mercoledì 6 marzo 2013

Lettera a Pier Paolo Pasolini di Oriana Fallaci

[...] Diventammo subito amici, noi amici impossibili. Cioè io donna normale e tu uomo anormale, almeno secondo i canoni ipocriti della cosiddetta civiltà, io innamorata della vita e tu innamorato della morte. Io così dura e tu così dolce.
V’era una dolcezza femminea in te, una gentilezza femminea. Anche la tua voce del resto aveva un che di femmineo, e ciò era strano perché i tuoi lineamenti erano i lineamenti di un uomo: secchi, feroci.
Sì esisteva una nascosta ferocia sui tuoi zigomi forti, sul tuo naso da pugile, sulle tue labbra sottili, una crudeltà clandestina. Ed essa si trasmetteva al tuo corpo piccolo e magro, alla tua andatura maschia, scattante, da belva che salta addosso e morde. Però quando parlavi o sorridevi o muovevi le mani diventavi gentile come una donna, soave come una donna.
Ed io mi sentivo quasi imbarazzata a provare quel misterioso trasporto per te. Pensavo: in fondo è lo stesso che sentirsi attratta da una donna.
Come due donne, non un uomo e una donna, andavamo a comprare pantaloni per Ninetto, giubbotti per Ninetto, e tu parlavi di lui quasi fosse stato tuo figlio: partorito dal tuo ventre, e non seminato dal tuo seme. Quasi tu fossi geloso della maternità che rimproveravi a tua madre, a noi donne. Per Ninetto, in un negozio del Village, ti invaghisti di una camicia che era la copia esatta delle camicie in uso a Sing Sing. Sul taschino sinistro era scritto: "Prigione di Stato. Galeotto numero 3678". La provasti ripetendo: «Deliziosa, gli piacerà».
Poi uscimmo e per strada v’era un corteo a favore della guerra in Vietnam, ricordi? Tipi di mezza età alzavan cartelli su cui era scritto: "Bombardate Hanoi" e ci restasti male. Da una settimana ti affannavi a spiegarmi che il vero momento rivoluzionario non era in Cina né in Russia ma in America.
«Vai a Mosca, vai a Praga, vai a Budapest e avverti che lì la rivoluzione è fallita: il socialismo ha messo al potere una classe di dirigenti e l’operaio non è padrone del proprio destino. Vai in Francia, in Italia, e ti accorgi che il comunista europeo è un uomo vuoto. Vieni in America e scopri la sinistra più bella che un marxista come me possa scoprire. I rivoluzionari di qui fanno venire in mente i primi cristiani, v’è in essi la stessa assolutezza di Cristo. M’è venuta un’idea: trasferire in America il mio film su San Paolo».
Della cultura americana assolvevi quasi tutto, ma quanto soffristi la sera in cui due studen-tesse americane ti chiesero chi fosse il tuo poeta preferito, tu rispondesti naturalmente Rimbaud, e le due ignoravano chi fosse Rimbaud. Per questo lasciasti New York così insoddisfatto? [...]
Dicono che tu fossi capace d’essere allegro, chiassoso, e che per questo ti piacesse la compagnia della gioventù: giocare a calcio, ad esempio, coi ragazzi delle borgate. Ma io non ti ho mai visto così.
La malinconia te la portavi addosso come un profumo e la tragedia era l’unica situa-zione umana che tu capissi veramente. Se una persona non era infelice, non ti interessava. Ricordo con quale affetto, un giorno, ti chinasti su me e mi stringesti un polso e mormorasti: «Anche tu, quanto a disperazione, non scherzi!» Forse per questo il destino ci fece incontrare di nuovo, anni dopo. Fu a Rio de Janeiro, dov’eri venuto con Maria Callas: in vacanza. [...]
Nessun prete mi ha mai parlato, come te, di Gesù Cristo e di San Francesco. Una volta mi hai parlato anche di Sant’Agostino, del peccato e della salvezza come li vedeva Sant’Agostino.
È stato quando mi hai recitato a me-moria il paragrafo in cui Sant’Agostino racconta di sua madre che si ubriaca. Ed ho compreso in quell’occasione che cercavi il peccato per cercar la salvezza, certo che la salvezza può venire solo dal peccato, e tanto più profondo è il peccato tanto più liberatrice è la salvezza.
Però ciò che mi dicesti su Gesù Cristo e su San Francesco, mentre Maria sonnecchiava dinanzi al mare di Copacabana, mi è rimasto come una cicatrice. Perché era un inno all’amore cantato da un uomo che non crede alla vita. Non a caso l’ho usato nel mio libro che non hai voluto leggere. L’ho messo in bocca al bambino quando interviene al processo contro la sua mamma: «Non è vero che non credi all’amore, mamma. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore. Ma è sufficiente credere all’amore se non si crede alla vita?»
Anche tu eri fatto d’amore. La tua virtù più spontanea era la generosità. Non sapevi mai dire no. Regalavi a piene mani a chiunque chiedesse: sia che si trattasse di soldi, sia che si trattasse di lavoro, sia che si trattasse di amicizia. A Panagulis, per esempio, regalasti la prefazione ai suoi due libri di poesie. E, verso per verso, col testo greco accanto, volesti controllare perfino se fossero tradotte bene.
