lunedì 25 febbraio 2013

Precisa, sintetica, dolce.





La civiltà etrusca fu inizialmente identificata nel 700 A.C. quando furono scoperte iscrizioni in ceramiche nell'Etruria meridionale. La donna era famosa nell'antichità. Lei era nota per il suo look bello, affascinante ed un comportamento intrigante. Figurine in bronzo raffigurano che la donna era di status uguale all'uomo.
Durante il periodo villanoviano le donne si occupavano della casa. Il cucinare è stato fatto al fuoco su mercanzie di impasti come "argilla non purificata." Questi utensili sono stati costruiti dalle donne stesse. La donna era responsabile di fornire alla sua famiglia  cibo, acqua e stoviglie. (Haynes, 21).
Le cerimonie di sepoltura erano simili per il maschio e la femmina, tranne nei casi di un guerriero o di una donna che apparteneva a una famiglia benestante. Le donne etrusche non erano conosciute solo per la loro maestria e bellezza, ma per la quantità di libertà di cui godevano.
Plauto sostiene che le fanciulle etrusche avevano l’abitudine a prostituirsi per procurarsi la dote. Sono sicuramente giudizi distorti di chi non riusciva a comprendere un comportamento diverso da quello di cui era abituato. La realtà, come sempre, è molto meno romanzata e sicuramente la morale greca aveva l’unico scopo di non mettere in crisi il proprio rigido ordinamento sociale. Ovviamente Teopompo deve essere stato il precursore del gossip, tanto che fin dall’antichità veniva ritenuto la lingua più velenosa della letteratura greca e soprannominato “maledicentissimus”

Gli etruschi sono un popolo misterioso. Le notizie sulla loro provenienza sono piuttosto vaghe. Secondo Erodito sono sbarcati sulle coste toscane nel XIII A.C.dall'Asia Minore, loro patria.
Le loro principali città sono Arezzo, Chiusi, Tarquinia e Volterra. Erano governati da un Re con l'aiuto del Senato, che rappresentava le famiglie ricche. La società era divisa in due classi: Padroni e schiavi. Agli etruschi vengono attribuite alcune invenzioni: i dadi e la palla, l'arco in edilizia.
Gli dei degli etruschi sono più o meno gli stessi dei greci e dei romani. Tinia è Giove, Uni è Giunone, Mnerva è Minerva.
Tornando alla donna Maurice Bardèce afferma che indossavano i corpetti alla Maria Stuarda, le crinoline tipo imperatrice Eugenia, i turbanti, i cappellini a forma conica e i gioielli erano sontuosi ed enormi. La donna etrusca ama i colori vivi, i ricami e i tessuti leggeri. Calza sandali graziosi. E' affascinante, decisa e qualche volta ardita.


  



22 commenti:

  1. Sarò un menefreghista, ma forse è più interessante parlare di donne etrusche che dei risultati delle elezioni in Italia.

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  2. Che poi vincono tutti i partiti. Il primo perché ha preso più voti e l'ultimo che dall'uno percento passa al due percento.
    Per non parlare del nano che vuol noverar le stelle, cioè ricontare le schede, ad una ad una.



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  3. Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
    Silenziosa luna?
    Sorgi la sera, e vai,
    Contemplando i deserti; indi ti posi.
    Ancor non sei tu paga
    Di riandare i sempiterni calli?
    Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
    Di mirar queste valli?
    Somiglia alla tua vita
    La vita del pastore.
    Sorge in sul primo albore
    Move la greggia oltre pel campo, e vede
    Greggi, fontane ed erbe;
    Poi stanco si riposa in su la sera:
    Altro mai non ispera.
    Dimmi, o luna: a che vale
    Al pastor la sua vita,
    La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
    Questo vagar mio breve,
    Il tuo corso immortale?

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  4. Vecchierel bianco, infermo,
    Mezzo vestito e scalzo,
    Con gravissimo fascio in su le spalle,
    Per montagna e per valle,
    Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
    Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
    L'ora, e quando poi gela,
    Corre via, corre, anela,
    Varca torrenti e stagni,
    Cade, risorge, e più e più s'affretta,
    Senza posa o ristoro,
    Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
    Colà dove la via
    E dove il tanto affaticar fu volto:
    Abisso orrido, immenso,
    Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
    Vergine luna, tale
    E' la vita mortale.

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  5. Nasce l'uomo a fatica,
    Ed è rischio di morte il nascimento.
    Prova pena e tormento
    Per prima cosa; e in sul principio stesso
    La madre e il genitore
    Il prende a consolar dell'esser nato.
    Poi che crescendo viene,
    L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
    Con atti e con parole
    Studiasi fargli core,
    E consolarlo dell'umano stato:
    Altro ufficio più grato
    Non si fa da parenti alla lor prole.
    Ma perchè dare al sole,
    Perchè reggere in vita
    Chi poi di quella consolar convenga?
    Se la vita è sventura,
    Perchè da noi si dura?
    Intatta luna, tale
    E' lo stato mortale.
    Ma tu mortal non sei,
    E forse del mio dir poco ti cale.

