mercoledì 25 giugno 2014

P.P.Pasolini: quella domanda profonda a cui non so rispondere ( Fabrizio Sinisi)








03/06/2014 - Roma:una mostra ripercorre la vita dello scrittore dal suo arrivo nella Capitale. Romanzi, cinema e poesia: tutta la sua opera è piena di un dramma vissuto nel proprio corpo. Una domanda profonda «a cui non so rispondere»
La mostra Pasolini-Roma (nella Capitale, al Palazzo delle Esposizioni, fino al 20 luglio) sembrava qualcosa di monumentale e trionfalistico e invece si attacca - luminosamente - ai dettagli. Il primo, un brevissimo video: Pasolini, inizio anni Sessanta, intervistato davanti alla prima, poverissima casa di Rebibbia dove per tre anni, appena arrivato a Roma con «una valigia e un po’ di gioie / che risultarono false», abitò con sua madre. Indica al giornalista il palazzo, la strada e dice, col tono di un invito: «Guardi, la realtà parla». E spiega la propria vita e quella dell’estrema periferia romana, senza mai riuscire a separare la storia della propria persona da quella della “sua” gente, con una passione tanto umana che anni dopo, nel ’74, dopo aver letto un suo articolo (Il vuoto del potere in Italia) don Giussani avrebbe detto che Pasolini bisognava leggerlo, perché era «l’unico intellettuale cattolico, l’unico».
Il secondo, una poesia - in realtà poco più che un appunto in versi, annotato su un foglietto - del 1950: «Adulto? Mai - mai, come l’esistenza / che non matura - resta sempre acerba, / di splendido giorno in splendido giorno - / io non posso che restare fedele / alla stupenda monotonia del mistero». Tanto le ragioni della grandezza quanto quelle della disperazione di Pasolini sembrano star già in questi versi: una fedeltà al mistero della realtà sembra inconciliabile con una posizione adulta, matura. 
Qual è - sembra chiedersi - il prezzo della libertà, di un serrato impegno col reale, di una vita all’altezza del proprio amore? Per Pasolini questo prezzo è stato, senza dubbio, la solitudine: «Mi aggiro / più moderno di ogni moderno / a cercare fratelli che non sono più». 
Una solitudine d’impotenza e d’incomprensibilità, che Pasolini ha ribadito tante volte, apparentemente a vuoto - una solitudine che neanche il sogno marxista ha saputo riempire. Scrive alla madre nella famosa Supplica: «Per questo è dannata / alla solitudine la vita che mi hai data. // E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame / d’amore…», e ancora, nella Ricerca di una casa: «Ogni giorno l’ansia è più alta, / ogni giorno il dolore più mortale…»: tutto parla di un’altezza del desiderio sentita da lui come un’inesorabile maledizione, un cattivo destino.
Il percorso della mostra sembra snodarsi lungo l’asse di una promessa mancata: Pasolini sembra puntare così in alto che l’interlocutore, se c’è, fallisce sempre. Colpisce, di sala in sala, notare che nelle moltissime fotografie Pasolini è sempre in compagnia: la madre, gli amici, i sodali non gli sono mai mancati. La solitudine che lui denuncia è evidentemente qualcosa di più profondo.
Pasolini è oggi noto principalmente per le posizioni espresse negli ultimi anni della sua vita: quegli editoriali sul Corriere della Sera(Scritti corsari e Lettere luterane) dove ha denunciato la mutazione antropologica della società italiana, la pericolosità della televisione («una nuova arma inventata per la diffusione dell’insincerità, della menzogna»), l’omologazione culturale che stava colpendo il popolo, «togliendo realtà ai vari modi di essere uomini». Non sono, quelle di Pasolini, intuizioni di per sé rivoluzionarie: non è né il primo né il più scrupoloso fra chi - allora come oggi - ha diagnosticato un cambiamento, una sorta di precipizio, di deficienza sopravvenuta nel sentire degli uomini. Le posizioni di Pasolini trovano la loro potenza non nella loro novità, ma altrove: nell’autorevolezza di chi ha vissuto e sofferto questo dramma in prima persona, «nel mio corpo». Scrive in Teorema: «Io sono pieno di una domanda a cui non so rispondere».
La grandezza del suo sforzo sta forse, paradossalmente, proprio nella sua incompiutezza, nella nostalgia con cui l’intelligenza si scopre impotente e ferita: «Manca sempre qualcosa, c’è un vuoto / in ogni mio intuire. Ed è volgare, / questo non essere completo, / mai fu così volgare come in questa ansia, / questo “non avere Cristo” - una faccia / che sia strumento di un lavoro non tutto /perduto nel puro intuire in solitudine» (Poesia in forma di rosa). 
La grandezza e il genio di Pasolini, così come la sua profezia, scaturiscono in prima istanza da questo mettersi in gioco personalmente, senza il quale l’amare e il capire sono soltanto i diversi momenti di una teoria magari giusta, e tuttavia mai veramente umana: «Per me quel vuoto nel cosmo ci sarà sempre» (Trasumanar e organizzar). Non solo la coscienza della necessità di una partenza dalla persona e nella persona, non solo la convinzione che esista nell’uomo qualcosa di divino, ma anche la speranza che questo qualcosa possa «diventare storia», è forse quanto di più prezioso, a quasi quarant’anni dalla morte, Pasolini abbia saputo lasciarci.

