sabato 30 novembre 2013

Conoscere quello che siamo

 
 
 
 
 
 
 

Nel romanzo "Furia" Salman Rushdie definisce New York una città di mezze verità ed echi che in qualche modo domina la terra. Si può odiare questo dominio oppure si può celebrarlo, o ancora rassegnarvisi, ma resta un fatto: New York è il plesso culturale della realtà americana, in tutto il suo eclettismo, la sua emotività, la decadenza, l'intelligenza e il potere. Le mezze verità non sono sufficienti perché l'uomo occidentale, nonostante il suo sapere corre il rischio di arrendersi davanti alla questione della verità. New York è la città ideale per chiedere:" Voi cosa state cercando?" e chiedersi: "Io cosa sto cercando?". La curiosità di una domanda allarga la ragione perché dilata l'orizzonte del conoscibile. Il cuore intuisce già che l'orizzonte è più ampio di quanto il mondo oggi affermi. La nostra capacità di indagare le cose con la ragione è ispirata dal presentimento del cuore che esiste qualcosa di più grande. Si chiama esigenza di infinito o brama di verità



giovedì 28 novembre 2013

Il bastone immerso nell'acqua






La filosofia - affermano Deleuze e Guattari - è creazione di concetti che il filosofo non possiederà mai, ma di cui sarà l'amico. Non ci si interroga dunque sulla filosofia per assegnarle un ruolo o delle competenze, ma per mostrare come ogni domanda sulla filosofia sia una domanda posta alla filosofia, e come quest'ultima sia una ricerca in continuo divenire negli atti stessi che la instaurano.

martedì 26 novembre 2013

Dio, l'amico per eccellenza

 
 
 
 
 
Forse sono le 'scelte' a fare la differenza. La maggior parte del mondo abituale sta con il nero e il bianco insieme, insomma un coperchio per ogni pentola pur di aver una vita tranquilla, ma l'adrenalina che distingue i giorni (spesso anche nella sofferenza) è la fedeltà e la sequela a una 'scelta' che ti costringe a schierarti e a rimanere 'vivo', come diceva Oriana Fallaci, sempre con il fucile in mano alla finestra, a difesa dei tuoi valori.
Vero è che spesso le persone a sostegno delle stesse scelte, possono fare la differenza, anzi, ci sono momenti in cui sono necessari per non “mollare il passo” ma l'Amico per eccellenza è sempre uno solo e quello e Lui non ci abbandona.
Credo che sia questa la condizione umana: non poter avere mai la visione d'insieme.
D'altra parte in questo modo ciascuno si esprime tutto quello che accoglie e capta della realtà in cui siamo immersi.
L'individualità ci rende persone, belle o brutte, secondo le nostre scelte.
Diamo per scontato di avere fede. Ci siamo abituati alla Messa domenicale o giornaliera. Sì facciamo tutto per abitudine fino a quando un'autocoscienza, che prima di tutto è una percezione chiara e amorosa di sé, non ci fa capire che l'Amore a Dio deve rinnovarsi ogni giorno. Rinnovare la consapevolezza al proprio destino.


sabato 23 novembre 2013

La Speranza come certezza in una cosa futura

 
 
 
 
 
 
Bisogna che diventiamo poveri, ossia certi di alcune grandi cose.
Il povero è chi è certo di alcune grandi cose, per cui costruisce una cattedrale, anche se vive in una catapecchia, essendo così cento volte più uomo di chi ha come orizzonte ultimo un appartamento confortevole.
Perché essere poveri  è essere certi?
Perché la certezza implica l'abbandono e il superamento di sé. " Sono piccolo, sono niente, la cosa vera e grande è un'Altra".
Secondo l'economia la povertà è la mancanza di un reddito, di una proprietà, di un bene.
Non c'è un automatismo che ti fa passare dalla povertà economica alla Fede, anzi la povertà può incattivirti, spingerti a rubare, oppure prostituirti.
La teologia dà un concetto diverso alla povertà, cioè l'abbandono e il superamento di sé e la certezza di un Altro. La povertà è un amore non verso se stesso ma diretto a raggiungere un altro. La povertà è un corollario della Speranza. Se non diventi povero (l'abbandono e il superamento di sé) non puoi sperare. La Speranza di un uomo è che la sua Fede giunga a compimento.  Ma per sperare devi avere la certezza su una cosa presente. La Speranza come certezza in una cosa futura poggia su tutto il passato cristiano, poggia su tutta la memoria cristiana, poggia su tutta la certezza di quella Presenza che è incominciata duemila anni fa ed è arrivata fino a te. Se non c'è puoi solo dar spazio all'immaginazione.
"Domani vinco al lotto è divento ricchissimo". Le esigenze del cuore pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza di realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo il volto, secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno. Il cuore dell'uomo sogna, dà una forma positiva al suo cammino.  Ma il sogno del cuore dell'uomo non può sostenere le ragioni di una certezza, della certezza che le esigenze siano esaudite.

