martedì 22 gennaio 2013

Qual è il bene dei nostri figli?

 
Si creano spesso delle situazioni opposte, ovvero genitori che vedono i figli quasi come un'appendice di se stessi, della propria vita. Altri invece che delegano agli altri l'educazione dei figli (scuola, società), con gli effetti che ogni giorno purtroppo vediamo (ribellione e sbando in entrambi gli estremi). Una guida da parte della famiglia deve esserci, sempre nel rispetto della personalità e dell'individualità dei figli. Bisogna dare le basi su cui costruire il loro futuro, non pretendere che se le creino da soli, oppure al contrario pensare di programmare loro il futuro totalmente.
L’immagine solita è fallace, perché come ho scritto tante volte, si può mettere bambini al mondo senza coscienza dello scopo della loro esistenza, come le gatte mettono al mondo gattini: non è tanto l'espulsione di un feto quanto l'educazione di un uomo e l'educazione è aiutare l'uomo a camminare verso il suo destino. Infatti padre e madre, anche senza volerlo, quando c'è l'occasione, senza capirlo ma di fatto, cercano di aiutare il figlio o la figlia. Soltanto che non capiscono. Anche i migliori, al massimo, dicono: " Vogliamo il bene dei nostri figlioli", ma non hanno presente il bene. Il bene: qual è il bene?
 
 
 
 

23 commenti:

  1. Non opprimere i figli con l'idea della scuola (di Natalia Ginzburg)

    Al rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un'importanza che è del tutto infondata. E anche questo non è se non rispetto per la piccola virtù del successo. Dovrebbe bastarci che non restassero troppo indietro agli altri, che non si facessero bocciare agli esami; ma noi non ci accontentiamo di questo; vogliamo, da loro, il successo, vogliamo che diano delle soddisfazioni al nostro orgoglio.

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    1. Il SENSO della VITA è incontrare il CRISTO e basterebbe essere semplici artigiani o pescatori. ma di chi sei il portavoce? Tu che hai da rimproverarti? Hai dato l'esempio ... invece di rimproverarli di non inginocchiarsi in chiesa e di essere irriverenti verso un ostia?
      Non sto screditando l'EUCARISTIA, ma dando il VERO SIGNIFICATO. Se scredessero veramente che i quell'ostia ci sia VERAMENTE il CRISTO ... le CHIESE diventerebbero luoghi ASSALTATI da CHI vuole essere salvato SOLO nella CARNE e ci vorrebbero le forze dell'ordine per tutelare il luogo e chi lo custodisce.

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    2. E' vero. Il credere al corpo e al sangue di Cristo, esaurita l'iniziale spinta propulsiva, diventa una consuetudine.

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  2. Non essendo genitore non posso entrare propriamente nel merito della questione.
    Ma, se avessi un figlio, te lo dico chiaro e tondo: non mi farei mille pippe mentali nella sua educazione, stando attendo a questo o quello.
    E' chiaro, cerchi di insegnarli ciò che (per lo meno secondo te) è giusto, gli dai un'impronta molto "tua", dalle minime cose come i gusti alimentari a fattori più grandi.
    Però non mi farei mille domande, sono sincero.

    Il bene per un figlio è dargli il giusto spazio: saper dire di no anche quando a lui sembrerà ingiusto (i freni sono lezioni a lungo raggio) e concedere qualcosa ma non come premio (non è un cane, tipo "qua la zampa").
    Io la vedo così... magari sarò il peggior padre del mondo XD

    Moz-

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    1. Generalmente i genitori non sanno lodare i figli, quando lo meritano, e rimproverano, umigliandoli, quando non è proprio il caso.
      Moz, sarai un buon padre. Hai già le idee chiare.
      GuZ.

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    2. Il peggior genitore è sempre il miglior provocatore per indirizzare i figli ai GENITORI CELESTI. Chi pensa di essere indispensabile per la SALVEZZA del figlio, in verità gli sta scavando già la fossa.

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  3. Oddio dai, ma mica è sempre così!
    Io so che ogni scarrafone è lodato dai suoi, anzi, i genitori trovano anche sempre l'ammorbidimento alle cazzate che i figli fanno, raccontandole agli altri...
    Certo ci sono anche i casi che citi, però non credo siano la maggioranza, sinceramente.
    Come ci sono anche i casi di genitori estremamente permissivi, che lasciano tutto allo sbando, o che lodano troppo (loda e sbroda).

    Moz-

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    1. Il segreto di una buona educazione è una miscela equilibrata di affettività e ragione che interagiscono sapientemente. Ragione e affettività devono vivere in simbiosi come i paguri e le attinie.
      GuZ

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    2. Io sono d'accordo, ma secondo me (magari sto cannando alla grande) non è una formula ad ingredienti, cioè che ti nasce un figlio e dici "mettiamo 20 gr di affettività, due gocce di ragione ecc". E' vero che le cose devono vivere bilanciate, però boh... è anche una questione d'istinto e di momenti vari... Non mi farei mille domande, da genitore. Forse sono così superbo da pensare che potrei fare sempre o quasi cose giuste? XD

      Moz-

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    3. Tuo figlio si è appena addormentato nella sua stanza. Tu entri, lo guardi e sembra che sorrida.
      Invece non fare così. Non entrare nella stanza. Fermati sull'uscio della porta e domandati chi è, cosa vuole e dove va. Questa è la ragione.
      Ciao Moz.

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    4. Sì, credo proprio tu abbia ragione.
      Bella metafora, per quanto poco metaforica sia :)

      Moz-

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    5. I figli si rimproverano quando si sentono superiori e si consolano quando si vedono inferiori.
      C'è il giorno e la notte da passare insieme e la NOTTE e il GIORNO da stare lontani.