24 commenti:

  1. Ho letto che il 6 giugno a Roma si sarebbe inaugurata una Mostra su P.P.Pasolini. Io non ho visto i suoi film, ho letto poco di lui. Voglio conoscerlo meglio e, pensando di non essere l'unica in questa situazione, (almeno spero!,) ho deciso di copiare l'articolo.
    Gus ciao: mi ristitemi la grafica per piacere? Via quella differenza di carattere, ma tu sai cosa è meglio.
    Pensa che volevo parlare "Delle Madonne che ci fanno sentire a casa"...c'è un po' di differenza! Stai bene? E' l'ora della Buonanotte: silenzio, preghiere e poi il libro di turno! A domani se Dio vorrà! Ciao ancora!

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    1. Ho scritto "si sarebbe inaugurata" ma il 6 giugno si è inaugurata! Che salame!!!
      Buonanotte!

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  2. Per arrivare all'eremo di Sant'Alberto di Butrio occorre lasciare l'automobile qualche chilometro prima ed incamminarsi tra i monti dell'Oltrepò pavese. E' la primavera del 1963 quando Pier Paolo Pasolini intraprende anch'egli la lunga passeggiata per l'eremo Sta lavorando al "Vangelo secondo Matteo" , e non è la prima volta che cerca ispirazioni in colloqui con uomini di fede o visitando luoghi di preghiera. Pasolini parla in particolare con Cesare Pisano e rimane stupito per l'attenzione che gli dedica il frate. Era un colloquio straordinario, diceva Pasolini, perché quel frate dialogava con naturalezza, pur nel suo linguaggio religioso, da risultare non solo rispettoso, ma affascinante. Non si stupiva dello scetticismo dell'intellettuale e aveva parole di conforto consapevole che Gesù ama i più lontani che i vicini, che non si scandalizza di niente, e che solo Lui conosce il cuore umano. Pier Paolo, di fronte al frate, un originale come lui e creativo, si sentiva a casa sua. Definiva Cesare Pisano un figlio d'arte perché riusciva a trasformare in bella e straordinaria una vita che, analizzata razionalmente, è la morte civile. Quasi una follia. Di quell'incontro restano questi versi: " E questa fu la via per cui da uomo senza umanità, da inconscio succube, o spia, o torbido cacciatore di benevolenza, ebbi tentazione di santità".

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  3. L'intellettuale è colui che, in un corpo a corpo tra
    esistenza e idealità,
    rischia un giudizio storico calato nella vita
    del proprio Paese.
    Un giudizio che quando è autentico confina
    l'intellettuale in una scomoda solitudine.
    Intellettuali sono stati Gobetti, Gramsci, Testori e Pasolini.
    Pasolini è il grande diagnostico della
    rivoluzione antropologica in Italia,
    quella rivoluzione per cui dalla metà degli anni 50
    alla metà degli anni 60 avviene un passaggio
    velocissimo da un mondo tradizionale
    fondato su una concezione umanistica e solidale
    a un altro in cui trionfano egoismo, apparenza, vuoto morale.
    E' il mondo del Nuovo Potere che nella sua ingannevole
    tolleranza persegue un'omologazione generalizzata.


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  4. Grazie Luci.
    Un abbraccio forte.

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    1. Grazie Oriana Fallaci ...peccato che negli ultimi anni di vita abbia toppato alla grande!

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    2. Ha insistito su una posizione sbagliata.
      La lettera a P.P.P. è bellissima.

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  6. Senza il PECCATO non c'è salvezza. Altrimenti da cosa siamo salvati?
    Ma non sapenDOLO è peccato?
    E il SALVATORE ha conosciuto il PECCATO per salvare NOI da quel che non conoscevamo?