 


venerdì 22 novembre 2013

L'oceano è pazzo di schiuma

 
 
 

 
 
 
 
Non si può guardare un uomo senza uno sguardo teso verso la prospettiva del suo destino.
Solo da lì, dalla consapevolezza, dalla visione vera dell'altro, nascono i sentimenti più alti, ed è così che si manifesta l'Amore incondizionato: quello solo capace di rinnegare se stesso e di rinunciare al proprio ego a favore dell'altrui bene, ultimo andando a proiettarsi nell’attesa del domani seguendo al contempo la filosofia intrinseca del tutto nell'ora per allora. Se qualche volta trovate il tempo di andare in auto a ovest in County Clare, lungo la Flaggy Shore, a settembre o ottobre, quando il vento e la luce si azzuffano così che da un parte l'oceano è pazzo di schiuma e bagliori, e all’interno fra le pietre la superficie di un lago color ardesia è illuminata dal lampo terrestre di uno stormo di cigni, le piume scompigliate e soffiate, bianco su bianco, le teste adulte dall'aria ostinata
sommerse o affioranti o indaffarate sott'acqua.
Inutile pensare di posteggiare e cogliere la scena più completamente.
Passano cose note e ignote mentre forti morbide folate prendono l'auto di sbieco e sorprendono il cuore sovrappensiero e lo aprono d'un soffio.
Anche qualche pensiero di Seamus Heaney




mercoledì 20 novembre 2013

Alluvione in Sardegna




Attraverso gli hashtag gli utenti dei social network stanno facendo girare numeri utili per le emergenze. Oltre al 115, già andato in tilt per le troppe chiamate ricevute, per segnalazioni e offerte di aiuto sono attivi i seguenti numeri: 0789/602019, 0789/69502, 0789/52020 e 366/6617681 per la zona di Olbia, mentre 348/7074692 e 347/1240911 per la zona di Uras. Con un particolare: le informazioni e le notizie non provengono da account ufficiali degli enti che stanno aiutando la popolazione sarda sul territorio, ma da semplici utenti e personaggi famosi che sui social network stanno mettendo in moto la macchina della solidarietà. La scrittrice sarda Michela Murgia, ma anche artisti come Marco Mengoni, Laura Pausini e Raphael Gualazzi stanno usando i loro account su Twitter e Facebook per far circolare numeri utili e segnalazioni per la popolazione colpita dall’alluvione.









lunedì 18 novembre 2013

L'etica come entità indipendente

Perché fu permessa la tentazione.

4. 6. Se dunque si chiede perché Dio permise che fosse tentato l'uomo ch'egli prevedeva avrebbe dato il consenso al tentatore, io non posso scandagliare la profondità dei disegni divini e confesso che [la soluzione] del problema sorpassa di molto le mie forze. Può esserci dunque forse una causa occulta, la cui conoscenza è riservata - non per i loro meriti ma piuttosto per una grazia di Dio - a persone più valenti e più sante di me; ma tuttavia, nei limiti della facoltà che Dio mi concede di capire o mi permette di dire, non mi pare che l'uomo sarebbe stato degno di gran lode, se fosse stato in grado di vivere rettamente per la semplice ragione che nessuno lo avrebbe persuaso a vivere male, dal momento che nella sua natura aveva il potere e, nel suo potere, la capacità di volere per non acconsentire ai consigli del tentatore, sempre però con l'aiuto di Colui che resiste ai superbi, ma concede la sua grazia agli umili 9. Perché dunque Dio non avrebbe dovuto permettere che l'uomo fosse tentato, sebbene prevedesse che avrebbe acconsentito [alla tentazione]? L'uomo infatti, in quell'occasione, avrebbe agito di propria volontà e avrebbe, così, commesso la colpa e avrebbe dovuto subire il castigo per essere restituito nell'ordine della giustizia di Dio? In tal modo Dio avrebbe mostrato all'anima, per istruzione dei suoi servi futuri, quanto rettamente egli si serve delle volontà anche perverse delle anime quando queste si servono delle loro nature buone per fare il male.