Ci ritrovammo per questo, rammenti. Riprendemmo a vederci quando lui fu scarcerato e venne in esilio in Italia. Andavamo spesso a cena, tutti e tre. E mangiare con te era sempre una festa, perché a mangiare con te non ci si annoiava mai. Una sera, in quel ristorante che ti piaceva per le mozzarelle, venne anche Ninetto. Ti chiamava "babbo". E tu lo trattavi proprio come un babbo tratta suo figlio, partorito dal suo ventre e non dal suo seme.
Lasciarti dopo cena, invece, era uno strazio. Perché sapevamo dove andavi, ogni volta. E, ogni volta, era come vederti correre a un appuntamento con la morte. Ogni volta io avrei voluto agguantarti per il giubbotto, trattenerti, implorarti, ripeterti ciò che ti avevo detto a New York: «Ti farai tagliare la gola, Pier Paolo!». Avrei voluto gridarti che non ne avevi il diritto perché la tua vita non apparteneva a te e basta, alla tua sete di salvezza e basta. Apparteneva a tutti noi. E noi ne avevamo bisogno. Non esisteva nessun altro in Italia capace di svelare la verità come la svelavi tu, capace di farci pensare come ci facevi pensare tu, di educarci alla coscienza civile come ci educavi tu. E ti odiavo quando ti allontanavi su quella automobile con cui i tre teppisti t’avrebbero schiacciato il cuore. Ti maledicevo. Ma poi l’odio si spingeva in un’ammirazione pazza, ed esclamavo: «Che uomo coraggioso!» Non parlo del tuo coraggio morale, ora, cioè di quello che ti faceva scrivere in cambio di contumelie, incomprensioni, offese, vendette. Parlo del tuo coraggio fisico. Bisognava avere un gran fegato per frequentare la melma che frequentavi tu, di notte. Il fegato dei cristiani che insultati e sbeffeggiati entrano nel Colosseo per farsi sbranare dai leoni.
Ventiquattr’ore prima che ti sbranassero, venni a Roma con Panagulis. Ci venni decisa a vederti, risponderti a voce su ciò che mi avevi scritto. Era un venerdì. E Panagulis ti telefonò da casa mia, alla terza cifra si inseriva una voce che scandiva: «Attenzione. A causa del sabotaggio avvenuto nei giorni scorsi alla centrale dell’Eur il servizio dei numeri che incominciano col 59 è temporaneamente sospeso». L’indomani accadde lo stesso. Ci dispiacque perché credevamo di venire a cena con te, sabato sera, ma ci consolammo pensando che saremmo riusciti a vederti domenica mattina.
Per domenica avevamo dato appuntamento a Giancarlo Pajetta e Miriam Mafai in piazza Navona: prendiamo un aperitivo e poi andiamo a mangiare. Così verso le dieci ti telefonammo di nuovo. Ma, di nuovo, si inserì quella voce che scandiva: attenzione, a causa del sabotaggio il numero non funziona.
E a piazza Navona andammo senza di te. Era una bella giornata, una giornata piena di sole. Seduti al bar ‘Tre Scalini’ ci mettemmo a parlare di Franco che non muore mai, ed io pensavo: mi sarebbe piaciuto sentir Pier Paolo parlare di Franco che non muore mai. Poi si avvicinò un ragazzo che vendeva l’Unità e disse a Pajetta: «Hanno ammazzato Pasolini».
Lo disse sorridendo, quasi annunciasse la sconfitta di una squadra di calcio. Pajetta non capì. O non volle capire? Alzò una fronte aggrottata, brontolò: «Chi? Hanno ammazzato chi?» E il ragazzo: «Pasolini». E io, assurdamente: «Pasolini chi?» E il ragazzo: «Come chi? Come Pasolini chi? Pasolini Pier Paolo». E Panagulis disse: «Non è vero». E Miriam Mafai disse: «È uno scherzo». Però allo stesso tempo si alzò e corse a telefonare per chiedere se fosse uno scherzo. Tornò quasi subito col viso pallido. «È vero. L’hanno ammazzato davvero».
In mezzo alla piazza un giullare coi pantaloni verdi suonava un piffero lungo. Suonando ballava alzando in modo grottesco le gambe fasciate dai pantaloni verdi, e la gente rideva. «L’hanno ammazzato a Ostia, stanotte», aggiunse Miriam.
Qualcuno rise più forte perché il giullare ora agitava il piffero e cantava una canzone assurda. Cantava: «L’amore è morto, virgola, l’amore è morto, punto! Così io ti piango, virgola, così io ti piango, punto! »
Non andammo a mangiare. Pajetta e la Mafai si allontanarono con la testa china, io e Panagulis ci mettemmo a camminare senza sapere dove. In una strada deserta c’era un bar deserto, con la televisione accesa. Si entrò seguiti da un giovanotto che chiedeva stravolto: «Ma è vero? È vero?» E la padrona del bar chiese: «Vero cosa?» E il giovanotto rispose: «Di Pasolini. Pasolini ammazzato». E la padrona del bar gridò: «Pasolini Pier Paolo? Gesù! Gesummaria! Ammazzato! Gesù! Sarà una cosa politica!» Poi sullo schermo della televisione apparve Giuseppe Vannucchi e dette la notizia ufficiale. Apparvero anche i due popolani che avevano scoperto il tuo corpo. Dissero che da lontano non sembravi nemmeno un corpo, tanto eri massacrato. Sembravi un mucchio di immondizia e solo dopo che t’ebbero guardato da vicino si accorsero che non eri immondizia, eri un uomo. Mi maltratterai ancora se dico che non eri un uomo, eri una luce, e una luce s’è spenta?

