venerdì 31 maggio 2013

Chi deve pagare la crisi?




 





 
I capitalisti italiani sono poverissimi. I dati ufficiali del fisco dicono che i due terzi di loro (cioè il 67 per cento delle grandi imprese) guadagna meno di 10 mila euro all'anno, cioè circa 800 euro al mese. Ed è su questi miseri profitti che paga le tasse. I dati ufficiali del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) però dicono una cosa diversa. Sostengono che negli ultimi 25 anni i profitti sono molto aumentati, in tutto l'occidente, e soprattutto in Italia, a danno dei salari. Dove sono finiti tutti questi profitti?


 

































 

giovedì 30 maggio 2013

L'amore che sconfina nell'incredibile

Hanno sfasciato il mio bagno (water) perché nell'allaccio con il tubo
di scarico centrale c'era una crepa.
Logicamente le mattonelle identiche a quelle rotte non sono riusciti a trovarle. Le quattro nuove erano color cacca diarrea, le due che restavano coloro stronzo violaceo. Mia moglie ha visto e quasi piangeva. Ho avuto un'idea: "Manuè, facciamo una composizione. Togliamo le due mattonelle vecchie e mettiamo quelle color cacarella". Terminato il lavoro, lei guarda e mi dice: " Questo è il bagno più bello del mondo, non perché è bello ma per l'amore che hai avuto tu per farmi contenta".
Anche io vedo che la composizione è un assurdo.
Un assurdo bellissimo perché è stato compreso
e io benché sappia che lei mi ama non potevo immaginare
fino a che punto potesse arrivare l'amore.
 
 
 


mercoledì 29 maggio 2013

Il 53% delle nuove relazioni? BRNon nasce in ufficio, ma online

 
 
 


Per chi non se ne fosse accorto, nel Nord Italia la primavera sembra ben lontana dall’essere arrivata. Ma anziché andare all’attacco con frasi di circostanza come «Piove, governo ladro», potremmo quasi lanciarci verso un: «Piove, andiamo a farlo».
Perché secondo il sito Lussemburghese per appuntamenti C-Date, forse complice il maltempo, gli italiani non solo «do it better», ma addirittura «do it more», almeno rispetto agli altri paesi. E non solo. Sempre secondo C-Date, sono finiti i tempi delle relazioni in ufficio. Per trovare il partner si socializza in rete.

martedì 28 maggio 2013

il mio professore di lettere, Lanfrodi

 il mio professore di lettere,
lanfrodi capone,
che uomo,
comunista,
sempre in stivali da gringo,
pantaloni di velluto verdi a zampa d'elefante,
giubbino di jeans stinto,
capelli, basettoni, occhiali e mustacci,
sempre il manifesto sotto il braccio.
entrava e diceva,
"le teste di cazzo non mi rompano i coglioni",
ovviamente si mettevano a giocare a carte.
pochi seguivano.
lo diceva all'inizio dell'anno,
io non boccio,
sei politico a tutti,
ma non rompete i coglioni a chi vuole ascoltare.
ovviamente allora si fumava in classe.
ovviamente lo amavano tutti.
ovviamente era deluso della piega del mondo,
aveva capito tutto.
morì d'infarto durante una partita a poker.
è ancora una leggenda in provincia di Pescara.
 
 
 