S.Agostino







venerdì 15 novembre 2013

Aanalisi a scopo di dominio e manipolazione dell'uomo

 
 
 

 
 

Il problema è la relazione tra la consistenza ultima delle cose, cioè Cristo, e la forma contingente dello stesso.
Lo scandalo nasce dall'idea sbagliata del trascendente, che rende più difficile ammettere che in Cristo tutto consiste.
Senza questa visione del trascendente anche per i cristiani non ci sarebbe alternativa tra l'opzione fondamentalista, verità che si impongono alla ragione dall'esterno e l'elevazione della cultura dominante a criterio ultimo dell'agire.
Cristo è l'unica risposta al fondamentalismo e alla secolarizzazione della Chiesa.
L’ideologia introduce una visuale totale del mondo, in cui si pensa che con la ragione si possa spiegare tutto. Pensando di cambiare tutto con la potenza della ragione, la cosiddetta "visione totale" costringe la realtà e Dio a inchinarsi alla "ragione" dell’uomo.
Sono le tesi di Horkheimer e Adorno sviluppate nella Dialettica dell’illuminismo.
L’ideologia è l’esatto contrario della fede religiosa.
Se manca la grazia, ad un solo scopo è presente la ragione della legge, a rendere colpevoli e ad uccidere.
Perciò l'uomo di oggi è inquieto sotto ogni punto di vista, eccetto quando non pensa, perseguitato dalla violenza e dall'ombra della paura. Secondo Horkheimer e Adorno, l'illuminismo proclamò l'autodeterminazione razionale dell’uomo, ma finì con l'imporre al mondo una razionalità scientifica in grado di vanificare, se non di impedire, la stessa libertà che rivendicava al soggetto.
Questa ragione scientifica, basata sull'oggettivazione della realtà, si proponeva di dominare tutto il mondo della natura, allo scopo di un suo sfruttamento strumentale.
Con lo sviluppo della tecnologia, anche l'uomo, la vita umana stessa, sono diventati oggetto di analisi a scopo di dominio e manipolazione.
Di fatto, il progetto illuminista si è risolto nel suo opposto.
Tra la ragione come facoltà della scienza e la ragione come facoltà della libertà si è così sviluppato un conflitto, con la vittoria della razionalità tecnocratica.



martedì 12 novembre 2013

La Verità dona l'autorevolezza

 

 


 
 
 

Veramente autorevoli sono le persone che ci coinvolgono con il loro cuore, con il loro dinamismo e con il loro gusto, nati dalla fede.
Ma autorevolezza reale è allora la definizione dell'amicizia.
L'amicizia vera è la compagnia profonda al nostro destino, al destino del nostro volto.
E non è questione di temperamento.
Ve ne può essere uno più effusivo e uno più discreto e cauto.
L'amicizia vera si sente nel cuore della parola e nel gesto della presenza.
Quell'autorevolezza lì, nasce dall'intima adesione alla verità, e secondo me e ci si riconosce nel silenzio della verità vera.
Tanti anni fa lessi un preziosissimo libretto di Cantalamessa 'Obbedienza' dove spiegava che l'autorevolezza di Gesù nasceva dalla sua profonda sottomissione alla volontà del Padre e gli altri lo percepivano,  e le sue non erano parole ma frutto di un'obbedienza reale alle parole pronunciate, vita vera, insomma.




 



venerdì 8 novembre 2013

Accogliere Cristo nella nostra coscienza

 
 
 
 
 
Quando leggevo Leopardi non mi era amico. Rappresentava molto meglio di quello che avrei saputo fare io ,quello che io sentivo, ma non mi era amico: era un'autorità fuori di me. Un po' per curiosità, un po' per dovere ho incominciato a capire certe cose. Leopardi mi spiegava le ragioni del suo essere malinconico e io non condividevo. I suoi lamenti li sentivo veri ma aumentavano la mia malinconia. Un motivo in più per essere in contrasto con lui, ma non solo non ero in contrasto, anzi mi diventava amico. Avevo compreso che uno ti diventa amico nella misura in cui tu lo interiorizzi, vale a dire, comprendi le ragioni del perché lui ti rappresenta. Dostoevskij iniziò a scrivere "l'Idiota" e buttò giù molte delle riflessioni e degli appunti che lo portarono a "I Fratelli Karamazov" e al suo incompiuto disegno di grande romanzo. Dostoevskij supera l'ipotesi che sorge in Nietzsche di un nichilismo lieve, o gaio, propagandato come modo di vivere da "turista", un po' distaccato e scettico tra le cose belle e le difficoltà del mondo. Secondo Dostoevskij l'abisso dell'animo umano non si risolve nell'individuare una buona idea o una norma giusta, ma nel mistero della presenza di Cristo.
 
