venerdì 3 maggio 2013

Lolita a Teheran di Azar Nafisi.

 




Nella prima foto si vedono sette donne su uno sfondo bianco. In conformità alle leggi del loro paese, indossano ampie vesti nere e veli, neri anch'essi, legati intorno alla testa, che lasciano scoperti soltanto il volto e le mani.
La seconda foto ritrae lo stesso gruppo di donne, nella stessa posizione, contro la stessa parete bianca. Stavolta, però, sono senza quei drappi scuri. Sprazzi di colore le distinguono l'una dall'altra. Ognuna è diversa per il colore e lo stile degli abiti, per il colore e la lunghezza dei capelli; nemmeno le due che portano ancora il velo si confondono più.
Manna. "riusciva a trovare briciole di poesia anche in cose che la maggior parte della gente considera insignificanti. La foto non rende giustizia alla profondità dei suoi occhi scuri.

Mashid. " Avevamo deciso di chiamarla "Milady". ... a guadagnare significato nell'accostamento, era stato il soprannome, non il nome".

Yassi. "E' quella vestita di giallo... riusciva a prendere garbatamente in giro non solo gli altri, ma anche se stessa."

Azin. " La più alta, con i capelli biondi e una maglietta rosa... sfacciata senza peli sulla lingua...la chiamavamo "la selvaggia".

Mitra. "Simile al colore pastello dei suoi quadri... due deliziose fossette ne rendevano meno scontata la bellezza e Mitra se ne serviva per abbindolare vittime inconsapevoli."

Sanaz. "Oppressa dalla famiglia e dalla società, era sempre in bilico tra desiderio di indipendenza e bisogno di approvazione."

Nassrin. "... Non ce la fece a restare fino alla fine."

Il mio racconto sarebbe incompleto se tacessi di quelle che non poterono o non vollero rimanere. Questa è per me Teheran: le assenze sono più reali delle presenze.



MARL
 
 
 


10 commenti:

  1. A-SENZA, cioè NON SENZA.
    Dietro una ASSENZA c'è SEMPRE UNA PRESENZA.

    PRE-SENZA ... INIZIO di UN COMPIMENTO.

    Esistono pre-senze spiRITUALI che devo guadagnarsi il CIELO ... condividendo il CORPO MATERIALE in TOTO.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il sacco che veste le donne islamiche è solo l'apparenza esterna delle violenze interne che subiscono.
      Azar Nafisi, vive drammaticamente il cambiamento: figlia e nipote di donne che avevano potuto votare, sposarsi per amore, coprirsi il capo per scelta sentita, si ritrova a dover subire restrizioni sempre più violente, che la colpiscono come donna e intellettuale. Nel 1997, privata della possibilità di lavorare secondo i suoi metodi e le sue convinzioni culturali e morali, abbandona l’insegnamento. Con un gruppo di sette studentesse organizza un seminario da tenere ogni giovedì mattina nel soggiorno di casa sua. Parlando di Nabokov, James, Austen, Fitzgerald, confidando le proprie esperienze di vita, spogliandosi del nero di cui il regime le ha costrette ad avvolgersi, le otto donne creano un’oasi di libertà nella realtà, terribile e farsesca allo stesso tempo, che le circonda.

      Lungi dal ritenere che la letteratura sia un rifugio per pochi eletti dall’oppressione e dall’angoscia, la professoressa Nafisi sostiene l’esatto contrario: la letteratura può fornire gli strumenti per affrontare con coscienza il processo di involuzione in cui il Paese è coinvolto; può salvaguardare l’identità, il senso critico, il diritto all’immaginazione di persone strangolate dall’ideologia, dalla paura e dai divieti; può mostrare la complessità di ogni individuo, la difficoltà di conoscerlo a fondo, l’impossibilità di inquadrarlo in giudizi facili. La letteratura è «epifania della verità»: non semplicemente specchio della realtà, quindi, ma traccia per chi si sforza di comprenderla. Gatsby rappresenta il sogno di cui ogni individuo necessita per sopravvivere, e la delusione non è altro che conseguenza dell’illusorietà del sogno americano, mito a cui è facile credere per chi vive nell’oppressione. I romanzi di Jane Austen, polifonici, ‘democratici’ per la capacità di esprimere e far convivere tanti e così diversi punti di vista, sono esempio della complessità degli esseri umani e delle loro relazioni, ma anche, d’altro lato, della capacità di opporsi all’oppressione della consuetudine.

      Elimina
    2. Devi dirlo a parole tue il controSENSO di FEMMINE LIBERE che per SCELTA si SONO "FATTE" DONNE SUORE e pur di claUSURA.
      La VERITA' è ben altro e molte MUSULMANE sono più rispettate di chi pensa di essere LIBERA ma non sa da CHI e di ESSERE SOLO in una GABBIA più grande.

      Elimina
    3. Azar Nafisi ha raccontato una realtà che io non conosco.
      Non so nemmeno se suore e monache italiane sono libere o in gabbia. Ho conosciuto solo una monaca di clausura e non sono capace di descrivere il suo candore.

      Elimina
    4. HAI MOLTO da SCOPRIRE in questo IN...FERMO.
      Ti toccherà rinascere in una condizione peggiore o migliore di quella che stai terminando.
      Lavora almeno su questa con dizione!

      Elimina
  2. Non vedo l'ora di leggere Lolita a Teheran... grazie per il post :)

    ... e del resto, non è un caso se si dice che la curiosità è Donna.

    buon fine settimana Gus!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fa parte del tuo lavoro leggere libri come quello di Azar Nafisi.
      Ciao Rose.

      Elimina
  3. Abiti che le celano completamente, divieto di frequentare le scuole, sottomissione all'uomo padrone,mutilazioni genitali e tantissime altre vergognose imposizione, tutto in nome di Dio. Questa è religione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Maometto era un uomo normale, non era il Figlio di Dio.
      Ha scritto cose che lui stesso non applicava.

      Elimina
    2. E' questo è il LORO LIMITE.
      Il proFETA spesso non comprende CERTE notizie che pro-VENGONO dal CIELO e spesso le IMPONE.
      Bisognerebbe arrivare a capire la LINERTA' di FARE la VOLONTA' di un PADRE che è anche PADRONE; di non aver più BISOGNO di ISTRUIRSI, ma ricevendo TUTTO GRATUITAMENTE ... in AUTO-controllo; comPRENDERE le COSE GIUSTE liberamente. QUESTO E' UNO DEI ... REGNO dei CIELI.

      Elimina

la paranoia è un disturbo della personalità