sabato 14 settembre 2013

Vivono beatamente contenti e si reputano fortunati




Basterebbe un buon architetto e non si costruirebbero casermoni. Evidentemente c'è la volontà di farli brutti perché chi ci abita non merita di più.


15 commenti:

  1. Beh, sì... è ovvio che, parlando materialmente e terra-terra, se il mondo circostante è più povero, noi possiamo essere mediamente più ricchi o più felici...

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Basterebbe un buon architetto e non si costruirebbero casermoni. Evidentemente c'è la volontà di farli brutti perché chi ci abita non merita di più.
      Ciao Miki.

      Elimina
    2. Sempre meglio di una grotta, una stalla, un'auto o una panchina.
      Magari TUTTI avessero UNA CASA e un LAVORO ... anche MISERO.

      Il FOCOLARE domestico lo E' SEMPRE STATO più in quei casermoni che NEI castelli.

      Elimina
    3. Devi distinguere l'aspetto emarginazione dalla povertà.

      Elimina
  2. Vivono beatamente contenti e si reputano fortunati.Sì, si reputano fortunati, perché bisogna provare cosa significa essere poveri. Soffrire il freddo d'inverno e il contrario. Non avere il bagno (chiamiamolo come si merita: il gabinetto) in cortile, l'acqua sempre in cortile, la si prendeva con la tinozza, e la luce?
    Sai io penso che al giorno d'oggi il cuore soffre come quando, finita la guerra, abitavo con il mio papà a Milano in uno stanzone che dividevo con uno zio e la sua famiglia. In una giornata di sole il mio papà mi prese per mano e con la mia sorellina ci portò a vedere la casa dove saremmo andati ad abitare. Eh, sì, era in periferia, precisamente "alla città degli studi" ora un centro in cui le abitazioni costano parecchio. Quando salivamo le scale, il mio papà aveva le lacrime agli occhi. Avevamo tutto. Era una delle case dell'ECA (Ente Comunale Assistenza) proprio per le persone a cui la guerra aveva distrutto tutto. Eravamo poveri, come la maggior parte degli italiani. Io mi guardavo intorno e sorridevo alla mia sorellina. Abbiamo trascorso anni molto felici. La casa c'è ancora. Nessuno di noi abita più là. Non mi sono mai vergognata di vivere in via Ponzio, 48. A Milano. Ciao Gus.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il problema non è la povertà, ma l'emarginazione. Io vivo dentro le mura della città, e tu fuori perché guadagni meno di me.
      Ciao Lucia.

      Elimina
    2. Come posso essere un LUPO con un'agnellina come Lucia?
      E come posso essere un AGNELLINO con un lupo come ORSIni?

      I centri delle città adESSO sono abitate da VECCHI ed extracomunitari.

      Pescara non ha ancora l'età di città VERE. E' ancora una città di periferia.

      I RICCHI non vivono più al centro delle città. Informati! Sono tutte CASE fatiscenti se non UFFICI o Banche.

      Elimina
    3. Angelo, non hai letto bene il post. Parlo degli anni '60 e di Roma, non di Pescara.

      Elimina
  3. il punto è che i soldi fanno la felicità.. per chi è capace di afferrarla!
    Conosco fin troppi ricchi che son tristi tristissimi.. e vivono fuori dalle mura della città, no? ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E viaggiano ... VIAGGIANo senza A.C.conTEntARSI MAI di aver incontrato la META, cioè dove ABITA il CRISTO Gesù.

      Elimina
    2. Ma COSA vuoi VERAMENTE dire con questo POSTo ... centrale o periferico?
      Mica vicino alla ferrovia o al cimitero?

      Elimina
  4. Ciao Manuela.
    E' ininfluente che i soldi diano o non diano la felicità.
    Il problema è la cinica ingiustizia sociale della società industriale.
    Polmonite e diarrea, malattie banali in Occidente ma che nei Paesi poveri uccidono ogni anno 2 milioni di bambini.
    Ecco, i soldi servono a impedire tali barbarie e non a dare la felicità.

    RispondiElimina
  5. Vivono beatamente contenti, si reputano fortunati e logicamente votano per Berlusconi.

    RispondiElimina
  6. Dani, il tuo commento è saltato per un mio errore.
    Scusami.
    Ciao.

    RispondiElimina
  7. (╯_╰) !
    Dani


    Eccolo qui.
    Ciao Dani.

    RispondiElimina