sabato 18 gennaio 2014

L'inimicizia verso il senso religioso

 
 
 
 
 
 
Basta guardare l'evoluzione del neonato a ragazzo. Da questa osservazione è possibile scoprire le esigenze primarie dell'io. In particolare il bisogno di amare ed essere amati, l'affermazione della propria personalità, la socialità, il gioco, la curiosità di conoscersi e conoscere.
Nell'io interagiscono velocemente l'affettività (cuore) e la ragione che svolge il ruolo di filtro separando e scartando tutto quello che potrebbe farci male. Quando la ragione viene manipolata dai media non è più in grado di riconoscere il buono dal cattivo e l'affettività diventa un fascio di reazioni e comportamenti imposti dal Potere.

Questa situazione, psicologicamente, viene definita dissociazione dell'io.


Questo meccanismo perverso, tanto più pericoloso poiché non è percepito dal soggetto che, anzi, tende ad adagiarsi nel circolo vizioso dei falsi bisogni e desideri. Ecco il compito dell'educazione, che si può configurare come una lotta contro il conformismo, la banalizzazione dei valori, l'appiattimento degli affetti.
Il potere, nella sua realtà storico-politica, mostra una radicale inimicizia verso il senso religioso. E' questa inimicizia che dobbiamo contestare. D'altra parte il potere, attraverso gli strumenti d'invasione della coscienza, non può non cercare di omologare valori e atteggiamenti che gli consentano di mantenere lo status quo e perpetuare il suo dominio. Gli intendimenti del potere non hanno senso religioso e forse nemmeno etico, né un principio di autolimitazione del potere stesso, né l'apertura all'aiuto di un fattore più grande, cioè la fede. Ma lo stato ateo non esiste. Se non fa riferimento ad un principio che lo trascende e che quindi pone ad esso dei limiti, lo stato tende per sua natura ad attribuirsi una dimensione divina.
 


12 commenti:

  1. Io invece ci vedo anche una sorta di libertà: e se fosse il senso religioso, quello da cui guardarsi? :)

    Moz-

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  2. Hanno sfasciato il mio bagno (water) perché nell'allaccio con il tubo
    di scarico centrale c'era una crepa.
    Logicamente le mattonelle identiche a quelle rotte non sono riusciti a trovarle. Le quattro nuove erano color cacca diarrea, le due che restavano coloro stronzo violaceo. Mia moglie ha visto e quasi piangeva. Ho avuto un'idea: "Manuè, facciamo una composizione. Togliamo le due mattonelle vecchie e mettiamo quelle color cacarella". Terminato il lavoro, lei guarda e mi dice: " Questo è il bagno più bello del mondo, non perché è bello ma per l'amore che hai avuto tu per farmi contenta".
    Anche io vedo che la composizione è un assurdo.
    Un assurdo bellissimo perché è stato compreso
    e io benché sappia che lei mi ama non potevo immaginare
    fino a che punto potesse arrivare l'amore.

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  3. Bisogna che diventiamo poveri, ossia certi di alcune grandi cose.
    Il povero è chi è certo di alcune grandi cose, per cui costruisce una cattedrale, anche se vive in una catapecchia, essendo così cento volte più uomo di chi ha come orizzonte ultimo un appartamento confortevole.
    Perché essere poveri è essere certi?
    Perché la certezza implica l'abbandono e il superamento di sé. " Sono piccolo, sono niente, la cosa vera e grande è un'Altra".
    Secondo l'economia la povertà è la mancanza di un reddito, di una proprietà, di un bene.
    Non c'è un automatismo che ti fa passare dalla povertà economica alla Fede, anzi la povertà può incattivirti, spingerti a rubare, oppure prostituirti.
    La teologia dà un concetto diverso alla povertà, cioè l'abbandono e il superamento di sé e la certezza di un Altro. La povertà è un amore non verso se stesso ma diretto a raggiungere un altro. La povertà è un corollario della Speranza. Se non diventi povero (l'abbandono e il superamento di sé) non puoi sperare. La Speranza di un uomo è che la sua Fede giunga a compimento. Ma per sperare devi avere la certezza su una cosa presente. La Speranza come certezza in una cosa futura poggia su tutto il passato cristiano, poggia su tutta la memoria cristiana, poggia su tutta la certezza di quella Presenza che è incominciata duemila anni fa ed è arrivata fino a te. Se non c'è puoi solo dar spazio all'immaginazione.
    "Domani vinco al lotto è divento ricchissimo". Le esigenze del cuore pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza di realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo il volto, secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno. Il cuore dell'uomo sogna, dà una forma positiva al suo cammino. Ma il sogno del cuore dell'uomo non può sostenere le ragioni di una certezza, della certezza che le esigenze siano esaudite.

