sabato 9 marzo 2013

L'io ascolta la voce di un Altro




Ma cosa significa

che la coscienza sarebbe la misura di tutte le cose?

La coscienza del non credente

è il punto originante i criteri con cui

affrontare tutta la realtà, cioè l'uomo

misura di tutte le cose.

La coscienza del credente è il luogo dove

l'io ascolta la voce e la direttiva di un Altro,

dove emerge l'oggettività di un

ordine dato da oltre sé, cui obbedire.


 


26 commenti:

  1. Il compimento della nostra vita: avere sete. Ecco il Paradiso: il luogo dove soddisfare la nostra sete di un Altro a cui obbedire con gioia. Ciao Gus!

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    1. Che bella che sei!
      AVERE SETE ma non saper di cosa.
      Certamente di CHI ha quella bevanda.
      E accorgersi di essere anche bevanda di chi ti ama.

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  2. La coscienza del credente è scritta, ma spetta a noi accertarsi della sua Verità ,giorno dopo giorno, per renderla più forte.
    Per gli altri la coscienza è il frutto delle esperienze, quindi ci sono miliardi di coscienze e tutte diverse.

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    1. Dio cadendo si è frantumato in tanti pezzi.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Lo spirito e l'anima alla fine si fondono con la coscienza.
      Gli egoismi e le tentazioni non riguardano la coscienza. Sono attimi forti e pericolosi.
      Ciao Sara.

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  4. Non so che dire a riguardo.
    E' meglio star zitti, quindi :)

    Moz-

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    1. Puoi dire tante cose. Per esempio dividere i cattolici in fondamentalisti e progressisti, oppure dire che babbonatale è più credibile di Cristo. Ogni aggettivo messo accanto al lemma "cattolico" è una violenza.
      Quello che invece puoi osservare è che milioni di persone si definiscono cattolici e non lo sono.

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    2. Mica è il cattolicesimo che fa o meno violenta una persona.
      Conosco gente che si definisce cattolica, ha la foto di Padre Pio stampata sul muro, e poi ordina ai suoi scagnozzi di far saltare in aria un magistrato, per dirti :)

      Moz-

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    3. Le ossa di Babbo Natale (la maggior parte compreso il teschio) sono nella Basilica di San Nicola a BARI.
      Continuano a trasudare myron.

      Anche Gesù, nella parabola delle MINE (Lc 19,27 ) fa uccidere chi non lo vuole come re.

      ma si può anche uccidere un RE, sperando che non sia IMMORTALE.

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    4. Gesù sta raccontando una parabola che si riferisce al giudizio universale. Non riguarda quindi un comportamento che i cristiani devono assumere, poiché sarebbe in netta contraddizione con la Croce, i nemici del re sono i diavoli, come dice Erchemperto, ma anche tutti coloro che ne sono complici e quel «uccideteli qui davanti a me », sta ad indicare la precipitazione nelle tenebre, ossia l'inferno. Chi avrà disprezzato il dono di Dio, poiché è questo l'insegnamento che si ricava dalla parabola delle Mine, è nemico di Dio e come tale non entra nel regno dei cieli ma è precipitato nel fuoco dell'inferno. Tempo fa ho proposto una spiegazione a cosa poteva riferirsi Gesù con le parole: « A chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha ». Molti hanno risposto che Gesù si riferiva ai talenti, al tempo non ho voluto rispondere, poiché avvertivo molta polemica nelle loro risposte, polemica che ci sarà ancora se parlassi con le stesse persone. Sinceramente però non avevo mai fatto caso a queste parole che tu hai citato e ti ringrazio, poiché esse confermano quella che una volta era solo un intuizione e non avevo una scrittura per confermarla con chiarezza e dovevo riferirmi ad altri passi che comprendevo io, ma non i miei interlocutori. Adesso grazie a questo versetto che tu mi rendi noto, posso dimostrare che Gesù si riferiva alla Vita, ossia lo Spirito di Dio che è posto in noi perché noi abbiamo vita. Infatti è questa la simbologia dei talenti o delle mine. Esse non sono « abilità » che riceviamo, sono anche abilità che riceviamo, ma sono soprattutto la vita che Dio mette dentro di noi. E' lo stesso ad esempio circa la Pentecoste, per cui molti pentecostali, sia cattolici che protestanti, anziché porre l'attenzione sullo Spirito Santo che riceviamo, pongono maggiormente l'attenzione sui doni che ne conseguono, e quindi danno importanza solo ai doni e non allo Spirito che riceviamo. Questo comporta un uso improprio dei doni dello Spirito Santo, e quindi la perdita dello Stesso Spirito, per cui dopo un po' tutto si affievolisce e sono costretti ad inventarsi doni che non ci sono. Porre attenzione sulla ricchezza e non sulla vita che abbiamo ricevuto nello Spirito Santo, porta ad un impoverimento della nostra vita e della nostra fede. Rendendoci simili a colui che si tiene annodata la mina nel fazzoletto e non la usa.Un ulteriore chiarimento di come si viene « Uccisi » davanti al Cristo Re, ci è dato dalla comprensione dell'albero della vita.

