domenica 29 settembre 2013

Cristo dentro di noi

 
 
 
 
 
Per farsi conoscere, Cristo, usa noi, il nostro corpo. Il nostro cuore. Come ha fatto con Sua Madre. Le persone vedevano una donna che portava dentro di sé un bambino; in realtà era Gesù che portava Sua Madre all'incontro con Giovanni ed Elisabetta- Questo succede anche con noi se permettiamo a Cristo di aiutarci a farlo conoscere a chi Lo ha relegato in un angolo oscuro del suo cuore.
 
 
 
 


venerdì 27 settembre 2013

Ipotesi su nascita società socialista

 
 



 

Si chiama neurofisiologia.
Studia il cinema non per il contenuto, gli attori, gli autori o qualsiasi altro aspetto, ma per una cosa chiamata dialettica neurale, opposizione di luce e oscurità.
Così non conta l'immagine ma il mezzo meccanico che la riproduce
se il cinema è ipnosi (per via della persistenza retinica credo)
la politica usa lo stesso sistema: è con l'ipnosi che si controllano i popoli
Tuttavia la società capitalistica sta assistendo e determinando un declino della capacità di attenzione che porta al suo culmine la perdita dell'effetto ipnotico dei messaggi.
Le nuove forme di cinema e musica frammentano i contenuti in parti sempre più piccole così che entro poco messaggi più lunghi di cinque secondi non saranno più comprensibili.
Il cinema abbandonerà allora ogni forma e grammatica, non avrà più senso la trama e tutto ciò che da organicità alla rappresentazione.
Le canzoni si limiteranno a ripetere frasi cortissime e sconnesse, si arriverà a comunicare con una sola immagine, singoli input fino ad un massimo di tre secondi.
L'ipnosi ovviamente non sarebbe più possibile
niente più mistificazione.
Il potere perderà il controllo delle masse perché non potrà impartire ordini.
Adolescenti idioti faranno una specie di rivoluzione fra grugniti, annusate e altre espressioni istintive primordiali fino a che uno sparuto gruppo di sopravvissuti intellettuali, studiosi di cinema, con una capacità di attenzione appena superiore si prenderà cura di loro e li aiuterà a recuperare la facoltà perduta costituendo ovviamente uno stato socialista.


martedì 24 settembre 2013

Lo strano mondo dell’integralismo islamico

 
 

 
 
 

Per gli integralisti islamici raffigurare Maometto è un reato. Perché secondo loro sarebbe di per sé un fatto sacrilego. Ebbene la verità è che Mohammad fu un uomo come tutti gli altri e lui stesso vietò che lo si venerasse come una divinità. Gli sciiti, i sunniti nell'epoca ottomana e in India hanno ritratto il profeta senza remore.
Di fatto coloro che mettono un veto alla raffigurazione di Mohammad compiono un compromesso tra i più oscurantisti, quali i wahhabiti in Arabia Saudita, che predicano il divieto assoluto della raffigurazione degli esseri viventi.
Tutti i paesi arabi moderati hanno assunto posizioni "integraliste".
La Siria dovrebbe essere una dittatura “laica”, ma ha richiamato il suo ambasciatore in Danimarca. La Libia dovrebbe essere “laica” , eppure è stato il primo regime a chiudere l’ambasciata danese. La Tunisia, da sempre portata ad esempio per la sua “tolleranza” e la sua “laicità all’occidentale”, è stata in prima linea da subito contro gli “infedeli”, ospitando il Consiglio dei Ministri degli Interni arabi, i quali hanno condannato senza riserve le immagini raffiguranti Maometto. In Egitto il Parlamento (che dovrebbe essere a maggioranza “laica”), ha emesso una risoluzione di condanna. E un’analoga risoluzione è stata spiccata dal parlamento della Giordania, il più “filo-occidentale” fra i Paesi arabi. Si è mobilitata la Lega Araba, che non è un’associazione sovranazionale islamica, ma è sempre stata conosciuta come un punto di riferimento del “laicismo nazionalista”.
E allora?
Non ci sono più islamici moderati o tutto questo è solo una violenta e tragica messa in scena per altri fini?
Altro che offesa del "sacro".