lunedì 27 maggio 2013

Porre limiti e vincoli alla concorrenza



L’emulazione universale non assicura forse il successo ai migliori ed una vita corrispondente ai meriti individuali a tutti: non tiene svegli forse continuamente  i produttori e non vieta ad essi di addormentarsi sugli allori conseguiti? Ogni giorno ed ogni ora i produttori di beni e di servizi debbono fare i conti con il mercato e con il consumatore, e solo quando riescono a soddisfare i desideri di un numero sufficiente di essi hanno ragione di vivere e prosperare. L’incapace ed il neghittoso cerchi rifugio nella pubblica carità ma chi possegga un minimo di buona volontà e di attitudine a lavorare è sicuro di trovare lavoro presso l’uno o l’altro dei numerosi imprenditori i quali volontariamente si sono assunti l’ufficio di organizzatori della produzione.
Ebbene no: gli uomini non sono contenti. Gli uomini non vogliono durare tutta la vita nell’incessante fatica della emulazione; gli uomini non vogliono, per vivere, fare appello ogni giorno ai capricci del consumatore. Od almeno molti uomini hanno altri ideali di vita. Molti moltissimi forse tutti, in un certo momento della vita o in dati momenti di ogni giorno della vita, sentono il bisogno di riposo, di difesa, di rifugio. Vogliono un’oasi dove riposare, vogliono sentirsi per un momento difesi da una trincea contro l’assillo continuo della concorrenza, della emulazione, della gara. Le oasi si chiamano famiglia, amici, vicini, compagni, concittadini, correligionari, posto sicuro contro il licenziamento, ufficio professionale avviato, con clienti affezionati, negozio ben conosciuto con tradizioni affidanti, marchio di fabbrica famoso, cattedra assegnata fino alla vecchiaia, casa di reddito od appartamento proprio, podere fruttifero di derrate o frutta, titoli di impiego da buon padre di famiglia, associazione di mutuo soccorso o difesa professionale con i compagni di lavoro o di mestiere o di professione, legislazione nutrice contro la concorrenza sleale. Che cosa sono gli uomini ridotti ad esecutori della volontà di una forza cieca che si chiama concorrenza, mercato, prezzo uguale al costo? Meri strumenti. L’economia di concorrenza vive e dura, data l’indole umana, solo se essa non è universale; solo se gli uomini possono, per ampia parte della loro attività, trovare un rifugio, una trincea contro la necessità continua della lotta emulativa, in che consiste la concorrenza. Il paradosso della concorrenza sta in ciò che essa non sopravvive alla sua esclusiva denominazione. Guai al giorno in cui essa domina incontrastata in tutti gli aspetti della vita! Così l’economia della concorrenza può essere salvata solo ponendo vincoli e limiti alla concorrenza medesima.
 
 
 
 
 
 
 











sabato 25 maggio 2013

La risposta all'impatto delle circostanze su di noi

Lo sviluppo critico e sistematico dell'esperienza, nel suo
frutto nobile e provvisorio, nobile perché è l'accostarsi
alla verità del Mistero, provvisorio perché eminentemente correggibile,
si chiama cultura.
Ma lo sviluppo critico e sistematico dell'esperienza
da che cosa è dato?
Dalla coscienza dell'appartenenza a Cristo, dalla coscienza del rapporto
con Chi ci chiama attraverso la realtà.
Solo questo rende possibile una vera criticità e
sistematicità.
La risposta all'impatto delle circostanze su di noi, il
generarsi dell'esperienza e lo svilupparsi della cultura sono giusti
nella misura in cui partiamo dal di dentro dell'avvenimento
che ci ha colto, vale a dire dal di dentro di una sequela.
Se pretendiamo affrontare la realtà e sviluppare
l'esperienza che ne nasce non dall'interno di una sequela,
intesa come dimensione del vivere, allora ci stacchiamo
dall'origine del nostro soggetto e viene meno quindi
il principio formale giusto del nostro agire.


 

 


venerdì 24 maggio 2013

Ma cos'è la qualità della vita?


 
 
 



Diceva Petrolini che siamo dei pacchi che l’ostetrico consegna al becchino.
Nel mezzo c'è la vita. O meglio, la qualità della vita.
La qualità della vita è determinata dallo stato dell'ambiente, dal tenore di vita, dalla giustizia, dall'istruzione, dal tipo di sanità.
La cultura dominante considera la "qualità della vita" come valore primo e assoluto e la interpreta prevalen­temente o esclusivamente in termini di efficienza economica, di godibilità consumistica, di bellezza e vivi­bilità della vita fisica, separata dalle dimensioni re­lazionali, spirituali e religiose dell'esistenza. Una simile cultura conduce, come a suo esito ul­ti­mo, alla eliminazione di tutte le vite umane che ap­pa­iono insopportabili, perché prive di quella pretesa qua­lità della vita.
E così si instaura nel nostro modello di cultura il concetto che solo chi è rappresentativo e degno di spot (bello, ricco, magro, con tre telefonini, con diciotto carte Visa, ecc. ecc.) è nel giusto. Chi non si trova in questa situazione deve ambire a raggiungerla. Pena il disagio e l'esclusione.
 