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    5. In Apocalisse Giovanni scrive che chi altererà con parole diverse il libro scritto della rivelazione Dio lo priverà dell'albero della vita. Ora sapendo che l'albero della vita è la Croce di Gesù. se a noi viene tolta, vuol dire che non siamo più giustificati nella sua morte, il nostro debito no è pagato e quindi saremo giudicati solo per i nostri peccati, e non per la fede in Gesù Cristo, che è l'albero della nostra vita, poiché ci è stato tolto, ovvero non siamo più giustificati mediante la sua morte redentrice.Questo vuol dire essere uccisi davanti a Cristo Re. No essere più partecipi dei meriti della sua salvezza per mezzo della sua Croce e quindi dover rendere conto a Dio del nostro debito fino all'ultimo centesimo. Ma poiché tutto ci è stato tolto e non abbiamo nulla da dare per pagare il nostro debito allora siamo precipitati nelle tenebre dell'inferno per sempre, poiché mai potremo più avere qualcosa da dare. La nostra mina è Gesù crocifisso, non possiamo tacerlo poiché tacerlo ci rende simili a colui che nasconde la mina nel fazzoletto e l'annoda per bene illudendosi che tanto basta avere la fede, ma se la fede ci rimane in tasca e non la viviamo con i nostri fratelli per donarla, pur sapendo che chi dona è Dio, è come se noi non avessimo alcuna fede, e per questo ci viene tolta e con essa anche i meriti della Croce di Cristo che sono la nostra salvezza. E' così che verremo uccisi se non avremo reso testimonianza della nostra fede in Gesù Cristo. Non serve convincere nessuno per questa o quella chiesa, poiché non è la chiesa che ci salva, ma serve solo rendere testimonianza di ciò che per mezzo della fede in Gesù Cristo abbiamo ricevuto.

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    6. Mi fa piacere che le mie provocazioni "DANNO" FRUTTI, sperando che non vengano poi rubati dai VOLATILI.
      CUSTODISCI per BENE la VERITA' di CHI E' CRUDELE (perfetto) GIUSTO (violento), ma non come noi sappiamo intendere a discapito degli altri, ma in SE STESSO.
      Non è facile CAPIRE cosa ci LEGA a DIO e perchè Dio è così legato a NOI. Poi quale DIO? Il Padre, il Figlio o lo Spirito Ssnto o SACRO?.
      Perchè Gesù parla di un REGNO che deve ancora proCURARSI?
      Nel giorno che comprenderai che tutto quello FUORI di te è stato creato solo per farti capire cosa vuol dire PARTECIPARE alle nozze dell'AGNELLO ... ti chiedo SOLO un pensiero.
      SORRIDI per me.

      In VERITA' la parabola delle MINE riguarda una storia VERA ai tempi di Gesù. Di un re di stirpe (Erodiana)che va a Roma per chiedere di diventare RE dei suoi concittadini e gli mandarono dietro un’ambasciata per dire che non volevano essere governati da lui. Nel frattempo, egli ha dato ai suoi servitori dei compiti da svolgere FINO al suo ritorno. E' molto simile alla parabola del CAPO DEI servitori (Mt 24, 45-51) o MEGLIO a quella dle ritorno del Padrone (Lc 12,35-48), che a quella dei talenti.

