martedì 28 gennaio 2014

Il capitalismo cambia solo il volto

 
 
 
 
 
 
 
Il pensiero di Guy-Ernest Debord sviluppa essenzialmente i concetti di alienazione e reificazione, già centrali nelle riflessioni di Karl Marx, ma reinterpretati alla luce delle trasformazioni della società europea nel secondo dopoguerra. Lo sviluppo dell'economia nell'età contemporanea, con l'emergere dei nuovi fenomeni sociali del consumismo e della centralità dei mass media, avrebbe segnato infatti una nuova fase nella storia dell'oppressione della società capitalista: la prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale aveva determinato nella definizione di ogni realizzazione umana un'evidente degradazione dell'essere in avere. La fase presente dell'occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell'economia conduce a uno slittamento generalizzato dell'avere nell'apparire, da cui ogni avere effettivo deve trarre il suo prestigio immediato e la sua funzione ultima. Ciò che aliena l'uomo, ciò che lo allontana dal libero sviluppo delle sue facoltà naturali non è più, come accadeva ai tempi di Marx, l'oppressione diretta del padrone ed il feticismo delle merci, bensì è lo spettacolo, che Debord identifica come un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini. Una forma di assoggettamento psicologico totale, in cui ogni singolo individuo è isolato dagli altri e assiste nella più totale passività allo svilupparsi di
un discorso ininterrotto che l'ordine presente tiene su se stesso, cioè, il suo monologo elogiativo.
Lo spettacolo, di cui i mass media sono solo una delle molte espressioni, è parte fondante della società contemporanea, ed il responsabile della perdita da parte del singolo di ogni tipo di individualità, personalità, creatività umane: la passività e la contemplazione caratterizzano l'attuale condizione umana. Ciò che rende lo spettacolo ingannevole e negativo è il fatto che esso rappresenta il dominio di una parte della società, l'economia, su ogni altro aspetto della società stessa; la mercificazione di ogni aspetto della vita quotidiana rompe quell'unità che caratterizza la condizione umana propriamente detta: più egli contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la sua propria esistenza e il suo proprio desiderio.
 


16 commenti:

  1. Proviamo ad immaginare un bambino senza il desiderio di giocare.

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  2. Anche l'esperienza del socialismo reale è stata devastante.
    Quando visitai Praga andai, insieme ad altri amici, al ristorante del "Castello". Erano circa le nove di sera. Dopo mezz'ora arrivò una frotta di giovani. Mi colpì il fatto che rimasero lì fino alla chiusura del locale, ognuno davanti al suo boccale di birra, in silenzio. Non avevano nulla da dirsi. Era l'indice del clima umano di quel Paese.
    Al nostro fianco vivono generazioni mute che attraversano in silenzio la vita. E' questo l'esito dell'azione omologante e pianificante del Potere, di un Potere che si concepisce senza confini.

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  3. Ho avuto pochissimo tempo per giocare. Già a cinque anni rincorrevo mia mamma che disperata usciva di casa con intenzione di non tornare più. Ero terrorizzata. L' ho seguita tanti anni. Poi a 19 anni ho smesso, non ne potevo più. E lei non l' ha più fatto.
    Amare vuol dire rinunciare a molto senza farsi mancare nulla.
    Il resto, quello che avanza, lo lascio "spaziare" nella mente degli insoddisfatti cronici...e mai veramente felici, purtroppo!! E' pur vero che a molti intellettuali piace.....l' infinito, l' immenso. Per intellettuali non intendo solo i curturati, ma chi ha fatto e farà la storia del nostro futuro.
    Ciao

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    1. Più che di giocare mi riferisco al desiderio di giocare.
      Ciao.

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  4. E' come se ad un uccello vengono tarpate le ali,bloccarlo nei suoi propositi e nelle sue iniziative, impedirgli di sviluppare le proprie doti naturali, lasciar crescere dentro di lui quel seme che dalla nascita è stato innestato, della libertà, (quella vera), e della speranza.
    Credere che lassù qualcuno ci ama!
    Ciao August, grazie, il tuo post mi è stato di sprone.
    Un abbraccio
    Dani

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    1. Ho pensato a te.
      Sono tranquillo.
      E' solo un momento di smarrimento.
      Ciao Dani.

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  5. Io credo che anche lo spettacolo, inteso come concetto che hai trattato, possa essere cavalcato e sfruttato da chi la fantasia la ha ancora.
    Tutti gli altri sono destinati ad essere schiacciati: ma a noi che ce frega? :)

    Moz-

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    1. La creatività viene attaccata dal Potere che la schiaccia.

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    2. Ci contempliamo un po' anche coi blog... ;)

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  6. Franco, io mi definisco un contemplativo, anche se qualcuno mi sfotte, non nel blog ma nella vita reale.

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  7. Generalmente l'espressione "coming out" si usa per altri motivi :-o

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  8. Tendenza degenerativa... ;)

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  9. La vita contemplativa. E' difficile da imparare, ma contemplando impari a conoscere il bene e il bello. Maria e Gesù. Una caratteristica Carmelitana è proprio la contemplazione. Ciao e Buona notte in cui le stelle sono solo nel tuo cuore, e ti parlano di splendore e di ricordi vicini.
    Ciao Gus.

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    1. Ci sono tante cose belle da vedere e amare.
      Attraverso la contemplazione si arriva alla riflessione razionale, oppure a una verità, filosofica o religiosa.
      Ciao Lucia.

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