di Rino Cammilleri






















mercoledì 22 maggio 2013

La tv, il grande schermo del telefonino

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il futuro della televisione in Italia? Connettere i telespettatori tra di loro. Non è un paradosso, ma il trend che emerge da diverse ricerche e studi realizzati negli ultimi tempi. Punto di partenza è il successo commerciale delle cosiddette Smart tv, le tv “intelligenti” e connesse al web, che, nel primo trimestre 2013 hanno fatto registrare in Italia un trend di crescita pari al 50% rispetto al medesimo periodo di riferimento dello scorso anno e un peso in termini di fatturato di quasi 1 miliardo di euro nell’ultimo anno (Dati Gfk).
 
In secondo luogo, il primato della connettività emerge da una ricerca commissionata da Samsung, il maggior produttore mondiale di televisori, a Gfk Eurisko, scegliendo un campione rappresentativo della popolazione italiana tra 30 e 54 anni. Per ben l’84% del campione infatti la tv è principalmente un utile strumento di condivisione dei contenuti (foto, video, giochi), che possono passare dal proprio smartphone o tablet, a tutta la famiglia, sul grande schermo. Senza contare chi utilizza lo smart tv per chattare in tempo reale con gli amici che da casa stanno vedendo la stessa trasmissione, utilizzando una porzione dello stesso schermo. Non a caso dalla ricerca emerge che la smart tv si caratterizza, per ben il 50% del campione, soprattutto per essere collegata ad internet. Inoltre analizzando i comportamenti del pubblico emerge che se prima solo il 6% utilizzava la vecchia tv, seppur già collegata in rete, per chattare, adesso per gli acquirenti di una smart tv questo tipo di pratica sale al 35%, con addirittura un 56% che la utilizza per navigare, rispetto al 45% che già lo faceva precedentemente. Lo schermo televisivo si caratterizza quindi quasi come un telefonino a grande schermo con il 76% del campione che, non a caso, ne apprezza la possibilità di effettuare videochiamate.
La tv nella sua declinazione smart sembra essere sempre più compresa come uno strumento che allarga le proprie possibilità di conoscenza, proprio come il web, per il 55% del campione è in grado di rispondere alla domanda “cosa ho voglia di vedere” mentre per il 41% del campione all’interrogativo “cosa mi potrebbe piacere, che ancora non conosco?”.
“L’indagine che abbiamo condotto sul mercato tv è un’interessante fotografia di come comportamenti e consumi siano fortemente influenzati dalla tecnologia, un ambito che oggi è davvero in grado di segnare nuove tendenze socio-culturali e di giocare un ruolo attivo nella vita delle persone” spiega Edmondo Lucchi, Department Manager di GfK Eurisko.

 

martedì 21 maggio 2013

C'è un nesso tra memoria e destino

 
 
 

E' la memoria di un incontro avvenuto tanto tempo fa ma che vive con te e trasforma il quotidiano.
 


lunedì 20 maggio 2013

Non basta sapere le leggi per osservarle



Le strutture morali cristiane non sono le leggi dei dinamismi umani individuati dall'analisi razionale, ma l'attrattiva scoperta e ragionevolmente riconosciuta di fronte a quella Presenza eccezionale.
Il motivo e il contenuto dell'azione è Cristo: questo è la moralità perché Lui è la Verità.
Non basta sapere le leggi per osservarle. Lo sapeva bene san Paolo che, nella Lettera ai Romani, afferma nettamente:" C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo. Infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio".
La speranza dell'uomo e di un popolo non si possono poggiare sulle leggi; le leggi non sono capaci di darci la forza di aderire al bene che pur vediamo.
La morale cristiana è solo Cristo. Gesù guarda solo un istante l'adultera e da allora lei non guarderà più a se stessa, non vedrà più i rapporti con gli uomini se non dentro lo sguardo di quegli occhi.
L'inizio della moralità è quella attrattiva che perdura nel tempo, anche se la presenza fisica di Cristo non c'è più.
Il resto è sovrastruttura.
A volte deleteria.