 
 


mercoledì 6 novembre 2013

Il conformismo cambia solo pelle

 
 
 
 
 
 

I giovani di oggi hanno un'esigenza di autenticità
che è sottilmente più acuta rispetto a un tempo.
Ma l'impeto di autenticità che ha preso forma

per contrasto con l'ipocrisia viene subito travolto
da un nuovo conformismo.
Allora l'agitarsi di questi giovani è
molto più rabbia che un impegno.
La conclamazione di valori ideologici
strumentalizzati dal Potere finisce per stordire
i giovani sempre più smarriti per l'insicurezza
del loro cammino e l'impaccio nell'identificare
una propria esigenza prevalente.
Mancando un obiettivo di medio
e lungo periodo alla fine vengono ingabbiati
all'interno di un bisogno dominante che
sembra quello immediatistico che
si consuma giorno dopo giorno
facendo scomparire l'autenticità iniziale.



lunedì 4 novembre 2013

Luce Irigaray è una filosofa

 










Luce Irigaray è una filosofa e una psicoanalista, che ha fatto parte dell’École Freudienne de Paris aperta da Jacques Lacan. Come per la maggior parte delle pensatrici francesi di questi anni il legame con il movimento delle donne è stato un punto vitale di svolta nel percorso di Luce Irigaray. In particolare Irigaray era in contatto con Antoinette Fouque, la donna che ha guidato uno dei gruppi più importanti del movimento delle donne francesi: “Politique et psychanalyse”.
Vicina al movimento delle donne, anche se non direttamente coinvolta in esso, Irigaray ripensa al legame senza parole delle donne tra loro e con la madre.

Il frutto di questa sua riflessione è la tesi di dottorato, pubblicata con il titolo Speculum. L’altra donna nel 1974. La partecipazione alla scuola Lacaniana doveva essersi fatta ad un certo punto burrascosa, dato che non riuscì ad ottenere dalla sua scuola l’appoggio per i finanziamenti che dovevano servire a pubblicare Speculum. Con Speculum si matura cosi la rottura tra Irigaray e Lacan riguardo alla loro collaborazione all’interno della scuola.

Lacan aveva sostenuto che una bambina o un bambino divengono dei soggetti veri e propri quando entrano nel circuito di una rete di significati sociali, che danno loro una posizione precisa in rapporto agli altri. Questa posizione, secondo Lacan, è garantita dalla figura paterna. E’ la figura paterna che simbolicamente fa sì che si sciolga quel rapporto di fusione amorosa con la madre, che altrimenti i bambini manterrebbero, rimanendo al di qua delle regole sociali. E’ solo con questo passaggio che le bambine e i bambini divengono degli individui nella società, uscendo dallo stato d’infanzia. Lacan, seguendo Freud, aveva dato il nome di “superamento del complesso di Edipo” al divenire individui andando oltre il legame amoroso con la madre.

Ciò che è stato posto sotto accusa da parte di molte donne è che Freud e Lacan insistessero sulla figura del padre, come quella che simbolicamente poteva garantire il divenire un individuo sociale delle bambine e dei bambini. Probabilmente pensavano entrambi al patriarcato come alla struttura sociale che permette di divenire pienamente individui.

Nel suo testo del 1966, Comunicazione linguistica e speculare, Irigaray non critica direttamente quest’idea, ma con più semplicità pensa a una strada obbligata e appartenente a tutti per divenire individui a pieno titolo che non sia quella garantita dal padre e si sottragga così ad ogni forma di patriarcato.

Speculum è il testo nel quale la critica di Irigaray alla filosofia classica maschile e alla psicoanalisi di Freud e di Lacan si fa ironica e dura.

Seguiamo il procedere di Irigaray sulla via ironica del leggere nel grande libro della cultura maschile le figure simboliche che parlano della donna. Una figura sulla quale lei si ferma è proprio quella dell’isterica.

Quando si ragiona sulla condizione femminile, di solito abbiamo presente lo stato di confusione che l’essere trapiantata nelle genealogie maschili fa nascere in una donna fra il suo essere corpo e il suo essere parola. Ossia, quello stato noto come isteria femminile, femminile quasi per d
efinizione.



venerdì 1 novembre 2013

La comunione dei santi è precisamente la Chiesa

 
 
http://guspensiero.blogspot.com
 
 
 
 
Esiste un solo perdono. Quella persona che ti ha fatto del male è come se non lo avesse fatto. Tu hai la stessa affettività verso quell'umano che è identica a quella che precede il misfatto.
Dio si è fatto uomo e nella Croce ha tolto i nostri peccati per accoglierci nel Regno dei Cieli e vivere in eterno.
Un uomo non può fare queste cose. Per questo il suo perdono è un'altra cosa. E' un perdono monco.
Quando gli ideali falliscono si capisce che la causa è la menzogna.
L'ideale della giustizia, l'amore che finisce scoprendo che l'altro non ti ama, la politica degli sgambetti e del tornaconto personale, il lavoro che diventa mobbing.
L'uomo perdona in base ai suoi limiti.