giovedì 24 gennaio 2013

Quando uno ti rappresenta

I giovani adesso non hanno più alcuna autorità, eccetto chi guida il loro canto, chi li lancia nella baraonda, nel ballo.
La caratteristica di questa autorità, che non corrisponde a qualcosa che uno è, di male o di buono, di cattivo o di bene, è che è breve.
Quello che li fa cantare e ballare in discoteca vale per lì, quando tornano a casa non vale più.
Invece, quando uno trova un altro che rappresenta il proprio dolore meglio di quanto sappia dire lui, lo ha sempre come compagnia.

Quando leggevo Leopardi non mi era amico. Rappresentava molto meglio di quello che avrei saputo fare io, quello che io sentivo,  ma non mi era amico: era un'autorità  fuori di me. Un po' per curiosità, un po' per dovere ho incominciato a capire certe cose. Leopardi mi spiegava le ragioni del suo essere malinconico e io non condividevo. I suoi lamenti li sentivo veri ma aumentavano la mia malinconia. Un motivo in più per essere in contrasto con lui, ma non solo non ero in contrasto, anzi mi diventava amico. Avevo compreso che uno ti diventa amico nella misura in cui tu lo interiorizzi, vale a dire, comprendi le ragioni del perché lui ti rappresenta.



 
 


17 commenti:

  1. Ho letto e continuo a legger di Lui: grandioso e la sua malinconia non sgretolava, piuttosto era una ricerca edificante. D'altronde è attraverso il dolore ed il tormento che focalizziamo convergenze e distacchi.

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  2. Perché proprio il dolore?
    Non possono rappresentarci attraverso la gioia o anche la vita intera (fatta di gioie e dolori)? :)

    Moz-

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    1. Perché è nella natura umana chiedere. Il dolore cerchi di condividerlo, la gioia te la tieni tutta per te.

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    2. Risposta saggia, Guz.
      La mia, si può dire, era una domanda retorica.
      Anche io più volte ho trattato argomenti similari da me. Quel che penso? L'uomo ha quasi paura di essere felice (come se si sentisse in colpa...), e sente molto più gli eventi negativi.

      Moz-

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    3. E' la caratteristica più umana della vita.
      E il sospiro d'infinito si presenta sempre quando insorge il bisogno di qualcosa di finito.

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    4. SI! Come il lasciar passare certe verità con poca luce in vece di altre che nessuna luce può farle cadere. Ti avverto che sei SOTTO TIRO. SONO arrivato dal TUO PADRONE.

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    5. Aspetta. Metto la corazza.

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    6. COnosco la RAZZA. Davide era NUDO a differenza di CHI pur gigante si ARMAVA. Conosco chi è AFFOGATO cadendo nel FOSSATO con l'armaTUrA.

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  3. In quelche MODO NOI siamo quelli che gli altri conoscono di NOI e di solito è la parte FALSA.

    Avere in se il PADRE o lo SPIRITO SANTO ci fa capire come ERA COSI' COME lo SENTI-AMO.

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    1. E se fosse la parte vera?

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    2. Si può FARE.
      Tu lo dici.

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    3. Certi aspetti caratteriali sono gli altri a svelarceli.

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    4. Io conosco CHI sono GLI ALTRI ... non incarnati ma possessori della carne.

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    5. Conoscere è una buona partenza.

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    6. NO! E' SCONTRO ... FINALE.

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    7. Una buona partenza nello scontro finale.
      Va meglio, Angelo?

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    8. SI! o ... no?
      VEDO AUMENTARE la LUCE da una parte e TENEBRE dalla PARTE OoPOSTa.

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