Roma, novembre 1975






47 commenti:

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    1. Ieri P.P.P avrebbe compiuto 91 anni.
      Ciao.

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  2. Ho ammirato un quadro di vita vera. Grazie. Cia Gus

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    1. La vita vera scopre è sempre carica di umanità.
      Ciao Lucia.

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  3. Ieri è stato l'anniversario della nascita di PPP-
    E proprio ieri riflettevo sui suoi lineamenti forti.
    Nella libreria ho qualcosa di PPP, come nella mia videoteca.
    Un grande.
    Non ho niente della Fallaci.

    Moz-

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    1. La Fallaci ci svela chi era P.P.P. e lo fa con naturalezza.
      Noi, Miki, non siamo capaci di farlo. Il prenderne atto ci avvicina a Oriana.

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    2. Non siamo capaci di farlo perché non conosciamo bene e da vicino PPP.
      Io potrò parlare di PP (non pipì) :p

      Moz-

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    3. Miki, l'intellettuale è colui che, in un corpo a corpo tra esistenza e idealità, rischia un giudizio storico calato nella vita del proprio Paese.
      Un giudizio che quando è autentico confina l'intellettuale in una scomoda solitudine.
      Intellettuali sono stati Gobetti, Gramsci, Testori e Pasolini.
      Pasolini è il grande diagnostico della rivoluzione antropologica in Italia, quella rivoluzione per cui dalla metà degli anni 50 alla metà degli anni 60 avviene un passaggio velocissimo da un mondo tradizionale fondato su una concezione umanistica e solidale a un altro in cui trionfano egoismo, apparenza, vuoto morale.
      E' il mondo del Nuovo Potere che nella sua ingannevole
      tolleranza persegue un'omologazione generalizzata

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    4. Ma tu sei un professore di Storia, o Estetica o qualcosa del genere? Me lo sono sempre chiesto.
      Certo, a volte sembri anche un catechista :p

      Comunque sì, la penso come te su PPP, lui davvero analizzava (senza giudicare troppo) l'Italia che cambiava.

      Moz-

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    5. Miki, io sono un esperto di amministrazione pubblica. Sono un direttore amministrativo.
      Leggo molto. Cristologia, in particolare.

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    6. Ah ok :)
      Però come catechista ti ci vedo bene :p :p

      Moz-

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    7. No. Parlare ai ragazzini è complicato.
      Meglio il teologo.

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    8. Ti posso assicurare che se trovi la giusta chiave, è facilissimo.
      Certo, parlare ai ragazzini di cose fantascientifiche spacciandole per vere, beh, è complicato sì XD

      Moz-

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    9. Cristo non è fantascienza.
      Il senso del Mistero è radicato nell'uomo.
      Parlare ai ragazzini di queste cose è difficilissimo. Infatti non le capiscono nemmeno i grandi :(

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    10. Non è fantascienza in quanto archetipo che si ripete.
      E' un mito, mettiamola così.