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  4. Quest'autunno è toccato a Londra, dove i bus sono stati tappezzati dagli slogan: "Dio probabilmente non esiste, quindi smettila di preoccuparti e goditi la vita". La campagna, promossa da associazioni atee, aveva ricevuto offerte per un totale di 113mila dollari, superando di sette volte gli obiettivi prefissati.
    Ora lo slogan viene riproposto a Barcellona; dall' Epifania, dei bus riporteranno la scritta 'Probablemente Dios no existe. Deja de preocuparte y goza de la vida' ("Dio probabilmente non esiste, quindi smettila di preoccuparti e goditi la vita", appunto). Gli atei spagnoli stanno raccogliendo fondi per promuovere la loro campagna informativa, che potrebbe anche estendersi a Madrid e altre città. Secondo gli organizzatori, tale campagna serve ad "aumentare la consapevolezza tra i cittadini atei, non credenti e liberi, in generale, circa la necessità di rendersi visibili e fieri delle proprie convinzioni e per consentire loro di rivendicare gli stessi diritti e le libertà che sono riconosciuti agli altri cittadini per il semplice fatto di possedere o di esprimere una fede religiosa".

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    1. Suggerisco un altro slogan: "Dio probabilmente, esiste, quindi smettila di preoccuparti e goditi la vita" ;)

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  5. Quello che noi spesso dimentichiamo è che la poesia nacque come epica, per semplificare possiamo chiamarla la poesia delle gesta ed aveva una particolare funzione ,doveva svolgere una funzione educativa, doveva comunicare ed esprimere. Era inammissibile una poesia non utile, non direttamente produttiva di qualcosa e per produzione intendo proprio la produzione di senso. Questo problema nasce già con i lirici greci che però pur sovvertendo in parte i canoni tradizionali e dando luogo alla poesia dei sentimenti continuano a percorrere la strada dell’utilità. Sono i lirici latini che presentano la seconda cesura, la poesia lirica si distacca definitivamente da quella epica non solo per i temi ma anche perché abbandona ogni scopo comunicativo o finalistico. Da quel momento in poi irrompe tutto e si perde il patto (che era stato sotteso nella poesia epica) e rimane un nuovo modo di fare poesia . Il poeta non deve indagare né verità , né deve darci una interpretazione di verità , non deve essere sottomesso all'oggetto, non deve più parlare della morte (oggetto) per renderla fatto universale. Deve accovacciarsi come meglio crede sull'oggetto, il poeta copre l'oggetto non lo scopre qui che la soggettività diventa prevalente, aperta la poesia al lirismo e liberato il poeta da ogni condizione di finalismo comunicativo è ovvio che il soggetto diventa oggetto della poesia. Non è più la morte che viene raccontata ma è il poeta che è e sente morte ad essere oggetto della poesia. Ecco perché non riuscirà con molta difficoltà a trovare qualcosa che risponda al suo canone.
    In questa assenza di patto però non possiamo vedere solo una perdita, a mio parere c'è anche una conquista appare sul palcoscenico umano la possibilità di infinite verità soggettive tessere non più' quadri, pezzi isolati non più affreschi unitari, ma il loro valore rimane comunque straordinario perché ci permette di vedere e di rintracciare l’umanità attraverso dei frammenti infinitesimali spesso diversi per canone e per scelta linguistica che non ci raccontano più la morte ma le mille morti. Da una poesia non si può scorgere il mondo se non per frammenti rattoppati da gli occhi degli altri, il lettore di poesia deve essere umile ,non si deve aspettare niente, non deve cercare né verità né insegnamento, né illuminazione, né spiegazione del mondo, deve solo farsi prestare per un istante gli occhi di un altro stupendosi per la coincidenza identica del vedere insieme, nel vedere stupendosi ancora di più nel vedere il mai visto.