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  6. Pur tu, solinga, eterna peregrina,
    Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
    Questo viver terreno,
    Il patir nostro, il sospirar, che sia;
    Che sia questo morir, questo supremo
    Scolorar del sembiante,
    E perir dalla terra, e venir meno
    Ad ogni usata, amante compagnia.
    E tu certo comprendi
    Il perchè delle cose, e vedi il frutto
    Del mattin, della sera,
    Del tacito, infinito andar del tempo.
    Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
    Rida la primavera,
    A chi giovi l'ardore, e che procacci
    Il verno co' suoi ghiacci.
    Mille cose sai tu, mille discopri,
    Che son celate al semplice pastore.
    Spesso quand'io ti miro
    Star così muta in sul deserto piano,
    Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
    Ovver con la mia greggia
    Seguirmi viaggiando a mano a mano;
    E quando miro in cielo arder le stelle;
    Dico fra me pensando:
    A che tante facelle?
    Che fa l'aria infinita, e quel profondo
    Infinito Seren? che vuol dir questa
    Solitudine immensa? ed io che sono?
    Così meco ragiono: e della stanza
    Smisurata e superba,
    E dell'innumerabile famiglia;
    Poi di tanto adoprar, di tanti moti
    D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
    Girando senza posa,
    Per tornar sempre là donde son mosse;
    Uso alcuno, alcun frutto
    Indovinar non so. Ma tu per certo,
    Giovinetta immortal, conosci il tutto.
    Questo io conosco e sento,
    Che degli eterni giri,
    Che dell'esser mio frale,
    Qualche bene o contento
    Avrà fors'altri; a me la vita è male.

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  7. O greggia mia che posi, oh te beata,
    Che la miseria tua, credo, non sai!
    Quanta invidia ti porto!
    Non sol perchè d'affanno
    Quasi libera vai;
    Ch'ogni stento, ogni danno,
    Ogni estremo timor subito scordi;
    Ma più perchè giammai tedio non provi.
    Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
    Tu se' queta e contenta;
    E gran parte dell'anno
    Senza noia consumi in quello stato.
    Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
    E un fastidio m'ingombra
    La mente, ed uno spron quasi mi punge
    Sì che, sedendo, più che mai son lunge
    Da trovar pace o loco.
    E pur nulla non bramo,
    E non ho fino a qui cagion di pianto.
    Quel che tu goda o quanto,
    Non so già dir; ma fortunata sei.
    Ed io godo ancor poco,
    O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.
    Se tu parlar sapessi, io chiederei:
    Dimmi: perchè giacendo
    A bell'agio, ozioso,
    S'appaga ogni animale;
    Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

    Forse s'avess'io l'ale
    Da volar su le nubi,
    E noverar le stelle ad una ad una,
    O come il tuono errar di giogo in giogo,
    Più felice sarei, dolce mia greggia,
    Più felice sarei, candida luna.
    O forse erra dal vero,
    Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
    Forse in qual forma, in quale
    Stato che sia, dentro covile o cuna,
    E' funesto a chi nasce il dì natale.

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    1. Spesso quand'io ti miro
      Star così muta in sul deserto piano,
      Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
      Ovver con la mia greggia
      Seguirmi viaggiando a mano a mano;
      E quando miro in cielo arder le stelle;
      Dico fra me pensando:
      A che tante facelle?
      Che fa l'aria infinita, e quel profondo
      Infinito Seren? che vuol dir questa
      Solitudine immensa? ed io che sono?


      Il Canto di un pastore errante è tra i miei preferiti di Leopardi...sai che amo particolarmente la Luna?
      Ieri sera, mirandola in cielo, così piena, immota e perfetta, mi sono dovuta fermare per qualche minuto...

      Bravo Gus, una voce fuori dal coro!

      ps bellissimo questo post sulle donne etrusche...

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    2. Grazie Rose.
      Io e te, un pastore e una pastorella.

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    3. Infinitamente meglio che guardare uno schermo con le statistiche e gli exit pool... :-D

      ciao Gus

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    4. Questo è vero.
      Ciao Rose.

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  8. gussssssssssssss!!! mi avevi detto che Berlusca contava come un due di coppeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!

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    1. Malgrado tutto le elezioni sono state vinte dal mediocre Bersani.
      Solo una legge banditesca lo ha bloccato al Senato.
      Berlusconi è finito. Ora spetta alla Magistratura comminare pene severe per i reati che ha commesso.

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  9. Un post molto bello, e... sai che gli etruschi mi hanno sempre affascinato? :)

    Moz-

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    1. Lo so. Per questo ho scritto questo post.
      Ciao Miki.

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    2. Ahaha ora mi leggi nel penZiero?

      Moz-

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    3. Scommetto che non piacevano quelli dell'Impero romano.

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    4. E invece mi piacciono anche quelli...!
      Anzi, a dire il vero sono i miei preferiti in assoluto :)
      Hanno pure messo a morte un dio, non si sono fermati davanti a NIENTE!
      FORZA ROMA IMPERIALE! ;)

      Moz-

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    5. Vuoi un post sui romani?
      Questa sera, no, domani, forse.

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    6. Ok, vediamo cosa ne pensi.
      Il titolo: aò, ma che cazzo te leggi? :p

      Moz-

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  10. Ciao Gus. sono passata per un saluto. Il post è lungo e impegnativo, anche se presumo interessante. lo leggerò quando ho gli occhi più riposati. Buona cena.

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    1. Grazie Antonietta.
      Leggerai con calma.
      Ciao.

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la paranoia è un disturbo della personalità