 
 
 


sabato 18 maggio 2013

La sfida di Google Plus a Facebook ora si gioca anche nell’immagine

La sfida di Google Plus a Facebook ora si gioca anche nell’immagine



di Maria Strada
Foto, foto e ancora foto.  La grande sfida di Google Plus a Facebook passa anche, e soprattutto, attraverso le immagini, ma Mountain View sta anche cercando tra le sue risorse tecnologiche quella ideale per migliorare l’offerta delle foto sul suo social network e porsi come un avversario in crescita nei confronti del colosso di Mark Zuckerberg.
Da ieri, giorno dell’I/O2013,  sono arrivate 41 nuove features basate su analisi semantica, apprendimento automatico, eccetera. Insomma, sul motore di ricerca di Google. Vic Gundotra, vicepresidente senior della grande G, spiega: «Tutti questi servizi speciali messi insieme portano più Google dentro a Google  Plus, offrendo alla gente motivazioni più forti per entrare nel social network» (al momento Mountain View vanta 190 milioni di utenti attivi al mese contro l’1,1 miliardi di Menlo Park).


 

venerdì 17 maggio 2013

Storie del Wyoming è un libro da leggere



Storie del Wyoming è  il titolo di un libro che raccoglie , nella forma del racconto, storie di uomini e donne del Wyoming, uno Stato degli USA poco popolato, dominato da una natura forte. aspra e sanguigna che forgia gli uomini e le donne che ci vivono sopra.
L'autrice, Annie Proulx, è quella che ha scritto il racconto ( che fa parte di un'altra antologia) da cui è stato tratto il film "Brokeback Mountain".

Questa scrittrice è possente nella prosa, dura, diretta.
Descrive i personaggi con l'accetta, non va per il sottile, li scruta con freddezza chirurgica, senza nascondere il suo amore per essi.
E' insieme tenera e glaciale.

Come molte scrittrici del Nord America, ha un coraggio da leone nell'affrontare e descrivere storie estreme, protagonisti borderline, eventi naturali e umani che s'intrecciano con naturalezza.

In una delle storie del Wyoming riduce il protagonista del suo racconto a questo:

" Morta sua madre, la civiltà cominciò a cadergli di dosso come le penne di una gallina durante la muta. In capo a qualche settimana, mangiava direttamente dalla padella."
 
 


martedì 14 maggio 2013

Non c’è alcun motivo di discutere con chi ha torto






" Vi sono certi individui sul cui viso è impressa una tale ingenua volgarità ed una tale bassezza del modo di pensare, nonché una tale limitatezza bestiale dell’intelletto, che ci si stupisce come mai siffatti individui abbiano il coraggio di uscire con un simile viso e non preferiscano portare una maschera."

































 

sabato 11 maggio 2013

Il luogo comune diventa verità

Il luogo comune è un efficace strumento retorico. Aristotele definisce la sentenza nella Retorica (1395, b 6-7) e scrive che il pubblico, la “gente”, gode delle menzogne perché gli piace credere che qualche verità, spacciata per universale -mediante il luogo comune- illustri, descriva e, soprattutto, citi una sua esperienza personale.
Il luogo comune è retorica efficace perché permette la citazione della esperienza della casalinga di Voghera in una verità! E la misconsiderata casalinga di Voghera, si sente appagata dal suo partecipare diretto all’Universo! Di conseguenza, è grata a chi le riconosce questa partecipazione universale.
Il luogo comune non è una dimostrazione, ma una affermazione ritenuta vera, “a prescindere” dal suo contenuto di verità, capace di nutrire la vanità. Dunque, esso evita la fatica critica di dubitarne.
“L’ha detto il telegiornale”, dunque è vero.
L’efficacia del luogo comune spiega (ce l’hanno spiegato gli antichi) il successo di certi politici che del luogo comune hanno fatto il loro instrumentum regni.
A chi mi riferisco? Beh, innanzi tutto a tutte le forme dittatoriali, l’ultima delle quali in Italia, dovrebbe essere ancora presente nella memoria; a tutte le forme di populismo, l’ultima delle quali dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti.
Eppure, il successo retorico del luogo comune abbisogna di una complicità: quella di un uditorio pigro e boccalone. E vanitoso.
 