      Moz-

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    11. La cosa più impressionante della mia vita è stata vedere il buco dove fu piantata la croce, il luogo in cui Cristo è morto, dove Cristo ha agonizzato. Vedendo questo posto, immaginando l'incomprensione e il non riconoscimento di tutta la folla che stava a guardare, si capisce che dev'essere una cosa terribile e grande il male del mondo se Dio ha accettato un sacrificio così, una morte del genere.
      Quello che ci si porta via da quei luoghi è il desiderio, lo struggimento, che la gente si accorga di quanto è accaduto. E invece quello che è accaduto sembra sia oggi possibile cancellarlo così come si cancella con un piede una lettera sulla sabbia.
      Oggi tutto il resto, la politica, l'economia, ecc, sembra più grande e più importante di questo avvenimento così facilmente e a buon mercato identificabile con una fiaba.
      Ma la concretezza di quell'avvenimento è così umana che non si può tornare dalla Palestina col dubbio che il cristianesimo sia una favola.
      Mettersi nelle condizioni naturali, logistiche, in cui Cristo si è venuto a trovare: il paesaggio che ha visto, le rocce che ha calpestato, le distanze che ha camminato.
      Tutto collabora e costringe a capire la verità di quello che è accaduto.











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    12. Sì, ma non è una cosa storicamente comprovata, non al 100%.
      E' come andare in Inghilterra, nelle Midlands, a Sherwood, e dire che lì si è mosso Robin Hood, oppure restare sempre lì e dire che vi fu Re Artù con Merlino.
      Mitologie, con sprazzi di realtà mixate ad archetipi, tutto qui :)

      Moz-

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    13. Il VERO CRISTIANO non crede a STORIE passate, ma a VITA VISSUTA.

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  4. Dio me ne scampi dalla RAZZISTA "FEMALA" norMALE.
    Meglio l'UOMO MA TERNO.

    CHI PUO' conoscere l'ANIMA del PROSSIMO se non siamo capaci di PERDERCI nel SUO SPIRITO?

    Potremmo sostenere che anche il MALE ha un'ANIMA, ahiME ... solo SPIRITO!

    Non ho conosciuto lo scrittore-regista. Per me è ancora nei CANONI terreni.

    Posso parlarvi di un'ALTRO/ALTRA. Del NOSTRO VERO PROSSIMO che si farebbe pure stuprare nella CARNE per aver in cambio un po' di PANE del CIELO.

    Se lo avessero VIOLENTATO CARNALMENTE ... forse ci saremmo scandalizzati di più o avremmo giudicato MALE o BENE come giudichiamo una POVERA PROSTITUTA che no voleva nemmeno a caro prezzo.

    Non posso PARLARVI di GESU' e di quell'APOSTOLO che AMAVA come un FIGLIO/A perchè assomigliava al PADRE/MADRE.

    Siamo veramente FATTI a immagine e somiglianza di DIO?

    MASCHIO-FEMMINA?

    E del PADRE e della MADRE COME potremmo diventare CON LORO ... UNA PERSONA?

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    1. Immagine e somiglianza diventeranno realtà solo dopo la vita terrena e nel Regno dei cieli.

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    2. E tu angelo smettila di fare l'esaltato!
      Non mi fai paura, dovresti averlo capito da un pò!
      Pensa al vero bene piuttosto, se qualcuno ti ha tolto di mezzo delle persone vuol dire che meglio per te!
      Questo Lui mi dice!
      Smettila!

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    3. Altro ERRORE alla LUCE del VAngelo e non delle VECCHIE e OSCURE SCRITTURE.

      Tu puoi scirvere TUTTO quello che VUOI si quel TUO GESU', visto che lo tirano di qua e di là, compreso le SUE VESTI, ma non hai ancora TROVATO il SUO CORPO.

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    4. Non permettere al male che ti è vicino di vincere nella tua sofferenza! Mantieni la tua lucidità, anche se "urli" Sei cambiato molto, il denaro non è tutto!
      Rifletti e lasciami tranquilla...mi hai capito vero?