 

 




domenica 22 settembre 2013

L’impeto della missione è una gratitudine

 
 
 
 
 
 
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».


giovedì 19 settembre 2013

La ricchezza dell'arte e della comunicazione

 
 
 

 
 
 

 
Ho letto L’Elogio della Follia, un saggio scritto da Erasmo da Rotterdam. Subito mi catturò l’ammirabile dedica a Tommaso Moro, che già conoscevo per l’Utopia: non riuscii a staccarmi, come d'abitudine, dalla lettura se non dopo aver terminato l’ultima riga della splendida, autoironica conclusione.
Al di là dello stile di scrittura sempre scintillante, sorretto da una straordinaria intelligenza e da una sconfinata erudizione, al di là del riuscitissimo gioco degli specchi tra apparenza e realtà, ragione e assurdo, saggezza e follia, ad affascinarmi nell’opera di Erasmo fu in particolare la tesi centrale della pazzia come forza vitale creatrice: l’innovatore è tanto più originale quanto più la sua ispirazione scaturisce dalle profondità dell’irrazionale. L’intuizione rivoluzionaria viene sempre percepita al suo manifestarsi come priva di buon senso, addirittura assurda. È solo in un secondo tempo che si afferma, viene riconosciuta, poi accettata e persino propugnata da chi prima l’avversava. La vera genuina saggezza sta quindi non in un atteggiamento razionale, necessariamente conforme alle premesse e perciò sterile, ma nella lungimirante, visionaria "pazzia". Tutti noi abbiamo certo riscontrato più volte la profonda verità di questa tesi.
L’Elogio della follia uno dei pochi libri che da quella lontana prima volta tengo a portata di mano offre tante altre chiavi di lettura, come ogni vero capolavoro. In questi ultimi tempi sono portato ad ammirare l’eccezionale ricchezza dell’arte e della comunicazione che vi è dispiegata. Come l’uso istintivo, magistrale, della battuta arguta, del motto di spirito, dell’immagine incisiva, del tono apparentemente lieve e scherzoso per affermare verità anche amare e sostenere coraggiose posizioni morali. Un libro dunque che trascende ogni tempo, da rileggersi anche oggi non solo per divertimento ma anche per apprendimento.

 



mercoledì 18 settembre 2013

Twitter cambia ancora look e punta alla tv social

 
 
 
 





Twitter cambia ancora. E lo fa a pochi giorni dall’annuncio delle procedure per la quotazione in Borsa. In ballo secondo le indiscrezioni ci sarebbe un cambio di look dell’uccellino blu. A partire dalla sua applicazione per smartphone, che dovrebbe essere aggiornata dopo il 18 settembre, giorno in cui sarà disponibile per tutti il nuovo sistema operativo di Apple, iOS7. Tra le novità più interessanti, come spiega il blog AllthingsD, ci sarebbe una sezione dedicata alle conversazioni e tweet relativi al mondo televisivo.

lunedì 16 settembre 2013

La necessità di produrre in modo diverso

 
 
 
 
 
 
Noi tutti dovremo render conto dello sfascio sociale e morale del mondo perché il mondo siamo noi.
Noi abbiamo permesso che bambini assettati costretti a bere l'acqua putrida delle pozzanghere siano poi morti per una banale diarrea.


sabato 14 settembre 2013

Vivono beatamente contenti e si reputano fortunati

 
 
 
 
 
 
Basterebbe un buon architetto e non si costruirebbero casermoni. Evidentemente c'è la volontà di farli brutti perché chi ci abita non merita di più.


giovedì 12 settembre 2013

Un cammino senza ritorno

 
 
 
 
 

 
 