 


venerdì 10 maggio 2013

Ma Baudelaire sta scherzando?



Un port est un charmant séjour pour une âme fatiguée des luttes de la vie. L’ampleur du ciel, l’architecture mobile des nuages, les colorations changeantes de la mer, le scintillement des phares, sont un prisme merveilleusement propre à amuser les yeux sans jamais les lasser. Les formes élancées des navires, au gréement compliqué, auxquels la houle imprime des oscillations harmonieuses, servent à entretenir dans l’âme le goût du rythme et de la beauté. Et puis surtout, il y a une sorte de plaisir mystérieux et aristocratique pour celui qui n'a plus ni curiosité, ni ambition, à contempler, couché dans le belvédère ou accoudé sur le môle, tous ces mouvements de ceux qui partent et de ceux qui reviennent, de ceux qui ont encore la force de vouloir, le désir de voyager ou de s’enrichir.
 
 
 
 
 
 
 
 
 


mercoledì 8 maggio 2013

La regressione civile non è latente, ma effettiva



La regressione civile non è latente, ma effettiva.
Dopo di che i limiti da superare sono sempre quelli degli altri, che siamo così bravi ad individuare secondo il nostro metro di giudizio, le nostre sensazioni, la nostra esperienza.
IL primo limite è quello del linguaggio, che descrive, rappresenta, raffigura, circoscrive.
E uscire dai limiti del proprio linguaggio temo sia una missione impossibile: il mio linguaggio, come il tuo linguaggio e quello di chiunque altro, mi rappresenta, è il mio senso, il mio mondo, il mio sguardo su cose e persone.
Ma il linguaggio è un mezzo imperfetto.
E la comunicazione conseguente è limitata in sé e arriva all'altro filtrata dal suo linguaggio, dalla sua esperienza, dal suo mondo.
Quando poi abbiamo a disposizione solo il linguaggio verbale scritto, senza scomodare citazioni, la limitazione è ancora più forte. In ogni messaggio di tipo verbale non solo vengono veicolati una molteplicità di significati, ma il processo di decodifica non è meccanico, ma si realizza attraverso un processo interpretativo in cui entrano in gioco numerosissimi fattori, il contesto, la conoscenza, l'emotività, l'attenzione.
 
 
 


lunedì 6 maggio 2013

L'amore senza Dio è solo un nuovo umanitarismo

 
 
L'ateismo pratico o laicismo, caratterizzato da una divisione tra
la fede e i problemi della vita, con che cosa supplisce
all'assenza della fede, all'assenza di coscienza del rapporto
con l'oltre, con il Mistero, nelle cose della vita?
Nelle cose della vita, certo, perché, come diceva
Cosimo de' Medici in un'arguta sua frase. " A noi non interessa
il cielo, a noi interessa la terra" ; e anch'io la sottoscriverei,
nel senso che se accetto il cielo è perché questo è
l'unico modo per spiegare e dare un senso alla terra, per
moltiplicare il gusto della vita in questa terra.
Può non interessarvi la vita eterna, perché
siete ignoranti in materia religiosa, ma se non vi
interessa vivere meglio quaggiù è infinitamente peggio.
I cristiani devono mostrare al mondo la verità, ma
domandiamoci che cos'è la verità? E' ciò che
corrisponde alla vita.
In questo senso può intendersi la definizione
di san Tommaso d'Aquino:
" adaequatio rei et intellectus", ossia come corrispondenza,
cioè adaequatio della proposta alla vita.
Si tratta perciò di un'esperienza da fare, di un incontro da vivere.
L'amore senza Dio è solo un nuovo umanitarismo, ed
è un male in sé perché contraddice la realtà
cristiana eludendone il vero contenuto, stendendo un velo
sopra di esso.
Il nuovo umanitarismo è il surrogato della fede.
 