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  5. Forse, se ci guardassimo tutti, con grande umiltà, davanti al nostro specchio riusciremo persino a vedere chi c'è oltre noi, dentro di noi!
    Una persona, l'uomo-Pasolini, un "grande", solitario, arido, "risevato" ,forse, negli affetti, ma comunque dotato di grande intelligenza, ha sottovalutato o, peggio ancora, sopravalutato quanto le fantasie ossessive vengono fuori brutalmente se non si capaci di individuare la fonte di un... delirio. troppa presunzione?
    Cosa urlava quella sua fantasia, che non ha voluto vedere, non lo sapremo mai,"urlava" ancora prima di comprendere cosa chiedono e urlano gli altri, quelli più sfortunati che comunque hanno
    la necessità, anche loro, di accettazione, protezione... di considerazione??
    qualcosa non è andato oltre, oltre il fatto di non essere indicato, accettato, come un "malato", ma il genio, quella notte, non ha superato la sua "follia" che si è portato barbaria-mente dietro e dentro con lui.
    Adoro Oriana, è stata dolce in questa lettera!!
    Ps io non vivo, per fortuna, nei meandri delle menti evolute...
    Notte!

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    1. In fondo P.P.P. cercava il peccato profondo come stimolo per risalire in alto e dare spazio alla sua religiosità.
      Ciao Sara.

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    2. ...stai bene Gus? :)
      ma tu pensa,invece è sceso in basso.
      "notte!

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    3. delirio di onnipotenza, gus.
      meglio ricordare lucio battisti, sopratutto per i giovani!

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    4. OGGI ti sento POSSEDUTO.
      Vuoi coprire i tuoi peccati o inginocchiarti a CHI e' stato più FORTE di te nel farti cadere?

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    5. Sara, Lucio non piace a Miki.
      Come msi fa?

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    6. Come pci fa? XD

      Puoi dirlo, Battisti mi piace molto poco XD

      Moz-

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    7. Un intreccio di dita e msi diventa pci


      :)

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    8. Io spero che Miki sia un bravo ragazzo, e che non voglia finire male, molto male!
      Chi giustifica e capisce le "follie" di Pasolini, fondamentalmente gli somiglia! Eh si!
      Lo ripeto ancora, più paura fanno gli uomini in cravatta,camicia bianca "linda" e inamidata, molto meno danno potrebbero provocare, per esigenze, i pastori, soli, con il loro gregge!
      Ecco l'ho detta!
      Ciao Gus!

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    9. Sara, non ti seguo.
      In che senso speri che io non voglia finire male?
      Mica si finisce male se non ti piace Battisti!! :)

      Moz-

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    10. Sara lo sa.
      Vigila.
      Ciao Moki.

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    11. Sì ma scusa, ora dovete dirlo anche a me!!
      Cioè, non potete citarmi e poi non spiegarmi! :(

      Moz-

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    12. La risposta è un piatto che si serve freddo.
      Ciao Miki

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    13. Vabbè, questa me la pagate... freddamente ;)

      Moz-

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    14. Aspettiamo la tua tremenda reazione.

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    15. Mi avete costretto a rileggere TUTTO.
      Concordo con la pecorella che fuggi via. Avrebbe preferito essere mangiata che umiliata.

      Nella bottega di MIO PADRE oltre la PIALLA e il marteloo .. c'è la SEGA.

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  6. Ma chi è più forte?
    CHI ha la forza di scegliere o di non poter scegliere?

    Questo è il DiLEMMA di chi dovrebbe avere almeno il coraggio di riconoscere CHI è al servizio di DIO ma non el PADRE.

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  7. La libertà imperfetta è quella che ti permette di scegliere, e nella scelta corri il rischio dell'errore.
    La libertà perfetta è quella che non pone il problema della scelta perché la risposta è già dentro di te, nella tua coscienza.

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    1. DICIAMOLA BENE!
      Abbiamo scelto PRIMA nella MENTE per trovarci pronti quando sarebbe avvenuta nei FATTI.

      Il TEMPO tra queste DUE VERITA' è indifferente.

      Io non la CHIAMO coscenza, ma semplice RAGIONE ... Precisamente CONOscienza.

      Non ricordi?

      Io dono la VITA perchè so riprendermela.

      IO adESSO COMPREDNO. Prima mi limitavo a giudicare come comuni mortali ... dicendo: "TROPPO FACILE CONOSCENDOSI CHI IN VERITA' E'", non accorgendomi che lo riconoscevo nel SUO POTERE.

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    2. Ho fatto un errore di BATTITUA.
      Ho scritto COMPREDNO in vece di comproDNA.

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    3. Compri DNA per la pecora Dolly?

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    4. Hai comPRESO?
      afFERRAto?

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    5. Certo che ho compreso!

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