Stiamo andando a raccogliere frutta, radici e bacche. Neppure esiste un villaggio, solo dei ripari. Non ci sono sentieri ma solo tracce che lasciamo per il gruppo che ci segue. Dove manca la vegetazione, con una scheggia di pietra lasciamo indicazioni su dove siamo passati e, al caso, cosa abbiamo trovato o che direzione abbiamo seguito . In un contesto ergonomico questo ci avvantaggia di molto sui possibili gruppi concorrenti. Allo stesso tempo ci distacca sempre più dal gruppo di cui siamo ora entità in via di separazione.
Questa è la tecnologia: la realizzazione “dell’essere” in un diverso rapporto con  “ l’altro”.
L'uomo invidia l'animale, che subito dimentica. L'animale vive in modo non storico, poiché si risolve nel presente. L'uomo invece resiste sotto il grande e sempre più grande carico del passato: questo lo schiaccia a terra e lo piega da parte. Per ogni agire ci vuole oblio: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non solo luce, ma anche oscurità. La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto.

 

mercoledì 11 settembre 2013

L'osservazione a volte supera il ragionamento

 
 
 
 

Il fondatore della fisica e dell'astronomia classiche - almeno fino a quando l'avvento della teoria della relatività non ha stravolto le fondamenta scientifiche di queste discipline - coltivava un suo lato oscuro. Personalità complessa e curiosa, Isaac Newton era mosso da una grande passione per la faccia misteriosa della realtà, quella che la scienza ha sempre bollato di 'superstizione': l'alchimia come il millenarismo, la possibilità di trasformare i metalli più vili in oro lucente e il calcolo matematico per prevedere il giorno dell'Apocalisse. E questa inquietudine scientifica si è accompagnata a un amore per lo studio dei testi sacri che ha fatto dello scienziato anche un discusso teologo (considerato eretico negli ambienti ufficiali). Così, studiando i versi del libro di Daniele, proprio l'autore dei Principia mathematica ha calcolato che il mondo sarebbe scomparso esattamente 1260 anni dopo la fondazione del Sacro Romano Impero d'Occidente. Il calcolo si basa sulla durata presunta della corruzione della Chiesa, calcolata a partire dall'inizio del potere temporale del papa - che nell'800 d.C. incorona Carlo Magno Imperatore del Sacro Romano Impero - e per un periodo indicato dal profeta Daniele in 7-25 e 12-7, dove si legge: "per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, e quando la forza del popolo santo sarà interamente infranta, allora tutte queste cose si compiranno". Da tali parole Newton estrasse la cifra 1260, equivalente a un anno (1), due anni (2) e la metà di un anno (6 mesi).
Una fascinazione, quella per la fine del mondo e per le teorie escatologiche, che l'ha accompagnato durante tutta la sua vita di scienziato: pare che in 50 anni di attività il professore di Cambridge abbia scritto più di 4500 pagine sul tema delle profezie. Una questione etica lo muoveva: l'idea che anticipare il futuro ci avrebbe consentito di evitare errori, guerre e disastri. Che la profezia avrebbe salvato il bene, insomma, almeno fino all'ultimo giorno. E così si accumulavano i fogli fitti di calcoli e congetture sulla data più probabile del giorno del Giudizio. Senza che mai, però, arrivasse a fissare un anno preciso. Ragioni di prudenza, di responsabilità o forse semplicemente di coerenza scientifica. Fatto sta che a un certo punto, proprio pochi anni prima di morire, si convinse che la data poteva essere ricostruita con esattezza a partire dalle parole del profeta Daniele.



lunedì 9 settembre 2013

L'inevitabile declino della filosofia.