 
 


sabato 4 maggio 2013

La convivenza fra Aristotele e Maimonide

 
 
 
 
George Steiner non mi è simpatico; ma devo riconoscerne l’acutezza di pensiero e una certa continua sua tensione intellettuale che finisce per fondersi con la tensione morale.
Quando ebbe a sostenere che, con l’eccidio nazista, l’Europa si era suicidata, c’è poco da essere antipatico, devi sbattere la testa su quel pensiero e su quello che comporta. Già! Aver distrutto il mondo di Kafka, Kraus, Celan, Mahler, ecc., non fu forse la distruzione dello spirito dell’Europa ,cioè di un’identità, senza la quale ci resta un’Europa geografica e commerciale? E lo spirito dell’Europa non era forse un tentativo di sincretismo fra Atene, la città dell’Uomo, e Gerusalemme, la città di Dio? Lo spirito europeo non è forse il tentativo di negoziare il logos con l’imperativo della Rivelazione divina proclamata dai Libri? Dalla Torà non meno che dal Vangelo, dalla Bibbia, dal Corano? L’Europa non è forse la ricerca della convivenza fra Aristotele e Maimonide?
Il compromesso fra le due città, non c’è stato sempre, oscillando fra le due città, a volte tendendo verso Atene, a volte tendendo verso Gerusalemme senza che mai una delle due prendesse il sopravvento o riuscisse a distruggere per sempre l’altra.
Un adattamento del genere non è facile, per niente facile: per ottenerne uno soddisfacente, le grandi idee umane devono tornare ad essere patrimonio dello spirito europeo, le grandi idee umane devo essere la cultura viva e critica che identifica ogni europeo. Una volta Thomas Mann, conversando di un conoscente comune con un amico, gli chiese perché mai ritenesse che il terzo non fosse europeo. La risposta fu:
"Perché non capisce niente delle grandi idee umane".
Noi europei capiamo le grandi idee umane? Abbiamo ancora la cultura viva delle grandi idee umane? Abbiamo ancora la capacità di concordare le due città?
Temo di no, avendo abdicato al pragmatismo americano che, certo, non è noto per una particolare sensibilità verso la "memoria".
 MARL


 



 
 


 








venerdì 3 maggio 2013

Lolita a Teheran di Azar Nafisi.

 




Nella prima foto si vedono sette donne su uno sfondo bianco. In conformità alle leggi del loro paese, indossano ampie vesti nere e veli, neri anch'essi, legati intorno alla testa, che lasciano scoperti soltanto il volto e le mani.
La seconda foto ritrae lo stesso gruppo di donne, nella stessa posizione, contro la stessa parete bianca. Stavolta, però, sono senza quei drappi scuri. Sprazzi di colore le distinguono l'una dall'altra. Ognuna è diversa per il colore e lo stile degli abiti, per il colore e la lunghezza dei capelli; nemmeno le due che portano ancora il velo si confondono più.
Manna. "riusciva a trovare briciole di poesia anche in cose che la maggior parte della gente considera insignificanti. La foto non rende giustizia alla profondità dei suoi occhi scuri.

Mashid. " Avevamo deciso di chiamarla "Milady". ... a guadagnare significato nell'accostamento, era stato il soprannome, non il nome".

Yassi. "E' quella vestita di giallo... riusciva a prendere garbatamente in giro non solo gli altri, ma anche se stessa."

Azin. " La più alta, con i capelli biondi e una maglietta rosa... sfacciata senza peli sulla lingua...la chiamavamo "la selvaggia".

Mitra. "Simile al colore pastello dei suoi quadri... due deliziose fossette ne rendevano meno scontata la bellezza e Mitra se ne serviva per abbindolare vittime inconsapevoli."

Sanaz. "Oppressa dalla famiglia e dalla società, era sempre in bilico tra desiderio di indipendenza e bisogno di approvazione."

Nassrin. "... Non ce la fece a restare fino alla fine."

Il mio racconto sarebbe incompleto se tacessi di quelle che non poterono o non vollero rimanere. Questa è per me Teheran: le assenze sono più reali delle presenze.



MARL