martedì 5 febbraio 2013

Senza valori trasmessi la società non può che degradare





Non è giusto che i genitori temano quasi più facilmente oltre i 14-15 anni, ma ormai sempre di più anche prima, di proporre con decisione ai figli le idee fondamentali.
Tanto meno è giusto che si astengano dal darle per malinteso concetto di libertà, che contrasta profondamente con l'esigenza di una precisa ipotesi nella vita dei figli.
Il qualunquismo in famiglia è spessissimo nell'anima di un giovane radice di uno scetticismo ancora più tenace a strapparsi che l'influenza della deleteria della nostra scuola.
A nulla varrebbe aver dato la vita senza aiutare instancabilmente i figli a riconoscere il senso totale di essa




16 commenti:

  1. Non è giusto che i genitori temano quasi più facilmente oltre i 14-15 anni, ma ormai sempre di più anche prima, di proporre con decisione ai figli le idee fondamentali.
    Tanto meno è giusto che si astengano dal darle per malinteso concetto di libertà, che contrasta profondamente con l'esigenza di una precisa ipotesi nella vita dei figli.
    Il qualunquismo in famiglia è spessissimo nell'anima di un giovane radice di uno scetticismo ancora più tenace a strapparsi che l'influenza della deleteria della nostra scuola.
    A nulla varrebbe aver dato la vita senza aiutare instancabilmente i figli a riconoscere il senso totale di essa

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  2. Sono d'accordo.
    Ma è una cosa difficile, specie di questi periodi sempre più accelerati.
    Il compito dei genitori dovrebbe essere quello di amplificare l'identità dei figli, di farla emergere e darle da mangiare.

    Moz-

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    1. Per me funziona spiegare cosa non si deve fare.
      In questo modo il ragazzo individua il contrario e impara cosa si deve fare.
      Ciao Moz.

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    2. Sì, ci sta! :)
      In pratica, insegnare a non fare male.
      Male (!) che va, non si farà il bene, ma manco il danno :p

      Ma tu sei padre?

      Moz-

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    3. Sì, Padre Gus.
      :)

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    4. Ahahaah, dai non prendermi in giro :p
      Certo dalle cose che scrivi (anzi, forse dovrei cominciare a dire... SCRIVEVI) non è difficile pensarti come prete :p

      I mirabolanti casi di Padre Gus :p

      Moz-

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    5. Moz, che ne sai tu di un campo di grano?

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    6. Odio quella canzone.

      Moz-

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    7. Battisti è il mio preferito. Poi,Francesco De Gregori.
      La canzone ti ricorda fatti spiacevoli?

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    8. Non ho mai sopportato Battisti, sin da piccolo.
      Questa era una delle ninnananne di mia madre, ma si accorse presto che era meglio passare a De André :)

      Moz-

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    9. Grazie per la risposta, Moz.
      Nella vita nulla avviene casualmente. C'è sempre un motivo, anche se la tentazione di negarlo è forte.
      A me De Andrè è antipatico per quella sua puzza di superiorità.

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    10. E di che :)
      Pensa tu, io ho sempre considerato come "voglio fare il superiore" proprio Battisti, che si dava delle grandi arie :p
      LOL

      Moz-

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  3. Sono d'accordo, Gus.

    I genitori di oggi non sanno davvero come comportarsi con i figli... ne temono l'aggressività, la maleducazione, l'ostinato silenzio, e tutto questo, col tempo, scava piano piano abissi incolmabili.
    Ma non capiscono che il comportamento è risultato di una grave colpa: quella di averli abbandonati a loro stessi.

    E' importante esercitare un'autorità, ascoltare i figli, esserne complici, ma senza perdere il polso, senza mettersi mai allo stesso piano, mantenendo un'autorità. E poi - come sempre - hai centrato il punto nevralgico: l'essere da esempio per i figli.
    Se predichi bene e dici "questo NON si fa" e poi subito dopo lo fai tu, dicendo "io posso, io sono uno padre, io sono più grande" fai uno sbaglio enorme... e lo paghi a caro prezzo, non essendo più nè una figura di riferimento, nè credibile.

    Senza trasmettere loro dei valori, i ragazzi di oggi si sentiranno sempre più abbandonati a loro stessi e smarriti.
    E i risultati si vedono!

    PS De Gregori e Battisti... ecco due cantanti che amo.

    Come può uno scoglio arginare il mare? :-)

    Ciao Gus.


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    1. I figli sono osservatori attenti e perdere credibilità dicendo una cosa e facendone un'altra è l'errore più comune di chi si accinge ad affrontare il rischio educativo. I figli ti vogliono bene anche se hai dei limiti e difetti, ma nel momento del bisogno, del consiglio non ti considerano un punto di riferimento. A quel punto non si è più genitore.
      Ciao Rose.

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    2. Non lo so... secondo me resti sempre un punto di riferimento.
      Soprattutto nel momento del bisogno.

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    3. Accade solo quando un figlio sconfitto dalla vita sceglie il male minore.
      Ma come dice la Arendt il male minore è sempre un male.

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la paranoia è un disturbo della personalità