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  6. Se la filologia è quel complesso d’attività che cercano di riportare un testo alla sua forma originaria e, quindi, al suo significato originario -almeno quello letterale ogni interpretazione estemporanea ne dovrebbe tener conto.
    Se, per un delirio d’interpretazione, rinominassi Renzo Tramaglino con un nome diverso, mettiamo Lucio, di fatto Lucio diventerebbe il protagonista dei Promessi Sposi e Renzo scomparirebbe. Chiunque leggesse la mia versione delirante dei Promessi Sposi, e che non avesse curiosità e sensibilità filologica, sarebbe indotto a credere che Lucio è il personaggio che sposerà Lucia e che tanti peripezie dovrà patire: sarebbe pure pronto a scommettere la vita che il romanzo “I Promessi Sposi” racconta le vicende di un tale Lucio e di una tale Lucia.
    Supponiamo che, sempre seguendo il mio delirio divulgativo interpretativo, trasformassi don Abbondio in un uomo coraggioso e rissoso. Di conseguenza, dovrei inserire pure una bella rissa, allorquando il nuovo don Abbondio, seccato per l’interruzione della lettura del breviario, non potrebbe far altro che scambiare ceffoni con i bravi.
    Ma ancora; il delirio mi induce a cambiare pure il punto di vista, trasformando l’incipit dei Promessi Sposi in una descrizione singhiozzante con la quale Lucia spacca le palle del rematore della barchetta, anzi, cosa dico? del timoniere del motoscafo, ché sto mezzo mi pare più adatto che non una barchetta a remi, mentre Lucio, il suo promesso sposo, si dispera per un attacco improvviso di gastroenterite.
    Chi leggesse la mia delirante versione dei fatti, che, per ipotesi, ho messo in Internet, crederà di leggere i Promessi Sposi e, molto probabilmente, sarebbe disposto a scommettere la vita su quelle circostanze narrative.
    Supponiamo pure che si diffondesse la versione delirante dei Promessi Sposi: il primo effetto sarebbe la scomparsa del vero “I Promessi Sposi”; il secondo, che esiste la possibilità di raccontare qualsiasi cosa e che torme di babbei sono pronti a crederci.
    Perciò non mi piace l’operazione di Baricco: è un falso che lui spaccia per vero. E non rileva sostenere che un falso è meglio che niente perché, ricordo, in tale maniera, più o meno, nacquero “I protocolli di Sion”. Ancor oggi, qualche idiota ci crede ancora! E non venite a raccontarmi che fa dell’ironia, perché per fare dell’ironia è necessario accertarsi che entrambi i contraenti della comunicazione possiedano lo stesso registro decodificativo dell’ironico.

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    1. Mi sfugge a quale operazione di Baricco fai riferimento.

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    2. I protocolli di Sion.
      Quando la letteratura racconta la Storia, non può raccontare storie.
      Novel, story and history.
      La letteratura può inventare un "mondo" e narrarlo; ma se il "mondo" lo prende a prestito dalla realtà (dal Mondo), deve rispettare come esso è. Può, semmai, farne allegorie e metafore, ma non può negarlo.
      Esempio
      Se m'invento un racconto sulla battaglia fra i Frighinci ed i Martiamer nell'universo di Zot, posso liberamente far vincere gli uni o gli altri; ma se m'invento un racconto sulla battaglia di Zama, non posso far vincere i Cartaginesi.(Se lo facessi, o mentirei o sbaglierei)

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  7. Sai Gus che questo post lo trovo difficile da inserire nei miei pensieri? Tu hai scritto tanto e in ogni riga cercavo la mia traduzione, ma....niente. Ho capito però che non ti piace Baricco. Non è la prima volta che ne parli negativamente.
    "Quando la letteratura racconta la Storia, non può raccontare storie". Questo l'ho capito e sono d'accordo. Raccontare è parlare a voce alta e non leggere gli avvenimenti realmente accaduti come qualcosa accaduto a noi stessi. Non parlo più sto andando per prati....Buona giornata Gus.

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    1. Baricco piace a molti ma è come il prezzemolo. Si trova in tutte le pietanze.
      Essere romanziere significa avere la cultura del romanziere.
      Ciao Lucy.

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