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    1. Se una cosa nessuno la conosce nessuno può sapere che esiste e nessuno può essere colpevole....qualcuno lo doveva conoscere questo Peccato...
      Da dove viene il Peccato?

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    2. L'unica cosa che conosco di Pasolini è il film "Il Vangelo secondo Matteo"...che poi è più simile al Vangelo secondo Marco...ma ve be...non vorrei sbagliare era di Pasolini?
      Ah ed anche "Medea"...se era di Pasolini...bei film, molto realistici...particolari...una strana atmosfera.
      Ciao Gus.

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    3. Papa Giovanni, oltre al “sindaco santo” di Firenze, Giorgio La Pira, incoraggiò la lavorazione del film “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini, nonostante i primi attacchi della stampa moralistica contro un regista omosessuale che decideva di occuparsi di Cristo. Pasolini non dimenticò questo sostegno del Papa “contadino” e all’uscita del film nel 1964, sopraggiunta la morte di Papa Giovanni, dedicò il film “Alla cara, lieta e familiare memoria di Giovanni XXIII”.

      Per me è il film migliore che parla di Cristo.
      Se leggi tutti i commenti puoi farti un'idea di P.P.P.

      Ciao Frapp.

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    4. Frapp, il peccato è un errore che commette l'uomo e l'allontana dal suo Destino, che teologicamente è il ritorno al Padre.
      L'errore, in teologia si chiama peccato, viene dalla mancanza di fede dell'uomo. Cristo dimostra che con la fede altissima si può non peccare.

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    5. E come si raggiunge una FEDE altissima?
      Il FRUTTO ERA BUONO DA MANGIARE!

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    6. Penso sia una Grazia.
      Spetta a noi conservarla osservando il Padre Nostro.

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    7. Secondo me Cristo non dimostra che si può non peccare ma che si può vincere il peccato attraverso la croce.
      Ciao Gus e Angelo.

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    8. Proverò ad informarmi di più su chi fosse Pier Paolo Pasolini.

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    9. Cristo vive da uomo e prega il Padre come dovremmo farlo noi. Da uomo non commette peccati e attraverso la Croce si carica quelli degli altri. Scende negli Inferi e libera le anime in attesa del perdono del Peccato originale.

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    10. E quanto hai studiato per arrivare a questo punto?
      - Cristo vive da uomo (mica tanto avendo poteri SOVRANuMANI);
      - prega il Padre (chi di preciso? Il Dio di Abramo, di Mosè, di Davide ... o ancor PIU' GENI-TORE?);
      - come dovremmo farlo noi (parla per TE che a MIO PADRE ci PENSO IO, visto che arrivate a sostenere che questo PADRE lo ha VOLUTO i CROCE, altro che pesce al posto di una serpe, un uovo al posto di uno scorpione. Padre, controPadre e CONTROpadROTTO);
      - Da uomo non commette peccati (in quale riferimento di TEMPO?);
      - e attraverso la Croce si carica quelli degli altri (non sei riUSCITO a capire il PERCHE' se poi il PADRE SUO l'ho ha FATTO mettere in CORCE?);
      - Scende negli Inferi e libera le anime in attesa del perdono del Peccato originale (e che ce vole? Perché non farlo PRIMA? Fino a quando dobbiamo aspettare?);
      - ... finito.

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  7. Buonagiornata Gus, amico caro! Avevo intuito che postare su Pasolini avresti avuto tanto da raccontare e sono contenta perchè imparo parole che sono "luce"! Grazie.

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  8. Di PPP una poesia che dice molto di se stesso, della sua solitudine



    Senza di te tornavo, come ebbro,
    non più capace d'esser solo, a sera
    quando le stanche nuvole dileguano
    nel buio incerto.
    Mille volte son stato così solo
    dacché son vivo, e mille uguali sere
    m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
    le campagne, le nuvole.
    Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
    della fatale sera. Ed ora, ebbro,
    torno senza di te, e al mio fianco
    c'è solo l'ombra.

    E mi sarai lontano mille volte,
    e poi, per sempre. Io non so frenare
    quest'angoscia che monta dentro al seno;
    essere solo.

    Ciao August, ciao Lucia,
    Buon pomeriggio!
    Dani

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  9. Dani grazie! Non so perchè, ma solo ora ho il desiderio di conoscerlo! Una volta, quei volti scavati, quelle persone abbruttite dalla vita faticosa, dalla povertà, mi impressionavano e quindi non approfondivo l'argomento, lasciando il tutto alle spalle....ma è giunto il momento della "luce" Buona serata.
    Buonanotte Gus.

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