mercoledì 17 aprile 2013

Tutti nasciamo in un quartiere

 




Tutti nasciamo in un quartiere. Ci cresciamo anche.
Nelle sue strade percorse migliaia di volte, nei suoi negozi popolati da personaggi dai tratti singolari che diventano maschere e stereotipi umani, con i quali si scambiano battute e veloci resoconti di vita.
Ci giochiamo nel quartiere e ci facciamo amici e nemici
Attraversiamo, veloci, marciapiedi, salite e discese.
Ci sono i vecchi, nel quartiere: di loro si sente parlare e li si vedono pure. Si fanno visita, si consolano a vicenda, si godono insieme le dolci comodità del pensionamento e delle malattie invalidanti di cui nessuno parla.
Poi ci sono i grandi, gli adulti , i coetanei dei propri genitori, nel quartiere.
Sono sodi nella carne e nello spirito, disciplinano entrate e uscite, dettano la legge e la vìolano quando vogliono, sono forti come gli dei.
Affliggono e consolano, comminano pene e perdonano.
Lo lasciamo il quartiere, spesso.
Per un'altra casa, più bella, più grande, più propria.
A volte si torna per curiosare
I negozianti sono rimasti, almeno molti di essi. Ti chiamano con gli occhi appena attraversi la strada e tradirli, magari per il centro commerciale appena fuori città, diventa un peccato mortale.
Essere salutato e salutare ogni tre metri, ad ogni uscita, è rassicurante nei giorni in cui il mondo appare un deserto pieno solo del mio malessere.
E' inquietante quando l'identità personale diventa un peso da scrollarsi di dosso.
I vecchi sono morti.
Capita di pensare ad essi come a personaggi di una favola, non sono mai realmente esistiti.
I grandi ci sono , li incontri , li saluti, abbassi gli occhi di fronte alla loro distanza dal tuo ricordo, sono più smunti, hanno le guance incavate, i loro occhi splendenti hanno perso un po' di luce. Ma conservano nei modi quella forza trascinante che ti faceva sentire minore, a quel tempo. Quasi ti giustifichi per quel che sei diventato.
Si chiude una finestra, si vede un cartello di "Vendesi", si percorre un marciapiede senza incontrare nessuno, si va dal fruttivendolo e il dottore, il professore, la signora Tina non ci sono mai.
Il quartiere si ristruttura. Impalcature grandi coprono balconi e finestre. Tinte pastello colorano i ricordi.
Al conto mi sono mancate due coppie di coniugi, morti l'uno a distanza dell'altro in un mese.
Una coppia la conoscevo, nel quartiere dell'infanzia.
Lui, panciuto medico di base, aveva il volto e il corpo immersi nella bontà e nell'arrendevolezza.
Lei, bella donna ai suoi tempi, sempre tirata a lucido e imbellettata, aveva i modi decisi della donna che rendeva il marito uno straccio utile solo a soddisfare i suoi capricci.
Hanno faticato in vecchiaia, per morire. Me l'hanno detto, soffermandosi su particolari crudi e strazianti.
Lui non ha potuto resistere, per quanto rimbambito, alla sua assenza e l'ha seguita presto.
Non ne potevo dubitare: quando erano forti entrambi, lei era sempre più tosta di lui. 




 











13 commenti:

  1. UN INCUBO?
    UN SOGNO?
    Cosa biSOGNA FARE ad ESSO?
    Ma i neoNATI nascono senza ricordi, mentre i MORIbondi si apprestano a PORTArli nella tomba?

    Se non incontri il SALVATORE COME imparerai a FARE ... l'A-MORE?

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  2. Complimenti, bellissimo post.
    Anche io ne ho uno in programma sul mio quartiere, perché poi ritengo che il quartiere sia un microcosmo, un mondo a sé.

    Moz-

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    1. Sul quartiere potrei scrivere un romanzo. Ma non sono un narratore e mi sono limitato a qualche tratteggio.
      Mancano gli incontri con le femmine ed è voluto. Non mi andava di scrivere un porno-racconto.

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    2. Io ricordo i giochi simulando il dottore e la paziente, ma non sapevamo il nome della specialità. Forse erano residui di ricordi del giorno della nascita.

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    3. Ahahaha!!
      Che maiali :p

      Moz-

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    4. Lui faceva l'impaziente.

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    5. Invece sono stato SEMPRE PAZIENTE e non approfittatore ... visto che non ero io che volevo giocare a quel GIOCO di cure strane.
      Preferivo pù giocare a guardie e ladri o, ancor di più, a cowboy e indiani. Mi piaceva prenderli per i capelli e incidere il LORO CUOIO capelluto.
      Ma mi tocca ancora adesso lasciar LORO il SEGNO sul capo.

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  3. I neonati hanno ricordi scientificamente riscontrati nell'utero delle madri.

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    1. Che strano!
      Ho appena scritto un comMENTO alla tua risposta al comMENTO di MikiMoz su questo ricordo.

      Io ti dico che i RICORDI vanno OLTRE il concepimento altrimenti non succhierebbero.

      Non esiste l'istinto ma un REMOTO ricordo.

      EVOLUZIONE DARWINiana o SPIRITUALE?

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  4. Quello che tu descrivi riguardo il quartiere per me è arabo.
    Sono nata in un quartiere , dopo dieci anni mi sono spostata in un altro, il mio papà lavorava per il comune, per cui ci si spostava per la comodità delle vicinanze secondo le sue mansioni e le esigenze della famiglia(numerosa) eravamo in 7.
    Dopo altri 5 anni, cambio, altri 3,altro cambio dopo 4, e poi mi sono sposata altro cambio, che è dove vivo ora, perché è la casa nativa di mio marito, e ci sono da 40 anni.
    Ma la gente del mio quartiere dove vivo, non è la stessa di allora, perché molti sono gli immigrati, perché gli “anziani”non li conoscevo , conosco molto di più tramite la parrocchia, lì, conosco molta gente, sono nati parecchi rapporti, ad esempio ci sono genitori ai quali ho fatto catechismo ed ora ho i loro figli a catechismo.
    Forse la mia città è abbastanza “fredda” da non instaurare rapporti tra abitanti dello stesso quartiere,
    perlomeno lo era di più prima.
    Al nord i rapporti si solidificano con più difficoltà.

    Ciao Gus

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  5. Non si tratta di essere freddi, ma è solo un impatto diverso al reale. Al nord tutti hanno fretta, anche per andare da una stanza all'altra quasi corrono ,dimenticando quello che dovevano fare.
    Il mio augurio è che tu possa insegnare catechismo, dopo averlo fatto alle madri e ai figli, anche ai nipoti.
    Ciao Gioia.

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  6. Caro Gus, non conosco la tua età, ma oggi il quartiere che io ho vissuto,felicemente (63 compiuti)non esiste più.
    Era bellissimo,conoscere tutti e tutti ti conoscevano, ti criticavano e si facevano sempre, i fatti tuoi ,il bottegaio e il panettiere, ma è un mondo andato. Lo sguardo deve essere sempre rivolto al futuro,e il futuro, incerto, io lo amo.
    Un futuro dove purtroppo non ci sarà,più spazio per il vecchio quartiere.

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  7. Non son tanto sicuro che cambi il paesaggio dei ricordi .
    Cambia il pesaggio insieme a noi, ma quello che ti porti dentro ho l'impressione che cambi poco.
    Di quartieri ne ho cambiato un po' ,ma le sensazioni che provo le ho quando faccio una scappata in un posto particolare dove sono più quelli che non ci trovo che gli altri .
    Eppure, non direi proprio che manchi nessuno di loro.

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