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    7. Nonostante il re in questione viene rappresentato da un uomo senza scrupoli, il messaggio è SEMPRE quello d’incoraggiare gli ascoltatori ad essere fedeli a ciò che il PADRONE ha affidato a ciascuno di noi. In poche parole se lo riconosciamo PADRONE, dobbiamo servorlo fino i fondo e non tradirlo MAI. Questa VERITA' voglio farti capire in quel DARE a CHI è dalla nostra PARTE e non CONTRO di NOI (SPIRITUALEMENTE), a prescindere l'inimicizia materiale.
      Cioè il necessario perle nostre anime. In un momento preciso del futuro, bisognerà rendere conto di quello che ci è stato affidato.

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    8. Comunque, non bisogna associare la malvagità del nobile per ipotizzare che anche Dio è malvagio. Anzi, la morale inespressa della parabola è: se i servitori devono essere fedeli ad un re che è malvagio, quanto più dovrebbero essere fedeli ad un Re (Dio) che è buono.

      Perciò da che parte stai?

      La menzione di «uomo duro» è anche una prova dell’abilità narrativa di Gesù. L’inaspettato dettaglio di un re cattivo aveva lo scopo di tenere alta l’attenzione degli ascoltatori. Anche in altre occasioni Gesù usa la stessa tecnica, come per esempio con la storia del Samaritano – un nemico degli ebrei – che è il «prossimo buono» (Luca 10,29-37), o con quella del giudice «iniquo» (Luca 18,1-6). Questa tensione verso ciò che sarebbe accaduto avrebbe catturato l’attenzione degli ascoltatori. Recenti ricerche sullo stile delle parabole di Gesù indicano che egli aveva una profonda abilità nell’uso di questo strano stile d’insegnamento.

      Viene spesso trascurato il fatto che questa parabola è stata raccontata dopo che Gesù ha incontrato Zaccheo a Gerico, «perché era vicino a Gerusalemme» (Luca 19,11). È probabile che Gesù abbia raccontato questa parabola dopo aver superato il palazzo di Erode il Grande, che si trovava in prossimità della strada che conduce da Gerico a Gerusalemme. Vedremo che il fatto del nobile malvagio che doveva andare in un paese straniero per ricevere l’investitura di un regno, coincide con la storia della famiglia di Erode.

      "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù".

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    9. Sai che faccio?
      Siccome anche IO LEGGO insieme a te quello che LUI mi dice o che mi METTE davanti, IO COPIO E INCOLLO e porto a CASA. Dalle mie parti di usa così con i resti del pranzo di NOZZE.

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  5. Un credente ascolta la voce del suo Dio e cercano di vivere la sua parola.

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    1. Una Parola eterna.
      Ciao Simona.

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  6. Dio è dentro ciascun uomo e si manifesta in modi diversi, tante quante sono le coscienze che si posseggono: per questo ci sono tanti modi di vederlo e percepirlo e viverlo.

    L'uomo non potrà mai vivere appieno ciò che non può conoscere.
    Ciao Gus!

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    1. La coscienza è il luogo dove la libertà dell'io ascolta la voce di un Altro, il luogo dove emerge l'oggettività di un ordine dato da oltre sé, cui obbedire.
      Ogni coscienza è tale proprio in quanto s'accorge di essere destinata ad un compito, e questa consapevolezza è l'incontro fra Dio e il singolo uomo, l'avvenimento della vocazione.
      Coscienza del destino vuoi dire riconoscere che tutta la realtà appartiene a un disegno unico nel quale l'attività decisiva è dell'uomo, signore del creato, per cui Dio ha fatto il mondo. E non solo il riconoscimento che c'è... questo traguardo ultimo nel quale tutte le cose si ricompongono; ma affezione ad esso, perché... uno non ama se stesso se non ama il suo destino ultimo.

      La conoscenza è un incontro tra un'energia umana e una presenza. E un avvenimento in cui si assimila l'energia dell'umana coscienza con l'oggetto.


      Rose, stralci di teologia di Luigi Giussani.

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    2. ... uno non ama se stesso se non ama il suo destino ultimo.

      Sì è condivisibile!
      grazie per averlo socializzato con noi, :-)
      buonanotte Gus!

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  7. Hai fatto la descrizione perfetta del credente, che non mette la sua vita nella mani dell'uomo ma in quelle di Dio. Ciao Gus

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    1. Spero un po' in se stessi.
      DopoTUTTO è in NOI che OPERA, invitandoci a FARE a META'.

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