Sapere, cultura, conoscenza e saggezza sono termini con una certa familiarità che potrebbero essere quasi sinonimi e a volte intercambiabili. Ma poi dipende dalle varie accezioni lessicali, dalle connotazioni personali, dal contesto (che rende il senso voluto), dalla disciplina in questione. Per esempio cultura può essere intesa come formazione individuale dell'uomo, e in particolare il patrimonio di conoscenze acquisite, maturate e organizzate per una propria piena realizzazione grazie a educazione o formazione, ma anche l'insieme di conoscenze, credenze, comportamenti e convenzioni coltivati e trasmessi da generazione in generazione. In tal caso s'identifica più con civiltà.
Il sapere è un termine peculiare della filosofia. Se contestualizzato in tale disciplina s'interroga sulla natura della conoscenza, sul rapporto tra conoscenze, credenze e ideologie, sull'attendibilità di enunciati riguardanti la realtà esterna, sui presupposti per conoscere, sulle funzioni del linguaggio, sul pensiero condizionato da fattori sociali, economici, politici. Ma in tal caso più per verificare la genesi delle idee che per la loro validità.
Conoscere è entrare in relazione con cose, fatti, regole, apprendimenti indiretti da libri, ma si deve unire alla capacità del singolo di appropriarsene e interiorizzarli, di non limitarsi a fruizioni affrettate d' informazioni che riflettono le fonti da cui sono ricavate, talora male, di esporre giudizi argomentati, risultati da comunicare. Soprattutto di saper agire realizzando una meta o avviare un processo.
La saggezza si può situare tra il conoscere la realtà e praticare una morale o stile di vita. Saggio, per antica tradizione, è soprattutto l'uomo che ha realizzato l'arte del vivere, adeguandosi all'ordine necessario del mondo, accettando il proprio destino. E' conoscenza pratica che insegna a vivere bene, mentre la sapienza è la scienza delle cose più elevate. Sovente saggi sono coloro che vantano varie esperienze proficue, tenendo conto che alle stesse spesso corrispondono vissuti, conclusioni, comportamenti diversi.
La ragione era un tempo espressione filosofica, oggi appartiene al campo scientifico che indaga problemi che una volta erano filosofici e che ora, risolti dall'evidenza scientifica, non lo sono più.








venerdì 6 settembre 2013

Dignità è il sapere, il giusto sapere, il sapere buono

 
 




 



Per alcuni la dignità è come un quadro di valore ricevuto in regalo: non sanno bene dove sistemarlo. In salotto c´è poca luce e non si vede nulla dell´artistico dipinto. In sala da pranzo andrebbe meglio, ma c´è la tappezzeria così stinta. In camera da letto, via, non si può; in cucina non c´è da pensarci.
Ecco: alcuni mettono la dignità nel vestire. Magari ruberebbero, ma non comparirebbero in strada coi calzoni stracciati. Altri, nel non essere inferiori a nessuno: rinunciano a mangiare, ma non alla gioia di essere capo di questa o di quella cosa, direttore di qui o direttore di là. Altri poi mettono la dignità nel non accettare nulla da nessuno: e così la mano che si era tesa nel gesto generoso di aiutare, essi la guardano con freddezza.
Altri, ma nessuno finirebbe più se volesse elencare tutti i posti più o meno sbagliati dove molti mettono il grande quadro che si chiama dignità.
Dovremmo provare a mettere la dignità nel comprendere i nostri simili e le cose intorno a noi.
Perché dignità è il sapere, il giusto sapere, il sapere buono, e indignitoso è l´errore, l´azione maldestra.


giovedì 5 settembre 2013

Chissà, forse un giorno s’incontreranno

 
 





Non c’è conflitto tra scienza e religione, a meno che la non si voglia crearlo.
La scienza si basa su delle ipotesi che debbono essere costantemente verificate e ridotte a concetti intelligibili in un contesto discreto, cioè digitale.
La religione non accetta ipotesi ma solo fede.
Il conflitto avviene, appunto, quando la scienza (cioè le ipotesi) vuol confrontarsi con la fede (cioè le certezze) e viceversa.
Svolgono funzioni diverse in qualsiasi contesto sociale: la prima costruisce dei rapporti tra i fenomeni, la seconda si occupa delle contraddizioni della psiche.
Galimberti, come anche Odifreddi, hanno, in ogni caso, una visione limitativa della scienza che solo in tempi moderni è esclusivamente digitale mentre, in passato era soprattutto analogica e sembra che sia attualmente in atto il processo inverso. D’altra parte anche la religione è sempre di più relativista che fideista. Chissà, forse un giorno s’incontreranno.