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    6. Eh, anche questo è vero...
      Insomma, forse è una cosa facilissima, nella sua difficoltà.

      Moz-

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    7. Per NULLA!
      Tu non SEI AL DI' LA della STANZA.
      Tu hai SENTITO il DOLORE del PADRE nel FIGLIO?
      VISSUTA la SOFFERENZA del FIGLIO nel PADRE?
      Non è FACILE ma basterebbe LASCIARE andare le cose ... istruendo chi non sente e non vede ... ancora.

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  4. Ci sono bisogni insopprimibili dell'uomo che prescindono dal luogo e
    dal tempo in cui egli si trova a vivere.Il primo bisogno è quello di
    essere riconosciuto e amato per quello che è, da subito,
    indipendentemente dal luogo o dal tempo in cui nasce.
    La famiglia è il luogo privilegiato in cui l'uomo può armonicamente
    crescere e maturare, in quanto è mediatrice, tra i sessi, tra le
    generazioni, tra pubblico e privato, tra natura e cultura.Nella
    capacità dei genitori di testimoniare l'amore attraverso le differenze
    utilizzate come risorsa, i figli avranno in mano la chiave per
    relazionarsi con il diverso da se, di arricchirlo e arricchirsene.
    La società si costruisce sulla coppia che s'impegna a mantenere fede
    ad un patto sottoscritto il giorno del matrimonio.La fedeltà al
    vincolo è la casa dove si costruisce l'uomo.
    La fede in Qualcuno al di sopra di tutto libera i genitori
    dall'autoreferenza che porta a distanza di poco tempo a dichiarare il
    fallimento di fronte ai propri figli, che cercheranno altrove ciò che
    i genitori non sono in grado di dare, di dire o di essere.

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    1. Antonietta, da te mi aspettavo proprio questa risposta.
      Ma ormai la famiglia è come una stazione. Chi parte, chi arriva e ci si vede la sera a cena. Poi ognuno ha un televisore personale. Insomma c'è un po' di confusione.
      Ciao.

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  5. Ciao Gus . Ho dimenticato di salutarti(l'avevo fatto nel commento che mi ha mangiato non so chi. Per fortuna l'avevo salvato). Volevo dirti che il nuovo template mi dà meno problemi agli occhi.

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    1. Il template è sempre lo stesso. Ogni tanto mi diverto a cambiare lo sfondo.

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  6. Io non ho avuto (e non so se mai conoscerò) la gioia di avere un figlio, ma ho cresciuto una ragazza fin dalla tenerà età e posso solo lontanamente capire come sia difficile, quanto sia difficile, mantenersi talmente "razionali" da imparare a rispettare gusti, inclinazioni, desideri e scelte dei propri figli, sangue del proprio sangue.

    I figli non ci concepiscono a caso, si fanno per scelta e quando si hanno capacità, possibilità, strumenti e mezzi per dare loro qualcosa (e non intendo in senso materiale); ora, io penso che sia bellissimo potere lasciare qualcosa di sè nel mondo, quando passeremo a (si spera) "miglior vita", ma i figli si mettono al mondo SE si ha qualcosa da insegnare loro.
    SE ci si sente pronti per una simile responsabilità.
    SE si è pronti a non essere più gli unici, incontrastati protagonisti della propria vita.
    SE ci si ama così tanto da desiderare di un altro essere umano che abbia qualcosa di sè e soprattutto di chi si ama.

    L'educazione è fondamentale, ma non è la cosa più importante... non è il BENE più importante.
    Il BENE è quello di aiutare e permettere ai figli di realizzare il loro cammino, di realizzarsi pienamente come individui, non come "figli di...".

    Io penso che siano davvero poche le persone che nascano per fare i genitori, penso che sia un mestiere che si impara strada facendo e che si impara fino alla fine dei nostri giorni.
    Bisogna avere la maturità e l'umiltà di capire che i figli NON sono nostri, che nel momento in cui li mettiamo al mondo essi appartengono a loro stessi e che noi possiamo solo educarli, guidarli, accompagnarli, vegliarli, seguirli fino a quando saremo in vita... ma non possiamo sostituirci a loro nel vivere la loro vita, che non ci appartiene.

    Poi, questa è pura teoria... tra il dire ed il fare, ce ne corre.

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    1. Spero che tu possa diventare madre. Psicologicamente sei prontissima.
      Dici tutto bene. Il figlio si ama e si accetta per come è, non per quello che noi egoisticamente vorremmo che fosse.
      Certamente tra il dire e il fare ce ne corre, ma sbagliando concettualmente non si speranza alcuna e il rischio educativo potrebbe diventare un fallimento.

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    2. Grazie, mi piacerebbe davvero... ma mancano tante cose nella mia vita, perchè possa diventare madre!

      ciao Gus... e grazie! :-)

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  7. Purtroppo i genitori di oggi non sanno nemmeno quale sia il bene per loro stessi. Capire quale sia il bene per i loro figli è difficile..quasi impossibile.
    Una volta tutto era più chiaro. C'erano delle regole di vita, non erano molte per l'epoca ma erano forti e si fondavamo sulla moralità e sul dovere.
    Oggi i genitori non sanno nemmeno cosa fare davanti al capriccio di un bambino di due anni, restano imbambolati e lasciano fare. I risultati poi si vedono.
    Ciao :)

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    1. Non c'ero arrivato. Non si conosce il bene nostro e quindi nemmeno quello di un figlio.
      Ciao.

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