sabato 27 luglio 2013

Quando entri ti senti come risucchiato verso l’altare

Per la prima volta non ho rispettato la regola che impone di non manovrare a vela nel porto.
Sono uscito dal porto con una bolina rabbiosa. Completamente sbandato, un altro grado di inclinazione avrebbe fatto sventare le vele. L’equipaggio mi guardava muto e rannicchiato sopravvento. Non guardavo nessuno, guardavo dritto in faccia al vento.
Poi ho raddrizzato la barca e mi sono voltato a guardare le luci rosse e verdi del porto che lasciavo. Il porto stava ancora lì, indifferente al vento, al mare gonfio e lucido, alle galee dei turchi, ai morti ammazzati, al sole che tramontava ed alla sua luce che Otranto avrebbe imprigionato fino al prossimo sorgere. Mi sono seduto tranquillo e ho puntato verso Santa Maria di Leuca.
Otranto è la porta dell’Oriente, non Bisanzio. La porta è Otranto.
Vento forte, mare formato, sole abbacinante. Il porto di Otranto è strano: di fronte all’entrata un ampio bacino poco protetto tanto che sente vento e mare, ed in fondo una spiaggia, a destra un braccio di mare più protetto. Ancoriamo. Franchigia per tutto l’equipaggio sfinito dalla lunga navigazione.
La cattedrale. Il mosaico. Ben deciso a spostare le sedie per vedere il mosaico, resto deluso ancora una volta: il mosaico della navata centrale è coperto da un telo di plastica per operazioni di restauro che alcuni giovanotti stanno eseguendo tessera per tessera. Guardo gli alberi delle navate minori, ci passeggio sopra. E’ strana la cattedrale di Otranto: quando entri ti senti come risucchiato verso l’altare, verso l’abside. Un capolavoro dell’architettura dell’inganno spaziale, un vuoto pneumatico che ti attira nella sua depressione. E tu cammini, vai, ti lasci attrarre da quello spazio che non puoi fare a meno di percorrere. Quella cattedrale non dovrebbe avere sedie, panche o banchi; lo spazio della navata centrale è nato per essere camminato o, se proprio si vuole, per accogliere folle, masse di persone; è uno spazio per assemblee, non per liturgie. Mi piacerebbe fosse sgombro per permettere a tutti di passeggiare, di inginocchiarsi, di leggere il mosaico. Magari proteggendolo dal calpestio con idonea protezione trasparente.
La navata di destra ospita il mosaico dell’albero della redenzione; i giganti, mostri terrificanti ed un nome, Marcuacius, che mi sta facendo scervellare.
Alla fine dell’albero, l’ossario davanti al quale una Madonna con Bambino sdraiato, supino sulle sue gambe.
La basilica di san Pietro, la prima cattedrale bizantina è devastante per la sua bellezza. Un piccolo, minuscolo spazio per organizzare una croce greca il cui incrocio è sormontato, in verticale perfetta, da una cupola sostenuta da quattro colonne. E i resti degli affreschi sono testimoni viventi de li grechi. Anche qui è affrescata una Madonna…
Non c’era nessuno e mi sono messo a chiacchierare con un giovane prete che sostituiva la custode ammalata. Gli ho chiesto se fosse permesso scattare fotografie; “ Sì, ma senza flash, per favore.” Certo, certo... avevo il telefonino…












5 commenti:


  1. Marcuacius.

    Salvare e ingrandire, leggere, in alto, vicino al tondo.
    www.mondimedievali.net/Artemedievale/pavimenti/images/otr06.jpg

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  2. Un post assolutamente descrittivo.
    Non sapevo che praticassi la vela... sei in vacanza?:)

    Marcuacius, un nome strano: non ricordo nessun patriarca o santo che abbia avuto questo nome!

    ciao Gus!


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  3. Sei sbarcato in Puglia?
    Cazzarola, ma proprio in salento o giù di lì dovevi andare? :p

    Non sapevo fossi un lupo di mare^^

    Moz-

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