mercoledì 4 settembre 2013

Esiste per ognuno un disegno di amore

 
 


 
 

Sapete qual è una mia prerogativa (o anche un mio grosso difetto) cari amici?  Sperare, e talvolta illudermi, che le persone che incontriamo siano sempre migliori di quel che può apparire a tutta prima. Anche quando fanno gli scettici ad oltranza, cercano ad ogni costo l'alterco, perfino a costo di contraddirsi e di esporsi al ridicolo. Ogni essere umano ha la propria storia e io stesso non posso dire che cosa sarei stato qualora avessi avuto genitori o fratelli culturalmente diversi da quelli che ho avuto. Esiste per ognuno un disegno di amore , ma poi spetta al nostro libero arbitrio se aderirvi o meno; inoltre i tempi e i modi ci sorprendono sempre. Per conto mio ho la certezza, tante volte sperimentata nella mia esistenza anche nei momenti di più grande dolore, dell'amore di Dio e che lo spirito del Risorto continua a parlare ai cuori degli uomini. Io spero che siano sempre molti quelli sapranno mettersi in ascolto...
Per noi che crediamo e sappiamo che la storia è redenta il futuro non è un'incognita: come dice san Giovanni Crisostomo, in modo davvero stupefacente: "Noi ci ricordiamo di Quello che viene".

lunedì 2 settembre 2013

Anche la filologia è una cosa seria

 
 

 
 
 
 


Se la filologia è quel complesso d’attività che cercano di riportare un testo alla sua forma originaria e, quindi, al suo significato originario -almeno quello letterale ogni interpretazione estemporanea ne dovrebbe tener conto.
Se, per un delirio d’interpretazione, rinominassi Renzo Tramaglino con un nome diverso, mettiamo Lucio, di fatto Lucio diventerebbe il protagonista dei Promessi Sposi e Renzo scomparirebbe. Chiunque leggesse la mia versione delirante dei Promessi Sposi, e che non avesse curiosità e sensibilità filologica, sarebbe indotto a credere che Lucio è il personaggio che sposerà Lucia e che tanti peripezie dovrà patire: sarebbe pure pronto a scommettere la vita che il romanzo “I Promessi Sposi” racconta le vicende di un tale Lucio e di una tale Lucia.
Supponiamo che, sempre seguendo il mio delirio divulgativo interpretativo, trasformassi don Abbondio in un uomo coraggioso e rissoso. Di conseguenza, dovrei inserire pure una bella rissa, allorquando il nuovo don Abbondio, seccato per l’interruzione della lettura del breviario, non potrebbe far altro che scambiare ceffoni con i bravi.
Ma ancora; il delirio mi induce a cambiare pure il punto di vista, trasformando l’incipit dei Promessi Sposi in una descrizione singhiozzante con la quale Lucia spacca le palle del rematore della barchetta, anzi, cosa dico? del timoniere del motoscafo, ché sto mezzo mi pare più adatto che non una barchetta a remi, mentre Lucio, il suo promesso sposo, si dispera per un attacco improvviso di gastroenterite.
Chi leggesse la mia delirante versione dei fatti, che, per ipotesi, ho messo in Internet, crederà di leggere i Promessi Sposi e, molto probabilmente, sarebbe disposto a scommettere la vita su quelle circostanze narrative.
Supponiamo pure che si diffondesse la versione delirante dei Promessi Sposi: il primo effetto sarebbe la scomparsa del vero “I Promessi Sposi”; il secondo, che esiste la possibilità di raccontare qualsiasi cosa e che torme di babbei sono pronti a crederci.
Perciò non mi piace l’operazione di Baricco: è un falso che lui spaccia per vero. E non rileva sostenere che un falso è meglio che niente perché, ricordo, in tale maniera, più o meno, nacquero “I protocolli di Sion”. Ancor oggi, qualche idiota ci crede ancora! E non venite a raccontarmi che fa dell’ironia, perché per fare dell’ironia è necessario accertarsi che entrambi i contraenti della comunicazione possiedano lo stesso registro decodificativo dell’ironico.




MARL