ditele che è brava, forte e (anche) bellabr /E che può cambiare il mondo

Ditele che è brava, forte e (anche) bellabr /E che può cambiare il mondo







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Quarantasei anni, due lauree (giurisprudenza e psicologia), un marito, tre figli, un gatto che di nome fa Tabù. Giornalista da vent’anni, al/per il Corriere da dieci. Mi dibatto tra arditi sogni e una vita normale. Passioni: viaggi e cinema, musica e sport. Sogni: senso civico per tutti. Legalità diffusa. E una città amica e pulita, che non mi faccia guardare a ogni pausa nel lavoro come a una possibilità di fuga. Faccio poco rumore, mi piace cercare il vero, soprattutto nelle relazioni. Scrivere, raccontare, conoscere: il mio imprinting



“Invogliala a cambiare il mondo”. Facile? E’ uno spot, certo, ne ha tutto il calibro. Ma non potrebbe essere anche una miccia per modificare anni di stereotipi? Trasmette un entusiasmo immediato e contagioso la pubblicità di un colosso delle telecomunicazioni americano di cui si sono impossessati da qualche giorno i social network. Sembra suggerire una via semplice per aiutare tante meravigliose farfalle a uscire dalle loro crisalidi.
C’è una bimba, nello spot: Samantha. La sua vita raccontata attraverso momenti e frasi semplici e comuni, che vogliono essere attenzioni rivolte a lei dai genitori e invece si trasformano in coltelli. Inibizioni istantanee delle sue inclinazioni. “Chi è la mia bella bambina?” “Tesoro, non sporcare il vestitino”. “Fai attenzione con quel trapano, meglio se lo dai a tuo fratello…”.
Quante volte ci ritroviamo a frenare le nostre figlie se si arrampicano, si rotolano, si sporcano, si impegnano in qualsiasi attività “maschile”?





Insinuazioni che suggeriscono. Gesti d’affetto, certo, parole innocenti, ma possono davvero scoraggiare le ragazze dall’esplorare i propri interessi, scoprire il mondo. Tagliando progetti e passioni. E’ così che Samantha, animata dalla curiosità per la natura, gli animali, l’astronomia, finisce col rinunciare a un concorso di scienze: esce di scuola con le amiche, passandosi il rossetto sulle labbra.

Negli Stati Uniti, ci informa la National Science Foundation, citata dallo spot, il 66% delle bambine alle scuole elementari dichiara di amare la matematica e le tecnologie, ma poi solo il 18% degli studenti delle facoltà di ingegneria è femmina. Quanto gioca l’appoggio delle famiglie, l’influenza di amici e coetanei?
In Italia le donne si iscrivono in massa ai corsi di laurea umanistici (l’80 per cento), mentre alle facoltà scientifiche non superano il 30 per cento e a ingegneria sono solo il 21 per cento. Per non parlare della carriera: meno di un ricercatore su tre è donna, una dottoranda su 4, nelle più alte cariche accademiche in campo scientifico la presenza scende all’11% e meno del 3% dei premi assegnati nelle discipline scientifiche è conferito a donne: 16 su 500.

 
 

8 commenti:

  1. Il Financial Times, lo sappiamo tutti che

    si occupa di economia e finanza,

    ma si diverte, anche, a censurare le cattive abitudini

    degli europei, ha pubblicato un servizio secondo il quale

    l'Italia è il paese più nudo d'Europa,

    intendendo la nudità esibita non solo nelle strade,

    ma in televisione, nella pubblicità, al cinema.

    Lanciare un frigorifero con una donna poco vestita è

    diventato una specie di must dal quale i nostri geni

    della comunicazione non sono capaci di sganciarsi.

    Ci si chiede: "Perché la donna si mette in mostra?".

    Per piacere personale o per piacere di mostrarsi

    al prossimo?

    Il filosofo e il semiologo non sanno dare

    risposte precise a questo interrogativo,

    forse retorico ma corrispondente a una realtà

    che stiamo vivendo giorno dopo giorno

    e non soltanto da adesso.


    Questo post di Antonella De Gregorio cerca di spiegare chi spinge la donna ad interpretare il mero ruolo di apparenza e rinunciare a dare alla società la differenza di essere donna.


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  2. Questa sera avrei bisogno di toccare il lembo dell'Essenziale- Troppo mal di testa, troppa pioggia, troppo vento! Troppo. Buonanotte Gus.

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  3. BASTEREBBE CASTRARLI appena NATI per vedere come va a finire.
    Una amica incolpava la BEFANA che portava BAMBOLE per le femmine e COSTRUZIONI per i maschietti.
    Ma non sai che ci sono le FEMMINE SOLDATO?
    Il BELLO è che in libera uscita vestono da escort!

    NON è un caso che si nasce maschi e femmine per diventare UOMINI e DONNE.

    EpPURE la DIA TRIba tra GIUDA e MARIA girava sempre in questo senso.
    E Gesù che non sapeva SE PARARE i loro BI-sticci.

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  4. Mi convinco che le donne siano completamente fuori tempo. Intendo quelle di questa generazione e ancora qualcuna successiva.
    Non sono riuscite scrollarsi di dosso l'ausiliarismo, forse perché è ancestrale e ci vorranno secoli ancora per rimuoverlo. E forse anche perché fanno i figli, procreano, e questa singolarità è un'arma a doppio taglio, non solo socialmente ma proprio biologicamente.
    Sembrerebbe quasi che la (sovra)struttura sociale agisca come una violazione alla genetica dei ruoli.
    Come se l'intelligenza dell'Uomo che lo rende capace di organizzarsi e modificare il suo ambiente sia una perla che agisca però solo in superficie, senza riuscire ad intaccare il solido sistema naturale (e darwiniano) per cui le esigenze della Vita rendono inespugnabili i ruoli.
    Forse l'astrazione ragionata è troppo spinta, per cui cerco di fare qualche esempio.
    Prendiamo la gestione delle relazioni (umane, perché per esempio quella con gli animali domestici al maschio risulta gratificante se non profittevole): è la donna a farsene carico. Dal ricordare il compleanno di tutto il parentado, proprio e acquisito, al vicinato e ormai anche al lavoro. Dalla visita in ospedale a quella al cimitero. Convenzioni, si potrebbe dire, o spartizione dei ruoli ed è proprio qui che non va più, perché i ruoli non si sono spartiti affatto.
    Le donne sono sempre lì, prese dal dovere, dal ruolo atavico, dall'affettività allargata, si tengono la catena al piede da sole, perché questo ruolo (voluto o non voluto) oggi non è neanche più riconosciuto, ed il cinismo conduce a proposte alternative di questo tipo: "chi te lo fa fare? se non ti va, o ti pesa, non farlo".
    E con questo si sarebbe stabilito, in teoria, un principio di equità che tale non è, ma che è solo uno degli aspetti più raccapriccianti della nuova comunicazione uomo/donna.
    Ed è per questo che penso che siano obsolete. Nei comportamenti, nei valori, nei progetti e nelle aspettative.
    Non sono riuscite ad avanzare una proposta di assetto possibile e diverso.
    Si ostinano a non adeguarsi a questo mondo, ricevendo da questa ostinazione solo sconfitte e risultando pericolosamente conservatrici.
    Il secolo che vi ha regalato la cittadinanza vi ha anche spiegato per bene (e giustamente) che "l'appartenenza" non è un dogma, nulla e nessuno vi appartiene, né voi appartenete a qualcuno o a qualcosa.
    Nel frattempo, ancora avvinghiate alle tonnellate di cordoni ombelicali che vi avvolgono e vi nutrono, siete diventate paurosamente obsolete.

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  5. Non sono d'accordo su quanto dici, traspare il tuo maschilsmo e non condivido.
    Buona giornata!
    Dani

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  6. Non si smentisce oggi il fenomeno della violenza sulle donne, anzi il numero di casi di violenza si presenta del tutto allarmante; i dati diffusi dal Telefono Rosa segnalano 124 femminicidi nel 2012 e 128 nel 2013 e indicano come autori il marito nel 48% dei casi, l’ex partner nel 23% o il convivente nel 12%. Queste cifre non sembrano appartenere ad una società moderna ed evoluta, infatti nella nostra società la relazione tra uomo e donna appare bloccata soprattutto a causa di una inadeguata evoluzione culturale del genere maschile.
    Gli esseri umani sono stati protagonisti di notevoli cambiamenti, alcuni anche incisivi sul piano dei comportamenti e dell’educazione in generale. Questi cambiamenti, però, oltre che influire sul grado di civiltà e andare a costruire un determinato sistema di valori, si sono arrestati dinnanzi ad alcuni pregiudizi e stereotipi, relativi in particolare ai ruoli di donne e uomini, all’immagine del femminile e del maschile, alla visione del potere da parte dell’umanità maschile, peraltro ancora largamente condivisa da una società connivente con il peggiore maschilismo. Il permanere di questo immaginario ha reso complesso il problema della violenza contro il genere femminile. Il maschio, ancora oggi, si sente autorizzato ad affermare la propria superiorità con atti di dominio che recano il segno di una vera e propria revanche maschile contro la libertà delle donne.
    Su queste tematiche e sulla complessità della problematica, l’OGEPO – Osservatorio interdipartimentale per la diffusione degli Studi di Genere e la cultura delle Pari Opportunità dell’Università degli studi di Salerno – ha promosso un ciclo di lezioni seminariali in un arco di tempo piuttosto lungo, dal 13 novembre 2013 al 18 dicembre 2013, a ridosso del 25 Novembre (data che l’ONU ha dichiarato Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne). Il seminario, denominato La violenza spiegata ha coinvolto esperte/i, studiose/i e soprattutto studenti e studentesse uniti nel comune interesse all’argomento. Si sono svolte lezioni con una chiave di lettura interdisciplinare: dall’arte alla musica, alla storia, all’antropologia, alla sociologia, alla filosofia, alla psicologia. Ciò ha consentito di declinare il tema della violenza sulle donne all’interno dei vari percorsi disciplinari e di integrarlo nei programmi curricolari.

    di Marialuisa Allocca e Orsola Montanile

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  7. Sono d'accordo con Daniela, hai dato un po' di numeri stavolta.. e considera che anche il Papa ha detto delle suore "devono stare al loro posto" (a proposito di ausiliarismo...)

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    1. Sono articoli del Corsera, di gente che conosce fatti e misfatti.
      Non si può usare il Papa a nostro piacimento.

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